I nostri conti pubblici tra i migliori d’Europa
Illustrate opere per oltre 60 miliardi di euro: oltre al Ponte di Messina, il Mose e i trafori alpini
Il premier Berlusconi annuncia sorprese: una revisione del calcolo che ha fissato allo 0,4% il rapporto tra deficit e Pil
di SARINA BIRAGHI
ELOGIO del «pensiero positivo», ottimismo dilagante per seguire il monito del Papa. Un’opera ambiziosa, di sicuro epocale, come il ponte sullo Stretto di Messina, spalanca le porte dell’entusiasmo di Silvio Berlusconi che al termine della sua terza visita al ministero delle Infrastrutture (da oggi avrà cadenza settimanale), esprime soddisfazione per l'anticipazione sui tempi previsti per quel progetto prioritario tra le grandi opere del governo, e rasenta l’euforia quando annuncia: «Vediamo, forse avremo delle buone sorprese che ci porteranno a cambiare anche i nostri indici di rapporto tra Pil e il deficit. E anche per quanto riguarda il totale debito pubblico rispetto al prodotto interno lordo». Dice chiaramente che il governo sta riesaminando i dati del prodotto interno lordo, dati che attualmente fissano una crescita dello 0,4% nel 2002, ma che in realtà potrebbe essere superiore a quella prevista dopo un’attenta verifica del «paniere di riferimento per calcolare il reddito prodotto». «Ci sono cifre che non sono in sintonia con quello 0,4% indicato al termine del ciclo economico dell'anno passato», sottolinea il premier rendendo nota la crescita sostanziale dell'occupazione, 250 mila posti in più «nonostante la crisi della grande industria». Un aumento al quale si affianca quello del consumo energetico che segna un più 1,5%. I dati saranno noti tra qualche giorno e il presidente del Consiglio spera che «continuerà questo exploit» nel tempo: un fattore che dovrebbe consentire al nostro paese di inserirsi in una situazione intermedia in Europa per quanto riguarda tali parametri, di sicuro «in una situazione migliore di Francia e Germania».
Ma per l’opposizione quello di Palazzo Chigi sarebbe l’ennesimo tentativo di «maquillage contabile» che porterebbe a rivedere i conti solo grazie a sistemi di calcolo più favorevoli per l’Italia. Critico il segretario Ds, Piero Fassino: «Non vorrei che fosse il solito annuncio. I conti non cambiano truccando le cifre».Prudente l’Istat secondo cui i sistemi utilizzati sono concordati a livello europeo e una loro revisione andrebbe concordata.
Per quanto riguarda le grandi opere, il premier ha voluto fare il punto su quanto fatto e quanto resta da fare. In due anni del suo governo, ha detto durante la conferenza stampa al ministero delle Infrastrutture, affiancato dal ministro Lunardi, sono state attivate risorse per 60 miliardi di euro e nel 2003 il programma infrastrutturale inciderà per lo 0,6% sul Pil. L'accelerazione impressa da Berlusconi sul programma - che prevede la realizzazione di un elenco di 125 opere in 10 anni, «di cui sei epocali, come il Ponte e il Mose» - investe prima di tutto la tempistica: per essere sicuro che i tempi fissati saranno rispettati senza intoppo o ritardi, Berlusconi ha annunciato dieci commissari straordinari, con poteri di monitoraggio, vigilanza e intervento, «così come avvenuto con successo per la Protezione civile» ha spiegato. I 10 commissari «vigilanti» dovranno riferire al ministro Pietro Lunardi, al suo staff e allo stesso premier, offertosi quale «risorsa a cui rivolgersi per superare eventuali inghippi e impedimenti». Le restanti 4 infrastrutture «epocali», ha ricordato, sono i due trafori del Frejus, stradale e ferroviario (quest'ultimo pronto tra un decennio per un costo di 10.000 miliardi di vecchie lire), i tunnel ferroviari del Sempione e del Brennero.
Il ministro Lunardi, che ha incassato i complimenti del premier per l'impegno e il lavoro svolto, ha salutato con favore l'intensificarsi della collaborazione. Berlusconi ha tra l'altro sottolineato il «buon rapporto» intessuto con le Regioni, con le quali «sono state strette 11 intese-quadro che presto si allargheranno anche alle restanti regioni».
mercoledì 15 gennaio 2003 (IlTempo)




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