Dal sito http://www.edicolaweb.net/
L'ENIGMATICO CONTE DI SAINT GERMAIN
di Antonio Bruno
http://www.edicolaweb.net/graal18a.htm


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L'ENIGMATICO CONTE DI SAINT GERMAIN
di Antonio Bruno
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Mito e realtà del Conte di Saint-Germain
(Aspetti storici ed esoterici nella leggenda del Conte "Immortale")
di F. I.
"Al pari di Prometeo,
egli rubò il fuoco
per cui il Mondo esiste e tutto respira,
La Natura al suo comando
obbedisce e si muove:
Se non è dio egli stesso,
un dio possente l'ispira."
Questi versi, elogiativi oltre misura, accompagnavano come didascalia il ritratto pubblicato nel gennaio 1785 dal Berfinische Monatschnft, con il titolo "Il Conte di Saint-Germain, celebre Alchimista". L'incisione, a bulino, era quella fatta da N. Thomas due anni prima sulla base dell'unico ritratto del Conte, dipinto quando questi era a San Pietroburgo nel 1760 dall'italiano Conte Pietro Rotari, celebre artista della Corte russa, e donato alla Marchesa d'Urfé, animatrice della vita mondana parigina in cui il più deteriore occultismo si mescolava a brandelli di vera sapienza iniziatica.
L'enigmatico Conte di Saint-Germain, la cui morte era avvenuta a Eckeriforde, nel castello del Principe Carlo di Assia-Cassel (il cui nome iniziatico era "Eques a Leone Resurgente"), non ha mai avuto connotazioni anagrafiche precise, facendosi chiamare di volta in volta Conte di Welldone, Marchese d'Aymar, Conte di San Germano, Monsieur de Surmont o de Belmar. Secondo una testimonianza inglese, era nato vicino ad Asti all'inizio del 1700 e parlava sia l'italiano, sia il francese con un leggero accento piemontese.
Al ritratto di Rotari è assai vicina la descrizione fornita da Charles Henri, Barone di Gleichen: "... un uomo di taglia media, assai robusto, vestito con semplicità magnifica e ricercata... ".
Aveva fronte spaziosa, occhi penetranti, statura media e forme aggraziate - ricordano le cronache del tempo – ma, poiché sul Conte di Saint-Germain correvano le più strane dicene (ad esempio quella che avesse più di 4.000 anni o che fosse perfino "immortale"), la sua descrizione è sempre imprecisa sulle sembianze ed esageratamente lusinghiera sulle capacità. Una in particolare, ce l'ha lasciata Giacomo Casanova e risale a un incontro con il Conte di Saint-Germain nel salotto della marchesa d'Urfè a Parigi, nel 1758. L'avventuriero veneziano, all'epoca già Massone e direttore delle Lotterie Reali francesi, si dichiara affascinato dai modi, dallo sfarzo e dalle conoscenze del conte in campo occultistico.
Secondo Casanova (e secondo altri storici più scrupolosi, tra cui sir Horace Walpole e lo scrittore francese Henri Chacornac), il Conte di Saint-Germain parlava francese, inglese, spagnolo, portoghese, italiano, tedesco, ebraico, arabo e latino. Qualche altra fonte aggiunge anche il sanscrito, vagheggiando di contatti di Saint-Germain con i santuari mistici indù. E’ poi storicamente provato che il Conte fosse un compositore di musica (le sue sonate, stampate a Londra dall'editore Waish tra il 1748 e il 1760, erano apprezzate da Mozart e da Gluck), un eccellente violinista, un bravo pittore (se mai, privo di originalità artistica) e un chimico che aveva elaborato centinaia di procedimenti industriali, per la tintura delle sete, per il cuoio, per la preparazione di oli ed essenze, oltre che per la cosmetica, arte in cui era considerato autore di ricette miracolose.
Secondo altre fonti, il Conte di Saint Germain era affiliato ai Rosacroce (movimento mistico- iniziatico sorto nel 1614), anzi il suo pseudonimo significava appunto "Vomes Sanctae Fraternitatis" (Socio della Santa Fratellanza). E proprio da questa appartenenza gli derivavano le conoscenze alchemiche, compresa la presunta abilità nel trasformare "piombo" e "metalli vili" in "oro", nel far "aumentare di volume" le perle (si pensi che il procedimento per le perle artificiali è stato messo a punto nel 1913) e nel togliere i difetti ai diamanti.
Quando Saint-Germain risolse brillantemente il mistero della scomparsa di Maitre Dumas, un ex procuratore dello Chatelet che si dilettava di alchimia e di cui non si avevano notizie dal 1700, il Re volle sapere - raccontano le cronache - i particolari di un fatto tanto remoto che al Conte sembrava molto familiare. "Non posso rispondervi, Sire", avrebbe risposto il Conte. E, data la incalzante curiosità dell'augusto interlocutore, avrebbe aggiunto:"Fatevi Rosa + Croce, Maestà, e vi rivelerò ogni cosa".
Il mistero del Conte è stato gonfiato da vari libellisti anche dopo la sua morte. Si racconta che già una settimana dopo, quando il principe Carlo di Assia Cassel, tornato da una lunga assenza al castello, fece aprire la tomba per rendere l'ultimo saluto al suo ospite, il cadavere di Saint-Germain non si trovò. Non solo, ma nel 1789, la Contessa d'Adhemar avrebbe visto il Conte in una chiesa di Parigi, mentre infuriava la rivoluzione, dopo che lui stesso le aveva mandato un biglietto in cui era scritto, fra l'altro, "tutti i miei sforzi per salvare la monarchia francese sono stati vani". Questa tesi è legata all'altra, più nota, anche se fantasiosa, che voleva Cagliostro allievo di Saint-Germain dal punto di vista iniziatico, ma di idee diametralmente opposte in politica.
Anche a Roma, ogni Natale, a mezzogiorno, c'è chi giura che il Conte di Saint Germain appaia sul Pincio, tranquillamente seduto su una panchina ad attendere i suoi seguaci.
Prima di concludere questa breve disamina del mito e della realtà che contornano da due secoli, nel bene e nel male, la figura di Saint-Germain, vogliamo chiarire almeno la sua nomea di "celebre alchimista".
In una raccolta poetica, pubblicata dal libraio-scrivano, Mercier, di Compiègne, si può leggere un sonetto su "La Creazione", di carattere nettamente ermetico e il cui originale si dice che sia della stessa mano del Conte. Questo "sonetto filosofico" è così concepito:
Curioso scrutatore della natura intera,
ho conosciuto dell'universo il principio e la fine,
ho visto l'oro in potenza in fondo alla sua miniera,
ho carpito la sua natura e sorpreso il suo fermento.
... Spiegai per quale processo l'anima nel grembo di una madre,
fa la sua casa, la trascina, e come un seme di vite
messo vicino a un chicco di grano, sotto l'umida polvere;
l'uno pianta e l'altro ceppo, sono il pane e il vino.
Niente c'era, Dio volle, niente diviene qualche cosa,
ne dubitavo, cercai su cosa l'universo posasse,
nulla conservò l'equilibrio e servì da sostegno.
infine, con il peso dell'elogio e del biasimo,
Io pesai l'Eterno, Egli chiamò la mia anima
Io morii, L'adorai, non seppi più nulla.
tratto da Hiram n. 3, giugno 1984 – Ed. Soc. Erasmo, Roma


Con il personaggio noto come conte di Saint Germain (1710?-1784) si entra nel mondo degli avventurieri del Settecento — inestricabilmente legato alle vicende della massoneria templare e occultista di cui pure, sembra, Saint Germain non ha mai fatto parte — dove iniziati e maghi in possesso di segreti misteriosissimi appaiono improvvisamente senza che si sappia precisamente come si chiamino né dove siano nati, conquistano i principi, diventano protagonisti della vita politica, trionfano e crollano nel giro di pochi anni, e si vedono attribuire — oltre ai più straordinari prodigi — il dono dell'immortalità.
Dopo essere apparso — proveniente non si sa bene da dove — a Londra e a Vienna, Saint Germain si installa verso il 1757 a Parigi e viene accreditato di autentici miracoli da Luigi XV e dalla sua favorita Madame de Pompadour. Anche se non manca chi lo crede un mistificatore di umili origini — figlio, per non citare che una delle varie ipotesi, di un esattore delle imposte di San Germano, negli Stati Sabaudi — alcuni biografi recenti ritengono probabile che fosse effettivamente chi lasciava intendere di essere, cioè un discendente della famiglia principesca transilvana dei Ràkóczy.
Utilizzato da Luigi XV per la sua diplomazia non ufficiale, Saint Germain (filo-inglese e filo-prussiano) si inimica il filo-austriaco duca di Choiseul, il che determina la sua caduta e l'impossibilità di rientrare in Francia dall'Olanda dove si trovava per una missione segreta. Sfuggito alla persecuzione di Choiseul, dopo un breve soggiorno in Inghilterra, percorre l'Olanda, forse la Russia, certamente i principati tedeschi (terra promessa dell'occultismo para-massonico), finendo per porsi sotto la protezione di un principe massone, Carlo di Hesse-Cassel, nei cui Stati muore a Eckenforde il 27 febbraio 1784.
Gli unici scritti noti di Saint Germain sono alcune lettere, quattro cantate in inglese e una cinquantina di arie d'opera in italiano (nonché sei sonate per due violini e sette assoli di violino) che ne testimoniano il talento di musicista minore. È’ accreditato di una vita avventurosa: ma non più di un Casanova, di cui in almeno un caso accertato fu rivale in amore e che ne ha lasciato un ritratto piuttosto acido. Gli vennero attribuiti miracoli e guarigioni: ma non più che ad altre figure settecentesche, e i suoi prodigi documentati non sono molto romantici, in quanto si riferiscono all'invenzione di un tè con funzioni di blando lassativo (di cui divenne fornitore ufficiale all'esercito russo), alcune medicine di dubbia efficacia e una serie di procedure per conciare la pelle e tingere le stoffe, argomento di cui era indubbiamente un vero esperto. Le sue abilità nel manipolare i diamanti gli hanno lasciato una fama più dubbia.
Da che cosa deriva, dunque, la sua straordinaria popolarità presso i maghi e gli occultisti successivi fino alla Teosofia, che ne fa uno dei «maestri ascesi», e alla Aetherius Society, che continua a venerarlo come uno dei saggi che guidano la terra dai dischi volanti? Tutto sommato — sembra — da un'unica caratteristica: la leggenda, diffusa per tempo durante la sua vita, secondo cui fosse vecchio di centinaia di anni (una sorta di versione occidentale del mitico Babaji indiano), proseguita più tardi come convinzione che non fosse mai morto e continuasse ad aggirarsi segretamente per il mondo. Molti nel secolo scorso — fra cui Madame Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica — e anche nel nostro hanno affermato di averlo incontrato.
Il mito di Saint Germain è stato alimentato anche dalla mancanza di conoscenze sicure sulla sua vita: ma questo non è più vero nel nostro secolo dopo le biografie dei primi decenni del Novecento di Isobel Cooper-Oakley (apologetica) e Gustav Berthold Volz (ostile), e finalmente il lavoro più recente di Jean Overton Fuller che, come teosofa, crede in Saint Germain come «Maestro R.», ma solo su un piano «metafisico» distinto da quanto si conosce dell'esistenza fisica del conte. Di quest'ultima si sa ormai molto di più di quanto si creda. È’ stato ritrovato perfino l'inventario dei beni in possesso di Saint Germain al momento della sua morte, dove gli unici articoli che lasciano spazio all'immaginazione sono due pistole, mentre per il resto non si parla che di scarpe, camicie, «due spazzolini da denti», «sei lame da rasoio con custodia» e «tre delle medesime senza custodia».[*]
Fa parte tuttavia della mentalità iniziatica e occultistica, insieme alla tenacia delle leggende e dei miti, la distinzione di piani diversi per accostare un medesimo personaggio: la fama di Saint Germain come maestro immortale, che non è stata distrutta dal racconto delle sue disavventure diplomatiche, sopravviverà probabilmente anche al prosaico inventario dei suoi cassetti.
[*] Jean Overton Fuller, The Comte de Saint-Germain. Last Scion of the House of Ràkóczy (East-West Publications, Londra-L’Aia 1988, pp. 292_294)
Da Il cappello del mago, Massimo Introvigne (Sugarco edizioni – pagg. 145-146)
Aggiungo che la Società Teosofica di Helena Blavatsky, identificando Saint Germain con il "Maestro R.", ha lasciato terreno fertile per fantasiose ricostruzioni delle sue molteplici incarnazioni "fisiche" e "metafisiche", che gruppi seguaci dell’Età dell’Acquario hanno individuato in Samuele, profeta di Israele, Giuseppe padre del Messia, il filosofo greco Proclo, Mago Merlino, Ruggero Bacone, Cristoforo Colombo, Francesco Bacone: il che sembra davvero eccessivo anche solo da immaginare. Secondo la teosofa Annie Besant, Saint Germain sarebbe stato prima il leggendario Christian Rosenkreutz, poi il filosofo Ruggero Bacone.
La tesi più probabile sembrerebbe quella che identifica Saint Germain con il nobile ungherese Ràkóczy. Ma il condizionale è d’obbligo, e il mistero continua: in questo senso il conte si è reso davvero immortale.


Il conte di Saint-Germain
A Parigi verso la metà del 1700, poco prima della comparsa di Cagliostro, compare improvvisamente nella buona società, un personaggio enigmatico, il conte di Saint-Germain. Viene descritto come un uomo sulla quarantina di grande fascino e bellezza, talmente ricco che veniva chiamato der Wundermann, l'uomo prodigio.
Nelle Memoires scritte da Giacomo Casanova il Conte viene descritto come un uomo eccezionale, capace di tramutare in oro i metalli vili e maestro nell'arte alchemica di fabbricare i diamanti, tanto da usarli come bottoni. Si narra che ne abbia fabbricato uno preziosissimo per Luigi XIV.
Eppure il suo segreto più grande sarebbe stato l'eterna giovinezza. A chi gli chiedeva quale fosse la sua età rispondeva in modo enigmatico "Ho trecento anni nella mia vita, ne ho duecento per gli amici, no ho cinquanta quando bevo, no ho venticinque con Iside". Una volta invece rispose di aver conosciuto Gesù Cristo, una millanteria di un cialtrone, un ciarlatano, eppure fornì dettagli tali da lasciare allibiti gli storici, lasciando solo due possibilità, ho aveva veramente vissuto in quell'epoca, o aveva ricevuto informazioni dettagliate ed ininterrotte sulla vita di Gesù..
Altro enigma è il suo paese di nascita, ad Amelia, sorella di Federico II di Hoenzollern disse di venire da un paese che non aveva mai avuto per sovrani uomini di origine straniera.
La teosofa Annie Besant sosteneva che il conte era stato conosciuto in passato con molti altri nomi, nel XIV secolo si faceva chiamare Christian Rosenkreuz, aveva trascorso la sua lunga vita (106 anni) in oriente alla ricerca della saggezza occulta, ed aveva fondato una società segreta chiamata "La fratellanza della Rosa Croce". Ricomparve successivamente con il nome di Hunyadi, quindi di "Fratello Robert", nel XVI secolo era noto come Francis Bacon e quindi Saint Germain. Successivamente fu rivisto molte altre volte, ma sembre con lo stesso aspetto. Nel 1765 una vecchia contessa lo incontrò a Bruxelles dopo averlo conosciuto da bambina a Venezia all'inizio del secolo, ma il suo aspetto appariva immutato. Nel 1798 era conosciuto a Vienna come der Amerikaner, per il suo lungo soggiorno in America. Poi nel 1835 un certo Oettinger gli parlò a lungo in Francia, nel 1837 si trovava a Parigi e si faceva chiamare marchese di Kergouet. Infine nel 1939 un aviatore americano incontrò un uomo in una lamasseria Tibetana che sosteneva di essere il Conte di Saint Germain e gli avrebbe annunciato il suo imminente ritorno.
Quante di queste testimonianze siano attendibili è difficile dirlo, sicuramente l'alone di mistero che circonda la figuara del Conte di Saint Germain ha alimentato la fantasia, eppure, se realmente Christian Rosenkreuz e Saint Germain fossero la stessa persona ci potrebbero essere motivi per ritenere che il segreto dell'eterna giovinezza sia tuttora ben custodito da un affascinante uomo dell'età apparente di quarant'anni.
http://www.lostinn.com/lworld/sgermain.htm
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Intorno alla figura del Conte di Saint Germain sono stati scritti molti libri più o meno fantasiosi. Fra i migliori e di essi ( se non il migliore e maggiormente affidabile ) è stato da poco tradotto in italiano ( a circa 60 anni di distanza, per sottolineare la solerzia con cui in Italia vengono pubblicate e/o tradotte certe opere...) il libro di Paul Chacornac " Il Conte di Saint Germain - L'iniziato immortale. Storia e leggenda " , per i tipi delle edizioni Mediterranee, Roma.
Va notato che anche il sufi francese, scrittore della corrente "perennialista ", Renè Guenon , lo recensì molto positivamente sulla rivista " Etudes Tradizionelles ", nel giugno 1947.
Ancor di più va notato quanto scrisse Renè Alleau ( e fa bene G. De Turris a rimarcarlo nella sua premessa all'edizione delle mediterranee ),nell'introduzione al libro " Le Tres Sainte Trinosophie" attribuito al Conte :
" [...]... Indipendentemente dai vari giudizi espressi dagli storici sul Conte di Saint Germain, è necessario comprendere che le origini iniziatiche di una simile personalità sono destinate ad eludere qualsiasi ricerca basata esclusivamente sui mezzi profani dell'erudizione. Questi ultimi tuttavia possono consentirci nei loro limiti di distinguere nettamente la verità storica dalle interpretazioni mitiche e, evitando di confonderle, di esercitare nelle stesso tempo in modo migliore i diritti della ragione e i poteri dell'immaginazione....[..] ".




L'abate Giovanni, l'ebreo errante...
tante identità per un mito