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  1. #1
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    Como Muggiò
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    Rafforzare il partito della ragione e del buon senso



    Quali sono gli orientamenti ideali e reali del Pri oggidì?

    Conosco la sua storia, dalle idee mazziniane quali l'unione di capitale e lavoro, all'immediato dopoguerra come partito anticapitalista laico, agli anni sessanta, avvicinamento al centrosinistra e idea di partito modernizzatore, serio, affidabile, stile "socialdemocrazie nordiche"...fino agli ultimi sviluppi nel post-Spadolini, Alleanza democratica, MRE etc.......tuttavia, ultimamente "vi ho perso un pò di vista"...per cui avrei piacere di conoscere in sintesi come e cosa si propone il Pri oggi, quali le linee ideali e i principi ritenuti ancora "buoni", la sua identità insomma...dalla voce di chi repubblicano è .... (ho visto il sito e letto molti interventi però necessiterei di una "sintesi")..cosa farebbe il Pri se domani avesse il 51% dei voti? Quale idea di società?

    grazie a chi mi risponderà...

  2. #2
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    Predefinito con il 51% dei voti?

    Dittatura garibaldina, monumenti a Nino Bixio Saffi e Mazzini, soppressione del Vaticano, e si riprende la Dalmazia e Nizza dopo aver ricostituito le camice rosse.
    Sotto l'1 per cento invece si annaspa peggio dei russi a Stalingrado! Comunque poi ti rispondo magari con più calma, intanto possono farlo gli amici.

  3. #3
    Garibaldi
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    Predefinito

    La prima cosa che farei sarebbe quella di rivoluzionare la scuola pubblica improntando tutto sulla creazione di una cultura del "cittadino" per creare dei futuri buoni repubblicani socievoli ed umani disposti a vivere per il bene comune!!!!!!!!e poi capitale e azione nele stesse mani!!!!!!!!!butterei all'aria il capitalismo di frontiera di quelli che intascano i profitti e ci fanno pagare le perdite!!!!!
    Ma la cooperazione senza una mentalita' sociale da vero repubblicano e d avero cittadino sarebbe impossibile da attuarsi!!!!!!!!!quindi prima di tutto scuola, educazione, ancora scuola ed ancora tanta, ma tanta educazione delle masse!!!!

  4. #4
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    Predefinito accetto la gentile provocazione

    insegnerei ad insegnare.

    Il PRI non si avvicinò al centrosinistra, ne fu un fondatore, per attirare nell'area della maggioranza il PSI di Nenni che si era attardato nell'alleanza con il PCI togliattiano di obbedienza sovietica.
    Ne soffrì in dirigenti ed elettori, cioè si sacrificò per il bene comune dell'Italia. tanto è vero che alle elezioni politiche del '63 tocco il più basso livello di elettorato della sua storia.
    Da quella felice intuizione ne scaturì un PRI nuovo e sempre aperto alle istanze della società.
    Come avrai visto molti in questi ultimi anni si sono avvicinati al centrosinistra, quelli con più organizzazione tentarono di inglobarci, e infatti alcuni nostri dirigenti, visto che il bipolarismo comportava una perdita di posti per i partiti piccoli, fuoriuscirono per cercare collocazione in altri partiti più grossi.
    Quelli non erano repubblicani, ma semplici impiegati che come tutti i dipendenti chiedevano un trasferimento verso un nuovo posto più remunerativo. ora speriamo, senza illuderci, che ci sia un'altra funzione per il PRI, la terza forza non terza via, che aveva elaborato Spadolini ci stà tutta nell'attuale bipolarismo.
    Aspettando quel proporzionale che non sappiamo se verrà mai fuori dall'attuale parlamento.
    Speriamo che la tua richiesta non sia stata una provocazione, perciò ti invito al prossimo congresso del PRI che si terrà il 26/27/28 ottobre in una città del centro Italia, spero. così potrai toccare con mano che cosa è il PRI oggi.
    Fammi sapere se hai fatto altre domande ad altri partiti.
    Ciao.

  5. #5
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    Predefinito

    Mi dà tanto l'idea che tu sia un pò prevenutello. Pazienza.
    Chiedevo informazioni perchè mi interessa conoscere gli orientamenti attuali del Partito, di quel partito che la mia famiglia, anche se solo per parte paterna ha molto sostenuto nel passato. Mi interessa conoscere quale visione della politica e della società accomuna i repubblicani di oggi, dacchè di quelli del passato si legge sui libri di storia e di quelli del presente nulla si sa, dato l'ostracismo dei mezzi di informazione.
    Le domande,se permetti, le faccio ai partiti per i quali nutro un certo interesse, e dei quali comunque so poco, non a quelli circa i quali conosco più cose degli stessi militanti. Comunque scusa se ho disturbato (anche se non mi hai risposto).

    ps

    i primi esperimenti di governo di centro-sinistra furono senza il pri. Secondo Governo fanfani, 1958, dc-psdi. Poi due governi monocolore, poi il quarto fanfani con dc-psdi-pri. Tralasciando le esperienze postbelliche,in relazione a quanto dicevo,ovviamente.

  6. #6
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    Predefinito allora in onore della memoria di un eroe sovietico

    vedo di rispondere a Vassily. Ovviamente il nostro problema politico, i nostri ideali, la possibilità di realizzarli sono relativi alle nostre forze e vanno commisurate con esse. Per questo allo stato attuale delle cose, credo che il pri possa solo essere una riserva democratica, considerando che è questa la nostra tradizione e che essa comporta un patrimonio piuttosto esclusivo. Su cosa essa possa esercitarsi effettivamente è il tema principale del nostro impegno per presente e per il futuro e devo dire che Garibaldi, a spada sguainata, come suo solito, ha centrato quello che è a mio avviso, l'aspetto di maggiore rivelanza e cioè il funzionamento del sistema capitalistico. Noi siamo una forza politica profondamente radicata a questo tipo di sistema, lo conosciamo a fondo e non lo demonizziamo. Ciò ci ha consentito di valutarne i difetti e di cercare di correggerli, perchè sappiamo che esso è un motore indispensabile per gli obiettivi di benessere della società e dei suoi cittadini, ma che non va lasciato a se stesso. Il nostro compito è dunque quello di porre dei freni e delle regole certe al capitalismo per arginarne la deriva distruttiva dell'anima che lo pervade, quella della avidità. Sotto questo profilo abbiamo perseguito per anni la politica dei redditi e della concertazione. Nello stesso tempo abbiamo anche individiduato la necessità che non fosse lo Stato e la spesa dello stesso a pesare sulla struttura del Paese, limitandone le possibilità di sviluppo e di libera iniziativa privata. Per questo abbiamo perseguito unA istanza riformista, prima con il centrosinistra a cui siamo stati a fianco fino a quando la maggioranza del nostro partito ha ritenuto che questa formula politica perseguisse un obiettivo di riforme economiche e l'abbiamo lasciato, quando abbiamo ritenuto che tale compito fosse impossibile per chi pure lo aveva promosso. Questa scelta ovviamente ha aperto una crisi nel partito, perchè ci sono amici che ritengono comunque la nostra collocazione politica in maniera naturale ed imprescindibile dalla formula di centrosinistra, anche se il centrosinistra storico, al quale noi abbiamo collaborato in maniera dirimente si è spalmato, per così dire, sui due fronti della barricata e, ad occhio e croce è più di qua che di là, come a mio modo di vedere testimonia la scelta di Cisl e Uil sul patto del lavoro. Ma a parte i temi economici, nel partito si sono fronteggiate posizioni keynesiane o più liberiste a secondo dei momenti congiunturali, un caposaldo imprescindibile è stata la scelta di politica internazionale, che vede il pri come partito atlantico per eccellenza ed è solo in questa prospettiva che esso può anche avallare un ideale europeista. Sotto questo profilo, ho visto molto difficile il rapporto con l'Ulivo e mi trovo meglio con un presidente del Consiglio che non esita a ricordare il nostro legame con la libertà ottenuta grazie all'intervento statunitense durante e dopo la seconda guerra. In ogni caso, quello che vorrei rimarcare dello spirito repubblicano, che non vada mai perso, è un atteggiamento di diffidenza e di critica nei confronti del potere costituito quale che sia, perchè dei regimi si pagano più i difetti che i pregi ed un ruolo in questo senso va sempre svolto. anche perchè noi siamo tradizionalmente e convintamente una forza di minoranza che significa, proposta e movimento. Ovvio, però, e lo ribadisco che mai avessimo il 50,1% dei consensi, dittatura garibaldina, irredentismo, distruzione delle chiese e soppressione della Santa sede, invasione della Savoia e contingente armato a presidio di Gerusalemme. Vedo bene anche periodi di addestramento ricorrenti con i marins statunitensi, ai quali delegherei con me, ovviamente, i carrarini ed i forlivesi.

  7. #7
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    Predefinito tratto da L'ARENA di Verona 25 luglio 2002

    Un saggio penetrante e conciso di Silvio Pozzani dedicato al profeta repubblicano

    Gli ultimi giorni di Mazzini

    C’è qualcosa di ingenuamente patetico nell’avventura siciliana di Giuseppe Mazzini dell’agosto 1870. Convinto che l’isola sia sul punto di insorgere, si imbarca, sotto falso nome, per raggiungerla, ma, arrivato a Palermo, non riesce neppure a mettere piede a terra: la polizia, avvertita dalla solita soffiata, entra subito in azione. Arrestato e trasferito su di un’altra nave, finisce ancora una volta in prigione, a Gaeta, proprio là dove Francesco di Borbone aveva combattuto l’ultima battaglia contro i Savoia. Mazzini ha sessantacinque anni e il governo ne tiene conto. Lo trattano con riguardo, mettendogli a disposizione tre stanze con vista sul mare e lui passa le giornate leggendo, conversando e soprattutto scrivendo lettere. Da questo punto di vista, non è secondo a nessuno, tanto che ci sono voluti una novantina di volumi per raccogliere le circa 40mila missive scritte nel corso della sua vita.
    Il 14 ottobre, viene rilasciato. Il re, in occasione della presa di Roma, concede un'amnistia ai detenuti politici. Mazzini, che non gode di buone condizioni di salute, ha davanti a se ancora un paio d’anni di vita. Li trascorre vagando di città in città e tessendo, come sempre, la tela delle cospirazioni, in attesa di quell’insurrezione decisiva che non arriverà mai. Muore, nel marzo del 1872 a Pisa, da esule in patria, sotto falso nome: George Brown, commerciante ebreo con passaporto inglese. Ma a Genova, per i funerali, accorrono decine di migliaia di persone e le esequie si trasformano in una manifestazione imponente.
    Al Mazzini del biennio 1870-1872, ha dedicato un conciso e penetrante studio Silvio Pozzani. Si tratta di un lavoro (« Cospirazione e insurrezione nell’ultima corrispondenza di Giuseppe Mazzini. 1870-1872 »); che attraverso un’analisi delle lettere scritte in quel periodo, ci restituisce l’immagine di un personaggio tormentato. Con un attivismo febbrile, Mazzini spende infatti le sue ultime energie nel vano tentativo di realizzare quei progetti politici a cui aveva dedicato tutta la sua esistenza.
    Deluso per quanto successo a Roma, sottratta al papa ma «profanata» dai Savoia, è convinto che proprio dalla Città Eterna possa partire quell’imminente rivoluzione in cui continua a credere. Se non sarà Roma, sarà Genova, o la Sicilia, o l’Italia centrale: prima o poi si accenderà la scintilla che diventerà un incendio. Gli uomini pronti alla lotta non mancano: nelle sue lettere, egli non parla solo dei seguaci di Garibaldi, ma anche dell’esercito e della marina regi, dove, secondo lui, sono in molti ad attendere il momento giusto per insorgere.
    L’Italia democratica e repubblicana prenderà il posto di quella che ha tradito le speranze del Risorgimento, è solo questione di tempo. Anche se poi non mancano, in altre lettere, i toni sfiduciati, con la delusione che subentra alle illusioni. Missive in cui si parla di un’Italia che dorme o che si è assopita, in cui egli non si può riconoscere: « oggi mi sento talora più esule in Italia che fuori ». Ma alla fine sono le speranze a prevalere. Non lo dimostrano solo alcune affermazioni (« L’Italia è oggi assopita: ma sorgeranno un dì o l’altro inaspettate cagioni di agitazione »), ma anche e soprattutto il suo impegno inesausto.
    Si può dire che ognuna di queste lettere ne porti la traccia. Con i suoi seguaci, Mazzini è prodigo di consigli, di direttive, di ammonimenti. Li esorta al segreto, all’azione propagandistica, a preparare le armi. Solo quando il giorno prima di morire, scrive, quasi scusandosi, di aver dovuto limitare il suo impegno organizzativo a causa della « impossibilità fisica di andare innanzi come prima ». Sono le parole di un uomo che, fino all’ultimo, vive la politica come una fede e che conclude la sua esistenza in piena armonia con gli ideali a cui l’aveva dedicata.

    Emanuele Luciani

  8. #8
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    Dittatura garibaldina, monumenti a Nino Bixio Saffi e Mazzini, soppressione del Vaticano, e si riprende la Dalmazia e Nizza dopo aver ricostituito le camice rosse. Sotto l'1 per cento invece si annaspa peggio dei russi a Stalingrado! Comunque poi ti rispondo magari con più calma, intanto possono farlo gli amici.
    Non arrabbiatevi, ma spero che, se questo è il programma, il Pri rimanga sotto l'1 % !

  9. #9
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    Predefinito

    Costituzione della
    Repubblica Romana
    1849

    9 FEBBRAIO - Sotto il triumvirato GIUSEPPE MAZZINI - CARLO ARMELLINI e AURELIO SAFFI, è proclamata la Repubblica Romana. La decisione è adottata con 118 voti a favore e 26 contrari.
    15 FEBBRAIO è costituito il nuovo ministero presieduto da CARLO EMANUELE MUZZARELLI
    1 LUGLIO - L'Assemblea Costituente di Roma dichiara decaduto il governo temporale del papa, accordando al pontefice le necessarie "guarentigie" per l'esercizio del potere spirituale e promulga la nuova costituzione.

    PRINCIPI FONDAMENTALI

    ART 1 - La sovranità è per diritto eterno nel popolo. Il popolo dello Stato Romano è costituito in repubblica democratica.

    ART 2 - II regime democratico ha per regola l’eguaglianza, la libertà, la fraternità. Non riconosce titoli di nobiltà, né privilegi di nascita o di casta.

    ART 3 - La Repubblica con le leggi e con le istituzioni promuove il miglioramento delle condizioni morali e materiali di tutti i cittadini.

    ART 4 - La Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli, rispetta ogni nazionalità, propugna l’italianità.

    ART 5 - I Municipi hanno tutti uguali diritti. La loro indipendenza non è limitata che dalle leggi di utilità generale dello stato.

    ART 6 - La più equa distribuzione possibile degli interessi locali, in armonia con l’interesse politico dello stato, è la norma del riparto territoriale della Repubblica.

    ART 7 - Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici.

    ART 8 - Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale.

    TITOLO I

    DEI DIRITTI E DEI DOVERI DEI CITTADINI

    ART 1 - Sono cittadini della Repubblica:
    – gli originari della Repubblica;
    – coloro che hanno acquistato la cittadinanza per effetto delle leggi precedenti;
    – gli italiani col domicilio di sei mesi;
    – gli stranieri col domicilio di dieci anni;
    – i naturalizzati con decreto del potere legislativo.

    ART 2 - Si perde la cittadinanza:
    – per naturalizzazione o per dimora in paese straniero con animo di non più tornare;
    – per l’abbandono della patria in caso di guerra, o quando è dichiarata in pericolo;
    – per accettazione di titoli conferiti dallo straniero;
    – per accettazione di gradi o cariche e per servizio militare presso lo straniero, senza autorizzazione del Governo della Repubblica; l’autorizzazione è sempre presunta quando si combatte per la libertà di un popolo;
    – per condanna giudiziale.

    ART 3 - Le persone e le proprietà sono inviolabili.

    ART 4 - Nessuno può essere arrestato che in flagrante delitto, o per mandato di giudici; né essere distolto dai suoi giudici naturali. Nessuna corte o commissione eccezionale può istituirsi sotto qualsivoglia titolo o nome. Nessuno può essere carcerato per debiti.

    ART 5 - Le pene di morte o di confisca sono proscritte.

    ART 6 - Il domicilio è sacro; non è permesso entrarvi che nei casi e nei modi determinati dalla legge.

    ART 7 - La manifestazione del pensiero è libera; la legge ne punisce l’abuso senza alcuna censura preventiva.

    ART 8 - L’insegnamento è libero. Le condizioni di moralità e capacità, per chi intende professarlo, sono determinate dalla legge.

    ART 9 - Il segreto delle lettere è inviolabile.

    ART 10 - Il diritto di petizione può esercitarsi individualmente o collettivamente.

    ART 11 - L’associazione senza armi e senza scopo di delitto è libera.

    ART 12 - Tutti i cittadini appartengono alla Guardia Nazionale nei modi e con le eccezioni fissate dalla legge.

    ART 13 - Nessuno può essere costretto a perdere la proprietà delle cose, se non per causa pubblica, previa giusta indennità.

    ART 14 - La legge determina le spese della Repubblica e il modo di contribuirvi. Nessuna tassa può essere imposta se non per legge, ne percetta per tempo maggiore di quello dalla legge determinato.

    TITOLO II

    DELL’ ORDINAMENTO POLITICO

    ART 15 - Ogni potere viene dal popolo. Si esercita dall’Assemblea, dal Consolato, dall’Ordine Giudiziario.

    TITOLO III DELL’ ASSEMBLEA

    ART 16 - L’Assemblea è costituita dai rappresentanti del popolo.

    ART 17 - Ogni cittadino, che gode i diritti civili e politici, a 21 anni è elettore, a 25 è eleggibile.

    ART 18 - Non può essere rappresentante del popolo un pubblico funzionario nominato dai consoli o dai ministri.

    ART 19 - Il numero dei rappresentanti è determinato in proporzione di uno ogni ventimila abitanti.

    ART 20 - I comizi generali si radunano ogni 3 anni, il 21 Aprile. Il popolo vi elegge i suoi rappresentanti con voto universale, diretto e pubblico.

    ART 21 - L’Assemblea si riunisce il 15 Maggio successivamente alla elezione. Si rinnova ogni 3 anni.

    ART 22 - L’Assemblea si riunisce in Roma, ove non determini altrimenti, e dispone della forza armata di cui crederà aver bisogno.

    ART 23 - L’Assemblea è indissolubile e permanente, salvo il diritto di aggiornarsi per quel tempo che crederà. Nell’intervallo può essere convocata d’urgenza sull’invito del presidente coi segretari, di trenta membri, o del Consolato.

    ART 24 - L’Assemblea non è legale se non riunisce la metà più uno dei rappresentanti. Il numero qualunque dei presenti decreta i provvedimenti per richiamare gli assenti.

    ART 25 - Le sedute dell’Assemblea sono pubbliche. Può costituirsi in comitato segreto.

    ART 26 - I rappresentanti del popolo sono inviolabili per le loro opinioni emesse nell’Assemblea, restando interdetta qualunque inquisizione.

    ART 27 - Ogni arresto o inquisizione contro un rappresentante è vietato, senza il permesso dell’Assemblea, salvo il caso di delitto flagrante. Nel caso dell’arresto in flagranza di delitto, l’Assemblea, che ne sarà immediatamente informata, determina la continuazione o la cessazione del processo. Questa disposizione si applica nel caso in cui un cittadino carcerato sia nominato rappresentante.

    ART 28 - Ciascun rappresentante del popolo riceve un indennizzo, cui non può rinunciare.

    ART 29 - L’Assemblea ha il potere legislativo: decide della pace, della guerra, dei trattati.

    ART 30 - La proposta sulle leggi appartiene ai rappresentanti del Consolato.

    ART 31 - Nessuna proposta ha forza di legge, se non dopo adottata, con due deliberazioni prese all’intervallo non minore di otto giorni, salvo all’Assemblea abbreviarlo in caso d’urgenza.

    ART 32 - Le leggi adottate dall’Assemblea vengono senza ritardo promulgate dal Consolato in nome di Dio e del Popolo. Se il Consolato indugia, il Presidente dell’Assemblea fa la promulgazione.

    TITOLO IV

    DEL CONSOLATO E DEL MINISTERO

    ART 33 - Tre sono i consoli. Vengono nominati da11’Assemblea a maggioranza di due terzi di suffragi. Debbono essere cittadini della Repubblica, e dell’età di 30 anni compiuti.

    ART 34 - L’ufficio dei Consoli dura tre anni. Ogni anno uno dei Consoli esce d’ufficio. Le prime due volte decide la sorte fra i primi tre eletti. Nessun console può essere rieletto se non dopo tre anni dacché uscì di carica.

    ART 35 - Vi sono sette Ministri di nomina del Consolato; 1° degli Affari Interni; 2° degli Affari Esteri; 3° di Guerra e Marina; 4° di Finanza; 5° di Grazia e Giustizia; 6° di Agricoltura, Commercio, Industria e Lavori Pubblici; 7° del Culto, Istruzione Pubblica, Belle Arti e Beneficenza.

    ART 36 - Ai Consoli sono commesse l’esecuzione delle leggi e le relazioni internazionali.

    ART 37 - Ai Consoli spetta la nomina e la revocazione di quegli impieghi che la legge non riserva ad altra autorità; ma ogni nomina o revoca deve essere fatta in Consiglio dei Ministri.

    ART 38 - Gli atti dei Consoli, finché non siano contrassegnati dal Ministro incaricato dell’esecuzione, restano senza effetto. Basta la sola firma dei Consili per la nomina e la revoca dei Ministri.

    ART 39 - Ogni anno, ed a qualunque dell’Assemblea, i Consoli espongono lo stato degli affari della Repubblica.

    ART 40 - I Ministri hanno il diritto di parlare all’Assemblea sugli affari che li riguardano.

    ART 41 - I Consoli risiedono nel loco ove si convoca l’Assemblea, ne possono uscire dal territorio della Repubblica senza una risoluzione dell’Assemblea, sotto pena di decadenza.

    ART 42 - Sono alloggiati a spese della Repubblica, e ciascuno riceve un appuntamento di scudi 3.600 all’anno.

    ART 43 - I Consoli ed i Ministri sono responsabili.

    ART 44 - I Consoli ed i Ministri possono essere posti in stato d’accusa dall’Assemblea su proposta di dieci rappresentanti. La domanda deve essere discussa come legge.

    ART 45 - Ammessa l’accusa, il Console è sospeso dalle sue funzioni, se assolto, ritorna all’esercizio delle sue funzioni, se condannato, l’Assemblea passa a nuova elezione.

    TITOLO V

    DEL CONSIGLIO DI STATO

    ART 46 - Vi è un Consiglio di Stato composto di quindici Consiglieri nominati dall’Assemblea.

    ART 47 - Esso deve essere consultato dai Consoli e dai Ministri sulle leggi da proporsi, sui regolamenti e sulle ordinanze esecutive; può esserlo sulle relazioni politiche.

    ART 48 - Esso emana quei regolamenti pei quali l’Assemblea gli ha dato una speciale delega. Le altre funzioni sono determinate da una legge particolare.

    TITOLO VI

    DEL POTERE GIUDIZIARIO

    ART 49 - I Giudici nell’esercizio delle loro funzioni non dipendono da alcun altro potere dello Stato.

    ART 50 - Nominati dai Consoli ed in Consiglio dei Ministri, sono inamovibili; non possono essere promossi, né traslocati che con proprio consenso, né sospesi, degradati o destituiti se non dopo regolare procedura e sentenza.

    ART 51 - Per le contese civili vi è una magistratura di pace.

    ART 52 - La giustizia è amministrata in nome del popolo, pubblicamente; ma il tribunale, a causa di moralità, può ordinare che la discussione sia fatta a porte chiuse.

    ART 53 - Nelle cause criminali, al popolo appartiene il giudizio del fatto, ai tribunali l’applicazione della legge. La istituzione dei giudici del fatto è determinata da legge relativa.

    ART 54 - Vi è un Pubblico Ministero presso i tribunali della Repubblica.

    ART 55 - Un Tribunale supremo di giustizia giudica, senza che siavi luogo a gravame, i Consoli ed i Ministri messi in stato d’accusa. Il tribunale supremo si compone del presidente, di quattro giudici più anziani della cassazione, e di giudici del fatto tratti a sorte dalle liste annuali, tre per ciascuna provincia. L’Assemblea designa il magistrato che deve esercitare la funzione di Pubblico Ministero presso il Tribunale supremo. E’ d’uopo della maggioranza di due terzi di suffragi per la condanna.

    TITOLO VII

    DELLA FORZA PUBBLICA

    ART 56 - L’ammontare della forza stipendiata di terra e di mare è determinato da una legge, e solo per una legge può essere aumentato o diminuito.

    ART 57 - L’esercito si forma per arruolamento volontario e nel modo che la legge determina.

    ART 58 - Nessuna truppa straniera può essere assoldata, né introdotta nel territorio della Repubblica, senza decreto dell’Assemblea.

    ART 59 - I Generali sono nominati dall’Assemblea sulla proposta del Consolato.

    ART 60 - La distribuzione dei corpi di linea e la forza delle interne guarnigioni sono determinate dall’Assemblea, né possono subire variazioni o traslocamento, anche momentaneo, senza il di lei consenso.

    ART 61 - Nella Guardia Nazionale ogni grado è conferito per elezione.

    ART 62 - Alla Guardia Nazionale è affidato principalmente il mantenimento dell’ordine interno e della Costituzione.

    TITOLO VIII

    DELLA REVISIONE DELLA COSTITUZIONE

    ART 63 - Qualunque riforma di costituzione può essere solo domandata nell’ultimo anno di legislatura da un terzo dei rappresentanti.

    ART 64 - L’Assemblea delibera per due volte sulla domanda con l’intervallo di due mesi. Opinando l’Assemblea per la riforma alla maggioranza di due terzi, vengono convocati i comizi generali onde eleggere i rappresentanti per la Costituente, in ragione di uno ogni quindicimila abitanti.

    ART 65 - L’Assemblea di revisione è ancora Assemblea Legislativa per tutto il tempo in cui siede, da non eccedere i tre mesi.

    DISPOSIZIONI TRANSITORIE

    ART 66 - Le operazioni della Costituente attuale saranno specialmente dirette alla formazione della legge elettorale e delle altre leggi organiche necessarie all’attuazione della Costituzione.

    ART 67 - Con l’apertura dell’Assemblea Legislativa cessa il mandato della Costituente.

    ART 68 - Le leggi e i regolamenti esistenti saranno in vigore in quanto non si oppongono alla Costituzione, e finché non saranno abrogati.

    ART 69 - Tutti gli attuali impiegati hanno bisogno di conferma.


    Il Presidente
    G. GALLETTI

    I Vice-Presidenti
    A. SALICETI - E. ALLOCCATELLI

    I Segretari
    G. PENNACCHI - G. COCCHI
    A. FABRETTI - A. ZAMBIANCHI

    ----------------------
    tratto da
    http://www.cronologia.it/storia/a1849b.htm

  10. #10
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    Carissimo Lepanto,
    e' ovvio che l'amico Calvin, nel rispondere al quesito iniziale posto da Vassilij, ha dato delle risposte secondo una visione pragmatica legata strettamente alle attuali forze del repubblicanesimo italiano che sono, aime', scarse e quotidianamente "accerchiate" da altre visioni del mondo, edonistiche e populiste rispetto alle nostre......e quindi piu' appetibili dalle masse popolari.

    Ovviamente la parte paradossale della sua risposta era legata ad un modo "liberatorio" di intendere una realta' vista solo dietro la lente della fantasia e che difficilmente avra' modo di realizzarsi....stante il continuo dilagare di perdita di valori costante nella nostra societa'.

    Piu' sopra ho editato la Costituzione della Repubblica Romana del 1849 per "dimostrarti" come i Repubblicani Italiani intesero veramente realizzare la socialita' ed il civismo delle genti e del popolo.......in quell'unica occasione che e' stata data loro dagli eventi storici.

    Ebbene, se leggi la parte iniziale.......quella dei diritti fondamentali....vedrai che all'art.8 c'e' scritto....:Il Capo della Chiesa Cattolica avrà dalla Repubblica tutte le guarentigie necessarie per l’esercizio indipendente del potere spirituale......credo che l'aver messo nella Costituzione Repubblicana una frase di questo genere sia stata la dimostrazione piu' evidente e provata della volonta' di dare la massima liberta' al popolo romano nell'esercizio delle proprie credenze salvifiche....

    Spero con cio' di avere tranquilizzato i tuoi sonni che Calvin, imprudentemente, aveva turbato.

    Un fraterno saluto.

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