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Discussione: Il giorno di Blix

  1. #1
    I amar prestar aen
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    Predefinito Il giorno di Blix

    Baghdad non disarma, il capo degli ispettori non traccheggia e denuncia le violazioni di Saddam
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    Roma. L’Iraq di Saddam non cambia. Hans Blix è stato migliore della sua fama di svedese, eterno mediatore e temporeggiatore in puro stile Onu e Nobel, più chiaro di quanto i paesi del Consiglio di sicurezza che non vogliono la guerra sperassero, forse più chiaro di quanto gli Stati Uniti e l’Inghilterra si aspettassero; senza dubbio nella relazione finale del suo lavoro, come stabilito dalla risoluzione 1441, ha testimoniato senza reticenze che l’Iraq ha violato la risoluzione e che non intende disarmarsi perché non lo ha fatto nei tempi e nella forma dovuti, perché ha mentito agli ispettori e li ha ostacolati. Era Blix il protagonista del giorno, ché dal direttore dell’Agenzia atomica, Mohammed ElBaradei, non ci si aspettava più di tanto, cioè che Saddam il nucleare ancora non ce l’ha, ma che nasconde che ci sta attivamente lavorando. Il testo durissimo letto ieri dal capo degli ispettori che indagano sulle armi chimiche e biologiche, può ancora essere utilizzato dai governi francese, russo, tedesco, e dallo stesso Kofi Annan, come un pretesto per ottenere altro tempo, come se altro tempo fosse necessario o utile, ma questo Blix non lo ha esplicitamente detto. Ha detto invece che: 1) l’Iraq non sembra essere approdato a un’accettazione genuina, nemmeno oggi, del disarmo che gli era stato richiesto; 2) l’Iraq non ha aderito alla domanda degli ispettori di usare aerei U2 per fare riprese e sorveglianza aerea; 3) l’Iraq ha provocato incidenti, molestie e dimostrazioni contro gli ispettori, soprattutto negli ultimi tempi, difficile credere che potessero aver luogo se non per iniziativa delle autorità; 4)l’Iraq ha presentato la dichiarazione di dodicimiladuecento pagine il 7 dicembre, a un mese dalla risoluzione, come esaustiva, ma questa lascia molte domande senza risposta; 5) l’Iraq non spiega dove siano finite seimilacinquecento bombe chimiche; 6) l’Iraq ha sostenuto di non aver trasformato in armi il gas nervino che produceva, gli ispettori sono convinti, hanno informazioni concrete, del contrario; 7) l’Iraq dice di aver eliminato le grandi quantità di antrace che un tempo produceva, gli ispettori sono convinti che la quantità prodotta sia molto superiore a quanto dichiarato, che non sia stata completamente distrutta; 8) l’Iraq ha importato illegalmente sistemi di guida di missili; 9) l’Iraq non ha fornito la lista completa di scienziati coinvolti e a conoscenza dei programmi di riarmo, nessuna delle interviste finora svolte è avvenuta se non alla presenza di funzionari governativi, dunque, è convinzione degli ispettori, nessuna è stata resa liberamente; 10) l’Iraq ha cercato di impedire ispezioni in abitazioni di scienziati. Dopo il monito di Powell a Davos Scontata perciò la dichiarazione di John Negroponte, rappresentante americano all’Onu, del ministro inglese degli Esteri, Jack Straw, e anche quella di Ari Fleischer, portavoce del presidente George Bush, a relazione appena terminata e Consiglio di sicurezza pronto a riunirsi per il primo di una serie di incontri riservati. Niente di quanto abbiamo ascoltato ci fa credere che l’Iraq rispetterà la risoluzione 1441 come non ha rispettato nessuna delle sedici risoluzioni precedenti. Che succede ora? Gli ispettori lavoreranno ancora qualche settimana in Iraq, ma non perché Washington o Londra credano nella volontà di cooperare di Saddam Hussein, solo perché questo è il tempo che serve perché i preparativi militari siano completati, gli sforzi diplomatici esauriti, le alleanze, e l’assistenza logistica alla guerra, definite. Ma la scelta è fatta, l’ha annunciata a Davos l’ex colomba Colin Powell, quello che per mesi aveva difeso il ruolo dell’Onu, quando ha detto che “il multilateralismo non può diventare una scusa per l’inerzia”, che “continuiamo a riservarci il diritto sovrano di andare alla guerra contro l’Iraq da soli o in una coalizione di buona volontà, di quelli che lo vorranno”. E’ la più efficace riaffermazione della guerra preventiva, da quando il presidente Bush l’ha enunciata sei mesi fa. Questa sera c’è il discorso di Bush, nei prossimi giorni ci sono appuntamenti importanti. Si decide su una seconda risoluzione da presentare al Consiglio di sicurezza; le posizioni degli europei saranno diverse, inutile parlare di Europa unita su questo, inutile indire defatiganti riunioni di primi ministri che partoriscano documenti di principio come quello stilato di ieri dai ministri degli Esteri; ognuno sceglierà, come hanno fatto Italia, Spagna e Norvegia, lo ha detto il premier italiano, il presidente americano lo ha ringraziato; chi ha diritto di veto deciderà se conviene farne uso.

    Dal Foglio di oggi

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

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  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Il foglio e' un giornale che parteggia apertamente per la spartizione delle risorse irachene tra gli Occidentali.

    ---

    Usa, ai minimi consenso guerra
    L'opposizione degli americani alla guerra contro l'Iraq e' ai suoi massimi dall'11 Settembre 2001: lo indica un sondaggio della Cnn e di USAToday. Il sondaggio, in dettaglio, dice che solo il 52% degli americani sono favorevoli a un'invasione dell'Iraq (erano il 74% a novembre e il 56% poche settimane or sono), mentre l'opposizione a un'invasione e' salita al 43% dal 38%
    il vicepremier turco: Saddam si è già arreso
    Il vicepremier turco Ertugrul Yalcinbayir ha criticato oggi duramente la politica degli Usa verso l'Iraq affermando che «Washington da un lato parla di diritti umani mentre dall'altro prepara una guerra contro l'Iraq» quando in realtà «Saddam Hussein si è arreso» e l'Iraq «ora è in favore della pace».

    Russia: «Faremo di tutto per evitare l'attacco»
    Se gli Stati Uniti lanceranno un attacco militare contro l'Iraq al di fuori delle decisioni del Consiglio di Sicurezza, la Russia faràdi tutto affinchè il conflitto «si fermi il piu' presto possibile». Lo ha detto il ministro degli esteri russo Igor Ivanov in un'intervista alla televisione Al-Jazira, sottolineando che in questo momento «la possibilità che il Consiglio di sicurezza trovi un accordo sull'uso della forza, sono praticamente nulle». Rispondendo alla domanda se malgrado ciò ci fosse una guerra cosa farebbe la Russia, Ivanov ha detto «faremo tutto il possibile per garantire che si fermi il più presto possibile, e che il processo ritorni nei canali politici».

    Bagdad respinge aerei anglo-americani
    Il governo irakeno ha affermato che la sua difesa contraerea ha respinto ieri degli aerei da combattimento americani e britannici che effettuavano dei raid al nord del paese, costringendoli a tornare alla base.

    Afghanistan: assalto veicolo Onu, cinque morti
    Almeno cinque agenti della polizia afghana sono morti nell'attacco condotto ieri da ignoti nell'Afghanistan Orientale contro un veicolo della polizia che stava scortando un convoglio umanitario appartenente a un'agenzia delle Nazioni Unite.

    Borsa, venti di guerra: bruciati 148 mld
    I timori per una guerra in Iraq, nel giorno della presentazione del rapporto degli ispettori al palazzo dell'Onu, hanno colpito duramente i mercati europei che, nella seduta odierna hanno bruciato circa 148 miliardi. E' questa infatti la capitalizzazione persa dall'indice Stoxx 600 che raggruppa i principali titoli del Vecchio Continente e che ha ceduto il 3,3%. Dall'inizio dell'anno l'indice ha perso il 9,11%.

  3. #3
    I amar prestar aen
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    Presumo che tu rimarresti contrario alla guerra anche nel caso in cui gli ispettori trovassero la "pistola fumante"?

    Io sono perplesso, non tanto per il mezzo (che ovviamente meno si è costretti ad usare meglio è), ma per il dopo. Non sono d'accordo sulle prospettive del dopo Saddam.

    Cordiali Saluti
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  4. #4
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    Originally posted by yurj
    Il foglio e' un giornale che parteggia apertamente per la spartizione delle risorse irachene tra gli Occidentali.

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    Usa, ai minimi consenso guerra
    L'opposizione degli americani alla guerra contro l'Iraq e' ai suoi massimi dall'11 Settembre 2001: lo indica un sondaggio della Cnn e di USAToday. Il sondaggio, in dettaglio, dice che solo il 52% degli americani sono favorevoli a un'invasione dell'Iraq (erano il 74% a novembre e il 56% poche settimane or sono), mentre l'opposizione a un'invasione e' salita al 43% dal 38%
    il vicepremier turco: Saddam si è già arreso
    Il vicepremier turco Ertugrul Yalcinbayir ha criticato oggi duramente la politica degli Usa verso l'Iraq affermando che «Washington da un lato parla di diritti umani mentre dall'altro prepara una guerra contro l'Iraq» quando in realtà «Saddam Hussein si è arreso» e l'Iraq «ora è in favore della pace».

    Russia: «Faremo di tutto per evitare l'attacco»
    Se gli Stati Uniti lanceranno un attacco militare contro l'Iraq al di fuori delle decisioni del Consiglio di Sicurezza, la Russia faràdi tutto affinchè il conflitto «si fermi il piu' presto possibile». Lo ha detto il ministro degli esteri russo Igor Ivanov in un'intervista alla televisione Al-Jazira, sottolineando che in questo momento «la possibilità che il Consiglio di sicurezza trovi un accordo sull'uso della forza, sono praticamente nulle». Rispondendo alla domanda se malgrado ciò ci fosse una guerra cosa farebbe la Russia, Ivanov ha detto «faremo tutto il possibile per garantire che si fermi il più presto possibile, e che il processo ritorni nei canali politici».

    Bagdad respinge aerei anglo-americani
    Il governo irakeno ha affermato che la sua difesa contraerea ha respinto ieri degli aerei da combattimento americani e britannici che effettuavano dei raid al nord del paese, costringendoli a tornare alla base.

    Afghanistan: assalto veicolo Onu, cinque morti
    Almeno cinque agenti della polizia afghana sono morti nell'attacco condotto ieri da ignoti nell'Afghanistan Orientale contro un veicolo della polizia che stava scortando un convoglio umanitario appartenente a un'agenzia delle Nazioni Unite.

    Borsa, venti di guerra: bruciati 148 mld
    I timori per una guerra in Iraq, nel giorno della presentazione del rapporto degli ispettori al palazzo dell'Onu, hanno colpito duramente i mercati europei che, nella seduta odierna hanno bruciato circa 148 miliardi. E' questa infatti la capitalizzazione persa dall'indice Stoxx 600 che raggruppa i principali titoli del Vecchio Continente e che ha ceduto il 3,3%. Dall'inizio dell'anno l'indice ha perso il 9,11%.


    E LE PREVISIONI DEL TEMPO?

  5. #5
    Hanno assassinato Calipari
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    Oggi sit-in pacifista al Senato per salvare la legge che limita il commercio di armi

    E i no global: «Ispettori nelle basi Nato»

    «Ispettori internazionali della società civile» nelle basi Usa (le più sospette sono quelle di Bagnoli e Camp Darby) in Italia. Ce li vogliono spedire i no global della Campania alla ricerca di «depositi di armi chimiche, biologiche e nucleari». Il programma di controlli e la composizione delle delegazioni (si pensa a parlamentari, scienziati, intellettuali, sindacalisti come Epifani, leader Cgil, cui la nota diffusa ieri fa diretto riferimento), saranno presentate prima delle grandi manifestazioni del 15 febbraio (a Roma e in tutte le capitali europee) contro l'attacco all'Iraq: «Ci presenteremo davanti le basi Nato con auto bianche, casacche bianche e con la bandiera della pace».

    Già oggi, tuttavia, gran parte dell'arcipelago pacifista sarà in sit in - con Ciotti, Zanotelli, Frisullo - di fronte al Senato dove dovrebbe iniziare la discussione sulle modifiche alla legge sul commercio delle armi. La legge185 del '90 (largamente aggirata anche dai governi di centrosinistra) è ora messa in crisi dal Trattato di Fanborough firmato anche dall'Italia nel 2000 e la cui ratifica va a incidere pesantemente sulla trasparenza nella compravendita di armi. Anche a livello europeo servono strumenti per porre fine alla vendita di armi a Paesi che violano diritti umani. In questo senso, ieri, è stata presentata a Roma e Parigi, una campagna continentale che denuncia il ruolo chiave degli stati europei nella fornitura di armi a Bagdad e Ankara.

  6. #6
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    Originally posted by locke
    Presumo che tu rimarresti contrario alla guerra anche nel caso in cui gli ispettori trovassero la "pistola fumante"?

    Io sono perplesso, non tanto per il mezzo (che ovviamente meno si è costretti ad usare meglio è), ma per il dopo. Non sono d'accordo sulle prospettive del dopo Saddam.

    Cordiali Saluti

    saddam credeva che una volta entrati gli ispettori in irak si sarebbero fatti tutti quanti irretire nei suoi bizantinismi.
    sa che la tentazione dell`occidente, tranne gli usa, di girare la testa e far finta di nulla e` molto forte, sta assecondando la tempesta in attesa di rialzare la testa.
    secondo me invece la fine di saddam sarebbe proprio l`unico risultato notevole dell`intera guerra. il dopo, ci sono poche possibilita` che possa essere peggiore del momento attuale.......

  7. #7
    Hanno assassinato Calipari
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    Originally posted by benny3



    saddam credeva che una volta entrati gli ispettori in irak si sarebbero fatti tutti quanti irretire nei suoi bizantinismi.
    sa che la tentazione dell`occidente, tranne gli usa, di girare la testa e far finta di nulla e` molto forte, sta assecondando la tempesta in attesa di rialzare la testa.
    secondo me invece la fine di saddam sarebbe proprio l`unico risultato notevole dell`intera guerra. il dopo, ci sono poche possibilita` che possa essere peggiore del momento attuale.......
    tutte queste parole per dirci che non c'hai ancora capito nulla. Bastavano 4 parole: non ho capito nulla.

 

 

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