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    Predefinito Nel nome del Padre comune

    Tratto da Focus

    1° parte


    Nel nome del Padre comune

    Nei testi sacri ci sono le prove di un messaggio di unità: rispettiamolo, finirebbero tante rivalità religiose.

    Nel nome di uno stesso Dio, ebrei,cristiani e musulmani pregano,amano, guardano al futuro, ma può accadere che si facciano anche la guerra. Negli ultimi tempi si tende a rimarcare differenze piuttosto che somiglianze; molti utilizzano luoghi comuni, scambiando tradizioni locali per vera religione, senza risparmiarci qualche “leggenda metropolitana”.

    A lezione di religione

    Quasi mai però si fa riferimento alle dottrine originali di queste religioni. Che rivelano quanti siano i punti in comune fra le tre grandi fedi monoteiste, che tutte insieme rappresentano il credo di più della metà degli abitanti della Terra. E fanno capire che sono così sostanziali da rendere assurda e incoerente qualsiasi pretesa di diffidare degli appartenenti ad altre religioni o peggio ancora, nel vedere in loro “infedeli” o nemici da combattere.

    Il Grande Patriarca

    La figura biblica che unisce, più di tutte è quella di Abramo, il padre spirituale, e forse anche reale, di ebrei,cristiani e musulmani. Abramo fu il grande pensatore che scoprì l’evidenza diretta di un Dio unico. Fu il fondatore del monoteismo. Dal suo seme, il testo biblico racconta, nacquero Ismaele, dal quale sono discesi gli arabi o israeliti, e Isacco, da cui vennero gli ebrei e i cristiani. <<Nella Bibbia si sancisce la fratellanza fra ebrei, cristiani e musulmani>> spiega Jean Lonis Ska, teologo del Pontificio istituto biblico.
    Le parentele bibliche sono, in effetti, strette: la moglie di Abramo, Sara, non può avere figli e allora prega una schiava, Agar, di concepire un bambino con Abramo al posto suo. Una sorta di ricorso alla pratica moderna dell’utero in affitto, perfettamente accettabile a quell’epoca. Nasce Ismaele e poi, per intervento divino, gia molto avanti nell’età, Sara riesce a partorire lei stessa un figlio, Isacco. <<Incomprensioni tra Sara e Agar, costringeranno Abramo a mandare via di casa, a malincuore, la schiava con Ismaele. Andranno nel deserto, dove però verranno sempre aiutati da un angelo mandato da Dio>> sottolinea Ska.

    Ismaele e Isacco

    E qui si scopre un secondo punto importante: nella Bibbia l’angelo rassicura Agar dicendo che anche Ismaele fonderà un grande popolo di Dio. <<E’ vero>> conferma Elia Ricetti, rabbino capo di Venezia <<si tratta di due patti. Distinti, ma di due patti>>. Quindi la Bibbia afferma che Dio fece un patto con Abramo e la sua discendente attraverso Isacco (gli ebrei, e in seguito i cristiani), ma che fece qualcosa di simile anche con Ismaele (i musulmani).
    La Bibbia ovviamente è prodiga di particolari sul primo dei due patti, dato che racconta le vicende degli ebrei. Ma a margine della cronaca ebraica, ci sono altri dati a favore della sussistenza dell’altro patto e di un rispetto reciproco. <<Isacco nella vita adulta va a fare visita al fratello Ismaele. E poi Ismaele partecipa anche ai funerali di Sara e dello stesso Abramo. Quando Ismaele muore, vengono profuse nella Bibbia le stesse parole che si usano nei confronti dei giusti>> spiega il rabbino.
    L’importanza del patriarca è riconosciuta anche dal Corano, dove si racconta il sacrificio compiuto da Abramo (senza specificare però il nome del figlio che il padre, messo alla prova da Dio, stava per immolare).

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    Predefinito 2° parte

    Abramo e la Mecca

    La festa più importante dell’islam, la ‘id al-adha, ricorda proprio il sacrificio di Abramo, simbolo della sottomissione a Dio, ma anche della misericordia divina. Abramo ed Ismaele, secondo il Corano, avrebbero insieme fondato la Kaaba della Mecca (la struttura che conserva la Pietra Nera), a confermare lo strettissimo grado di parentela tra ebrei (da cui si distaccarono i Cristiani) e musulmani. <<Che si riflette anche dal punto di vista culturale>> spiega Ska. <<Abramo che a 75 anni, su chiamata del Signore, lascia la casa del padre (un venditore di idoli) per fondare il popolo di Dio, è l’uomo che rompe i ponti col passato, è il superamento del mito di Ulisse e del concetto greco dell’eterno ritorno. Con Dio nn si torna indietro, si bruciano le navi e si va avanti, verso il cambiamento. Con Abramo la religione diventa storia. Infatti se prima la religione era legata a una dimensione mitica della crea<ione, in un tempo indefinito, al di fuori di una dimensione storica, nella Bibbia Dio si muove nella storia e, anzi, ne determina con gli uomini gli avvenimenti. Da modo per affrontare eventi particolari, come il cambiamento delle stagioni, le carestie o la morte, la religione diventa con Abramo pratica quotidiana, portatrice di etica e di valori che tutti devono rispettare delle società.
    Il fatto di dettare uno stile di vita e di proiettarsi nella costruzione della storia umana, oltre al gusto per la scienza, accomuna le tre grandi religioni.

    Jesus Christ Superstar

    Un altro dato stranamente poco noto in Occidente è la popolarità di Gesù nel mondo musulmano.<<Per i musulmani>> chiarisce l’iman Yahya Sergio Yahe Pallavicini, direttore della Comunità religiosa islamica italiana <<Gesù è un profeta molto particolare, perché ha portato (di persona) la parola di Dio a un livello analogo al Corano. Molti sapienti musulmani fanno un parallelo fra l’eucarestia dei cristiani e la recitazione dei versi del Corano. Nell’Islam si ritiene che Gesù sia il maestro del soffio divino della vita. Inoltre il Corano riconosce grande importanza a Maria di cui si sottolinea lo stato di verginità>>.
    E’ il ruolo di Gesù (Ibn Mariam, cioè figlio di Maria), nato si a Betlemme, ma sotto una palma, e che per il Corano non è mai morto in quanto Dio lo avrebbe elevato in cielo da vivo, è fondamentale per i musulmani. Anche loro credono nel giorno del giudizio, ma non pensano che a giudicarli verrà il loro amato profeta Muhammad (Maometto). Chi allora? A tornare sulla Terra sarà proprio il padre della religione cristiana: <<Il compito, è scritto nel Corano, sarà di Gesù>> spiega Pallavicini, che non vede in ciò alcuna contraddizione. <<L’Islam riconosce i profeti biblici della tradizione ebraica, la figura di Gesù e molti santi cristiani. Siamo tutti discendenti d Abramo, ma ancora prima di Sem (altra figura biblica), del quale vengono i popoli semitici>>. Una discendenza confermata anche dalla scienza: la moderna genetica ha dimostrato che ebrei e palestinesi sono geneticamente uguali, hanno gli stessi antenati.

    Presepi vietati?

    C’è da chiedersi, tornando a Gesù, come sia nata la notizia, citata come esempio di sopruso ai danni dei cristiani da alcuni uomini politici ( ma sembra più una leggenda metropolitana), di quelle scuole della Lombardia che non avrebbero fatto i presepi per non offendere i bambini musulmani li presenti. Di che cosa dovrebbero offendersi se la loro religione insegna il rispetto per Gesù?

    Rivolto a tutti





    La dimensione etica delle tre grandi religioni non deriva solo da un concetto di parentela, più importante ancora è il loro carattere universale, cioè aperto a tutti.
    San Paolo, il grande promotore della religione cristiana e colui che prese le distanze dal mondo ebraico, nella sua Lettera ai Romani e in altri documenti fa riferimento ad Abramo con un numero di citazioni inferiori solo a quelle dedicate a Gesù. E sottolinea che Abramo scoprì Dio ben prima del patto della circoncisione (praticata poi anche dai musulmani) e che pertanto non è necessario circoncidersi e far parte della stirpe ebraica per seguire il Signore. <<Ma va ricordato che la vocazione universalistica c’è sempr stata fra gli ebrei>> spiega il rabbino di Venezia.
    Universalistica è anche la religione musulmana (<<Che non fa alcuna discriminazione di razza o di censo>> ribadisce Pallavicini).

    Umili, Schiavi, Oppressi.

    Le tre grandi religioni non sono nate “aristocratiche” e hanno la caratteristica di rivolgersi a tutti con una certa attenzione ai problemi sociali. Quella ebraica è stata la religione di un popolo di schiavi, quella cristiana inizia come speranza per gli oppressi, quella musulmana ha pure fondato il suo successo fra gli umili.
    <<Non è un caso che uno dei cinque pilastri dell’Islam sia la decima, l’elemosina del 10 per cento del proprio guadagno per i bisognosi>> spiega Pallavicini. In Pratica è l’altra faccia della carità cristiana o della solidarietà ebraica. <<Le tre religioni hanno in comune la ricerca del bene, la pratica quotidiana della preghiera e un forte interesse per la collettività.
    E aggiunge Ricchetti: <<Io torvo che in comune abbiamo il senso di giustizia, il rispetto per i bisogni del prossimo, della vita, l’idea che tutti sono figli di Dio, la sacralità della famiglia, ancora punto di appoggio fondamentale per gli esseri umani>>. Ce n’è insomma a sufficienza per pensare che le tre religioni, invece che per cementare l’odio reciproco, possano servire per combatterlo.

    Franco Capone.


    Seguirà "Se Dio va in Guerra"

 

 

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