tratto dal sito
http://www.geocities.com/Athens/Delphi/9077/
Testo di Maria Margherita Peracchino
La Sindone di Torino
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-La formazione dell'immagine
L'immagine
Fin dagli albori degli studi scientifici, da quando cioè furono disponibili le prime fotografie del Telo che dimostravano chiaramente che l'impronta sul lenzuolo è un negativo, tra i primi interrogativi che gli studiosi si posero fu come si fosse formata l'immagine. - Mi pare evidente - dice Fossati - che dopo tutte le indagini e gli studi che si sono fatti e considerando che la figura umana che si vede sulla Sindone è un negativo impossibile non solo da realizzare ma anche solo da concepire prima della scoperta della fotografia, si può definitivamente escludere l'origine pittorica del Telo. L'immagine è formata come da microscopici puntini isolati e solo sui singoli fili della trama, non dell'ordito, e solo sulla superficie visibile dei fili di trama, non c'è infatti penetrazione all'interno. Puntini che sono le microfibrille della cellulosa leggermente modificate da un processo che possiamo definire di disidratazione-ossidazione secondo quanto hanno rilevato le ricerche scientifiche, ma di cui non sappiamo né causa né dettagli del processo. Questi puntini, vale a dire queste fibrille ingiallite della cellulosa, leggermente distanziate tra di loro, con l'ordito e la trama del tessuto potrebbero forse, secondo me, aver dato origine a quello che è stato definito il codice della tridimensionalità dell'immagine, scoperto con l'elaborazione elettronica della fotografia, vale a dire la tridimensionalità del volto sindonico. Di fatto, scientificamente non si riesce a spiegare la tridimensionalità, che si può ottenere solo esclusivamente con fotografie al radar o al laser. Le impronte del corpo e le macchie di Sangue pare si siano formate contemporaneamente, il Sangue però ha impregnato i fili del telo prima che si producesse l'immagine dell'uomo della Sindone, infatti il lino è intatto sotto le macchie.
La teoria vaporografica
La prima seria teoria avanzata scientificamente fu quella così detta vaporografica. A proporla fu uno dei più grandi e appassionati studiosi del Telo, Paul Vignon, dell'Università cattolica di Parigi, nel 1902. Secondo questa ipotesi i vapori dell'ammoniaca, sostanza prodotta dalla decomposizione dell'urea del sudore, agendo in combinata con l'aloe, di cui era impregnato il lenzuolo, sarebbero i responsabili dell'immagine sindonica. I vapori ammoniacali, infatti, per un verso avrebbero agito sui coaguli di Sangue, e questi, riumidificati, si sarebbero impressi sul lenzuolo, per l'altro verso avrebbero agito sull'aloe di cui era inzuppato il telo determinando le impronte nei punti in cui il telo era a contatto con il corpo e impallidendo invece le sezioni del lenzuolo non a contatto diretto con il corpo, cioè provocando un inscurimento la cui intensità sarebbe stata direttamente proporzionale alla vicinanza tra il telo e il corpo, più scura (dunque determinazione delle impronte) a contatto, meno scura, addirittura inesistente, là dove il telo non era a contatto con il corpo. Sarà però lo stesso Vignon, anticipando molti colleghi degli anni a venire, a sollevare a se stesso l'insoddisfazione per questa tesi. Due le obiezioni all'ipotesi di Vignon che negli anni sono avanzate fino a farla scartare definitivamente. Da una parte l'idrolisi dell'urea in un ambiente come la tomba dove sarebbe stato deposto l'uomo della Sindone sarebbe stata estremamente lenta, e avrebbe potuto essere accelerata solo dalla presenza di un enzima secreto da certi batteri, condizioni che se si ammette che il corpo rimase nel sepolcro solo alcune ore non avrebbero potuto verificarsi, cioè non ci sarebbe stato tempo per il lento processo di produzione dell'ammoniaca, né tanto meno per la proliferazione dei batteri che si avrebbe in presenza della decomposizione del cadavere, che però non può esserci stata perché avrebbe inevitabilmente lasciato tracce sul lenzuolo. D'altra parte, ponendo che veramente i vapori si fossero determinati, come sostiene il Vignon, questi si sarebbero diffusi uniformemente e con tutta probabilità avrebbero determinato una colorazione generale, e comunque non avrebbero potuto tracciare dettagli così precisi dell'immagine. Nel '78 un gruppo di studiosi realizza una serie di prelievi sulla Sindone, tra loro c'è Pierluigi Baima Bollone. Questi lavorò su prelievi fatti all'altezza del piede destro. Gli studi confermarono la presenza di tracce di aloe e mirra e di Sangue umano. Baima Bollone relazionando sui risultati della ricerca scriverà: "Le indagini identificative hanno portato ad acquisizioni perfettamente corrispondenti con quanto accertato in altre regioni del Lenzuolo, in accordo con l'ipotesi che sia stato un fenomeno o un complesso di fenomeni generalizzati a tutta la superficie, a determinare la formazione delle immagini".
Gli esperimenti con aloe e mirra
Per quanto presto scartata, proprio partendo dalla tesi del Vignon in Italia e all'estero si realizzarono una serie di sperimentazioni. Tra le più significative quelle di studiosi di altissimo livello quali Romanese, Judica Cordiglia, Baima Bollone e Rodante. Vignon aveva fatto esperimenti, su volti di cadaveri, con tele imbevute di soluzione oleosa di aloe in assenza di mirra. Romanese e Judica Cordiglia, interpretando fedelmente i Vangeli, useranno una miscela di aloe e mirra, sia in soluzione oleosa che polverosa. I risultati furono impronte negative somatiche molto simili a quelle della Sindone, ma in quanto alle macchie di sangue l'immagine era decisamente poco soddisfacente, probabilmente perché il sangue si era impastato con la miscela polverosa. Sebastiano Rodante, partendo dai risultati dei colleghi, cercando di afferrarne le motivazioni, e adottando una interpretazione radicale dei Vangeli, là dove si raccontano i particolari della sepoltura, procedette con una serie di sperimentazioni realizzate in una situazione ambientale molto simile alla tomba palestinese, le catacombe di Siracusa. Gli esperimenti, continuati per circa 15 anni, che rappresentano un successo per lo studioso italiano e un tassello importante nel tentativo di ricostruire la formazione dell'impronta sindonica, sono di due tipi. Con una soluzione acquosa di aloe e mirra è stato impregnato un telo che poi avrebbe ricoperto per 36 ore un volto spruzzato di sangue e di sudore (assolutamente indispensabile a dimostrazione di una qualche fondatezza della tesi del Vignon) nonché di coaguli di sangue. Per il secondo blocco di esperimenti Rodante ha proceduto come per il primo semplicemente sostituendo la soluzione acquosa con una soluzione oleosa, sempre a base di aloe e mirra. I risultati, in entrambi i casi, sono stati decisamente molto soddisfacenti: l'immagine ottenuta infatti è un negativo nei tratti somatici, un positivo nei coaguli di sangue. Questa tesi potrebbe spiegare la formazione della traccia delle monete sulla figura sindonica. - Con Tamburelli abbiamo affrontato il problema della formazione della traccia della moneta sul lino non so quante volte. - afferma Balossino - Nell'afferrare una moneta si lascia l' impronta sulla moneta stessa. Se non ho toccato il cadavere della Sindone, cioè un cadavere insanguinato, le mani sono pulite, ma avendolo probabilmente toccato le mani sono sporche di sangue e di unguenti. Quindi mettere la moneta su questo cadavere significa mettere una moneta sporca di sostanze che si sono in qualche modo trasferite sul telo. Come è rimasta l'impronta del corpo così deve essere rimasta l'impronta della moneta. - Altro merito degli esperimenti di Rodante è stato quello di poter provare, con una certezza quasi assoluta, che la Sindone ha avvolto un uomo cadavere, smentendo i sostenitori della morte apparente. Infatti durante uno di questi suoi esperimenti, alla ventesima ora spostò di qualche millimetro la tela, a fine dell'esperimento le impronte ematiche risultavano a tratti confuse e sdoppiate. Se l'uomo avvolto nella Sindone fosse stato vivo, i movimenti respiratori e la contrazione dei muscoli, per quanto quasi impercettibili, avrebbero determinato un movimento del lenzuolo che avrebbe fatto si che l'immagine sindonica non fosse certamente così perfettamente delineata e chiara come invece è.
La "morte apparente"
Tra le tesi che sullo scenario si sono affacciate per cercare di spiegare la formazione dell'immagine sindonica, anche quella relativa alla morte apparente. Il "cuore doveva ancora battere mentre le macchie si stavano formando sulla Sindone." spiegava, illustrando la teoria, Rodney Hoare. "Ogni normale reazione chimica dipende molto dalla temperatura. La colorazione del lino è quasi uniforme per tutta l'intera lunghezza del lenzuolo e di conseguenza la temperatura non variò molto. Ora quando un corpo umano muore, il Sangue cessa di uscire e sgocciola per gravità, determinando una sorta di ematoma sul fondo della ferita. Le estremità, avendo comparativamente delle superfici molto ampie e trattenendo soltanto piccole quantità di calore, si raffreddano rapidamente fino alla temperatura esterna. " mentre invece "il tronco di un corpo morto trattiene il calore per un considerevole periodo di tempo. Se l'uomo della Sindone fosse stato morto," afferma "e le macchie causate da qualche emanazione della superficie del corpo," ci si sarebbe "aspettati la mancanza di macchie ben delineate in basso nelle gambe e sulle dita, ma delle macchie molto più marcate sulle scapole e sui glutei, dove il Sangue caldo si sarebbe andato a depositare. L'uniformità delle macchie, e di conseguenza della temperatura corporea, sta a significare che l'uomo della Sindone doveva essere in coma, il suo cuore stava ancora battendo, ed il Sangue circolava ancora. L'assenza di ogni segno di evacuazione suggerisce inoltre che gli non poteva essere completamente morto. Con questa idea basilare che il corpo dell'uomo della Sindone giacesse in coma nel lenzuolo, ad una temperatura leggermente più elevata dell'ambiente circostante, è possibile spiegarsi come le macchie si siano formate, con il loro graduale passaggio dallo scuro verso il chiaro" e "la maniera in cui le macchie mostrarono un gradazione diventa comprensibile". Hoare afferma essere questa "un'estensione della teoria vaporografica di Vignon". E continua spiegando che la "temperatura del lenzuolo variò, passando dalla temperatura cutanea, dove vi era il contatto, fino alla temperatura ambientale, quando ne era distante. La temperatura del lenzuolo in ogni punto era maggiore quanto più era vicino alla cute, in maniera tale che l'inscurimento dell'immagine aumentava con la maggiore vicinanza" effetto dimostrato dagli studiosi Joan Jackson, professore di fisica, e Eric Jumper, professore di aerodinamica, della NASA, con l'analizzatore d'immagine VP-8. "Oltre ciò, la conducibilità termica molto bassa dell'aria intrappolata spiega perché soltanto le fibre più vicine (al corpo) vennero colorate. La Sindone, in questo caso, è una semplice mappa di temperatura. Mostra le variazioni della temperatura di un corpo leggermente caldo." Le obiezioni che si fanno ai sostenitori di questa tesi sostanzialmente sono di aver ignorato alcuni particolari medico-patologici che dimostrerebbero la morte accertata e avvenuta in croce dell'uomo della Sindone. L'elaborazione tridimensionale dell'immagine della Sindone aveva permesso di far rilevare, già nel '78, al Professor Giovanni Tamburelli, raffinato studioso della materia, come la "posizione del sangue quasi limitata alla parte anteriore del volto sta comunque ad indicare come l'uomo della Sindone sia morto sulla croce altrimenti vi sarebbero rivoli e grumi di sangue sulla parte meno in rilievo del volto e nell'incavo delle occhiaie". Inoltre svariati esami condotti sul sangue presente sul telo dimostrano come questo sia a tutti gli effetti sangue coagulato, di un morto, e non fiotti di sangue libero, quello di una persona ancora in vita.
I dubbi dello STURP
I ricercatori dello STURP, The Shroud of Turin Research Project, un consorzio di ricercatori statunitensi e europei formatosi nel '78 per realizzare una serie di ricerche di altissimo profilo sulla Sindone, presentando la relazione del lavoro compiuto, si dichiararono "in un vicolo ceco" circa l'individuazione del processo di formazione dell'immagine sindonica. Essi avevano preso in considerazione praticamente tutte le ipotesi (fatta eccezione per l'origine soprannaturale) che negli anni erano avanzate sullo scenario scientifico. Nella relazione scriveranno: "l'immagine si produce dalla cellulosa disidratata ed ossidata e non si può spiegare con un meccanismo specifico. Le fibre che formano l'immagine sono semplicemente più disidratate ed ossidate delle fibre che non formano l'immagine, ma meno delle fibre bruciate." Il problema resta scoprire il "meccanismo specifico" della disidratazione. Baima Bollone è del parere che - Hanno ragione gli americani che parlano di una alterazione localizzata della cellulosa, alterazione anche colorata, ma hanno torto nello scartare gli effetti dell'aloe e della mirra. Effetti che possono avere determinato queste alterazioni. Per due motivi: perché ci sono tracce di aloe e mirra e poi perché su alcuni fili si vede un qualcosa che non è solo l'alterazione della cellulosa.
L'immagine latente
L'italiano Sam Pellicori, membro dello STURP, aveva lavorato sull'ipotesi della così detta immagine latente, che vorrebbe una formazione naturale dell'immagine per un processo fisico-chimico. Pellicori fece una serie di esperimenti usando le stesse sostanze del Vignon, sudore e aloe, e in aggiunta altri unguenti utilizzati nelle sepolture in Palestina. Lo scopo degli studi era di dimostrare che "le sostanze poste sul corpo, una volta rapprese sulla Sindone, sia gli unguenti per la sepoltura che il sudore e le secrezioni della pelle, trasfigurarono il lino per contatto diretto" e in seguito con il passare del tempo, probabilmente secoli, a temperature normali e forse sotto l'azione dei raggi solari, hanno determinato l'apparire delle impronte. - Chi trova nel sepolcro la sindone vuota la trova macchiata di sangue, cinque secoli dopo si scopre la figura dell'uomo. Qualcosa ha sensibilizzato la cellulosa fino a farla alterare, l'esposizione alla luce ha determinato l'emergere della figura. - spiega il Professor Giorgio Tessiore, sindonologo perito tessile. - Le macchie di sangue sono visibili indifferentemente su ordito e trama. L'impronta sindonica invece è tracciata solo sui fili di trama. I fili dell'ordito sono più ritorti rispetto a quelli della trama. Può essere che i fili di trama, essendo meno ritorti, abbiano assorbito, a differenza di quelli dell'ordito più ritorti, le sostanze -aloe, mirra, sudore- che poi, secoli dopo, hanno consentito il formarsi dell'immagine. Con tutta probabilità, per quanto la Sindone non presenti tracce di olio, la mistura di aloe e mirra portata da Nicodemo era a base oleosa. I panni impuri, secondo il rituale ebraico, dovevano essere abbondantemente lavati prima di poter essere riutilizzati o anche soltanto conservati. Ebbene la Sindone era impura per essere stata nel sepolcro e aver ricoperto un cadavere. Perciò venne sottoposta a molti e approfonditi lavaggi. Tutti sanno che con l'acqua fredda il sangue si lava via ma con l'acqua calda si fissa e che l'olio si lava via con acqua calda. Probabilmente le donne fanno lavaggi con saponina e acqua calda. L'olio va via, il sangue si fissa, nei fili di trama, più impregnati, restano tracce di aloe, mirra e sudore, a seguito dell'esposizione alla luce, cinque secoli dopo o giù di lì, viene fuori l'immagine sindonica. E' una mia teoria, non posso dire che sia giusta, ma nessuno, fin tanto che non vengono dimostrate valide altre teorie, non può dire che è sbagliata. - L'esperimento di Pellicori, pienamente riuscito, non si trasformò in una tesi sostenibile per una serie di motivi, primo tra tutti la tridimensionalità dell'immagine.
Teoria termografica
Altra ipotesi sulla quale lo STURP aveva lavorato è quella della bruciatura. Più che un'ipotesi si tratta di una serie di ipotesi avanzate da più parti da studiosi da anni impegnati sulla Sindone. Già nel '38 Vignon, non più convinto della sua teoria vaporografica, aveva avanzato la teoria dell'irradiamento, pur non potendo spiegare da cosa questo eventualmente derivasse. Giovanni Judica Cordiglia, dopo anni di esperimenti, rivolse l'attenzione all'ipotesi delle radiazioni, quelli che vengono definiti "raggi mitogenetici di Gurwitsch", raggi, come spiega lo stesso Cordiglia "originati dalla attività dei tessuti e capaci di essere emessi verso l'esterno", che allora erano allo studio di scienziati in Europa e oltreoceano, "che cioè corpi vivi investiti da certi raggi potevano immagazzinare molto bene certe radiazioni ed emetterle poi anche varie ore più tardi, come radiazioni residuali secondarie" perciò avanzò che "le cellule di quel corpo, non ancora soggetto a putrefazione, fossero rimaste vive e funzionati, quindi capaci di emettere radiazioni. Infatti il corpo di Gesù era rimasto esposto nudo per tre ore alla luce diffusa e forse anche ai raggi del sole, tanto da immagazzinare radiazioni dall'ambiente." Tesi, questa, venuta alla ribalta già nel '33.
Teoria della risurrezione
Cordiglia fa degli esperimenti ma senza ottenerne nulla. A questo punto si rivolge alla fisica nucleare e corregge l'impostazione della sua tesi, incontrando il favore di altri studiosi. Racconta: "In sostanza, si doveva dimostrare, nella specie, come avesse potuto verificarsi la trasformazione della materia in energia e nella materia si doveva ricercare come le radiazioni del corpo del giustiziato avessero potuto determinare innanzi ai nostri occhi la splendida e completa figura che vediamo nella Sindone." Impresa non da poco. Intanto l'inglese Geoffrey Ashe stava portando avanti esperimenti con il calore, senza l'uso di mirra e aloe, ottenendo dei negativi di fronte ai quali è costretto a dubitare di se stesso obiettando come fosse possibile avere calore all'interno di una tomba. Ashe, comunque, fu tra i primi a proporre l'ipotesi, che definì della folgorazione, per cui nell'attimo della resurrezione la trasformazione da corpo materiale in corpo spirituale determinò una breve emissione di radiazioni che impresse la Sindone. E' José Carreño a offrire una spalla a Cordiglia, proponendo l'ipotesi di una sorta di esplosione di energia atomica. Carreño "ricollega", racconta lo stesso Cordiglia "alla trasformazione fisica del corpo nella resurrezione, che avrebbe potuto scatenare una breve e violenta esplosione di qualche radiazione diversa dal calore" l'esplosione di Hiroshima. E non basta: "Vi è una idea di tale fenomeno nella trasfigurazione e nell'abbagliamento di Saulo di Tarso sulla via di Damasco. Di più, la lettura attenta dei Vangeli apocrifi ci richiama con forza alla presenza di questa luce, sia nella grotta della Natività come in quella della sepoltura." Né è fuori luogo richiamare qui quella luce abbagliante sul volto di Mosè discendendo dal Sinai che ricordava Padre Bruno Bonnet-Eymard. Sulla stessa linea del Carreño e dei sostenitori della tesi di una sorta di esplosione atomica e comunque di luce particolarmente intensa, capace di determinare l'impronta per bruciatura, è l'intervento, al Congresso di Torino del '78, dell'Accademia Sudaristica Brasiliana Scientifico-Culturale, la quale dichiara "quando Gesù Cristo resuscitò si ebbe una esplosione atomica, che diede luogo ad una scissione di atomi con produzione di anti-materia. Attraverso l'irradiazione termica nucleare, si produsse una risonanza magnetica, o campo magnetico da questa esplosione, e la scissione degli atomi diede origine alla formazione di energia atomica. Questa a sua volta produsse l'anti-materia. Questo evento realmente occorso, ci porta a concludere, attraverso il ragionamento, che nel Santo Lino esistono cellule organiche vive, che mantengono nel contorno del corpo del Cristo impresso nel tessuto un campo energetico, ossia un campo bio-plasmatico, che è il quarto stato della materia." Sarà don Luigi Fossati a chiedere che tutte queste ipotesi vengano vagliate con molta attenzione, considerato anche l'arenarsi delle ricerche che guardano solo alla determinazione delle impronte per reazione fisico-chimica. Lo STURP, esamina attentamente gli esperimenti svolti dal termochimico Ray Rogers, membro del gruppo. Secondo Rogers la Sindone sarebbe stata strinata da un riscaldamento rapido. Notando come le reazioni chimiche determinate dall'incendio di Chambéry, che nel 1532 aveva colpito la Sindone, non pareva avessero modificato l'immagine sindonica, né l'abbia fatto l'irrorazione d'acqua usata per spegnere quell'incendio, e notando soprattutto la fluorescenza dei segni lasciati dal fuoco assai simile, quasi identici, a quella del tratto che forma l'immagine dell'uomo della Sindone, egli arrivò a supporre che l'immagine fosse il prodotto di un riscaldamento, di una bruciatura che poteva essere determinata da calore o fasci di luce particolarmente potente. Sfuggendo "la natura dell'irradiamento e la sorgente di energia che ne è la causa" qualsiasi esperimento non ha potuto andare al di là del puro esercizio su di una ipotesi non verificabile. Tra le obiezioni più forti: l'impossibilità di giustificare la definizione e le mezze tinte dell'immagine. Lo stesso Jackson avrebbe proposto comunque all'attenzione della comunità scientifica internazionale una particolarissima ipotesi. Il corpo resuscitato, avendo perso la sua fisicità, sarebbe penetrato nella Sindone; o meglio, la sindone oramai vuota si sarebbe afflosciata penetrando nel vuoto lasciato dal corpo e per una particolare energia liberata dalla resurrezione sarebbe rimasta impressa delle sembianze di Cristo.
Le conclusioni dello STURP sembrano una arresa incondizionata: "Il problema di base, da un punto di vista scientifico, è che alcune spiegazioni, che potrebbero essere ammesse da un punto di vista chimico, sono escluse dalla fisica. Al contrario, alcune spiegazioni fisiche che potrebbero essere interessanti sono completamente escluse dalla chimica." Commentò il sindonologo italiano Gonella: "questa immagine è tecnicamente inconcepibile. Scientificamente non deve esistere, non può esistere... eppure la Sindone esiste."


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