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La lunga marcia della Gallura
La lotta per l'indipendenzacomincia negli anni '80
IL CAMMINO DELL'AUTONOMIA
di Guido Piga
OLBIA. Tutto comincia con il comitato per Olbia provincia. Sono i primi anni Ottanta, e un gruppo di politici olbiesi decide di dare vita a un movimento. Con un solo obbiettivo: far diventare la Gallura autonoma da Sassari. Da allora, passano venti anni. Tutti consumati a cercare intese, accordi, compromessi. Una battaglia in cui credono anche Ogliastra, Sulcis e Medio Campidano. Il voto di venerdì scorso in Regione chiude questa parentesi di lotta. Per ora.
Gallura provincia, insomma. Dietro la legge regionale per le nuove quattro province, c'è il motore del nord est sardo. Isola nell'isola, la Gallura rivendica da sempre una sua diversità storica all'interno della Sardegna. Per una ragione: la lingua. Gallurese, non sarda. E se la lingua crea la comunità, questa comunità chiede un riconoscimento: la provincia, appunto. Fatto culurale o meno, alla Gallura in molti, anche in Parlamento sulla spinta del comitato per Olbia, cercano di dare l'autonomia, in quegli anni. Senza successo. Il cammino riprende nel 1993, quando gli allora sindaci di Olbia e Tempio, Gian Piero Scanu e Giovanni Manconi, mettono da parte le deleterie divisioni di campanile e offrono un'idea di Gallura unita. Scanu, diventato deputato, cerca poi di presentare una legge per traferire da Roma a Cagliari i poteri per l'istituzione delle province. Un lavoro preceduto però da una sentenza della corte costituzionale. Siamo nel 1997 e la Regione, guidata dal centrosinistra, con l'olbiese Settimo Nizzi e il tempiese Andrea Biancareddu, consiglieri regionali di Forza Italia, autori del testo, licenzia la legge sulle province. Respinta e poi approvata dal governo Prodi.
Passano due anni. Ma non succede nulla. E qui, entrano in campo i sindaci. Che prima in una riunione segreta a San Teodoro e poi in una pubblica alla Maddalena, sanciscono un accordo: Gallura unita e doppio nome per la Provincia: Olbia-Tempio. E' il 25 gennaio del 1999. Sindaco di Olbia è Nizzi, sindaco di Tempio è Dibeltulu: tutt'e due fanno un passo indietro decisivo. Dibeltulu paga cara quell'intesa: sarà poi sfiduciato. Gli amministratori chiedono alla Regione di approvare subito lo schema della legge. Pochi, a Cagliari, la vogliono. Della battaglia dei sindaci (in campo entrano anche il Sulcis, l'Ogliastra, il Medio Campidano) si fa portatore il calangianese Renato Cugini, capogruppo dei Ds, il partito di maggioranza relativa. I sindaci cominciano i viaggi a Cagliari. Prima per la riunione della commissione, poi per l'aula. Con una difficoltà in più: il sindaco di Ozieri, Vanni Fadda, chiede di entrare nella provincia della Gallura, senza fare il referendum. E' un'arma che i molti nemici delle autonomie usano per dire che i tempi non sono ancora maturi. I Ds e Forza Italia dicono no a Ozieri. E si va al voto in aula. Due soli contrari: lo schema sul riassetto provinciale passa. E' il 31 marzo 1999.
Ora, manca la legge attuativa. Quando lo schema arriva a Roma, il governo la prima volta lo boccia: costi troppo alti, dice. La seconda volta lo rinvia alla Consulta. Il rischio è che quella legge giaccia lì per anni. Il sindaco di Padru, Antonio Satta, fa interessare il ministro delle autonomie Loiero perché pressi la Corte Costituzionale. Satta incontra a Roma il presidente Mirabella e ottiene che la Consulta si pronunci in fretta. Così è. Relatore Gustavo Zagrebelski, la Corte costituzionale dice che spetta alle Regioni far nascere le nuove province e che la legge dell'assemblea sarda è valida. E' il 6 luglio 2001. E' un passaggio fondamentale. Le nuove province esistono: c'è chi cambia la carta intestata in "Padru, comune della Provincia Olbia-Tempio.
Ma manca la legge attuativa: quella che dà gambe alle province. Una ventata di ottimismo alimenta le pile dei sindaci. Ancora viaggi a Cagliari: il 13 marzo di quest'anno incontrano i capigruppo regionali. E strappano la promessa che la Regione, dopo la finanziaria, approverà la legge. Promessa mantenuta a metà. I sindaci - coordinati da Paolo Collu, sindaco di Iglesias e Tore Cherchi, sindaco di Carbonia, più Satta - sono a Cagliari il 18 giugno e fanno invertire l'ordine del giorno in modo da mettere al primo punto le province. Si va al voto, il centrosinistra chiede che nel 2003 si voti in tutte e otto le province. L'emendamento passa a scrutinio segreto ma la destra chiede la controprova: in caso di no, la legge cade. Il centrosinistra vota sì. Gli altri sì (decisivi) sono di Giorgio Oppi e di Mariolino Floris, dell'Udr, di due consiglieri di An e, soprattutto, dei galluresi di Forza Italia Gianni Giovannelli ed Enzo Satta. Che votano contro il loro partito e per la Gallura. Il 20 giugno, le province sono legge.
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comincia negli anni '80
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