Dal sito www.ilnuovo.it

Taglia sulle volpi in Calabria: è polemica
La provincia di Reggio paga 50 euro ai cacciatori che presentano una testa di volpe. Il Wwf parla di "provvedimento da medioevo" e accusa la mancanza di alcun supporto scientifico per la decisione

REGGIO C. - E' polemica, in Calabria, dopo la decisione dell'amministrazione provinciale di Reggio di imporre una taglia sulla testa delle volpi. Per i cacciatori, che potranno dimostrare di averne uccisa una (mostrandone la testa mozzata), la Provincia verserà 50 euro di "taglia".

Per la bisogna sarebbero già stati stanziate almeno mezzo miliardo di vecchie lire. Una decisione che ha mandato su tutte le furie il Wwf. Fulco Pratesi, presidente dell'ente di difesa degli animali, parla di "provvedimento da medioevo", stigmatizzando, fra l'altro, la richiesta di presentare le teste delle volpi con, nota Pratesi, "conseguenze sanitarie imprevedibili".

La Provincia per ora si difende parlando di necessità di "riequilibrio ecologico". Stando all'amministrazione infatti sarebbero giunte proteste da parte di allevatori allarmati, che avevano subito danni a causa delle volpi.

Ma il provvedimento lascia lo stesso esterrefatti molti ambientalisti, oltre a parecchi amministratori della zona. Anche e soprattutto perché i soldi stanziati per pagare le taglie verranno distolti dall'apposito fondo per "la protezione del territorio e dell'ambiente".

Una sorta di paradosso eco-giuridico che fa gridare allo scandalo. Sul quotidiano La Repubblica, che oggi dà risalto alla vicenda, Nino Morabito, dirigente di Legambiente, parla di "affermazioni prive di senso". "In Friuli - ricorda - la Volpe è appena stata eletta mascotte. A Reggio si è aperto un registro dove si pagano i cacciatori che ne consegnano le teste".

La vicenda insomma, sembra ormai imbarazzante anche per la stessa amministrazione provinciale. anche perché, stando almeno a quanto denuncia Legambiente e Wwf, di studi seri, per verificare l'incidenza del numero di volpi sull'ecosistema ambientale, non ne sono stati fatti.

Insomma, sulla base di qualche denuncia, si sarebbe dato il via allo sterminio. Una vicenda che resta oscura. Peraltro, in Calabria, sono già state aperte alcune inchieste giudiziarie per stabilire se siano stati usati correttamente proprio i fondi che Regione e Ue stanziano in favore degli allevamenti danneggiati da attacchi di aquile e lupi.