Lo chiamano «Il Provocatore», ma la sua formazione «Cambiamento» insidia quella di Shimon Peres
DAL NOSTRO INVIATO
TEL AVIV - Un anno fa lo deridevano: «Un provocatore». Tre mesi fa l’hanno preso sul serio: «Un pericolo». Da qualche settimana fa tremare tutti, sinistra, destra e soprattutto gli ultraortodossi, che lui chiama «parassiti». La vera sorpresa delle elezioni israeliane non è il premier Sharon (che vincerà) e neppure il leader laburista Mitzna, sconfitto ancor prima del voto, ma un ex giornalista di 71 anni, Tommy Lapid, nato a Novi Sad, capo del partito Shinui (cambiamento), che punta sull’immagine e sugli slogan come «libertà di religione, libertà dalla religione». I sondaggi lo danno al terzo posto (16-17 seggi), dopo il Likud (32) e ormai a ridosso del Labour (18-19), con possibilità di sorpasso. Questo signore pacioso e scaltro, ex star-tv e campione di scacchi, può diventare indispensabile per formare il nuovo governo.
Nel suo quartier generale, al settimo piano di un quasi grattacielo, nel cuore di Tel Aviv, le segretarie sembrano farfalle impazzite: di gioia. Meglio giornalista o politico? Il leader comincia l’intervista al Corriere con una battuta fulminea: «Sono professioni gemelle. Un tempo sedevo sul cammello, ora ho deciso di fare il cammello».
Ma il giornalista, di solito, cerca la verità. Il politico, spesso, la nasconde.
«Vero, però vi sono politici che vogliono la verità e giornalisti che raccontano bugie».
Perché ce l’ha tanto con i religiosi?
«Ce l’ho con gli ultraortodossi, non con i religiosi, perché non pagano le tasse, non fanno il militare, ricevono sussidi pazzeschi. E’ scandaloso. Bisogna cambiare».
Trasformando lo Stato ebraico in secolare?
«No. Prenda ad esempio l’Italia. Anni fa ho visto i film su Peppone e Don Camillo. Comunismo a parte, è un ottimo esempio: libera Chiesa in libero Stato. Da voi c’è il Vaticano, però avete il matrimonio civile. Convivere va benissimo, subire no».
Che male le fanno gli ultraortodossi?
«Le sembra giusto che uno studente laico debba pagare tasse scolastiche altissime, mentre un ultraortodosso viene pagato per studiare?»
Lei va nei pub ed è osannato da molti giovani. Perché?
«Gli offro una prospettiva. Fra le ragazze però è più popolare mio figlio Yair, che compare in tv». (Tempo fa Yair fu proclamato l’uomo più sexy di Israele, ndr ).
Come spiega il sostegno degli immigrati russi?
«Perché molti di loro sono colti e appartenevano alla classe media, soffocata dal regime comunista. Sono arrivati qui e com’è finita? Il dottore fa l’infermiere, l’ingegnere guida l’autobus. Noi offriamo la certezza del riscatto».
Lei dice che vuol entrare in un governo a tre, con Likud e laburisti. Mitzna però dice che non entrerà mai in un governo di unità nazionale con Sharon.
«Un altro madornale errore! Mitzna li colleziona tutti. Però sappiamo che, dopo il voto, molte cose cambiano».
Cosa vorrebbe fare? Il ministro dell’Interno?
«Lo chiedono molti sostenitori. Io avrei l’esperienza per gli Esteri, però mi piacerebbe fare il ministro della Giustizia. Credo nella Costituzione, nell’uguaglianza fra i cittadini, nella difesa della Corte Suprema dagli attacchi degli ultraortodossi, nella lotta alla corruzione. Ci definiscono il partito più pulito di Israele».
Si siederebbe al tavolo con Arafat?
«Inutile. Dopo il no alle offerte di Barak e Clinton, non ha più niente da dire. Ma vi sono leader moderati, Abu Mazen, Abu Ala, Nusseibeh, che possono essere i partner».
Accetta lo Stato palestinese?
«Sicuramente».
Con capitale Gerusalemme Est?
«Abu Dis, che sta alle porte. Ma per Gerusalemme penso a un vice-sindaco palestinese».
Che cosa consiglia a Israele in caso di guerra contro l’Iraq?
«Di restare tranquillo. Noi siamo con Bush e pensiamo che l’Ue non capisca quali pericoli la minacciano. Negli anni ’30 e ’40 le cancellerie si lavavano le mani: quel che accade in Germania è un problema interno tedesco. Quando se ne sono accorti, era troppo tardi. Con il terrorismo islamico vale lo stesso discorso. Dopo l’11 settembre, molti dicevano: "Problema interno americano". Che cosa aspettate? Che compiano un attentato alla Torre di Pisa?»
Un rabbino ultraortodosso ha detto che lei dovrebbe essere bruciato e ridotto in cenere.
«L’ultima volta che tentarono fu nell’Europa nazista. Mio padre è morto a Mauthausen. Io sono sopravvissuto nel ghetto di Budapest e ora sono l’ultimo superstite dell’Olocausto nella Knesset».
Antonio Ferrari
Tratto dal Corriere di oggi
Cordiali Saluti




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