È clima da incidente diplomatico. Dopo le gravi dichiarazioni rilasciate lo scorso giovedì da Rumsfeld, (“La posizione di Francia e Germania contro la guerra all’Iraq, per ora, non è rappresentativa della Nuova Europa. Io credo che questa sia un’Europa vecchia), si registrano temperature sempre più basse in ambito internazionale.
Le irriverenti esternazioni statunitensi non sono passate inosservate, specialmente in Francia e Germania, dove i media nazionali hanno approfittato per puntualizzare il punto di vista della “Vecchia”Europa.
La “Sueddeutsche Zeitung” sottolinea, efficaciemente, che: “Ci sono molte cose che la giovane America può imparare dalla vecchia Europa e una di queste è la storia” e la “Frankfurter Allegemeine” si chiede ironicamente “perchè, già che c’era, Rumsfeld non ha colto l’occasione per allargare l’asse del male.”
Una significativa presa di posizione, in un momento in cui è auspicabile, e necessaria, la ferma opposizione europea alle pericolose brame mondialiste degli atlantici.
In questa direzione è sceso in campo anche il solitamente pacato ministro degli Esteri tedesco, Joschka Fischer, che nel corso della suo viaggio diplomatico in Turchia, Giordania ed Egitto ha esplicitamente invitato il titolare della Difesa americano a moderare i toni, liquidando la questione con un laconico, quanto significativo, “Stia calmo”.
Segno di un avvennuto raffredamento dei rapporti Usa- Germania, e di una pericolosa incrinatura nelle relazioni tra il “Nuovo Mondo” e la sua serva della gleba occidentale.
Lo stesso presidente della Commissione europea, Romano Prodi dalla sede di Bruxelles ha tenuto a precisare che: “Non è la vecchiaia ma la saggezza a spingerci a evitare una guerra.” Mettendo così fine alla polemica sorta tra i due continenti, proprio a cinque giorni dalla presentazione del rapporto degli ispettori dell’Onu al Palazzo di Vetro, dove la Vecchia Eurpoa dovrà scendere in campo per difendere il propria autonomia decisionale di fronte alle pressioni statunitensi.
Ma il passo falso della Casa Bianca sembra non impienserire troppo George W. Bush, certo di poter portare avanti la stategia bellica in Iraq e i piani d’insediamento nella terra dei pozzi petroliferi, grazie anche all’aiuto delle fedeli servitrici Italia e Spagna, e dei nuovi vassalli dell’Est, come ha tenuto ha precisare sfrontatamente Ari Fleischer. Questo è il segno dell’assoluto menefreghismo atlantico nei confronti della volontà comunitaria e della sprezzante fiducia nelle proprie scelte. Ne è la dimostrazione la nuova bordata del segretario di Stato Usa, Colin Powell, che in un’intervista alla tv americana Pbs, senza mezzi termini ha praticamente accusato la “vecchia” Europa di voler nascondere la testa sotto la sabbia, sottolineando che “ci sono nazioni che vorrebbero semplicemente rimuovere il problema del disarmo iracheno, far finta che non ci sia perchè disturbate dall’idea dell’uso della forza.”
Del resto, gli States continuano a ribadire di avere prove che Saddam Hussein possegga armi di sterminio. Prove di cui per il momento non vogliono omaggiare la comunità internazionale, e neanche gli ispettori dell’Onu alle prese con affanose, ma inconcludenti, ricerche di materiale bellico proibito. “Intendono rivelarle solo al momento opportuno”, traccheggia il sottosegretario di Stato americano, John Bolton, simulando un imminente coup de theatre, che certamente non arriverà.
Nell’attesa, dunque, gli esperti dell’Umnovic e dell’Aiea proseguono il proprio lavoro e rendono noto che nei campioni prelevati in Iraq e consegnati al laboratorio di Seibersdorf, in Austria, finora non è stata rilevato alcun elemento che possa attestare il riarmo nucleare di Baghdad. Per il direttore del centro di ricerca austriaco, Gabriele Voigt, “nell’impianto finora sono stati sottoposti a verifica 16 dei 20 campioni prelevati da filtri dell’aria o da tubi metallici. E al momento non è stato accertato nulla di significativo.”.
Ma l’evidenza non basta a Washington e, ora che è palese l’infondatezza delle sue accuse, ci si appiglia alle parole e continuano le pressioni su Blix, consigliato di “non cercare una pistola fumante, o un ago nel pagliaio ma di verificare se l’Iraq abbia dato risposte alle richieste del Palazzo di Vetro” e intimato a chiare lettere: “Attendiamo di ascoltare delle risposte, perchè finora non abbiamo visto nulla.”




Rispondi Citando