La recente 'sentenza' della Corte di Cassazione, al di là dell'inevitabile quanto prevedibile strascico di polemiche che comunque avrebbe avuto qualunque essa fosse stata, ha conseguito se non altro un importante rosultato. Ora è più che mai evidente che tra le riforme che la Casa delle Libertà si è impegnata a fare, quella della Giustizia, in forma il più possibile radicale è divenuta di gran lunga la più urgente.
Quanto in profondità si dovrà scavare per estirpare questa mala pianta lo si capisce assai bene da un paio di episodi accaduti di recente che riguardano una legge approvata recentemente e con gran travaglio: la legge Bossi-Fini sull'immigrazione.
Il primo di questi episodi ha visto protagonista proprio la Corte di Cassazione la quale alcuni giorni or sono ha rigettato il ricorso di un albanese accusato di aver favorito l'ingresso clandestino di una giovane sua connazionale, al fine di sfruttarne la prostituzione. L'uomo sosteneva che le disposizioni che puniscono chi agevola l'ingresso senza documenti di extracomunitari, sono rivolte esclusivamente nei confronti degli ‘scafisti’, sia nella Turco-Napolitano che nella Bossi-Fini.
Che la Suprema Corte abbia respinto il ricorso di costui non può certo destare meraviglia [ancora grazie al Cielo in Cassazione non si è arrivati a questi livelli di 'tolleranza'...]. Ciò che ha destato profonda meraviglia tuttavia è la singolare 'premessa' che i giudici della Cassazione hanno scritto nelle motivazioni con le quali hanno respinto l'istanza, premessa che testualmente qui riporto:
... la legge Bossi-Fini sull'immigrazione, varata dal governo con la legge 189 del 2002, ha ‘capovolto’ la ‘visione solidaristica’ presente nella legge Turco-Napolitano [n.40 del 1998, emanata dal governo di centrosinistra] adottando una impostazione ‘esclusivamente repressiva’. In questo modo, aumentando la funzione di sicurezza e di ordine pubblico, ha compiuto una ‘unilaterale lettura della normativa europea’ [accordo di Schengen, trattato di Amsterdam, proposte del Consiglio Ue]...
Dunque se abbiamo ben compreso la Corte di Cassazione, in barba al tanto decantato 'principio della divisione dei poteri' sancito dalla Costituzione, si è permessa di 'censurare' una legge votata dal Parlamento e firmata dal presidente della Repubblica. C'è veramente di che rallegrarsi direi!...
Del secondo episodio dà notizia oggi il quotidiano Libero nell'articolo che qui sotto è riportato, il quale non abbisogna di alcun commento...
Ministro Castelli, è arrivato il momento di rimboccarsi le maniche, non le pare!!!...
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mercoledì 29 gennaio 2003
Lezioni di diritto all’università: ‘la legge Bossi-Fini è razzista’
Un testo in uso alla facoltà di giurisprudenza di Brescia invita a boicottare le norme del governo sull’immigrazione
di GianLuca Marchi
Brescia – ‘… è difficile esprimere con le parole la nostra indignazione nei confronti di una legge così ingiusta come la Bossi-Fini, della classe dirigente che l’ha proposta, elaborata e promulgata, e di tutti quelli, in Italia e altrove, che l’approvano e la sostengono… questa legge erode i fondamenti della nostra democrazia… una logica di rapina e sfruttamento vige dall’alto in basso nella scala sociale in Italia… il dovere di rispondere e di reagire ad una legge così schiettamente ingiusta vale per tutti, e cioè per ogni cittadino in età di ragione e in grado di sentire e soffrire l’ingiustizia di una impostazione e di una regola contraria ai principi di uguaglianza e solidarietà…’. Potrebbero essere questi alcuni passaggi di un manifestino di propaganda politica, per altro legittima, contro la legge sull’immigrazione voluta dal governo Berlusconi, approvata dal Parlamento e promulgata dal presidente della Repubblica. In effetti abbiamo ripreso alcuni brani di un opuscolo che è a tutti gli effetti propaganda politica. Con un piccolo particolare però, e cioè che detto opuscolo, recante il titolo assai significativo di Bada alla Bossi-Fini!, è stato adottato come dispensa fondamentale per l’esame di filosofia del diritto alla facoltà di giurisprudenza dell’università statale di Brescia. E c’è di più. Una parte del testo è dedicato a spiegare come eludere la legge, cioè farsi un baffo della Bossi-Fini.
Il caso è stato fatto esplodere dal Mup e dal Mgp, cioè il Movimento degli Universitari Padani e il Movimento dei Giovani Padani, i quali hanno una forte presenza nell’ateneo bresciano, tanto che nella facoltà in questione il Mup ha raccolto circa il 40% dei consensi fra gli studenti votanti. Ieri mattina c’è stato un presidio davanti alla facoltà proprio in occasione dell’esame di filosofia del diritto. All’uscita molti degli studenti hanno espresso disappunto per essere stati costretti a studiare su di un testo chiaramente fazioso, senza che fosse stata ammessa una qualsiasi controparte. La professoressa titolare della cattedra, Tecla Mazzarese, e il preside di facoltà, Salvatore Prosdocimi, hanno cercato di minimizzare la questione rivendicando la ‘libertà di insegnamento’ e sostenendo che la dispensa sotto accusa ‘è solo uno dei quattro testi su cui si basa l’esame’ e che gli altri tre sarebbero ‘più equilibrati’. La cosa sarà anche vera, ma il problema, contestano i giovani padani, è che sulla Bossi-Fini il testo è solo quello uscito dagli ambienti dei centri sociali, vicini a due esponenti del Comune di Venezia, il vice-sindaco Bettin [rosso-verde] e l’assessore Caccia [rifondarolo]. Ciò che gli studenti padani considerano inaccettabile è che in una università pubblica una docente, pagata con i soldi del contribuente, imponga un testo assolutamente di parte, senza ammettere il pluralismo delle posizioni. Una dispensa che bolla come ‘razzista, xenofoba, barbara e incivile’ una legge votata da Camera e Senato e promulgata dal presidente Ciampi. Il Movimento Universitario Padano contesta dunque che in una università statale si faccia politica apertamente contro una legge dello stato e chiederà al ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti di ritirare la dispensa dai testi per la preparazione dell’esame, o quanto meno di introdurre un’altra dispensa, stavolta favorevole alla Bossi-Fini. Tutto ciò per garantire il pluralismo delle posizioni, visto che la professoressa Mazzarese ha già fatto sapere che non intende ritirare il testo pomo della discordia. Il caso approderà anche in Parlamento grazie ad una interrogazione presentata da alcuni deputati della Lega Nord. Per finire il Mup e lo Mgp stanno esaminando se esistono gli estremi legali di una denuncia per istigazione a delinquere relativamente alla parte della dispensa che indica gli strumenti per beffare la Bossi-Fini.
Ripercorriamo alcuni passaggi clou in cui la dispensa Bada alla Bossi-Fini! si scatena contro la legge sudetta.
Nel capitolo il mercato del lavoro ridisegnato dalla Bossi-Fini, curato da Fabio Raimondi del ‘tavolo dei migranti’ del Vicenza Social Forum si legge:
‘… la Bossi-Fini è una legge razzista e xenofoba, barbara e incivile, ma è anche, e non secondariamente, una legge antioperaia e la testa di ponte per mezzo della quale il governo Berlusconi dà il via alla ristrutturazione del mercato del lavoro in Italia, secondo i criteri stabiliti dal Libro Bianco di Maroni e dal recente Patto per l’Italia. E’ dunque una legge che non riguarda soltanto i lavoratori immigrati [anche se saranno i primi a pagarne il prezzo, ma anche i lavoratori italiani, innanzitutto gli operai, che saranno i primi ad essere investiti dalla sua mefitica ventata innovatrice…’
E ancora:
‘… sarà l’esecutivo a decidere l’entità dell’immigrazione… tutto dovrà essere gestito centralmente e politicamente. Le stesse questioni dell’ordine pubblico, della sicurezza dei cittadini italiani e della criminalità non sono che un’altra faccia dello strumentario che verrà utilizzato per governare il problema, dando luogo alla progressiva militarizzazione del paese [e non solo delle coste come già avviene] in base all’equazione ideologica, ma di gran presa sull’opinione pubblica, immigrato=criminale…’
Nel capitolo intitolato Contro la Bossi-Fini. Lo spazio per le politiche comunali., firmato dagli stessi GianFranco Bettin e Beppe Caccia, si recita:
‘… l’entrata in vigore di una legge dall’impianto discriminatorio come la Bossi-Fini provocherà un accentuarsi delle già gravi difficoltà in cui si trovano gli enti locali, in particolare i comuni, sul fronte dell’accoglienza… la logica che la ispira infatti non è quella di orientare e gestire i flussi migratori, considerandoli una delle grandi realtà strutturali della nostra epoca, bensì quella, cinica e stupida insieme, di limitarli, quando addirittura non semina negli elettori di chi l’ha promossa e nell’intera società l’illusione sciocca e la pretesa brutale di impedirli… un corollario necessario delle politiche di accoglienza è la certificazione di residenza e di idoneità delle abitazioni… senza tali documenti è impossibile ottenere il ricongiungimento, il rinnovo del permesso di soggiorno e soprattutto la carta di soggiorno… che attualmente è l’unico modo per aggirare il famigerato contratto di soggiorno…’
Per finire non poteva mancare un attacco al sindaco di Treviso:
‘… per non assomigliare a Gentilini insomma si possono fare cose diverse. Oggi in realtà per essere diversi da lui ai sindaci e ai comuni non basta più non dire le infamie che normalmente Gentilini dice. Bisogna concretamente fare delle cose, altrimenti non si ha il diritto di considerarsi molto diversi dal ridicolo, sinistro sceriffo da quattro soldi della bella Treviso…’
Firmato Bettin e Caccia… che gran signori!… chissà che ne pensano i trevigiani?…
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato




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