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    Thumbs up Parte il progetto della "rai federalista"

    Cresce l'influenza del Carroccio sulla Tv di Stato. Dai prossimi giorni sarà concesso più spazio alle realtà locali, e si prevede il potenziamento delle sedi milanesi. Tutto grazie anche al cda "dimezzato".
    di Gianluca Roselli

    ROMA - Quando Umberto Bossi circa un anno fa in ogni vertice del Polo dava battaglia per avere a tutti i costi un suo uomo nel Cda della Rai, sapeva bene quel che faceva. Era conscio perfettamente, il Senatùr, del valore strategico di una tale carica. Poi è arrivata anche la direzione di Rai Due con Antonio Marano. Ma l'importanza di avere Ettore Albertoni nel Cda di viale Mazzini è andata ben oltre le aspettative del leader leghista. Chi poteva prevedere, infatti, che, a meno di un anno dalle nomine, il Cda si sarebbe ridotto a soli due membri, con ampissimi spazi di manovra per l'uomo di Bossi?

    E non si può dire che il professor Albertoni si stia facendo sfuggire l'occasione: libero di fare il bello e il cattivo tempo, senza troppi vincoli e controlli, in questi mesi numerosi sono stati i suoi progetti, le circolari, i vademecum, le direttive e i suggerimenti diretti alle redazioni dei programmi dell'azienda pubblica. Tutti con un fil ruoge: fare della Rai una tv federalista. E i frutti di questo lavoro quotidiano si inizieranno a vedere presto. Sabato innanzitutto, quando alle 12.25 andrà in onda su Raitre il primo 'Tg regionale settimanale': ogni regione avrà un'edizione speciale del Tgr che riassumerà i temi trattati durante la settimana, con possibili commenti e approfondimenti. Mezz'ora di lente di ingrandimento sulla cronaca locale e su tutto ciò che accade nel territorio.

    Ma questo è solo il primo passo. La torta più grossa della nuova tv federalista sarà il famoso 'Tg delle Culture, delle Arti e degli Spettacoli': un notiziario quotidiano di 15 minuti realizzato a Milano con una redazione diretta da Romano Bracalini (ex-vicedirettore del Tg3 poi silurato da Antonio di Bella), con collegamenti a Firenze, Roma e Palermo. Anche il Tg delle Culture, poi, avrà il suo bel magazine settimanale di 45 minuti in onda, preferibilmente, la domenica. "Il nuovo Tg dovrà dare un'adeguata informazione mirata alla conoscenza dell'imponente patrimonio culturale del nostro Paese - scrive nel suo progetto Ettore Albertoni - dovremo offrire un prodotto di qualità in grado di raccontare le vicende culturali italiane e internazionali, ma anche andare alla scoperta del territorio, delle radici, delle storie, degli episodi e dei personaggi delle realtà locali". Insomma, notizie culturali, ma anche ricerca dell'identità, tema molto caro al Carroccio.

    Infine, l'ultimo tassello, stabilito dal nuovo contratto di servizio appena approvato, è una finestra di mezz'ora alla settimana, sempre su Raitre, dedicata alle Regioni, "uno spazio - si legge nella nota - che le enti regionali potranno utilizzare come vogliono". "Saranno le sedi locali a decidere con quali contenuti riempire questa finestra: si potranno approfondire alcune tematiche, oppure dare informazioni di servizio o realizzare documentari. Abbiamo lasciato alle singole regioni libera scelta: anche quella di non usufruire di questo spazio - spiega Davide Caparini, responsabile dell'informazione della Lega e vice presidente della commissione di vigilanza Rai - la cosa importante è però che stiamo finalmente realizzando il sogno di una tv sempre più vicina al territorio e ai cittadini. Mi sembra davvero una svolta epocale, una vera rivoluzione: alla Rai tanti cambiamenti in così poco tempo non si erano mai visti. Ci voleva la Lega al governo...".

    Già, però questa spinta regionale a Roma sta provocando malumori e resistenze, anche perché se vengono potenziate le sedi locali, molti investimenti verranno dirottati sul territorio. Prendiamo Milano: secondo i vertici dell'azienda, l'attività del centro di produzione dovrebbe raddoppiare, con l'ampliamento degli studi alla Fiera e la messa in cantiere di nuove trasmissioni. Che significa molti più soldi da viale Mazzini a corso Sempione. "Raccogliamo i favori di tutti quelli che in Rai erano sminuiti - continua Caparini - con i nuovi programmi molte persone da sempre sottoutilizzate avranno finalmente l'occasione di dimostrare il loro valore e le loro capacità professionali. Certo, qualcuno sbufferà perché dovrà lavorare di più. Comunque, a parte qualche caso isolato, le sedi regionali della Rai ci manifestano il loro apprezzamento".

    In realtà, qualche problema sul territorio c'è, specie per quanto riguarda i contenuti. Il progetto di Albertoni, infatti, non si limita a delineare il quadro generale, la cornice in cui muoversi, ma entra nei dettagli su come devono essere realizzati i programmi, sui contenuti da trattare, il tipo di conduzione e il linguaggio da usare, come effettuare i collegamenti esterni, quante persone utilizzare. Insomma, il professore leghista sembra lasciare ben pochi margini di autonomia ai giornalisti. E qualcuno comincia a dare segni di insofferenza. Così, quando nella sua ultima intervista al Corriere della Sera, Albertoni, riferendosi a un episodio del giorno precedente, ha dichiarato che il Tg regionale della Lombardia "non può aprire la sua edizione con lo scoppio di una fabbrica di bottoni dove c'è stato qualche lieve ferito", la redazione milanese è sbottata invitando ironicamente il consigliere leghista a decidere lui la scaletta del Tg regionale. Dettagli, particolari, che però dimostrano l'esistenza di qualche tensione.

    Ma non verrà potenziata solo la sede di Milano. In Valle d'Aosta, per esempio, Raitre regionale presto inaugurerà un nuovo programma settimanale tutto dedicato alla montagna che toccherà argomenti come sport, turismo, tradizioni, enogastronomia e cultura. E trasmissioni di questo tipo sono destinate crescere come funghi su e giù per lo stivale. Ma se il progetto di tv federalista coinvolge soprattutto Raitre nella sua funzione di canale più legato al territorio, anche Raidue non sta a guardare: presto andrà in onda un programma dedicato agli spettacoli di cabaret regionale, a cui ne seguirà un altro sulle musiche popolari italiane. Mentre a primavera sulla rete diretta da Antonio Marano arriverà 'Regionando', programma 'federalista' condotto dall'ex-portavoce di Bossi Simonetta Faverio che oggi è vice di Anna La Rosa ai Tg parlamentari.

    Ma l'imprinting della Lega sulla tv di Stato non riguarda solo il maggior spazio offerto alle autonomia locali: il 19 marzo la Rai celebrerà la 'Giornata della Famiglia' e in quel giorno, come ha spiegato Antonio Baldassarre, "tutte le trasmissioni devono essere improntate ai problemi della vita familiare, delle giovani coppie, dell'educazione dei figli". E la famiglia è un'altra istituzione su cui fa perno da tempo la propaganda leghista.

    (24 GENNAIO 2003; ORE 10:40)

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  2. #2
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    Predefinito

    Segnali interessanti, ma quante altre cose ha definitivamente o quasi abbandonato e sacrificato il movimento? Bisognerebbe usare un bilancino, ma forse è troppo presto, bisognerà attendere la fine legislatura.

    Io rimango molto deluso.

  3. #3
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    Predefinito Friuli:Piena autonomia per la Rai della regione

    Piena autonomia per la Rai della regione


    . La copertura territoriale di Raitre regionale nelle zone montane del Friuli-Venezia Giulia, la programmazione nelle lingue minoritarie, la televisione transfrontaliera e - non ultimo - il tema dell'autonomia della sede regionale della Rai in un ottica di decentramento e federalismo del servizio pubblico radiotelevisivo. lingue minoritarie (sloveno compreso) che trova spazio ulteriore dopo la firma del nuovo contratto di servizio tra la Rai e lo Stato. . Un segnale forte di richiesta alla sede centrale, di decentramento di tipo culturale, ideativo e produttivo. Un contributo per far calare sul territorio forme di reale federalismo anche del servizio pubblico radiotelevisivo.

 

 

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