"GENERALE HORNER
«Sì, nel ’91 saremmo dovuti arrivare fino a Bagdad»
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
NEW YORK - Perché nel 1991 gli americani decisero di non andare a Bagdad? La domanda è di quelle che arrovellano per anni gli storici, senza però metterli d'accordo. Secondo il generale Charles Horner, l'ex capo dell'Aviazione americana che guidò l'offensiva aerea alleata durante la Guerra del Golfo, la risposta è meno complessa di quanto sembri.
«Se si vuole parlare di miopia e di opportunità mancata, come credo sia giusto fare, la responsabilità è della leadership politica e non certo delle gerarchie militari - spiega il generale, oggi in pensione -. Noi come al solito ci siamo limitati a eseguire gli ordini dall'alto».
Il 28 febbraio 1991, subito dopo la liberazione del Kuwait, George Bush Sr., padre dell’attuale presidente, aveva davanti a sé due strade: accontentarsi e tornare a casa o proseguire fino alla conquista di Bagdad. Alla Casa Bianca scelsero la prima. Nonostante le proteste di Norman Schwarzkopf, il leggendario generale capo della missione «Desert Storm», secondo il quale quell'ordine costituiva «la peggior ritirata militare americana» dai tempi della Guerra Civile, quando il generale Meade decise di non inseguire le forze del generale Lee dopo la vittoria unionista di Gettysburg, nel luglio 1863.
«Non credo che l’allora presidente avesse capito veramente, dodici anni fa, quanto perfido e pericoloso fosse Saddam Hussein - ipotizza Horner -. Gli Stati Uniti sono un Paese molto isolato e spesso ingenuo. Non siamo cosmopoliti come voi europei, che grazie ai tanti vicini di casa avete una visione ben più approfondita e complessa del mondo».
«Se avessimo spedito le nostre truppe di terra a Bagdad - si giustifica Bush padre nel libro A World Transformed del ’98 - gli Stati Uniti oggi sarebbero una forza di occupazione in una terra a loro aspramente ostile. Cercare di eliminare Saddam - aggiunge - avrebbe comportato costi umani e politici incalcolabili».
Eppure i consiglieri che allora lo invitarono alla prudenza - Dick Cheney, Colin Powell, Paul Wolfowitz, Lawrence Eagleburger - sono gli stessi che adesso spronano Bush Jr. all'azione. «Neppure loro sapevano ciò che ci ha raccontato nel ’94 l'esule Wafiq Sammarai, ex capo dei servizi segreti dell'esercito iracheno - continua Horner - e cioè che, la notte in cui gli Usa dichiararono la fine dell'offensiva, Saddam Hussein era in preda a una depressione profonda. Piangeva, si disperava ed era inconsolabile».
«Se avessimo saputo che era tanto vulnerabile - incalza il generale - avremmo terminato il conflitto in maniera ben diversa. Magari offrendogli un esilio dorato in Libia o in Giordania».
Se avessimo spedito ancora più avanti le nostre truppe, gli Stati Uniti oggi sarebbero una forza di occupazione in una terra a loro ostile
I soldati americani impegnati nella Guerra del Golfo nel ’91: quelli delle altre forze alleate superarono i 265 mila, per un totale di 680 mila militari
I soldati americani inviati nel Golfo Persico: 60 mila erano già presenti nella regione; altri 90 mila sono stati dispiegati (a partire da Natale) dal Pentagono
Alessandra Farkas
Esteri "




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, a parte il fatto di rovinare tutti i nostri rapporti commerciali con l'Iraq, a parte il fatto di mettere in ginocchio centinaia di aziende Italiane che avevano rapporti con L'iraq, a parte il 500.000 morti sotto i bombardamenti, dicevo a parte questo l?italia non ne ha avuto nessun beneficio.
