TORINO - Giovanni Agnelli nasce a Torino il 12 marzo 1921; eredita il nome dal nonno, fondatore della Fiat. Nel 1945 il creatore dell'impero muore e Vittorio Valletta diventa presidente; Gianni è vicepresidente. Da quel giorno la storia della sua vita, narrata da oltre cento libri, si intreccia con la storia del nostro Paese.
LA RICOSTRUZIONE - L'Italia, appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale, affronta gli anni della ricostruzione: per la Fiat è un'occasione da non perdere. Valletta incoraggia l'immigrazione dal Mezzogiorno e conduce con pugno di ferro le trattative con i sindacati. Dopo quindici anni di fatica e lavoro, l'Italia conosce uno sviluppo insperato.
BOOM ECONOMICO - I primi simboli del boom economico sono la Lambretta e la Seicento: la Fiat pone il proprio sigillo sullo sviluppo economico. Nel 1966 Gianni diventa Presidente. Di lì a poco scoppierà l'autunno caldo della contestazione studentesca e delle lotte operaie. Situazioni difficili che Agnelli affronterà sempre in prima persona. Dal 1974 al 1976, Agnelli ricopre la carica di presidente della Confindustria. Gli industriali hanno bisogno di essere rappresentati nel modo più autorevole possibile. La situazione politica è delicatissima. Il compromesso storico tra Democrazia cristiana e Partito Comunista fatica a decollare e il Paese deve affrontare due emergenze: la crisi economica e il terrorismo. Sono questi gli anni dell'austerità.
CRISI - La concertazione tra governo, sindacati e confindustria diventa un sistema consolidato di gestione delle scelte economiche fondamentali. Non è più possibile un atteggiamento come quello di Valletta. Alla fine del decennio l'azienda conosce un momento di crisi. La produttività cala spaventosamente e la Fiat annuncia 14mila licenziamenti. Si apre il più duro scontro sindacale del dopoguerra: sciopero per 35 giorni. Ai cancelli degli stabilimenti di Mirafiori il segretario del Partito comunista Enrico Berlinguer promette il sostegno del Pci in caso di occupazione delle fabbriche. Il braccio di ferro si conclude il 14 ottobre, con la «marcia dei quarantamila». A sorpresa, i quadri della Fiat scendono in piazza contro il sindacato. La Fiat rinuncia ai licenziamenti e mette in cassa integrazione 23mila dipendenti. Per il sindacato e la sinistra italiana è una sconfitta storica. Per la Fiat è una svolta decisiva.
RILANCIO - Agnelli, affiancato da Cesare Romiti, rilancia la Fiat in campo internazionale e, in pochi anni, la trasforma in una holding con ramificazioni nel campo dell'editoria e delle assicurazioni. Non più solo auto, ma un colosso globale. Nel 1987 la Fiat assorbe l'Alfa Romeo. Nel 1988 la Ferrari. Per Gianni Agnelli gli anni Ottanta sono un periodo d'oro.
GLI ULTIMI ANNI - L'azienda va a gonfie vele e lui è sempre più un personaggio nazionale. Nel 1991 è nominato senatore a vita da Francesco Cossiga. Nel 1996 passa la mano a Cesare Romiti che rimane in carica fino al 1999. È poi la volta di Paolo Fresco presidente e del ventiduenne John Elkann (nipote di Gianni) consigliere d'amministrazione. Nel 1997, scompare prematuramente il nipote Giovannino (figlio di Umberto e Presidente Fiat in pectore).




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