Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Global e No Global: Emma Bonino e Vittorio Agnoletto a confronto

    Global è Bello
    di Emma Bonino

    Cari militanti no global, vi scrivo per riflettere
    insieme su un apparente paradosso: come mai persone
    come me, che da sempre considerano un dovere battersi
    contro la povertà e le ingiustizie, possono sentirsi
    tanto estranee rispetto al movimento
    anti-globalizzazione da ritenere che il mondo - per
    essere più vivibile - abbia bisogno non già di frenare
    la mondializzazione, come voi auspicate, bensì di
    accelerarla e di estenderla?
    Voi avete ragione quando denunciate l'accentuarsi
    nella nostra epoca delle diseguaglianze sociali ed
    economiche, ma altrettanto innegabili mi sembrano i
    progressi che in termini macroeconomici l'ondata
    contemporanea di globalizzazione ha portato al mondo
    intero, producendo ricchezza e strappando alla povertà
    intere regioni del pianeta. Permangono, è vero, grandi
    isole di esclusione. Ma qualcuno davvero pensa che
    producendo meno ricchezza possa diventare più facile
    combattere la povertà?
    Io leggo con attenzione fin dai giorni di Seattle i
    testi, le dichiarazioni e le arringhe che va
    producendo il vostro movimento e mi meraviglio che non
    abbiate mai citato - fra i sintomi più preoccupanti
    dell'ingiustizia che caratterizza il gap Nord-Sud - un
    fenomeno che a me sembra scandalosamente esemplare: il
    fatto che mentre centinaia di milioni di esseri umani
    non dispongono per sopravvivere che di un dollaro al
    giorno (sempre che riescano a procurarselo), ogni
    bovino che nasce tra la Finlandia e la Sicilia ha
    diritto a un dollaro quotidiano di sovvenzione da
    parte dell'Unione europea. Esiste forse argomento più
    convincente per denunciare l'ipocrisia e la miopia con
    cui i dirigenti europei (così come quelli
    statunitensi, peraltro) affrontano la globalizzazione,
    predicandone lo sviluppo ma ostacolandone con il loro
    protezionismo non solo agricolo la dinamica naturale?
    C'é da chiedersi se i processi di mondializzazione
    trovino un ostacolo più grave nella vostra
    «resistenza» o nelle barriere protezionistiche con cui
    i paesi del Nord continuano a strangolare interi
    settori-chiave dell'economia del Sud, ritardandone
    l'emancipazione.
    Nato e cresciuto nel Nord del mondo, il movimento
    no-global dice di rappresentare tutti i diseredati del
    Sud e afferma di difenderne gli interessi. Benissimo.
    Ma che ci fanno allora alla testa dei vostri cortei
    personaggi come il francese José Bové, paladino del
    protezionismo agro-alimentare francese ed europeo? E
    che ci fanno quei cattolici, seguaci della «teologia
    della liberazione», e tuttavia fedeli a una Chiesa che
    (come l'Islam) benedice l'esplosione demografica e di
    fronte alla pandemia dell'Aids continua a vietare
    l'uso del preservativo e ogni forma di educazione
    sessuale? E che ci fanno gli «integralisti
    dell'ambiente» che vorrebbero fermare la ricerca
    scientifica sugli organismi geneticamente modificati e
    impedire ai paesi minacciati dalle carestie di
    scegliere liberamente fra il rischio OGM e la morte
    per fame? E che ci fanno gli esponenti della sinistra
    post-comunista che invocano aiuti straordinari nei
    confronti dei paesi più poveri, nonché la remissione
    unilaterale del debito, ma poi non battono ciglio
    quando i leader di questi paesi trascinano i
    rispettivi popoli in costose e devastatrici guerre di
    aggressione come avviene in Rwanda, Uganda, Etiopia ed
    Eritrea? Se io vivessi e soffrissi nel Sud del mondo
    non potrei che diffidare di simili amici e avvocati.
    Il movimento no-global esige dal Nord un maggiore e
    immediato «traferimento di risorse» verso il Sud, ma
    non sembra accorgersi di una realtà che ipoteca il
    futuro degli aiuti: il sostanziale fallimento di
    quattro decenni di «politiche dello sviluppo»,
    incapaci fin qui di strappare un solo paese alla morsa
    del sottosviluppo. Come mai?
    Il movimento no-global esige che la cosiddetta
    comunità internazionale metta fine allo «scandalo
    della povertà», ma non sembra dare grande attenzione
    al fatto che oggi la forma più efficace di lotta alla
    povertà viene condotta - sull'onda della
    globalizzazione - dai circa 150 milioni di emigranti
    provenienti da una trentina paesi del Sud i quali,
    senza aspettare le ricette e i programmi della Banca
    Mondiale, sono andati a cercare lavoro in una trentina
    di paesi industrializzati. Forse bisognerebbe
    ragionare sul fatto che le loro rimesse dirette alle
    famiglie, molto più efficaci di qualsiasi progetto
    anti-povertà elaborato dalle Nazioni Unite, sono
    diventate per molti paesi (dalla Tunisia all'Ecuador)
    il principale cespite di valuta pregiata.
    Il punto dolente é che nemmeno le rimesse degli
    emigrati, destinate ad aumentare nei prossimi decenni,
    riescono a dinamizzare le economie che le ricevono,
    quando nei paesi beneficiari non esiste un livello
    minimo di democrazia e non vige lo Stato di diritto.
    Ne ho avuto la prova durante un recente e prolungato
    soggiorno in Ecuador, un paese che ha «esportato» il
    15% della sua popolazione e dove le rimesse degli
    emigranti superano gli introiti provenienti dal
    petrolio, dalle banane, dalla pesca, ma dove si
    trasformano spesso in «capitale morto» (come dice
    l'economista peruviano De Soto) per l'inaffidabilità
    del sistema creditizio locale, per l'alto tasso di
    corruzione che si riscontra, per la poca fiducia che
    gli investitori nazionali e internazionali mostrano
    nei confronti di questo paese.
    Io sono certa che la globalizzazione potrà
    moltiplicare i suoi effetti benefici (e non soltanto
    in termini macroeconomici) se e quando riuscirà a
    sconfiggere entrambi i suoi maggiori nemici: a Nord la
    riluttanza di troppi dirigenti politici ad abbattere
    le barriere contro la libera circolazione delle merci
    e delle persone; a Sud la riluttanza di troppi leader
    a concedere ai propri cittadini le libertà politiche
    ed economiche fondamentali che (come alcuni sostengono
    e come conferma uno studio recente delle Nazioni Unite
    sul mancato sviluppo dei paesi arabi) costituiscono
    una condizione necessaria per lo sviluppo: per questo
    e non per altro molti paesi del Sud si sono
    trasformati in «pozzi senza fondo», dove gli aiuti
    internazionali scompaiono senza lasciare traccia.
    A me piacerebbe dar vita a un movimento alternativo al
    vostro, che chiamerei «Globalizzazione? Sì grazie»,
    che riuscisse a includere fra le priorità della
    mondializzazione - quindi delle relazioni
    internazionali al Nord come al Sud - la promozione su
    scala globale di regole e principi della democrazia
    (il meno peggiore dei sistemi di governo conosciuti,
    come diceva Churchill) e dello stato di diritto.
    Copyright IPS

    http://www.unita.it/index.asp?SEZION...TOPIC_ID=22593

    No Global è Meglio
    di Vittorio Agnoletto

    Per rispondere alla lettera aperta che ci rivolge Emma
    Bonino sarebbe sufficiente invitarla a partecipare
    all'imminente terzo Forum Sociale Mondiale a Porto
    Alegre, lì troverebbe tutte le risposte alle domande
    che ci pone e molto di più.Ma forse questo sarebbe
    vissuto come un atteggiamento snobista e sfuggente;
    provo quindi ad entrare nel merito del contenuto della
    lettera.Innanzitutto il «movimento dei movimenti» non
    è contro la globalizzazione, ma contro questa
    globalizzazione neoliberista che pone al centro della
    propria azione gli interessi economici e finanziari di
    poche potenti multinazionali e di uno sparuto gruppo
    di oligarchi della finanza. Siamo contro una
    globalizzazione segnata dall'assenza della politica,
    di regole certe, democraticamente definite e condivise
    capaci di porre degli argini ai profitti di pochi in
    nome dei diritti di tutti.Non desideriamo quindi
    tornare indietro nella storia, non rinunciamo ad
    Internet o ai grandi mezzi di comunicazione e di
    trasporto che hanno trasformato il mondo in un
    villaggio globale, ma pensiamo che questo non sia
    l'unico sviluppo possibile, che sia possibile un mondo
    più giusto ed un futuro degno di essere vissuto per
    tutti, non solo per una minoranza degli abitanti di
    questo pianeta.Non sono queste semplici parole: nel
    1960 la differenza tra il 20% più ricco del pianeta ed
    il 20% più povero era di 30 a 2, nel 1998 era di 82 a
    1. Ma non è peggiorato solo il divario tra ricchi e
    poveri, infatti, commenta il Rapporto sullo sviluppo
    umano del 1998 dell'Undp: «Non meno di 100 paesi sia
    in via di sviluppo che in transizione hanno conosciuto
    un serio regresso economico nel corso degli ultimi
    trent'anni. Di conseguenza, il reddito per abitante è
    inferiore a quello che era dieci, quindici, venti, a
    volte trent'anni fa», accusano gli esperti….. «Il
    consumo di una famiglia africana media è più basso del
    20% rispetto a 25 anni fa». Allo stesso modo,
    nell'Africa subsahariana, «il numero di persone sotto
    alimentate è più che raddoppiato, passando da 103
    milioni a 215 milioni nel 1990».Di fronte a simili
    dati non invochiamo generici aiuti ai Paesi poveri, ma
    misure concrete tra le quali la fine di ogni politica
    protezionistica da parte del nord del mondo, a
    cominciare da quella agricola. Può essere che José
    Bovè avesse inizialmente un atteggiamento
    protezionista in difesa del formaggio roquefort, da
    lui direttamente prodotto, ma, grazie all'elaborazione
    collettiva di un movimento sempre più maturo, oggi
    anche lui condivide la proposta della «Sovranità
    Alimentare» elaborata da Via Campesina. La sovranità
    alimentare è il diritto di ogni popolo a definire le
    sue politiche agrarie in materia di alimentazione, a
    regolare la produzione agraria nazionale e il mercato
    locale al fine di ottenere risultati di sviluppo
    sostenibile, e decidere in che misura vogliono essere
    autosufficienti senza rovesciare le loro eccedenze in
    paesi terzi con la pratica del dumping.L'opposizione
    agli OGM si fonda innanzitutto sul «principio di
    precauzione» in campo sanitario, secondo il quale
    prima si verifica la sicurezza di un prodotto e poi lo
    si immette sul mercato, ma anche sulla constatazione
    che l'uso degli OGM implica produzioni di monoculture
    estensive con il risultato che l'agricoltura dei Paesi
    produttori non è più finalizzata a soddisfare le
    necessità di quelle popolazioni ma ad esportare i
    prodotti alimentari nei mercati ricchi, cancellando
    così ogni possibilità di sovranità alimentare.Provo ad
    affrontare un altro tema proposta da Emma Bonino, ma
    francamente la critica al movimento per un supposto
    disinteresse nel campo dell'AIDS non mi sembrerebbe
    nemmeno degna di risposta: non solo sul piano
    personale, da quindici anni sto spendendo la mia vita
    nella lotta contro il virus HIV attraverso la
    militanza nella LILA (la Lega Italiana per la Lotta
    contro l'AIDS), ma nemmeno quando tale critica viene
    rivolta alle componenti cattoliche del movimento: è
    sufficiente ricordare l'impegno del gruppo Abele e di
    don Ciotti che, per le sue posizioni a favore di una
    prevenzione consapevole che potesse includere anche il
    profilattico è stato fortemente criticato ed attaccato
    dalle gerarchie vaticane. Pongo io invece una domanda
    ad Emma Bonino: cosa pensa della posizione del WTO
    (l'Organizzazione Mondiale del Commercio) e degli USA
    che,attraverso la difesa della durata oltre che
    ventennale dei brevetti sui farmaci, rendono
    impossibile la disponibilità dei trattamenti anti-AIDS
    in Africa?Concordo pienamente sull'importanza delle
    rimesse economiche degli immigrati, ma questa
    constatazione non può prescindere dalla richiesta del
    rispetto dei diritti universali che quindi integrano e
    superano i diritti di cittadinanza legati alla terra
    ove si è nati; tra questi diritti vi è anche quello
    della libera circolazione delle persone umane, in un
    mondo che invece autorizza la libertà di spostamento
    dei capitali alla ricerca del miglior profitto e non
    quella delle donne e degli uomini alla ricerca di un
    (migliore ?) lavoro. Da qui l'opposizione alla legge
    Bossi/Fini mi pare un passaggio naturale che non
    necessità di ulteriori spiegazioni.Non vi è dubbio che
    il sud del mondo, come il nord, non possa essere
    rappresentato come una realtà omogenea; ed infatti il
    movimento sta aiutando lo sviluppo di movimenti
    antiliberisti nei Paesi del sud del mondo in
    contrapposizione sia alle oligarchie localmente
    dominanti, fortemente corrotte e subalterne alla
    politica delle potenze occidentali, sia ai movimenti
    integralisti religiosi. In questo quadro la nostra
    opposizione alle guerre, comprese quelle svolte per
    procura, ossia per interesse di Paesi terzi per lo più
    del nord del mondo, e quelle finalizzate al controllo
    delle fonti energetiche quali ad esempio il petrolio,
    è assolutamente totale, «senza se e senza ma». Anche
    in questo caso ribalto la critica alla stessa Bonino:
    sarà in piazza con noi il 15 febbraio quando in decine
    di capitali in tutto il mondo il movimento dei
    movimenti manifesterà contro la guerra all'Iraq e
    contro ogni altra guerra? O in quel caso la certezza
    di altre decine, se non di centinaia, di migliaia di
    morti innocenti, già oggi sofferenti sotto la
    dittatura di Saddam, peseranno meno della realpolitik
    o della retorica in difesa della civiltà
    occidentale?Nel frattempo, scrivendo questa risposta,
    mi sono ulteriormente convinto: credo che per Emma
    Bonino, ma non solo per lei, partecipare al Forum di
    Porto Alegre sia un'occasione irripetibile, veramente
    da non perdere, perché in quelle giornate le polemiche
    e i proclami lasceranno lo spazio all'elaborazione di
    proposte e di progetti concreti. Nel 2001 ci siamo
    chiesti chi eravamo, nel 2002 quali erano i nostri
    obiettivi, ora è venuto il tempo di individuare i
    percorsi e le strategie concrete per realizzarli.
    http://www.unita.it/index.asp?SEZION...TOPIC_ID=22594

  2. #2
    Super Troll
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    SEMPRE FUORI CENTRO LA NOSTRA EMMA .... ORA SI CHIAMANO NEW GLOBAL
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
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    Originally posted by cciappas
    SEMPRE FUORI CENTRO LA NOSTRA EMMA .... ORA SI CHIAMANO NEW GLOBAL
    Già, è difficile venirvi dietro...dopo tutte le contraddizioni che vi portate dentro (pacifisti...con casco bastoni e passamontagna etc.) e dopo aver capito che la globalizzazione è un processo inevitabile....ora (appena svegliati) vi chiamate NewGlobal
    Voglio solo far notare quando sia grande questa DONNA. La super premiata, la super amata, la super conosciuta del pianeta, che ha contattato migliaia di Capi di Stato che forte della sua umiltà scrive ad Agnoletto ...prodotto mediatico di Vespa e Santoro che fino ad un anno fa non lo conosceva nemmeno quello della porta affianco.
    Bonino!!! Ti AMO

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  4. #4
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    Originally posted by Wolare

    Già, è difficile venirvi dietro...dopo tutte le contraddizioni che vi portate dentro (pacifisti...con casco bastoni e passamontagna etc.) e dopo aver capito che la globalizzazione è un processo inevitabile....ora (appena svegliati) vi chiamate NewGlobal
    Voglio solo far notare quando sia grande questa DONNA. La super premiata, la super amata, la super conosciuta del pianeta, che ha contattato migliaia di Capi di Stato che forte della sua umiltà scrive ad Agnoletto ...prodotto mediatico di Vespa e Santoro che fino ad un anno fa non lo conosceva nemmeno quello della porta affianco.
    Bonino!!! Ti AMO

    Wolare
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    Emma Bonino è stata, sottolineo è stata una grande donna 30 anni or sono. Non lo è più. E' diventata anche lei una radicale qualunque, una di quelle che ambisce a una poltrona. Lo fa lei come lo fanno i radicali di oggi, ragazzini un po' annoiati, che non hanno un lavoro e che non hanno nessunissima intenzione di lavorare per mantenersi. Preferiscono passare il loro tempo a rilasciare interviste e a difendere i più forti. E pensare che i radicali hanno un passato glorioso.

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by Wolare

    Già, è difficile venirvi dietro...dopo tutte le contraddizioni che vi portate dentro (pacifisti...con casco bastoni e passamontagna etc.) e dopo aver capito che la globalizzazione è un processo inevitabile....ora (appena svegliati) vi chiamate NewGlobal
    Voglio solo far notare quando sia grande questa DONNA. La super premiata, la super amata, la super conosciuta del pianeta, che ha contattato migliaia di Capi di Stato che forte della sua umiltà scrive ad Agnoletto ...prodotto mediatico di Vespa e Santoro che fino ad un anno fa non lo conosceva nemmeno quello della porta affianco.
    Bonino!!! Ti AMO

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    Agnoletto è conosciuto per quello che fa nel Forum Mondiale, lo era anche prima di andare da Vespa e Santoro.

    Inoltre sembra che non hai letto la sua risposta alla Bonino, dalla quale si traspare che non ha capito NULLA del nostro movimento.

    Definire Bovè un protezionista, è ridicolo. E' ridicola quando NON VEDE che è Don Albino Bizzotto dei beati costruttori di Pace ad andare in Congo contro la guerra, e non altri.

    Ha ragione Agnoletto, la Bonino deve venire a Porto Alegre per studiare e ... far studiare, perchè è sempre bene scambiarsi delle opinioni, la verità non è in tasca di nessuno.

  6. #6
    Hanno assassinato Calipari
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    Vorrei aggiungere un esempio di differenze tra noi e i Radicali in merito ai diritti.

    Loro vogliono imporre il modello occidentale di democrazia, per poi creare una situazione "sana" in tanti paesi del mondo.

    Noi a questo approccio "autoritario" preferiamo che l'economia globale si doti degli stessi diritti, quindi protezioni sul lavoro, un salario equo, età lavorativa adeguata, sovranità alimentare. Se le persone, pensiamo noi, riescono a dominare i meccanismi del sistema, allora possono crescere e sentirsi più "liberi".

  7. #7
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    Emma Bonino a porto alegre a studiare dai new global? certo che i "ragazzi" son diventati superbi.... eh Yurj?

    Più vi leggo e più vi trovo banali.
    All'inizio dicevate delle assurdità. Col tempo ve ne siete accorti e dite delle ovvietà.

  8. #8
    Hanno assassinato Calipari
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    Gli tocchi emma e reagisce scomposto Certo che sei veramente disonesto. Ho scritto imparare e insegnare, reciprocamente.

    Tutti allineati, solo le elezioni sono la democrazia.

    ciao ciao

 

 

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