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  1. #1
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito Porto Alegre, il futuro del mondo

    Si é chiuso il terzo forum sociale mondiale

    Porto Alegre, il futuro del mondo
    Salvatore Cannavò

    Porto Alegre - nostro inviato
    Alla fine ti mancano anche le parole per descrivere questo mondo e questo popolo. Lo stadio Gigantinho, dove si tiene la conferenza conclusiva con Noam Chomsky e Arundathy Roy, la Por Do Sol, dove inizia alle 18 (le 21 in Italia) la manifestazione "Contro l'Alca, la guerra e per la pace", ancora una volta scaricano sulla capitale dell'antiliberismo mondiale, una ventata di entusiasmo e di radicalità che continuano a suscitare stupore e curiosità. Ma alla fine è lo stesso Chomsky a trovare le parole giuste: «Porto Alegre è il futuro del mondo, mentre a Davos va in onda la disperazione». Chomsky entra nell'ampio palasport con una faccia stupita. Tanto calore, tanta gente, tanta radicalità non si incontrano tutte insieme facilmente. Il vecchio semiologo statunitense sembra quasi un estraneo, con la sua faccia da "yankee", il suo accento americano, il suo colore "pallido". E invece è una delle menti più lucide dell'America, la vera coscienza critica che in un catino di coscienze critiche non può che essere accolto come uno di casa, un fratello o un amico necessario.

    Di futuro in effetti qui ce n'é tanto. Sono soprattutto giovani che si emozionano e piangono quando è "Imagine" di John Lennon ad accompagnare il saluto di commiato di Joao Verle, sindaco di Porto Alegre, impresso di volontà di pace e di solidarietà internazionale. Giovani che hanno esaurito l'accampamento e che sciamano in tutte le direzioni in cerca della conferenza giusta, quella dove c'é qualcosa da imparare o da comunicare.

    Alle 16 del pomeriggio non possono che stare qui, nel palasport più a sinistra del mondo a comporre un futuro fatto di idee, di voglia di non fermarsi, di resistere e di avanzare. «E' un movimento - come dice ancora Chomsky - maturo che punta a cambiare le ingiustizie del mondo moderno e che ha fiducia nei propri mezzi».

    Indubbiamente da Porto Alegre il movimento esce più forte e determinato. L'offensiva della sinistra moderata non c'é stata e se c'é stata ha dovuto accettare le coordinate nette che Porto Alegre descrive. Ma è soprattutto l'impasto con la nuova fase politica latinoamericana che segna la differenza. Il bagno di folla di Lula, la fascinazione di Chavez che ha letteralmente catturato tutti quelli che sono riusciti ad ascoltarlo, stanno a significare che il movimento è e si sente politico e che vuole pesare sulle grandi scelte. A cominciare dalla guerra.


    No alla guerra
    Il forum, oltre a finire con un giorno di anticipo (per permettere ai delegati di risparmiare una notte in albergo), finisce in realtà come era cominciato, contro la guerra. Già al mattino nel Tavolo di dialogo, intitolato "Come costruire la pace tra i popoli? ", Vittorio Agnoletto interpella il vicesegretario dell'Onu, Niti Dessai, lanciandogli la proposta di «istituire un pool di ispettori per verificare il livello di armi di distruzione di massa posseduto dagli Stati Uniti». Una dichiarazione inaspettata per il funzionario del palazzo di Vetro che, tra i fischi, deve ammettere l'impotenza della sua organizzazione di fronte ai «poteri forti». Dessai, in realtà, era venuto a leggere un messaggio del suo diretto superiore, Kofi Annan in cui il segretario generale dice di condividere "l'ansietà per le crisi attuali: la prospettiva di una guerra in Iraq, la proliferazione nucleare in Corea del Nord, la tensione mediorentale, la possibilità di nuovi attacchi terroristici. Vi posso assicurare che lavorerò con grande determinazione per la risoluzione di queste crisi nel pieno rispetto della legge internazionale e della Carta dei principi delle Nazioni Unite".


    Mobilitazione preventiva
    Ma inaspettata è anche la consegna a Dessai, sempre da parte di Agnoletto, del manifesto di convocazione della giornata mondiale del 15 febbraio nella quale saranno organizzate manifestazioni contro l'imminente guerra in Iraq nelle principali 30 città del mondo. Una decisione storica, che rimanda alle grandi marce contro la guerra del Vietnam e che mette in risalto una delle grandi novità di Porto Alegre, la rinascita del pacifismo statunitense e delle mobilitazioni in Usa (ne parliamo in altra parte del giornale). «E' la prima volta - ricorda ancora Chomsky - che ci si mobilita così ampiamente prima che la guerra scoppi; è come se alla guerra preventiva si fosse contrapposta la mobilitazione preventiva».

    Il 15 febbraio é anche una delle date centrali del documento finale approvato dalla Rete dei movimenti sociali (formalmente nata a Porto Alegre e che si riconvocherà regolarmente circa ogni sei mesi) e letto al termine della manifestazione conclusiva. Un documento più asciutto e concreto rispetto alle scorse edizioni, in cui l'accento è posto sulle priorità comunemente definite: in primo luogo, l'appuntamento del 15 febbraio in cui l'opposizione alla guerra in Iraq si somma al rigetto degli attacchi contro la Palestina, la Cecenia, il popolo kurdo, o alle guerre in Afghanistan, Colombia, Africa, oltre all'aggressione contro il Venezuela e il blocco economico contro Cuba.


    Da Cancun ad Evian
    Secondo appuntamento centrale, Cancun. E lì, infatti, che si svolge un importantissimo vertice del Wto additato dall'intero movimento come la possibile "seconda Seattle", sia sul piano della mobilitazione che su quello del fallimento dello stesso vertice. Infine c'é l'appuntamento di Evian, dall'1 al 3 giugno, quando nella stazione climatica francese si riuniranno i soliti otto Grandi per il solito meeting annuale. E dove ci saranno, oltre alle manifestazioni anche un controvertice e un campo alternativo. Tra le altre priorità segnalate dal documento, l'otto marzo come giornata internazionale delle donne contro qualsiasi forma di violenza, contro il patriarcato e per un'eguaglianza sociale e politica.

    Ma la novità principale del documento è il varo della Rete mondiale dei movimenti sociali e la formazione di un "gruppo di contatto" che garantisca il coordinamento, la comunicazione, lo svolgimento di regolari riunioni e assemblee internazionali. La prossima si svolgerà proprio a Cancun per poi confluire nel prossimo Forum mondiale che si svolgerà in India nel 2004.

    Una giornata importante quindi, costretta a registrare anche un allarme bomba per il quale sono state chiuse le principali sale dell'Università pontificia, ma che è stato gestito dalla polizia in mezz'ora. La sospetta bomba è stata portata via dagli artificieri dopo un breve momento di paura collettiva. Al momento in cui scriviamo non ne conosciamo la consistenza, certo è che non ha potuto arrestare la terza edizione del Forum sociale europeo. Che si è chiuso ieri sera a Porto Alegre. Molto più forte di quando é cominciato.

    •   Alt 

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  2. #2
    Hanno assassinato Calipari
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    Predefinito

    Oltre mille delegati del Fsm hanno partecipato alla celebrazione in un'area occupata dai Sem Terra

    Alla festa della "semillia" per dire no alla globalizzazione

    Alfio Nicotra
    Porto Alegre - nostro servizio
    Un carro di buoi, razza rigorosamente chianina, accoglie la lunga colonna di autobus organizzata da Via Campesina. Non siamo nella Toscana della mezzadria, ma ad 80 km da Porto Alegre, in un'area occupata dai Sem Terra. Qui, in una distesa verde che si perde a vista d'occhio, si sono dati appuntamento 1.500 delegati del Forum Sociale Mondiale per celebrare la festa della "semillia". Con loro i dirigenti della rete dei lavoratori della terra diffusa e radicata in tutti e cinque i continenti, ma anche delegazioni del Prc, della Fiom con il segretario Rinaldini, delle madri di Plaza de Mayo ed intellettuali del calibro di Noam Chomsky. Sono 350mila le famiglie che in tutto il Brasile occupano la terra per dare, come ci dice con orgoglio Jao Pedro Stedile, leader carismatico dei Sem Terra, «da mangiare ai nostri figli ma anche alla nazione».

    Una lotta durissima contro il latifondo e per la vita, pagata a caro prezzo con la prigione e l'assassinio di decine di attivisti. Per questo gli occupanti dell'appezzamento "30 de mayo" - 45 famiglie in tutto, in larga parte di discendenza italiana - hanno voluto edificare davanti alla scuola, il monumento ai martiri per la "luta pela terra".

    «I semi sono patrimonio dell'umanità e non possono essere privatizzati». Dall'amplificazione collocata in mezzo alla boscaglia è questo lo slogan ripetuto in tutte le lingue che chiarisce il senso di questa giornata.

    «Chiediamo all'Unesco di sottrarre al mercato i semi» ci dice Gianni Fabbris. Dal niente è riuscito in questi anni a costruire una rete di contadini italiani - l'associazione Altragricoltura - che da due anni è stata accolta dentro Via Campesina. Alla "semillia" è dedicato uno spettacolo teatrale di grande suggestione. Sul fusto di un grande albero tagliato troneggia un enorme cappello come quello che da queste parti simboleggia lo "zio Sam". Rappresenta il potere del dollaro e delle multinazionali. Lentamente, battendo tra loro "i ferri del mestiere" - zappe, vanghe, falci, e rastrelli - un progressivo rumore metallico accompagna il girotondo dei contadini intorno all'albero mozzato. Improvvisamente un colpo deciso di zappa distrugge il simbolo del potere, che si accartoccia goffamente fino ad essere del tutto divelto. Dal centro del tronco ecco ora sorgere una fontana d'acqua, che inonda i canali, bagnando la terra. Da qui, decine di donne e di uomini perfettamente minimizzatisi nel terreno, si risvegliano da un sonno profondo e seguendo il ritmo della musica, muovono le braccia, si alzano in piedi, lanciano verso la terra bagnata manciate di semi. La terra liberata dal dominio del latifondo e del capitale può finalmente germogliare e dare vita, frutti e cibo per uomini e donne che, con l'unità e la lotta hanno acquistato coscienza e dignità.

    Basterebbe questo spettacolo a far capire il senso della parola d'ordine lanciata da Via Campesina: «Globalizzare la lotta, globalizzare la speranza». Da un piccolo seme nascerà un albero grande. Le delegazioni dei cinque continenti vengono chiamate a piantare alberi tutto intorno. «Sarà il parco della fraternità e della solidarietà tra i popoli della terra» afferma Raphael Alegria, volto indio dell'Honduras, coordinatore internazionale di Via Campesina.

    Gli interventi si uniformano al clima di festa. Adela Guevara, figlia del Che, viene accolta da un lunghissimo applauso anche e soprattutto perché dice di voler essere «niente di più che un medico pediatra». Bovè è più politico, ricorda l'appuntamento di Cancun a settembre, «dove assedieremo il Wto». «Non li lasceremo decidere sulla nostre teste - afferma - la lotta contro la privatizzazione dei semi sarà la più importante lotta dell'umanità nel XXI secolo».

    Le bancarelle dei mapuche cileni, con ciotole piene di semi di ogni colore (solo il mais ha 7mila varietà), spiegano più di mille parole le ragioni della ferma opposizione al transgenico. Il pranzo caucho, con lunghi spiedi di carne prodotta in loco, rende felici tutti come se partecipassimo ad un matrimonio. Approfitto per chiedere a Stedile se le occupazioni della terra, ora che Lula è al governo del Brasile, si interromperanno. «No, assolutamente - ci risponde netto - perché questo è una paese dove si muore ogni giorno di fame e solo la lotta potrà garantirci cibo e dignità». Poi arriccia la fronte quasi a cercare le parole giuste: «E' Lula per primo ad aver bisogno delle nostre lotte, della pressione dei movimenti sociali. Senza la lotta la grande speranza che sta vivendo il Brasile andrà sicuramente delusa».

    In questi 850 ettari sottratti con l'occupazione ad una colonia penale dello Stato, è possibile capire un altro grande significato che sta alla base del successo del movimento Sem Terra. L'assentamento è anche e forse soprattutto una comunità solidale. Si ricercano rapporti tra le persone più autentici. Si partecipa tutti e tutte alle decisioni da prendere. Insomma la società futura che il movimento vuole costruire comincia già oggi.

    Forse è per questa ragione che Via Campesina ha voluto che il personaggio di onore fosse un intellettuale («il più prestigioso del mondo» lo ha definito Stedile) per di più statunitense come Noam Chomsky. La guerra imminente, preventiva ed infinita, anche in questo lembo del pianeta liberato dallo sfruttamento del capitale, inquieta gli animi e chiama tutti e tutte alla mobilitazione.

  3. #3
    Walker
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    Predefinito Re: Porto Alegre, il futuro del mondo

    Originally posted by yurj
    Si é chiuso il terzo forum sociale mondiale

    Porto Alegre, il futuro del mondo
    Salvatore Cannavò

    Porto Alegre - nostro inviato
    Alla fine ti mancano anche le parole per descrivere questo mondo e questo popolo......
    E PERKE' MAI
    STRACCIONI,PIDOKKIOSI,PULCIOSI,LADRI,ASSASSINI,BRI GATISTI,COLEROSI,LEBBROSI,CANAGLIE,CAROGNE,TRADITO RI,STRAGISTI ........
    UFF HAI VOGLIA DI PAROLE

 

 

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