Ancora Marcello Dell’Utri.
È lui l’uomo che secondo i magistrati siciliani può portare a Silvio Berlusconi nelle inchieste che quest’estate sono state riaperte sulle stragi che insanguinarono l’Italia tra il ’92 e il ‘94.
Su di lui stanno convergendo non solo le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, il nuovo pentito che ridisegna i mandanti facendo cadere sui Graviano un ruolo strategico finora non considerato.
Ma anche e soprattutto le parole di Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo che indica, per primo, il senatore di Forza Italia come l’esponente politico che sostituì il padre nella trattativa con Cosa Nostra.
«A un certo punto mio padre – questa la sintesi di Ciancimino jr. - non viene più considerato un cavallo su cui puntare, visto che voleva diventare l’uomo che gestiva gli appalti, la politica, convinto di far arrestare Totò Riina.
Certo, prepara il terreno per una politica non stragista ma viene scaricato ed era molto rammaricato di esser stato sostituito.
Dopo mio padre, Marcello Dell’Utri prese il suo posto perchè garantiva certi equilibri. Mio padre intuiva che lui era l’uomo della continuità grazie anche a rapporti consolidati da amicizie pregresse.
Lui non conosceva direttamente Dell’Utri ma sapeva che godeva di stima».
Sono parole assai pesanti ma Ciancimino si spinge anche oltre. Nei colloqui informativi con l’autorità giudiziaria già avrebbe fatto cenno anche a delle inquietanti confidenze raccolte dal padre:
«Mi riferì di rapporti diretti tra Dell’Utri e Provenzano» rimandando l’approfondimento a un ulteriore interrogatorio.
Queste affermazioni sono ancora tutte da verificare e prese con la massima prudenza. Siamo lontani dalla verità anche processuale ma di certo indicano l’esatta velocità e obiettivi delle indagini siciliane.
Che si muovono spedite con un’unica cabina di regia, un tavolo al quale siedono magistrati di tre procure dell’isola, della procura nazionale antimafia, di Firenze e di Milano con Ilda Boccassini.
Ciancimino, abile manipolatore, calunniatore o uomo che da due anni ha deciso di invertire i punti cardinali della sua vita?
Alle spalle una sentenza di primo grado per riciclaggio dei beni del padre, quel don Vito del Sacco di Palermo, corleonese doc e primo politico condannato per mafia, oggi Massimo Ciancimino è chiamato da quattro procure: Roma, Caltanisetta, Catania e Palermo.
Si era fatto avanti lui, arrivando nell’inverno del 2007 a Panorama quando nessun pubblico ministero se lo filava. «Voglio parlare dell’ingegner Lo Verde», mi disse. Di chi, scusi?
Ancora, «Bernardo Provenzano si incontrava con mio padre da latitante a Roma, a Palermo come se nulla fosse».
Galeotta fu l’intervista: subito dopo la pubblicazione Ciancimino jr. si è trovato di fronte alle procure di mezza Sicilia.
A raccontare di pentiti veri e falsi, di giudici amici degli amici, di trattative segrete tra mafia e Stato prima con papà Vito e poi in parallelo con il sole nascente degli amici di Forza Italia.
Una bomba che Massimo Ciancimino non si è voluto trovare sotto i piedi e così ecco si prende in leasing la Bmw blindata per girare le chiavi della macchina senza quella paura che ogni pentito vive come seconda pelle.
Il capitolo “Dell’Utri” è ancora top secret, i pochi atti conoscibili o depositati nei vari procedimenti sono parziali oppure coperti da “omissis” che rendono quasi indecifrabile ogni documento.
Secondo voci ricorrenti, il politico sarebbe nuovamente indagato per permettere una serie di accertamenti e verifiche sulle parole di collaboratori e dichiaranti.
La possibile iscrizione viene quindi indicata come atto a sua tutela, anche se l’indiscrezione non trova conferme.
Il pensiero di Ciancimino va quindi a coincidere in questo tentativo di riscrivere le trame che portarono alle stragi, come segnali netti nel confronto con lo Stato:
«Il più grosso danno alla mafia – è ancora Ciancimino che si sofferma in valutazioni– è arrivato dalla mafia stessa con la strategia stragista.
La mafia non è un singolo uomo, che sia Riina o Provenzano o i Graviano, ma si rigenera sul consenso sociale e sul controllo del territorio, che danno forza, sicurezza e protezione. Operare in un territorio dove non hai più il consenso sociale non permette più coperture anche logistiche. Solo con il consenso sociale hai il controllo del territorio, consenso che la mafia non riesce ad avere con le stragi.
Ebbene, per assurdo, quando la mafia poteva essere sconfitta ha fatto il salto di qualità. È uscita ancora più forte entrando nell’organismo delle imprese e, come diceva mio padre, “delle istituzioni”».
E Dell’Utri? Prepara le contromosse:
«L’offensiva d’autunno – afferma – è iniziata. Peccato che io non conosca né Spatuzza, né Ciancimino, né i Graviano o Provenzano. Di fronte a queste parole allucinanti non so se ridere o piangere. Di certo fanno dire cose a Ciancimino per fargli avere degli sconti di pena o riavere dei soldi. E così deve essere se dichiara cose false dalle fondamenta».
E le stragi? «Alla riapertura del Senato proporrò una commissione d’inchiesta: è molto probabile che dietro quei fatti ci sia stato qualcosa di clamoroso ma che questo sia io è semplicemente da ridere. O no?».




Rispondi Citando


hefico:
iango:
