Paura sulla Eclisse, unità della flottiglia lagunare. Il capitano: eravamo in acque internazionali. I politici: serve un trattato
Croati sparano a motopesca di Marano
I colpi partiti da una vedetta hanno distrutto il radar: illesi i tre dell’equipaggio
MARANO - LAGUNARE Questa volta hanno sparato. Non si sono accontentati di sequestrare la barca e quanto avevano pescato, come hanno fatto molte altre volte. Hanno sparato 30 colpi mandando fuori uso il radar del peschereccio. Non colpendo, per fortuna, i tre pescatori a bordo.
È successo l’altra notte, intorno alle 2.30, al peschereccio «Eclisse» di Marano Lagunare, un’imbarcazione da lavoro di 16 metri di lunghezza. A bordo c’era Oliviero Corso il capobarca, il suo socio Jimmy Ghenda e un altro pescatore, tutti trentenni e con alle spalle anni di lavoro sul mare. Erano impegnati in una battuta di pesca con i ramponi, «in acque territoriali italiane», giurano i tre, quando hanno visto una motovedetta croata che ha ordinato di abbandonare le acque territoriali croate (tra i due Stati non c’è un trattato in porposito). Al rifiuto dei pescatori maranesi, che affermavano di essere in regola, è partita una decina di colpi di fucile contro il peschereccio che hanno mandato fuori uso l’apparato radar.
Solo a questo punto l’«Eclisse» ha invertito velocemente la rotta addentrandosi nelle acque italiane, mentre la motovedetta croata ha puntato la prua verso la costa istriana. Il capobarca ha informato la Guardia costiera italiana. Da Lignano e Grado sono partite due motovedette della Guardia costiera che hanno preso in custodia l’«Esclisse», scortandolo fino al porto di Marano Lagunare. Da Lignano è partita anche una motovedetta dei carabinieri. A terra Corso e Ghenda, ancora impauriti dagli spari dei croati, hanno raccontato alle Forze dell’ordine quanto era successo in mare.
L’episodio è solo l’ultimo di una lunga serie d’incidenti tra pescherecci italiani e autorità marittime croate. L’ultimo episodio di una certa gravità risale nell’aprile 2001, quando alcune raffiche di armi leggere, sparate sempre da una motovedetta croata, raggiunsero lo scafo del «Nuova Giuliana» della marineria di Grado con a bordo cinque uomini, nessuno dei quali rimase ferito.
«Episodi di questo genere - afferma il presidente della Cooperativa pescatori di Marano, Daniele Squecco - succederanno ancora in futuro, perché il nostro è uno dei compartimenti più piccoli e non esistono acque internazionali. È successo in passato, ma almeno allora non c’erano stati spari. Abbiano cercato un accordo con le cooperative di Pola, che si sono dichiarate ben disposte a collaborare. Ma le cose si definiscono a livello politico. E tra Italia e Croazia non esiste alcun trattato sulle acque internazionali».
Sulla stessa linea il sindaco di Marano, Pizzimenti: «Non so esattamente come siano andate le cose. Io credo a quanto hanno affermato i tre pescatori maranesi. Ma quello che è grave è che questa volta si sia sparato. Queste situazioni non fanno bene a nessuno. È ora che si ponga un freno con accordi ben precisi».
Ferdinando Viola
Il Piccolo di Trieste 21/01/2003
Ancora sotto choc i pescatori di Marano Lagunare presi a fucilate lunedì mattina da una motovedetta istriana in mezzo al mare
Spari contro il peschereccio: aperta un’inchiesta
Diecimila euro di danni. Mattassi (Ds): «Intervenga la Farnesina con il sottosegretario Antonione»
MARANO - LAGUNARE La Capitaneria di porto di Marano ha già inviato un’informativa alla Procura di Udine che a breve aprirà un’inchiesta. Ora attende che le indagini chiariscano, per quanto è possibile, quello che è successo in mare lunedì mattina. E soprattutto individui la motovedetta croata responsabile degli spari. Del caso del peschereccio «Eclisse», preso a fucilate dalla polizia croata, si interesserà anche il ministero degli Esteri italiano.
Hanno dormito poco l’altra notte i tre pescatori colpiti dalle raffiche croate mentre si trovavano a pescare in alto mare, in direzione di punta Tagliamento. Gli spari dei croati hanno messo fuori uso l’impianto radar e la radio della loro barca. Il comandante Oliviero Corso, 32 anni, il socio Jimmi Ghenda, 25 anni, e il dipendente Giuliano Padoan, 40 anni, ieri non hanno fatto altro che ripetere la disavventura vissuta lunedì mattina, intorno alle 8.30. L’intimazione della motovedetta croata con tre poliziotti a bordo, il rifiuto di abbandonare la pesca, gli spari contro di loro. E poi l’allarme alla Capitaneria di Trieste che ha allertato due motovedette, una di Grado e l’altra di Lignano, intervenute in loro soccorso.
Ieri i tre sono risaliti in barca, ma non si sono mossi dal porto. Corso e Ghenda, dopo anni passati in mare lavorando «sotto padrone», tempo fa si erano messi in proprio acquistando l’«Eclisse» e avavano ingaggiato Padoan, un esperto di pesca. Ora per tornare in mare dovranno spendere oltre 10 mila euro per riparare radar e radio. «Eravamo nelle acque territoriali italiane - ha ribadito Corso - la zona la conosciamo come le nostre tasche e poi a bordo avevamo degli strumenti sofisticati, che non sbagliano. Abbiamo avuto veramente paura, quindici minuti d’inferno».
Della vicenda se ne occuperà anche il Consiglio regionale. In un'interrogazione al presidente della giunta, il diessino Giorgio Mattassi sollecita un intervento nei confronti del governo «e, nello specifico, del sottosegretario agli Esteri Roberto Antonione per arrivare alla definizione di un protocollo d'intesa» al fine di «rendere legale e sicura la pesca nell'Alto Adriatico». Mattassi chiede inoltre che alla definizione del Protocollo partecipino anche le associazioni professionali dei pescatori italiani e croati. Il consigliere dei Ds ricorda che quella di lunedì non è la prima volta che avvengono fatti analoghi. Mattassi fa inoltre presente che «attualmente la pesca avviene nelle acque oltre il miglio e mezzo dalla costa» e che «a livello europeo si sta legiferando per aumentare a tre miglia tale limite, rendendo praticamente impossibile l'esercizio della pesca in un tratto di mare stretto come quello dell' Alto Adriatico».
Ferdinando Viola
«L’imbarcazione italiana era 1,8 miglia all’interno delle acque territoriali»
La versione croata: «Solo colpi in aria»
POLA - Sulla sparatoria di lunedì mattina, ieri i giornali croati non hanno riportato neppure la notizia, mentre la polizia istriana ha minimizzato l'accaduto: «La motovedetta ha sparato solo alcuni colpi in aria a scopo di avvertimento» ha affermato laconicamente la portavoce della questura polese, Stefanija Prosenjak Zumber. In sostanza un incidente di poco conto interpretando le dichiarazioni delle autorità croate, quello avvenuto ieri l'altro in mezzo al mare all'altezza del golfo di Pirano, quando il peschereccio «Eclisse» di Marano Lagunare, impegnato in una battuta di pesca con i ramponi, si è visto bersagliato da una decina di colpi di fucile sparati da una motovedetta croata, che hanno mandato fuori uso l'apparato radar dell'imbarcazione italiana.
Questo il testo integrale dello scarno comunicato della Questura di Pola: «Lunedì, intorno alle 8,25, un peschereccio italiano è stato intercettato dalla motovedetta della capitaneria di Umago mentre stava pescando all'interno delle acque territorali croate. Lo sconfinamento era di 1,8 miglia. La polizia ha ordinato al motopesca di abbandonare le acque croate e ha sparato alcuni razzi di avvertimento. Al rifiuto dell'imbarcazione italiana, ha sparato alcuni colpi in aria. A quel punto la barca ha invertito rotta».
La portavoce della questura non ha escluso però che il peschereccio abbia subito dei danni: «È possibile, ma non abbiamo prove - ha detto - in quanto il peschereccio italiano si è subito dileguato».
Da voci diffusesi ieri nella città dell’Arena, si attendeva una comunicazione in merito del ministero degli Esteri croato che però, fino a tarda sera, non era stata diramata. Laconica, come la questura, anche l’agenzia ufficiale croata Hina che ha liquidato l’incidente in un paio di righe.
Il golfo di Pirano, dopo essere stato l’anno scorso scenario del braccio di ferro tra pescatori croati e sloveni, ridiventa pericoloso per quelli italiani. Ricordiamo che il 19 aprile del 2001 venne mitragliato dai croati il peschereccio gradese «Nuova Giuliana». Come raccontò il comandante Rudi Bassetti, che assicurò di trovarsi in acque italiane, la motovedetta croata, anche quella volta proveniente da Umago, prima lanciò due razzi di avvertimento e poi sparò alcuni colpi ad altezza d’uomo che fortunatamente non ferirono i membri dell’equipaggio. I colpi furono sparati nonostante il peschereccio avesse invertito la rotta.
i.b.
Il Piccolo di Trieste 22/01/2003




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