Tel Aviv, 19 gennaio - Si può dire tutto di Ariel Sharon, ma non che non sia sincero. Al settimanale americano Newsweek ha detto esattamente quello che pensa degli sforzi internazionali per portare la pace in Medio Oriente: "Oh, il Quartetto (i mediatori Usa, Onu, Russia, Unione Europea) non è niente. Non lo prenda sul serio. Non penso che gli Stati Uniti lo prendano sul serio. Esiste un piano che funzionerà". Il piano che Sharon considera realizzabile, prevede la rimozione di Yasser Arafat da ogni incarico decisionale, ipotizza la nomina di un primo ministro, suggerisce riforme per la riorganizzazione degli apparati di sicurezza palestinesi.
Quando tutto questo sarà pronto, allora Ariel Sharon sarà disponibile a riconoscere uno Stato palestinese che, a suo dire, dovrebbe essere completamente demilitarizzato, disporre solo della polizia equipaggiata con armi leggere, senza frontiere definitive, con accessi da e verso il mondo esterno controllati da Israele, e con il diritto di Israele di entrare nei Territori del nuovo Stato e sorvolarli. Dopo la diffusione dell'intervista, l'ufficio del premier israeliano ha tenuto a precisare che all'interno del Quartetto, Israele condivide solo le posizioni degli Stati Uniti per arrivare alla pace in Medio Oriente.
Non c'è nulla di cui scandalizzarsi di fronte alle parole del premier israeliano, che qualcuno vorrà banalizzare come propaganda elettorale. Il vecchio generale sa di essere tanto forte da poter essere sincero. La vergogna non è Sharon, ma quelli che lo votano e le cancellerie che dialogano con il suo governo.




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