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Discussione: La Sacra Sindone

  1. #1
    Qoelèt
    Ospite

    Post La Sacra Sindone

    tratto dal sito
    http://www.geocities.com/Athens/Delphi/9077/
    Testo di Maria Margherita Peracchino

    La Sindone di Torino


    -La formazione dell'immagine

    L'immagine
    Fin dagli albori degli studi scientifici, da quando cioè furono disponibili le prime fotografie del Telo che dimostravano chiaramente che l'impronta sul lenzuolo è un negativo, tra i primi interrogativi che gli studiosi si posero fu come si fosse formata l'immagine. - Mi pare evidente - dice Fossati - che dopo tutte le indagini e gli studi che si sono fatti e considerando che la figura umana che si vede sulla Sindone è un negativo impossibile non solo da realizzare ma anche solo da concepire prima della scoperta della fotografia, si può definitivamente escludere l'origine pittorica del Telo. L'immagine è formata come da microscopici puntini isolati e solo sui singoli fili della trama, non dell'ordito, e solo sulla superficie visibile dei fili di trama, non c'è infatti penetrazione all'interno. Puntini che sono le microfibrille della cellulosa leggermente modificate da un processo che possiamo definire di disidratazione-ossidazione secondo quanto hanno rilevato le ricerche scientifiche, ma di cui non sappiamo né causa né dettagli del processo. Questi puntini, vale a dire queste fibrille ingiallite della cellulosa, leggermente distanziate tra di loro, con l'ordito e la trama del tessuto potrebbero forse, secondo me, aver dato origine a quello che è stato definito il codice della tridimensionalità dell'immagine, scoperto con l'elaborazione elettronica della fotografia, vale a dire la tridimensionalità del volto sindonico. Di fatto, scientificamente non si riesce a spiegare la tridimensionalità, che si può ottenere solo esclusivamente con fotografie al radar o al laser. Le impronte del corpo e le macchie di Sangue pare si siano formate contemporaneamente, il Sangue però ha impregnato i fili del telo prima che si producesse l'immagine dell'uomo della Sindone, infatti il lino è intatto sotto le macchie.

    La teoria vaporografica
    La prima seria teoria avanzata scientificamente fu quella così detta vaporografica. A proporla fu uno dei più grandi e appassionati studiosi del Telo, Paul Vignon, dell'Università cattolica di Parigi, nel 1902. Secondo questa ipotesi i vapori dell'ammoniaca, sostanza prodotta dalla decomposizione dell'urea del sudore, agendo in combinata con l'aloe, di cui era impregnato il lenzuolo, sarebbero i responsabili dell'immagine sindonica. I vapori ammoniacali, infatti, per un verso avrebbero agito sui coaguli di Sangue, e questi, riumidificati, si sarebbero impressi sul lenzuolo, per l'altro verso avrebbero agito sull'aloe di cui era inzuppato il telo determinando le impronte nei punti in cui il telo era a contatto con il corpo e impallidendo invece le sezioni del lenzuolo non a contatto diretto con il corpo, cioè provocando un inscurimento la cui intensità sarebbe stata direttamente proporzionale alla vicinanza tra il telo e il corpo, più scura (dunque determinazione delle impronte) a contatto, meno scura, addirittura inesistente, là dove il telo non era a contatto con il corpo. Sarà però lo stesso Vignon, anticipando molti colleghi degli anni a venire, a sollevare a se stesso l'insoddisfazione per questa tesi. Due le obiezioni all'ipotesi di Vignon che negli anni sono avanzate fino a farla scartare definitivamente. Da una parte l'idrolisi dell'urea in un ambiente come la tomba dove sarebbe stato deposto l'uomo della Sindone sarebbe stata estremamente lenta, e avrebbe potuto essere accelerata solo dalla presenza di un enzima secreto da certi batteri, condizioni che se si ammette che il corpo rimase nel sepolcro solo alcune ore non avrebbero potuto verificarsi, cioè non ci sarebbe stato tempo per il lento processo di produzione dell'ammoniaca, né tanto meno per la proliferazione dei batteri che si avrebbe in presenza della decomposizione del cadavere, che però non può esserci stata perché avrebbe inevitabilmente lasciato tracce sul lenzuolo. D'altra parte, ponendo che veramente i vapori si fossero determinati, come sostiene il Vignon, questi si sarebbero diffusi uniformemente e con tutta probabilità avrebbero determinato una colorazione generale, e comunque non avrebbero potuto tracciare dettagli così precisi dell'immagine. Nel '78 un gruppo di studiosi realizza una serie di prelievi sulla Sindone, tra loro c'è Pierluigi Baima Bollone. Questi lavorò su prelievi fatti all'altezza del piede destro. Gli studi confermarono la presenza di tracce di aloe e mirra e di Sangue umano. Baima Bollone relazionando sui risultati della ricerca scriverà: "Le indagini identificative hanno portato ad acquisizioni perfettamente corrispondenti con quanto accertato in altre regioni del Lenzuolo, in accordo con l'ipotesi che sia stato un fenomeno o un complesso di fenomeni generalizzati a tutta la superficie, a determinare la formazione delle immagini".

    Gli esperimenti con aloe e mirra
    Per quanto presto scartata, proprio partendo dalla tesi del Vignon in Italia e all'estero si realizzarono una serie di sperimentazioni. Tra le più significative quelle di studiosi di altissimo livello quali Romanese, Judica Cordiglia, Baima Bollone e Rodante. Vignon aveva fatto esperimenti, su volti di cadaveri, con tele imbevute di soluzione oleosa di aloe in assenza di mirra. Romanese e Judica Cordiglia, interpretando fedelmente i Vangeli, useranno una miscela di aloe e mirra, sia in soluzione oleosa che polverosa. I risultati furono impronte negative somatiche molto simili a quelle della Sindone, ma in quanto alle macchie di sangue l'immagine era decisamente poco soddisfacente, probabilmente perché il sangue si era impastato con la miscela polverosa. Sebastiano Rodante, partendo dai risultati dei colleghi, cercando di afferrarne le motivazioni, e adottando una interpretazione radicale dei Vangeli, là dove si raccontano i particolari della sepoltura, procedette con una serie di sperimentazioni realizzate in una situazione ambientale molto simile alla tomba palestinese, le catacombe di Siracusa. Gli esperimenti, continuati per circa 15 anni, che rappresentano un successo per lo studioso italiano e un tassello importante nel tentativo di ricostruire la formazione dell'impronta sindonica, sono di due tipi. Con una soluzione acquosa di aloe e mirra è stato impregnato un telo che poi avrebbe ricoperto per 36 ore un volto spruzzato di sangue e di sudore (assolutamente indispensabile a dimostrazione di una qualche fondatezza della tesi del Vignon) nonché di coaguli di sangue. Per il secondo blocco di esperimenti Rodante ha proceduto come per il primo semplicemente sostituendo la soluzione acquosa con una soluzione oleosa, sempre a base di aloe e mirra. I risultati, in entrambi i casi, sono stati decisamente molto soddisfacenti: l'immagine ottenuta infatti è un negativo nei tratti somatici, un positivo nei coaguli di sangue. Questa tesi potrebbe spiegare la formazione della traccia delle monete sulla figura sindonica. - Con Tamburelli abbiamo affrontato il problema della formazione della traccia della moneta sul lino non so quante volte. - afferma Balossino - Nell'afferrare una moneta si lascia l' impronta sulla moneta stessa. Se non ho toccato il cadavere della Sindone, cioè un cadavere insanguinato, le mani sono pulite, ma avendolo probabilmente toccato le mani sono sporche di sangue e di unguenti. Quindi mettere la moneta su questo cadavere significa mettere una moneta sporca di sostanze che si sono in qualche modo trasferite sul telo. Come è rimasta l'impronta del corpo così deve essere rimasta l'impronta della moneta. - Altro merito degli esperimenti di Rodante è stato quello di poter provare, con una certezza quasi assoluta, che la Sindone ha avvolto un uomo cadavere, smentendo i sostenitori della morte apparente. Infatti durante uno di questi suoi esperimenti, alla ventesima ora spostò di qualche millimetro la tela, a fine dell'esperimento le impronte ematiche risultavano a tratti confuse e sdoppiate. Se l'uomo avvolto nella Sindone fosse stato vivo, i movimenti respiratori e la contrazione dei muscoli, per quanto quasi impercettibili, avrebbero determinato un movimento del lenzuolo che avrebbe fatto si che l'immagine sindonica non fosse certamente così perfettamente delineata e chiara come invece è.

    La "morte apparente"
    Tra le tesi che sullo scenario si sono affacciate per cercare di spiegare la formazione dell'immagine sindonica, anche quella relativa alla morte apparente. Il "cuore doveva ancora battere mentre le macchie si stavano formando sulla Sindone." spiegava, illustrando la teoria, Rodney Hoare. "Ogni normale reazione chimica dipende molto dalla temperatura. La colorazione del lino è quasi uniforme per tutta l'intera lunghezza del lenzuolo e di conseguenza la temperatura non variò molto. Ora quando un corpo umano muore, il Sangue cessa di uscire e sgocciola per gravità, determinando una sorta di ematoma sul fondo della ferita. Le estremità, avendo comparativamente delle superfici molto ampie e trattenendo soltanto piccole quantità di calore, si raffreddano rapidamente fino alla temperatura esterna. " mentre invece "il tronco di un corpo morto trattiene il calore per un considerevole periodo di tempo. Se l'uomo della Sindone fosse stato morto," afferma "e le macchie causate da qualche emanazione della superficie del corpo," ci si sarebbe "aspettati la mancanza di macchie ben delineate in basso nelle gambe e sulle dita, ma delle macchie molto più marcate sulle scapole e sui glutei, dove il Sangue caldo si sarebbe andato a depositare. L'uniformità delle macchie, e di conseguenza della temperatura corporea, sta a significare che l'uomo della Sindone doveva essere in coma, il suo cuore stava ancora battendo, ed il Sangue circolava ancora. L'assenza di ogni segno di evacuazione suggerisce inoltre che gli non poteva essere completamente morto. Con questa idea basilare che il corpo dell'uomo della Sindone giacesse in coma nel lenzuolo, ad una temperatura leggermente più elevata dell'ambiente circostante, è possibile spiegarsi come le macchie si siano formate, con il loro graduale passaggio dallo scuro verso il chiaro" e "la maniera in cui le macchie mostrarono un gradazione diventa comprensibile". Hoare afferma essere questa "un'estensione della teoria vaporografica di Vignon". E continua spiegando che la "temperatura del lenzuolo variò, passando dalla temperatura cutanea, dove vi era il contatto, fino alla temperatura ambientale, quando ne era distante. La temperatura del lenzuolo in ogni punto era maggiore quanto più era vicino alla cute, in maniera tale che l'inscurimento dell'immagine aumentava con la maggiore vicinanza" effetto dimostrato dagli studiosi Joan Jackson, professore di fisica, e Eric Jumper, professore di aerodinamica, della NASA, con l'analizzatore d'immagine VP-8. "Oltre ciò, la conducibilità termica molto bassa dell'aria intrappolata spiega perché soltanto le fibre più vicine (al corpo) vennero colorate. La Sindone, in questo caso, è una semplice mappa di temperatura. Mostra le variazioni della temperatura di un corpo leggermente caldo." Le obiezioni che si fanno ai sostenitori di questa tesi sostanzialmente sono di aver ignorato alcuni particolari medico-patologici che dimostrerebbero la morte accertata e avvenuta in croce dell'uomo della Sindone. L'elaborazione tridimensionale dell'immagine della Sindone aveva permesso di far rilevare, già nel '78, al Professor Giovanni Tamburelli, raffinato studioso della materia, come la "posizione del sangue quasi limitata alla parte anteriore del volto sta comunque ad indicare come l'uomo della Sindone sia morto sulla croce altrimenti vi sarebbero rivoli e grumi di sangue sulla parte meno in rilievo del volto e nell'incavo delle occhiaie". Inoltre svariati esami condotti sul sangue presente sul telo dimostrano come questo sia a tutti gli effetti sangue coagulato, di un morto, e non fiotti di sangue libero, quello di una persona ancora in vita.

    I dubbi dello STURP
    I ricercatori dello STURP, The Shroud of Turin Research Project, un consorzio di ricercatori statunitensi e europei formatosi nel '78 per realizzare una serie di ricerche di altissimo profilo sulla Sindone, presentando la relazione del lavoro compiuto, si dichiararono "in un vicolo ceco" circa l'individuazione del processo di formazione dell'immagine sindonica. Essi avevano preso in considerazione praticamente tutte le ipotesi (fatta eccezione per l'origine soprannaturale) che negli anni erano avanzate sullo scenario scientifico. Nella relazione scriveranno: "l'immagine si produce dalla cellulosa disidratata ed ossidata e non si può spiegare con un meccanismo specifico. Le fibre che formano l'immagine sono semplicemente più disidratate ed ossidate delle fibre che non formano l'immagine, ma meno delle fibre bruciate." Il problema resta scoprire il "meccanismo specifico" della disidratazione. Baima Bollone è del parere che - Hanno ragione gli americani che parlano di una alterazione localizzata della cellulosa, alterazione anche colorata, ma hanno torto nello scartare gli effetti dell'aloe e della mirra. Effetti che possono avere determinato queste alterazioni. Per due motivi: perché ci sono tracce di aloe e mirra e poi perché su alcuni fili si vede un qualcosa che non è solo l'alterazione della cellulosa.

    L'immagine latente
    L'italiano Sam Pellicori, membro dello STURP, aveva lavorato sull'ipotesi della così detta immagine latente, che vorrebbe una formazione naturale dell'immagine per un processo fisico-chimico. Pellicori fece una serie di esperimenti usando le stesse sostanze del Vignon, sudore e aloe, e in aggiunta altri unguenti utilizzati nelle sepolture in Palestina. Lo scopo degli studi era di dimostrare che "le sostanze poste sul corpo, una volta rapprese sulla Sindone, sia gli unguenti per la sepoltura che il sudore e le secrezioni della pelle, trasfigurarono il lino per contatto diretto" e in seguito con il passare del tempo, probabilmente secoli, a temperature normali e forse sotto l'azione dei raggi solari, hanno determinato l'apparire delle impronte. - Chi trova nel sepolcro la sindone vuota la trova macchiata di sangue, cinque secoli dopo si scopre la figura dell'uomo. Qualcosa ha sensibilizzato la cellulosa fino a farla alterare, l'esposizione alla luce ha determinato l'emergere della figura. - spiega il Professor Giorgio Tessiore, sindonologo perito tessile. - Le macchie di sangue sono visibili indifferentemente su ordito e trama. L'impronta sindonica invece è tracciata solo sui fili di trama. I fili dell'ordito sono più ritorti rispetto a quelli della trama. Può essere che i fili di trama, essendo meno ritorti, abbiano assorbito, a differenza di quelli dell'ordito più ritorti, le sostanze -aloe, mirra, sudore- che poi, secoli dopo, hanno consentito il formarsi dell'immagine. Con tutta probabilità, per quanto la Sindone non presenti tracce di olio, la mistura di aloe e mirra portata da Nicodemo era a base oleosa. I panni impuri, secondo il rituale ebraico, dovevano essere abbondantemente lavati prima di poter essere riutilizzati o anche soltanto conservati. Ebbene la Sindone era impura per essere stata nel sepolcro e aver ricoperto un cadavere. Perciò venne sottoposta a molti e approfonditi lavaggi. Tutti sanno che con l'acqua fredda il sangue si lava via ma con l'acqua calda si fissa e che l'olio si lava via con acqua calda. Probabilmente le donne fanno lavaggi con saponina e acqua calda. L'olio va via, il sangue si fissa, nei fili di trama, più impregnati, restano tracce di aloe, mirra e sudore, a seguito dell'esposizione alla luce, cinque secoli dopo o giù di lì, viene fuori l'immagine sindonica. E' una mia teoria, non posso dire che sia giusta, ma nessuno, fin tanto che non vengono dimostrate valide altre teorie, non può dire che è sbagliata. - L'esperimento di Pellicori, pienamente riuscito, non si trasformò in una tesi sostenibile per una serie di motivi, primo tra tutti la tridimensionalità dell'immagine.

    Teoria termografica
    Altra ipotesi sulla quale lo STURP aveva lavorato è quella della bruciatura. Più che un'ipotesi si tratta di una serie di ipotesi avanzate da più parti da studiosi da anni impegnati sulla Sindone. Già nel '38 Vignon, non più convinto della sua teoria vaporografica, aveva avanzato la teoria dell'irradiamento, pur non potendo spiegare da cosa questo eventualmente derivasse. Giovanni Judica Cordiglia, dopo anni di esperimenti, rivolse l'attenzione all'ipotesi delle radiazioni, quelli che vengono definiti "raggi mitogenetici di Gurwitsch", raggi, come spiega lo stesso Cordiglia "originati dalla attività dei tessuti e capaci di essere emessi verso l'esterno", che allora erano allo studio di scienziati in Europa e oltreoceano, "che cioè corpi vivi investiti da certi raggi potevano immagazzinare molto bene certe radiazioni ed emetterle poi anche varie ore più tardi, come radiazioni residuali secondarie" perciò avanzò che "le cellule di quel corpo, non ancora soggetto a putrefazione, fossero rimaste vive e funzionati, quindi capaci di emettere radiazioni. Infatti il corpo di Gesù era rimasto esposto nudo per tre ore alla luce diffusa e forse anche ai raggi del sole, tanto da immagazzinare radiazioni dall'ambiente." Tesi, questa, venuta alla ribalta già nel '33.

    Teoria della risurrezione
    Cordiglia fa degli esperimenti ma senza ottenerne nulla. A questo punto si rivolge alla fisica nucleare e corregge l'impostazione della sua tesi, incontrando il favore di altri studiosi. Racconta: "In sostanza, si doveva dimostrare, nella specie, come avesse potuto verificarsi la trasformazione della materia in energia e nella materia si doveva ricercare come le radiazioni del corpo del giustiziato avessero potuto determinare innanzi ai nostri occhi la splendida e completa figura che vediamo nella Sindone." Impresa non da poco. Intanto l'inglese Geoffrey Ashe stava portando avanti esperimenti con il calore, senza l'uso di mirra e aloe, ottenendo dei negativi di fronte ai quali è costretto a dubitare di se stesso obiettando come fosse possibile avere calore all'interno di una tomba. Ashe, comunque, fu tra i primi a proporre l'ipotesi, che definì della folgorazione, per cui nell'attimo della resurrezione la trasformazione da corpo materiale in corpo spirituale determinò una breve emissione di radiazioni che impresse la Sindone. E' José Carreño a offrire una spalla a Cordiglia, proponendo l'ipotesi di una sorta di esplosione di energia atomica. Carreño "ricollega", racconta lo stesso Cordiglia "alla trasformazione fisica del corpo nella resurrezione, che avrebbe potuto scatenare una breve e violenta esplosione di qualche radiazione diversa dal calore" l'esplosione di Hiroshima. E non basta: "Vi è una idea di tale fenomeno nella trasfigurazione e nell'abbagliamento di Saulo di Tarso sulla via di Damasco. Di più, la lettura attenta dei Vangeli apocrifi ci richiama con forza alla presenza di questa luce, sia nella grotta della Natività come in quella della sepoltura." Né è fuori luogo richiamare qui quella luce abbagliante sul volto di Mosè discendendo dal Sinai che ricordava Padre Bruno Bonnet-Eymard. Sulla stessa linea del Carreño e dei sostenitori della tesi di una sorta di esplosione atomica e comunque di luce particolarmente intensa, capace di determinare l'impronta per bruciatura, è l'intervento, al Congresso di Torino del '78, dell'Accademia Sudaristica Brasiliana Scientifico-Culturale, la quale dichiara "quando Gesù Cristo resuscitò si ebbe una esplosione atomica, che diede luogo ad una scissione di atomi con produzione di anti-materia. Attraverso l'irradiazione termica nucleare, si produsse una risonanza magnetica, o campo magnetico da questa esplosione, e la scissione degli atomi diede origine alla formazione di energia atomica. Questa a sua volta produsse l'anti-materia. Questo evento realmente occorso, ci porta a concludere, attraverso il ragionamento, che nel Santo Lino esistono cellule organiche vive, che mantengono nel contorno del corpo del Cristo impresso nel tessuto un campo energetico, ossia un campo bio-plasmatico, che è il quarto stato della materia." Sarà don Luigi Fossati a chiedere che tutte queste ipotesi vengano vagliate con molta attenzione, considerato anche l'arenarsi delle ricerche che guardano solo alla determinazione delle impronte per reazione fisico-chimica. Lo STURP, esamina attentamente gli esperimenti svolti dal termochimico Ray Rogers, membro del gruppo. Secondo Rogers la Sindone sarebbe stata strinata da un riscaldamento rapido. Notando come le reazioni chimiche determinate dall'incendio di Chambéry, che nel 1532 aveva colpito la Sindone, non pareva avessero modificato l'immagine sindonica, né l'abbia fatto l'irrorazione d'acqua usata per spegnere quell'incendio, e notando soprattutto la fluorescenza dei segni lasciati dal fuoco assai simile, quasi identici, a quella del tratto che forma l'immagine dell'uomo della Sindone, egli arrivò a supporre che l'immagine fosse il prodotto di un riscaldamento, di una bruciatura che poteva essere determinata da calore o fasci di luce particolarmente potente. Sfuggendo "la natura dell'irradiamento e la sorgente di energia che ne è la causa" qualsiasi esperimento non ha potuto andare al di là del puro esercizio su di una ipotesi non verificabile. Tra le obiezioni più forti: l'impossibilità di giustificare la definizione e le mezze tinte dell'immagine. Lo stesso Jackson avrebbe proposto comunque all'attenzione della comunità scientifica internazionale una particolarissima ipotesi. Il corpo resuscitato, avendo perso la sua fisicità, sarebbe penetrato nella Sindone; o meglio, la sindone oramai vuota si sarebbe afflosciata penetrando nel vuoto lasciato dal corpo e per una particolare energia liberata dalla resurrezione sarebbe rimasta impressa delle sembianze di Cristo.
    Le conclusioni dello STURP sembrano una arresa incondizionata: "Il problema di base, da un punto di vista scientifico, è che alcune spiegazioni, che potrebbero essere ammesse da un punto di vista chimico, sono escluse dalla fisica. Al contrario, alcune spiegazioni fisiche che potrebbero essere interessanti sono completamente escluse dalla chimica." Commentò il sindonologo italiano Gonella: "questa immagine è tecnicamente inconcepibile. Scientificamente non deve esistere, non può esistere... eppure la Sindone esiste."

  2. #2
    Qoelèt
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    La Sindone di Torino
    L'immagine negativa e tridimensionale di un crocifisso


    Il lenzuolo
    E' possibile che i Vangeli tacciano su di un fatto così straordinario come l'impronta lasciata dal maestro sul lenzuolo che prima l'ha avvolto cadavere e poi l'ha visto risorto? Solo nel Vangelo degli Ebrei, apocrifo, c'è traccia della sindone: sarebbe stata data dallo stesso Gesù risorto, prima di andarsene e apparire a Giacomo, al servo del Sommo Sacerdote, lo stesso al quale, nel Getsemani, la sera della sua cattura, aveva riattaccato l'orecchio che uno dei discepoli aveva mozzato all'uomo in un gesto di estrema difesa del maestro. I Vangeli la tacciono, lei, la Sindone, parla, tanto da essere appellata "quinto Vangelo" per la descrizione che fa della Passione di Gesù, meglio di quanto abbiano fatto i Vangeli e offrendo particolari assolutamente inediti quanto aderenti alla cronaca dei tragici fatti. Lunga quattro metri e trentasei centimetri e larga un metro e dieci centimetri (originariamente con tutta probabilità misurava qualche centimetro in più), di lino giallastro, tessuto a spina di pesce, in un unico pezzo, reca tutta una serie di tracce di bruciature (a seguito dell'incendio di Chambéry del 1532 e di un incendio precedente), rattoppi, cuciture, piegature (sono stati riscontrati dagli studiosi almeno tre diversi sistemi di piegature, il primo in 8, il secondo in 12, il terzo in 48 sezioni, che naturalmente hanno lasciato ognuno una propria traccia) e aloni determinati dall'esposizione agli agenti atmosferici durante le varie ostensioni all'aperto nei secoli passati, nonché dall'acqua con cui fu irrorata quando fu vittima d'incendio, tracce, insomma, dei suoi duemila anni di intensa storia, la Sindone appare una mappa dove tutto è tracciato, a saperla leggere. Oggi è conservata cucita su di una tela bianca, intorno un bordo appesantito da lamine di metallo, ricoperta da una seta rossa, avvolta su di un tamburo di legno e chiusa in un reliquiario dal quale viene estratta solo in occasione dell'ostensione oppure in casi, altrettanto straordinari, per permettere agli studiosi di compiere osservazioni e esami particolari. Al centro: l'immagine - tenue e perfettamente visibile solo se la luce cade esattamente a novanta gradi sul lenzuolo - doppia, anteriore e posteriore, congiunta dal capo, del cadavere oramai irrigidito dal rigor mortis. Un uomo che ha chiaramente patito tutto quello che della Passione è giunto a noi. Il volto, asimmetrico (la parte destra, come in tutti, è diversa da quella sinistra), è insanguinato e tumefatto, i segni della flagellazione compaiono evidenti, se ne contano ben 120, così come compaiono i segni dell'inchiodamento

    La tridimensionalità
    Nel '77 un gruppo di ricercatori, tecnici e docenti dell'Accademia delle forze aeree di Colorado Springs, sfruttando sofisticate apparecchiature della NASA, e utilizzando il metodo usato per lavorare sulle immagini di Marte, elaborano immagini tridimensionali della Sindone da foto scattate all'ultravioletto. Con questo metodo di lavoro le immagine vengono scomposte in una serie infinita di quelli che potremo chiamare "punti", questi vengono classificati secondo la loro intensità luminosa, lasciati all'elaborazione del computer, e di seguito, ormai elaborati, ricompongono l'immagine. I tecnici sono riusciti a stabilire con certezza - nella lavorazione dell'immagine che ha evidenziato la distanza tra il lenzuolo e la distanza della fonte dell'immagine - che il lenzuolo ha effettivamente racchiuso un corpo, inoltre hanno potuto identificare e isolare il tessuto del telo, di seguito i pollini, le polvere, gli agenti insomma che nei secoli si sono depositati sul tessuto, e in ultimo la sola immagine, libera da tutto, l'uomo, in immagine tridimensionale. L'uomo della Sindone ha preso forma, quasi consistenza. Insieme, le tracce della sua Passione. I colpi di flagello, i segni del patibolo, quelli della caduta, infine quelli della crocifissione.
    "Facevamo scorrere il nostro sguardo su e giù per tutte le ferite sanguinanti del suo sacro corpo, le cui impronte apparivano su questo Santo Sudario;
    [...] noi vedevamo, su questo piccolo quadro, delle sofferenze che non si saprebbero mai immaginare"
    scrivevano nel loro verbale di lavoro le clarisse incaricate di rattoppare il Telo dopo l'incendio del 1532 di Chambery. Decisamente imponente, alto da un minimo di 175 centimetri ad un massimo di 188, corpo sottile molto ben modellato e armonico, lunghi capelli, una folta barba divisa in due, baffi, fronte alta e spaziosa, volto possente e severo, quella della Sindone, pur nello stravolgimento della sofferenza, é una persona di bell'aspetto. Anche a Torino, intanto, presso l'Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris, si lavora all'elaborazione tridimensionale dell'immagine fotografica. E nel '78, un gruppo di lavoro guidato dal sindonologo torinese Professor Tamburelli, operando prima sull'immagine bidimensionale arriva alla tridimensionalità. Ma non si ferma lì. Realizzando "un vero e proprio lavaggio elettronico delle immagini," come scrive Baima Bollone "sfruttando la diversità delle proprietà statistiche delle immagini delle ferite e delle tracce di sangue rispetto a quelle dei lineamenti del volto e riuscendo così ad eliminare o a ridurre in misura decisiva la componente traumatica" riesce a elaborare una "probabile quasi fotografia del volto naturale dell'uomo della Sindone". - Tamburelli lavorava a Bruxelles, ma insegnava anche qui, all'Università di Torino, e siccome io insegnavo al corso di elaborazione dell'immagine mi invitò all'OCSELT a lavorare insieme all'immagine della Sindone, che a livello scientifico, mi disse, ti darà molte soddisfazioni. Così è stato. Mi portò nel laboratorio che era adibito all'elaborazione della Sindone e ho visto uscire da quel monitor - racconta Nello Balossino indicando un vecchio monitor in un angolo del laboratorio - l'immagine della Sindone per righe, allora, veniva tracciata per righe, non come adesso in una unica soluzione, e sono rimasto a bocca aperta. Vederla uscire tridimensionalmente dal monitor pare quasi di averla "viva" davanti a te. Il monitor dà l'impressione di realtà, di poterla toccare con mano. Da quel momento in poi sono divenuto discepolo del Tamburelli. Non c'era giorno che non ci sentissimo per parlare della Sindone. Dalla sua morte, nel '90, sono il proseguitore scientifico e testamentario del lavoro da lui portato avanti sulla Sindone e dell'amore con il quale ha condotto queste ricerche. La Sindone ha questa straordinaria capacità: qualche volta, molto spesso, stacca, allontana, altre volte, specialmente tra persone hanno in comune non solo la passione per la ricerca sulla Sindone stessa, ma anche modi di sentire e di vivere, allora il Telo avvicina, fa nascere e salda amicizie profondissime. Tra me e Tamburelli ha fatto appunto questo. - L'ultima cosa che ci potessimo aspettare entrando nel freddo Dipartimento d'Informatica dell'Università di Torino per incontrare il successore di Tamburelli, l'uomo che la stampa internazionale nel luglio del '96 ha sbattuto in copertina come l'uomo che aveva datato definitivamente la Sindone, era di doverci scoprire in imbarazzo di fronte ad un scienziato di fama internazionale che improvvisamente, parlandoci di questi fatti, con un lampo di dolcezza improvviso, gli occhi da brillanti gli diventano lucidi, un nodo l'assale alla gola, la voce gli trema. - Lavorare sulla Sindone - dice Balossino, cercando di raschiare via l'emozione con qualche nervoso colpo di tosse, - mette entusiasmo perché si lavora su di un oggetto unico, che richiama -sia che si sia credenti sia che non lo si sia- alla testimonianza di una tortura, di una passione subita da un uomo. Se sono credente, e credo che quest'uomo possa essere Cristo, naturalmente mi emoziono di fronte ad una immagine di questo tipo; se non sono credente, e non credo che quest'uomo sia Cristo, mi devo emozionare ugualmente, per il fatto che fosse un uomo, e che quell'uomo abbia subito torture di quel tipo, pensando a quanto possa essere tragica la cattiveria dell'uomo, duemila anni fa come oggi. Al di là di ciò, però, la ricerca deve essere svincolata da tutto. Non c'è nulla di più pericoloso, nella ricerca in genere e nella ricerca sulla Sindone in particolare, dell'atteggiamento, magari anche inconscio, in perfetta buona fede, di chi vuole o non vuole vedere qualcosa. Mi sono accostato alla Sindone e ho lavorato su di essa tenendo staccato l'aspetto religioso e il fascino di questa ricerca assolutamente straordinaria e unica da quello che è l'aspetto strettamente scientifico. Tanto che mi sono sempre attorniato di studenti che non credevano nella veridicità dell'immagine sindonica e cercavano sempre di porre dubbi, insidiare le mie già rarissime sicurezze. E' il modo migliore di lavorare. Credo nelle cose che faccio, e credo sia giusto che l'entusiasmo e l'amore che per la Sindone Tamburelli mi ha trasmesso io lo trasmetta agli altri e a chi si dedica alla ricerca sulla Sindone, a qualche altro che proseguirà lo studio. - A volte si ha l'impressione che la ricerca sulla Sindone sia oramai sconfinata nel vero e proprio accanimento terapeutico. - Vero! Verissimo. - dice Baima Bollone - C'è accanimento, c'è conflittualità; senza conflittualità forse l'accanimento sarebbe minore. Aggiungo che non vedo la possibilità di esaurire ancora i molti interrogativi aperti in questa generazione. - Forse la Sindone non vuole essere svelata! - Mah, io le mie idee sul mondo. - dice, dopo un momento di esitazione e con una certa indolenza, Baima Bollone - La Sindone non può avere volontà. Il problema è quello di una volontà superiore: imperscrutabile. La riprova è che ci sono entrato evidentemente anch'io! -
    - Sì, questo dubbio ogni tanto mi sorge. - dice Balossino - soprattutto di fronte ai misteri propri della Sindone. Misteri che a volte viviamo anche noi qua dentro, nel nostro piccolo. Per esempio immagini a computer che avevo cancellato e che sono ricomparse. Non solo: immagini che naturalmente possono essere visualizzate solo entrando nel programma e che invece appaiono sul monitor semplicemente accendendo il computer. E' accaduto, il tutto è durato 10 secondi e poi naturalmente l'immagine è scomparsa. Non ero solo, con me c'era la mia assistente, e pur credendo di avere le traveggole l'abbiamo visto tutte due. Altre volte invece sono scomparse. Con questo non voglio dire che ci sia del misterioso, ma certamente mi lascia quanto meno perplesso come si comporta l'immagine sindonica scientificamente. E' una immagine che ha delle caratteristiche che non hanno le altre immagini. - L'esame del volto è quello più tragico. Tumefazioni, ematomi, sul lato destro, all'altezza dello zigomo, altre tumefazioni sullo zigomo sinistro, una ferita lunga circa 6 centimetri sul sopracciglio destro e una seconda, un po' più piccola, su quello destro, forse dovute ai pugni inferti, questi tagli infatti emergono in un insieme di ematomi, lesioni e contusioni varie. Gli occhi sono chiusi e infossati. Il naso, con tutta probabilità, è rotto e ha una vistosa ferita sull'arcata. Si distinguono oltre una trentina di rigoli di sangue sulla fronte e sulla nuca, che hanno determinato un abbondante sanguinamento, determinate da una serie di fitte "punture" spiegabili solo supponendo che l'uomo sia stato "incoronato", come è stato per Gesù, di uno strumento quale può essere il casco di spine.
    Scrivevano le clarisse rammendatrici:
    .

    "Ci vedemmo ancora le tracce di una faccia tutta livida e tutta martoriata di colpi, la sua testa divina trafitta da grosse spine, da dove uscivano rivoli di sangue che colavano sulla fronte e si dividevano in diversi rivoli rivestendola della più preziosa porpora del mondo. Notavamo, sul lato sinistro della fronte, una goccia più grande delle altre e più lunga, che serpeggia come un'onda; le sopracciglia apparivano ben delineate; gli occhi un po' meno; il naso, come la parte più prominente del volto, è ben impresso; la bocca è ben atteggiata, e piuttosto piccola; le guance gonfie e sfigurate, fanno intravedere che sono state crudelmente colpite, e particolarmente la destra; la barba non è né troppo lunga, né troppo piccola, alla foggia dei Nazareni; la si vede rara in qualche punto, perché in parte l'avevano strappata per disprezzo, e il sangue aveva incollato il resto"

    Analisi medico-legale
    "Alla tempia destra" scrive, in uno dei suoi tanti interventi in materia medica, Pier Luigi Baima Bollone "è facilmente individuabile una ferita da cui fuoriesce sangue con caratteri nettamente arteriosi e che sarebbe per tanto caduta sul ramo frontale dell'arteria temporale superficiale. La traccia ematica che disegna la lettera epsilon dell'alfabeto greco, una specie di 3 rovesciato, quasi al centro della fronte, è originata da una ferita alla vena frontale. La singolare architettura riflette il superamento delle rughe frontali provocate dal dolore e fissate dalla rigidità cadaverica. Sempre all'emifronte destra, proprio al limite dell'attaccatura dei capelli, si distingue bene un impronta circolare dalla quale scendono due rivoletti di sangue: uno di questi, più volte interrotto, giunge fino al mento. Anche dalle ferite alla nuca partono rivoli di sangue diretti secondo due diverse direttrici. Il diverso andamento delle colature che si staccano dalla stessa ferite riflette due differenti assetti del corpo del crocifisso". Fu Baima Bollone a condurre gli studi ematologici che avrebbero portato a individuare il gruppo sanguigno dell'uomo della Sindone: AB.
    - Gli americani - racconta Giorgio Tessiore - non avevano fatto l'esame del gruppo, avevano solo rilevato che si trattava di sangue umano e che questo sangue conteneva una quantità molto alta di bilirubina, il che potrebbe significare che l'uomo della Sindone prima di morire ha subito molte sevizie, in quanto l'eccesso di bilirubina potrebbe essere dovuto alla necessità dell'organismo di smaltire un gran numero di globuli rossi danneggiati per traumi estesi e ripetuti, come quelli subiti da Gesù durante la passione. Circa il gruppo sanguigno è interessante un fatto. Dodici secoli fa, a Lanciano, vicino a Chieti, avvenne un miracolo eucaristico durante la consacrazione della Messa. L'ostia si trasformò in carne e il vino eucaristico in sangue. Poco prima che Baima Bollone rendesse noti i risultati delle sue analisi sul gruppo del sangue della Sindone, il sangue di Lanciano venne fatto esaminare per ricavarne il gruppo. Don Coero, storico e amatissimo Direttore del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, mi disse che lui aveva in mano gli esiti dell'esame del gruppo del sangue di Lanciano, che è AB, ma che non li avrebbe pubblicizzati se non dopo la pubblicizzazione degli esiti degli esami del gruppo sanguigno della Sindone che stava facendo Baima Bollone. Sono sicuro che Baima Bollone non seppe i risultati di Lanciano se non dopo la pubblicazione dei suoi risultati. Ebbene, il fatto che i due diversi campioni di sangue abbiano lo stesso gruppo mi pare veramente molto interessante. - Sul tronco e sugli arti inferiori sono visibili i segni dei flagelli, una serie di esami compiuti da svariati studiosi sono arrivati a contarne almeno 120. Le clarisse di Chambéry, anticipando di alcuni secoli le ricerche di insigni studiosi del Telo, rilevano, nell'osservazione dei colpi di flagello sia sullo stomaco, dove, affermano, "a stento vi si può trovare una zona della grandezza di una punta di spillo esente da colpi", sia sulla metà del Sudario che raffigura la parte posteriore, e più precisamente all'altezza delle spalle e della schiena, come "la diversità dei colpi fa vedere che si servivano (N.d.R. i flagellatori) di diverse speci di flagelli, come verghe attorcigliate a spine, corde di ferro che lo dilaniavano" così crudelmente, aggiungono, "che guardando il Sudario da sotto, quando era disteso sulla tela d'Olanda del supporto, vedevamo le piaghe come se guardassimo attraverso una vetrata". Due grandi escoriazioni sono visibili all'altezza delle scapole, la sinistra e la destra, provocate presumibilmente dal trasporto del patibolo. Altre sulle ginocchia, evidentemente determinate dalla caduta sulla strada verso il Calvario. Nel '78, durante una serie di esami particolarmente significativi sul Telo, il gruppo di lavoro impegnato realizzò anche una spettrografia di riflettanza. L'esame individuò tracce di terriccio sul calcagno, sulle ginocchia e sul naso a base di un minerale calcareo molto raro, l'aragonite, caratteristico di Gerusalemme. Forzando la rigidità cadaverica, steso il corpo sul lenzuolo, le mani sono state incrociate davanti al pube, la sinistra sulla destra, all'altezza del polso. I due pollici non sono visibili, forse per un meccanismo chirurgico-muscolare che si è innescato all'inchiodamento e li ha sensibilmente flessi. Le altre dita sono fortemente pronunciate e le palme tese. Al polso sinistro è chiaramente visibile la ferita del chiodo, da qualche patologo definita "breccia" a sottolinearne la grandezza e la presenza di elementi che dimostrano che è stata esercitata la trazione dell'appendimento. Stesso tipo di ferita anche sulla destra, ma è poco visibile per la posizione che è stata data alle mani e alle braccia al momento della composizione del cadavere, dove la sinistra nasconde la destra. Colature di sangue si diramano dai polsi. Sulla sinistra una prima colatura arriva all'avambraccio, una seconda raggiunge il gomito. Stesse colature, solo più lunghe, sul braccio destro. Le impronte dei piedi sul telo sono ben visibili soltanto nell'impronta posteriore, che evidenzia una grande ferita quadrangolare determinata dal foro di un chiodo. Il piede sinistro è stato inchiodato sul destro. Dalla ferita, colature di sangue scendono verso le dita. L'esame patologico sul Telo mostra che il petto è più esteso sulla parte destra rispetto alla sinistra, e sulla destra è chiaramente distinguibile "una grande chiazza di sangue, larga cm 6 e lunga 15." spiega ancora Baima Bollone. "Sull'immagine posteriore, allo stesso livello, si osserva una colatura trasversale con analoghi caratteri, suddivisa in rivoli. E' conosciuta come cintura di sangue ed è ritenuta propagazione della chiazza anteriore. Nella parte superiore di questa è ben visibile un'area ovale, un vero e proprio occhiello a maggior asse diretto in fuori ed in alto, delle dimensioni di cm 4,5 in larghezza e cm 1,5 in altezza. Corrisponde al 5° spazio intercostale. L'estremità più interna si trova ad una decina di centimetri al di sotto del capezzolo destro. La grande quantità di sangue che ne è fuoriuscito indica che essa giunge a grande profondità e che quindi si tratta di una ferita da punta e taglio", un colpo di lancia, inferto, vista l'assenza di reazioni vitali -secondo l'esame del patologo- ad un cadavere. "Se si esamina il sangue fuoriuscito dalla ferita ci si accorge che esso ha un carattere ben diverso da quello delle altre lesioni. Qui si rileva un alone sieroso marezzato da chiazze rossastre, vale a dire provocato da un sangue di cadavere in cui si era avuta la netta separazione tra il siero liquido e la parte corpuscolata."

    Il tessuto e i suoi pollini
    Il turbamento regna tra i discepoli. Il sepolcro è vuoto, e certamente non si può pensare che la salma sia stata trafugata, come le donne temono in un primo memento, d'altra parte ancora i discepoli non hanno collegato le Scritture e le parole di Gesù , per cui egli sarebbe resuscitato. Intanto la voce che il corpo di Gesù non è più nella tomba si è sparsa velocemente a Gerusalemme e i giudei che hanno fatto condannare a morte Gesù sono inferociti, immaginano un trucco da parte dei discepoli, l'avevano ben previsto quando avevano chiesto a Pilato di far sorvegliare da guardie il sepolcro. Dunque lo sgomento attanaglia gli amici di Gesù. In questo clima chi si occupa del sudario? E, se qualcuno se ne occupa, cosa decide di fare? Gli uomini, Simon Pietro e Giovanni, erano tornati a casa. Le donne, Maria madre di Giacomo, e Maria di Magdala, forse uscendo dal sepolcro afferrano velocemente i panni che hanno avvolto il Maestro cadavere e scappano. Sono ore concitate. Ma pare davvero improbabile che il sudario che testimonia che qualcosa di straordinario in quella tomba è successo, venga abbandonato a sé. - Quei panni erano macchiati di sangue. Ebbene, il Signore non aveva forse parlato, all'ultima cena, di "sangue" simbolo della nuova, eterna Alleanza?! Sui panni c'era il sangue di quel Signore, un sangue che, al di là del fatto che certamente non tutto quanto predicato da Gesù era chiaro ai discepoli, acquistava un valore simbolico preziosissimo: era appunto il sangue della Nuova, eterna Alleanza. Per cui quei panni non potevano essere lasciati là, e altrettanto certamente per questo motivo vennero conservati. - spiega Giorgio Tessiore. - Sappiamo che il sangue dei marteri veniva raccolto con pannolini che successivamente venivano conservati. Addirittura si sa che un discepolo conservò un fazzoletto con il quale San Paolo si era asciugato il sudore e quel fazzoletto ottenne un miracolo. Quindi un qualcosa che era stato a contatto con il sangue del Signore non poteva essere lasciato in quella tomba vuota e certamente era da conservare. - Forse è Giovanni a preoccuparsi del lenzuolo (sulla croce è diventato a tutti gli effetti membro della "famiglia" di Gesù, figlio adottivo di Maria, Fratello del Maestro che lui adorava e dal quale era considerato il discepolo prediletto -è quasi un dovere per lui!), forse Maria, forse Giuseppe d'Arimathea, il proprietario della tomba, forse qualcun altro. Velocemente si sarà valutato il da farsi, dove poteva essere più al sicuro il prezioso telo. A chi altri può essere dato in consegna perché venga gelosamente conservato se non alla madre? O forse si è temuto che i soldati andassero alla ricerca del corpo trafugato di Gesù e allora sicuramente sarebbero andati a chiedere spiegazioni anche a sua madre, il che può aver fatto decidere di affidarlo in consegna a qualcuno altro, forse a Maria Maddalena. Ma siamo solo nel campo delle ipotesi gratuite. Non una sola parola viene riservata dai Vangeli al Telo. Nella notte del 21 novembre '73 il professor Max Frei, docente di Criminologia all'Università di Zurigo, esperto di palinologia, ramo della botanica specializzato nello studio del polline, esegue 12 prelievi di polvere dal tessuto della Sindone. I campioni saranno sottoposti al microscopio elettronico a scansione e al microscopio ottico onde individuare i vari tipi di polline contenuti e risalire alle aree geografiche di provenienza. Dopo 3 anni di studio e di sopralluoghi in vari Paesi del mondo, nel '76, il Professor Frei annuncia di essere riuscito a identificare 49 specie di polline corrispondenti a relative 49 diversi tipi di piante e per ognuna l'area di distribuzione e in quale Paese, o in quale città, il polline delle piante in oggetto avrebbe potuto contaminare la Sindone. Nel '78 Frei procede con altri prelievi portando a 56 il totale delle speci di polline identificato. Ne viene fuori un itinerario geografico che conferma pienamente quello tracciato dagli storici della Sindone di Torino e che partendo da Gerusalemme, "il polline più frequente sulla Sindone è uguale a quello rinvenuto nei sedimenti del lago di Genezareth in strati che risalgono a duemila anni fa" relaziona Frei, tocca Edessa, Costantinopoli, Francia, Italia. Mentre non c'è alcuna traccia di speci botaniche proprie di altri Paesi, che non appartengano a questo itinerario. Rilevando una grande quantità di pollini di piante esclusive della Palestina oggi presenti solo negli strati sedimentari del I secolo, Frei dichiara: "Per me è quasi indiscutibile che la Santa Sindone fosse in Palestina nel I secolo." Contemporaneamente le ricerche confermano "l'antichità del tessuto e indirettamente la sua autenticità" afferma Baima Bollone, che nel '77, compiendo un attento esame al microscopio ottico a scansione su un frammento di Sindone prelevato oltre un secolo prima dalla principessa Clotilde di Savoia, trova alcuni dei pollini studiati dal criminologo svizzero. Frei, inoltre, riesce escludere la possibilità che la contaminazione di questi 56 diversi pollini, così eterogenei per provenienza, sia potuta avvenire in un unico luogo, nonché la possibilità di una contaminazione falsificata "perché" dice il professore "nessun falsario nei secoli passati avrebbe pensato di irrorare il tessuto con pollini della Palestina o di Costantinopoli disseminando tracce microscopiche nella previsione che qualcuno dovesse poi esaminarle" dovendole far pervenire, per altro, da mezzo mondo, e ragionando secondo parametri scientifici (conoscenze e strumentazioni) sconosciuti nei secoli passati.

  3. #3
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    Gli studi dello S.TU.R.P. (1978)
    Modalità degli esami dello Shroud of TUrin Research Project


    Con l'ostensione del '78 prendono il via una serie di ricerche di grandissima portata. Si era creato un gruppo di ricercatori europei e statunitensi, consorziati nello STURP, The Shroud of Turin Research Project, che aveva chiesto e ottenuto dal cardinale Anastasio Ballestrero il permesso per una serie di prelievi e esami particolarmente complessi.
    -Lo STURP riuscì ottenere velocemente molti quattrini e ben 8 tonnellate di apparecchiature tra le più sofisticate.- racconta don Fossati -Era un momento, quello, di grande attenzione da parte dell'opinione pubblica americana nei confronti della Sindone, i ricercatori statunitensi del gruppo erano riusciti a trasmettere il loro entusiasmo per le ricerche. Nell'ottobre del '78 lo STURP con le sue 8 tonnellate di apparecchiature sbarca a Torino e subito la fortuna non sembra essere con i volonterosi scienziati. Primo ostacolo: la dogana. Per sdoganare tutti quei milioni di dollari di apparecchiature è costretto andare il cardinale in persona in dogana. Poi, sistemate finalmente le apparecchiature a Palazzo Reale, dove si sarebbe svolto il lavoro, ecco che il vecchio impianto elettrico salta. - Finalmente la notte dell'8 ottobre 1978 tutti i ricercatori del STURP, insieme a ricercatori indipendenti, quali, tra gli altri, Baima Bollone, riuniti nella biblioteca di Palazzo Reale iniziano il prelievo dei campioni, un lavoro che durerà circa una settimana. A raccontare quella lunga nottata è Baima Bollone.
    "La Sindone viene adagiata su di un apposito tavolo in alluminio rivestito di pellicola magnetica trasportato dagli Stati Uniti dall'équipe americana. Ha la caratteristica di poter ruotare sull'asse maggiore, in modo da consentire di fotografare la Sindone sia in posizione orizzontale sia in posizione verticale. Il piano di appoggio è costituito da una serie di pannelli mobili che rendono possibile tanto la illuminazione per trasparenza quanto l'esame radiologico." scrive Baima Bollone. "Inizia Max Frei" il criminologo esperto nello studio del polline che con i suoi esami ha permesso di ricostruire le tappe del percorso della Sindone, il quale già nel '73 aveva potuto fare dei prelievi sulla Sindone "che esegue una ventina di applicazioni ed altrettanti strappi con nastri adesivi" nel frattempo il sindonologo italiano "Aurelio Ghio scatta una lunga serie di macrofotografie" tocca poi allo stesso Baima Bollone che dovrà prelevare "microcampioni di filo da sedi bianche, in corrispondenza dell'immagine e da aree apparentemente macchiate di sangue. A questo punto vengono fatte saltare le cuciture che uniscono il Lenzuolo alla sottostante tela d'Olanda" che regge da oltre 400 anni la Sindone. "Si creano quattro brecce periferiche di un palmo attraverso le quali si introduce uno strumento a fibre ottiche per esplorare e fotografare la superficie nascosta ed un aspiratore per raccogliere le polveri depositatesi nella Sindone nel corso dei secoli. Seguano le indagini di un gruppo di fotografi del Jet Propulsion Laboratory di Pasadena e del Brooks Institute of Photography di Santa Barbara, sotto la guida di Don Devan e di Don Lynn che allestiscono una serie completa di fotografie scientifiche. Subentra un gruppo di specialisti coordinati da Bill Mottern del Sandia Laboratory che procede alla radiografia di tutta la Sindone. E' poi la volta di un gruppo coordinato da Joe Accetta dell'aviazione militare statunitense che procede ad ispezione ai raggi infrarossi e dei coniugi Roger e Marty Gilbert della Oriel Corporation che si occupano dello spettro della luce emanata per fluorescenza sotto illuminazione ultravioletta. Dopo di ciò Ray Rogers dei Laboratori di Los Alamos preleva campioni delle polveri e degli altri materiali di superficie avvalendosi di un nastro adesivo di carbonio puro. Sam Pellicori del Brooks Institute scatta una serie di microfotografie e Roger Morris dei Laboratori di Los Alamos esegue registrazioni dello spettro ai raggi X emessi da alcune sedi caratteristiche. Al termine delle indagini si tenta di staccare e di sollevare un angolo del Lenzuolo da quello della sottostante tela d'Olanda per poter fotografare direttamente una porzione della faccia posteriore, ma le cuciture dei rattoppi lo impediscono." E' finita. La lunga notte di prelievi a fiato sospeso si conclude. E dopo quasi una settimana ognuno ripartirà con i campioni verso il proprio laboratorio, in attesa del risultato... sempre quello, quello definitivo.
    -Grazie a quei prelievi- racconta Baima Bollone -arrivai per primo a dimostrare che c'è del sangue sul telo, che è sangue umano, e a determinarne il gruppo, AB, e alcuni accenni del DNA.- Il tutto non senza difficoltà. - Io ritengo che accademicamente e tecnicamente il nostro Politecnico sia il meglio possibile e certamente una gloria di Torino. Non ritengo però che gli attuali componenti del Politecnico abbiano fatto nulla di utile per la Sindone se non complicare i rapporti personali fra i ricercatori. Io posso dire che il professor Gonella -ho le sue lettere in mano- mi fece delle indebite pressioni perché consegnassi il materiale da me acquisito- i prelievi della lunga notte al capezzale della Sindone -ad altri che non avevano pensato di acquisirlo, era evidente, infatti, l'importanza dei miei prelievi, così che le scoperte che io ho fatto potessero essere fatte da altri. Altri del mondo accademico non nazionale, gli americani.- Al momento gli studi che si stanno portando avanti non sono molti. -Perchè non c'è materiale e quello che c'è in giro non riesce dare sufficienti garanzie.- dice Baima Bollone. -Un gruppo di studiosi americani, quali ad esempio Jumper e Jackson e altri, studiano l'elaborazione dell'immagine con metodi particolari quali la polarizzazione delle luci.- spiega Balossino -Poi ci sono gli spagnoli che studiano la Sindone in relazione al sudario di Oviedo. E infine i francesi. In Italia ci sono sostanzialmente due correnti, impegnate per lo più sullo studio della formazione dell'immagine. Una, guidata dal dottor Delfino Pesce, che lavora per dimostrare che il telo è un falso, cercando di ottenere, attraverso una serie di esperimenti su bassorilievo, immagini quanto più simili all'immagine sindonica. Una seconda, guidata dal dottor Sebastiano Rodante, che da sempre lavora allo studio dell'immagine, e sta ottenendo risultati in termini di tridimensionalità delle immagini riprodotte molto simili alla tridimensionalità dell'immagine sindonica.- Ma la nuova frontiera della ricerca sindonologica pare essere decisamente un'altra. -Penso che il futuro non sia un futuro di ricerca di nuove informazioni che potrebbero ancora scaturire, informazioni ne abbiamo già tante. Tutti gli sforzi ora dovrebbero concentrarsi sulla conservazione del Telo.- dice Balossino. -Non sappiamo cosa sia successo nel corso dei secoli alla Sindone e dunque cosa si prospetti per il futuro. Quindi diventa prioritario rispetto a tutto lavorare per assicurare alle generazioni future la certezza di poter fruire di questa immagine. Uno studio che coinvolge molte discipline perché non è un problema di facile soluzione. Resta poi molto da fare sul versante della datazione con metodologie diverse da quella del '78, il C14, per esempio lavorare su una datazione legata allo studio della cellulosa del tessuto. E non bisogna sottovalutare le ricerche che si possono portare avanti con l'ausilio dell'informatica. L'informatica fino ad oggi ha usufruito delle fotografie ufficiali che sono quelle dell'Enrie del '31, da allora ci sono state delle grosse evoluzioni nella fotografia. Per cui sarebbe molto utile riprendere l'immagine sindonica con le nuove metodologie di acquisizione d'immagine numerica ad alta risoluzione. Da questo materiale si potrebbero ottenere immagini tridimensionali più dettagliate rispetto a quella che si è ottenuta con la fotografia dell'Enrie, e si potrebbe studiare in modo più dettagliato l'immagine di tutto il corpo.- L'occasione potrebbe essere le ostensioni programmate per il '98 e il 2000.

    La prova del Carbonio-14 (1988)
    Il 13 ottobre 1988 il cardinale di Torino Custode Pontificio della Sindone Anastasio Ballestrero lo annuncia ufficialmente ed è uno smacco per tutti coloro che avevano atteso quella come la conferma dell'autenticità del Telo di Torino: l'esame al radiocarbonio aveva datato la Sindone tra il 1260 e il 1390 -periodo in cui appare ufficialmente nella storia, a Lirey. Subito scoppiano le polemiche e senza mezzi termini si accusano i laboratori di Tucson, Oxford e Zurigo e il coordinatore dei tre laboratori, il professor Michael Tite responsabile del Laboratorio di ricerche del Britisch Museum di Londra, di avere deliberatamente falsificato i risultati dell'esame. -Il carbonio 14 è un isotopo del carbonio normale- spiega Giorgio Tessiore -Nell'atmosfera c'è anidride carbonica e una parte, una molecola su mille miliardi, invece di avere il carbonio che ha un peso atomico 12 o 13 ha un carbonio che pesa 14, un po' più pesante, dunque, perché deriva dall'azoto che ha peso atomico 14, in quanto un neutrone sostituisce un protone. Questo carbonio è radioattivo, cioè si decompone. La decomposizione avviene con un ritmo costante, e ogni 5.730 il carbonio 14 si riduce della metà. Naturalmente nell'atmosfera e in tutti gli esseri che ricevono dall'atmosfera l'anidride carbonica, quindi vegetali e animali, il carbonio 14 si riforma perché continua l'azoto a trasformarsi in carbonio 14 (il lino deriva, ricordiamolo, dalla pianta di lino, per cui da un essere vivente). Se però passano dopo la morte 5.730 avremo la metà degli atomi. Allora, facendo la differenza tra il dato di partenza e il dato attuale sappiamo quanto tempo è passato dalla morte dell'essere. Questo principio vale se non c'è nuovo apporto di carbonio 14, se c'è nuovo apporto il conteggio non può essere fatto in quanto il risultato che si ricava è alterato. Se il carbonio aggiunto è di origine minerale il reperto risulta invecchiato, se invece è di origine vegetale lo ringiovanisce notevolmente.- -Nell'82- racconta don Fossati -era già stata fatta una analisi al C14 della Sindone. Esame assolutamente non autorizzato, doloso, su di un filo del campione di tela sindonica prelevata dal professor Gilberto Raes dell'Istituto Tessile di Meulemeester, nel '73, per un esame merceologico. A quanto ci è dato di sapere, secondo notizie che certamente non possono essere ufficiali, gli esami avrebbero dato due datazioni diverse: una del 200 d.C. e l'altra del 1000 d.C.- Questo metodo, ideato dallo studioso statunitense Willard Frank Libby dell'Istituto Ricerche Nucleari dell'Università di Chicago, venne proposto per la datazione della Sindone negli anni '50. E malgrado molti tra i più seri sindonologi mettessero in guardia dal metodo, ritenendolo un esame non soltanto non sicuro, ma assolutamente non adatto alla Sindone, il fascino del radiocarbonio quale prova definitiva dell'autenticità (se non altro in termini di datazione) del Telo alla fine ebbe la meglio su qualsiasi ragionevole dubbio. -Lo stesso Libby aveva detto chiaramente che il metodo non poteva essere applicato per datare la Sindone, perché la Sindone ha avuto, nella sua lunga storia, nuovi apporti di carbonio.- dice Tessiore - I carbonisti moderni invece hanno sostenuto che con le innovazioni apportate al metodo, a partire dalla particolare procedura di pulizia dei campioni, pulizia che dovrebbe eliminare i nuovi apporti di carbonio, l'esame si poteva fare, era sicuro. Ebbene, i carbonisti vengono smentiti dai fatti proprio già a partire dalla pulizia dei campioni, l'elemento che avrebbe dovuto garantire la fattibilità dell'esame e l'affidabilità dei risultati. A Zurigo hanno esaminato campioni puliti molto, campioni puliti poco e alcuni addirittura non puliti del tutto: il risultato è stato quasi uguale. Insomma la pulizia non è servita, per cui l'apporto di carbonio che nei secoli c'è stato, l'aggiunta, è rimasta nel tessuto, ed è proprio questo nuovo apporto, questa contaminazione che ha ringiovanito la Sindone.- Il C14 ha tutta una serie di precedenti in fatto di strepitosi errori. Il famoso sudario di Oviedo l'esame al Carbonio 14 l'ha datato 400 anni dopo rispetto alla conoscenza storicamente accertata che si ha del telo in Europa. Lumache catturate vive sottoposte all'esame del radiocarbonio risultarono vecchie di 20.000 anni, mentre una pelle di mammouth ne dimostrò soltanto 5.000, e, tanto per proiettarci nel futuro, il caso famoso del corno vichingo che all'esame risultò del 2016. - Chi insisteva per questo esame era il Presidente dell'Accademia Pontificia delle Scienze, il dottor Chagas.- racconta Tessiore -Fino ad allora la Curia di Torino, responsabile della custodia del Telo, aveva rifiutato di sottoporre la Sindone all'esame con la motivazione che ci voleva troppo materiale di campione, e non si poteva certo danneggiare tanto la Sindone, i moderni carbonisti spiegarono che con gli attuali sistemi la necessità di materiale è minima, pochi milligrammi. Subito dopo la morte di don Coero, storico Presidente del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, si fece il primo incontro per il C14 tra arcivescovado e scienziati. Tutto venne fatto in quasi perfetta segretezza. Ad un certo momento si venne a sapere che si era deciso di fare l'esame del C14 ma neanche si sapeva che già si stava facendo. Vennero convocati una serie di laboratori ai quali furono chieste delle prove. Prova stupide, perché vennero fatti esaminare dai vari laboratori due campioni di stoffa, di età nota, di uno l'esito risultò giusto, del secondo completamente sbagliato, si fece una terza prova il cui esito fu esatto e così si ammise la validità dell'esame. Su tre prove se solo due erano riuscite si doveva rigettare l'esame, perché non basta che su tre due siano giuste, resta l'errore della terza, due su tre non danno nessuna garanzia. Tra tutti i laboratori convocati verranno scelti, non si sa con precisione da chi, ma probabilmente dal Presidente dell'Accademia Pontificia delle Scienze, quelli di Tucson, Oxford e Zurigo, perché sembravano essere quelli che facevano più esami di questo genere e davano più garanzia di affidabilità. Anche se proprio in quei giorni il laboratorio di Oxford prese una solenne cantonata, datando attorno al 1000 un dipinto di una professoressa di storia dell'arte vivente. Per il prelievo e il peso dei campioni vennero scelti due professori del Politecnico di Torino, Riggi di Numana per il prelievo e Testore per pesare e misurare i vari campioni. A quel punto i tre laboratori, in qualche modo coalizzati, hanno fatto in modo di tagliare fuori la stessa Accademia, oltre che la Curia di Torino che non poté avere rappresentanti che controllassero lo svolgimento degli esami, accettando esclusivamente il controllo di un coordinatore, fin dall'inizio fortemente sostenuto da Oxford, Michael Tite.- Forse è stato Tite a scegliere i tre laboratori, forse sono stati i laboratori a scegliere Tite. L'Accademia Pontificia delle Scienze e la Curia di Torino, che oramai avevano perso il controllo della situazione non poterono fare altro che accettarlo. -Tite è stato ben accettato dall'Arcivescovado perché l'Arcivescovado si fidava di un Direttore di un museo così prestigioso.- L'11 settembre '89, il Professor Lejeune, della Pontificia Accademia delle Scienze, alla radio vaticana, affermerà: "La perizia non ha avuto luogo perché i risultati vengono invalidati dal fatto delle anomali procedurali che hanno impedito di verificare la capacità degli esperti." E' ufficiale: c'è anomalia procedurale, il Vaticano prende atto che qualcosa può non essersi svolto nella maniera appropriata, è relativo se sia accaduto per imperizia o per malafede. Continua Lejeune "Nella nostra Accademia abbiamo Premi Nobel di fisica, chimica e scienze sufficienti a coprire le necessità di una Commissione di tre o quattro persone, perfettamente competenti nel giudicare i protocolli prefissati. Sono molto stupito che questo non sia stato fatto". Appunto, i protocolli prefissati. -Vennero ideati in tre riprese spiega Tessiore -in occasione di altrettanti incontri tra la Curia e i laboratori. La clausola di reale interesse di quei protocolli era quella della cecità dell'esame. Vale a dire: i laboratori avrebbero ricevuto una serie di campioni tra i quali quello della Sindone non sapendo quale era quello della Sindone e quali i campioni di controllo, a titolo di garanzia di effettiva imparzialità. Condizione fondamentale che venne meno- Tanto che tornati in sede i direttori dei tre laboratori aprono i contenitori dei campioni e pare riconoscano immediatamente il campione sindonico per il particolare tessuto spigato proprio del Sudario dagli altri tessuti di verifica. Si saprà che al di là dello spigato riconoscibile, in sede di prelievo avevano avuto modo di vedere i risultati di tutte le pesate attraverso un monitor che inquadrava il display della bilancia elettronica sulla quale Testore effettuava appunto le operazioni di peso, il che certamente avrebbe determinato il riconoscimento sicuro. Non si capisce perché sia il rapporto pubblicato sul numero del 16 febbraio 1989 della rivista "Nature", attraverso il quale si resero ufficiali i risultati della ricerca, a riferire il fatto, considerato che da questa rivelazione ne discende che in questo modo è venuta meno quella "cecità" che il protocollo d'intesa tra la Santa Sede e i Laboratori prevedeva, quasi a voler assicurare che effettivamente il campione proveniva dalla Sindone fino a rischio di veder invalidato l'esame. Londra, 12 febbraio 1988. Michael Tite si ritira nel suo ufficio a stendere una missiva diretta oltre Manica. "Caro Dr. Evin, Vi ringrazio .... E' certo che limitare il numero dei Laboratori implicati nella datazione del Sudario mi rende il compito più facile. Accolgo molto volentieri il vostro aiuto circa un campione di controllo medioevale simile il più possibile, sia come tessuto che come colore, al Sudario: ... un sosia. 1) il campione dovrà essere in totale di 6 cm: circa 120 mg. 2) il tessuto dovrà essere di lino .... 3) .... datato al XIII secolo d.C. di preferenza XIV ... 6) Potrei venire io in Francia .... l'idea mi seduce ... ma penso al rischio di non passare inosservato, io e il mio sosia. Sarà sufficiente ricorrere ai servizi postali (spedizione in incognito). Come fonte possibile del tessuto penso che il Museo Cluny di Parigi sia il più conveniente. Ho scritto a Md. Joubett Caillet (copia qui allegata) chiedendo se può e vuole prestarsi in questo affare. Ancora grazie.... Con i migliori auguri; sinceramente a Voi M.S. Tite" Su questa lettera, che avrebbe avuto epilogo nei mesi successivi e definitivamente il 21 aprile '88, a Torino, durante i lavori di prelievo dei campioni, si appunteranno i più gravi interrogativi di coloro che sostengono il complotto del radiocarbonio. I due campioni così detti di controllo che secondo gli accordi iniziali dovevano essere consegnati unitamente al campione della Sindone ai laboratori incaricati degli esami, erano un pezzo di lino proveniente da una tomba numidica del I-II secolo d.C. e un pezzo di lino di tomba egizia del II secolo a.C. -Tite aveva campioni che non lo soddisfacevano abbastanza per due motivi: primo perché non erano a spina di pesce, secondo perché non erano dell'epoca che lui voleva, vale a dire 1300 1390, per questo motivo ha incaricato Evian di recuperare un campione quanto più simile alla Sindone.- racconta Tessiore. A seguito delle indicazioni di Tite, Jacques Evin si rivolge al Museo Cluny di Parigi, ma ottiene un rifiuto. "Hanno avuto fifa" commenterà. Con il collega Vial del Musée des Tissus di Lione, si reca allora nel Duomo di St. Maxim-du-Var, dove, con il consenso del Sindaco e senza che il Curato venga nemmeno avvisato, preleva una striscia del mantello di San Luigi d'Angiò. - E' il tessuto che Tite cerca il piviale del vescovo, Luigi d'Angiò infatti morì nel 1297. Viene prelevata una massa ingente di fili sotto il ricamo esterno. E il piviale è talmente tanto l'oggetto giusto che gli esami diedero risultati praticamente perfetti, il piviale infatti era rimasto chiuso in un bacheca, protetto da qualsiasi contaminazione.- dice Tessiore Ora si tratta solo di recapitare a Tite il tessuto, via posta come lui desiderava. Ma le Poste sono in sciopero. Evian allora decide di farlo consegnare a Tite da Vial, il quale era chiamato a presenziare al prelievo del campione sindonico, durante la stessa riunione di Torino, senza, per altro, pare, avvisare il collega. Tite intanto preoccupato del mancato arrivo del campione di Evian, partendo per Torino si procurerebbe da sé un campione di lino medioevale dalla Riserva Victoria-Albert. -Durante la riunione di Torino- racconta Carlo Griseri -la telecamera che registra le operazioni mostra Tite gironzolare colle mani in tasca simulando indifferenza, tra Riggi e Testore tutti presi nel loro compito di prelevare (come aveva ordinato Tite) una striscia del tessuto sindonico di cm. 7x1. Il pezzo tagliato risulta più grande: dovranno ridurlo con un pretesto a 7x1.- Intanto extraprotocollo arrivano in sede di prelievo a Tite, portati da Vial, i fili prelevati dal piviale di San Luigi. Tite si ritira con il cardinale Ballestrero in una stanza vicina, dove non ci sono telecamere che riprendono le operazioni, a sigillare nei contenitori di acciaio i prelievi, sia quelli della sindone che quelli di controllo. -Vial tira fuori il suo reperto ad operazione quasi conclusa quando già il cardinale Ballestrero se ne era andato. Riggi non intende accettare questa intrusione nel "suo" protocollo.- racconta Griseri -Anche Tite si mostra stupito e non vuole accettare quel campione giunto in maniera inattesa, mancando oltre tutto altri tre contenitori come quelli usati per i campioni ufficiali. Alla fine, in modo del tutto anomalo, si decide di consegnare il campione del piviale ai tre Laboratori in buste aperte. Il giorno dopo, il 22 aprile, la Santa Sede dirama un comunicato stampa nel quale si parla di un "campione aggiuntivo" "fornito per controllo senza indicarne la provenienza.- ..Il 26 febbraio '89 la prestigiosa rivista "Nature" pubblica il resoconto ufficiale dell'esame della Sindone al radiocarbonio: come "la prova definitiva che il lino della Sindone di Torino è medioevale" recita. La relazione è firmata da 21 partecipanti all'indagine, compreso Tite ed esclusivi invece i due italiani Riggi e Testore, figure importanti se si considera che il primo aveva tagliato la striscia di tessuto sindonico dalla quale sarebbero stati ricavati i campioni consegnati ai laboratori, e il secondo li aveva pesati. Testore interverrà a Parigi nel settembre durante il simposio internazionale organizzato per discutere i risultati di quell'esame. Nel rapporto pubblicato da "Nature" era detto che -i tre campioni in cui era stato diviso il tessuto prelevato dalla Sindone- racconta ancora Griseri -pesavano circa 50 mg. cadauno e che il tessuto prelevato misurava cm. 7x1.- Testore a Parigi afferma che i campioni provenivano da una striscia -di mm. 81,16 (prima contraddizione al rapporto di Nature), che pesava 300 mg. (seconda contraddizione); che venne divisa a sua volta in due pezzi di rispettivi mg. 144,8 e 154,9 (con una perdita ragionevole di 0,3 mg.). Il pezzo di mg. 154,9 fu a sua volta diviso (sempre secondo quel rapporto) in tre parti di 52 - 52,8 - 53,7 mg.- Padre Bruno Bonnet-Eymard, che appena erano stati diffusi i risultati dell'analisi aveva sollevato dubbi, dopo queste affermazioni inizia la sua lunga indagine che lo porterà in tutti i laboratori coinvolti nell'esame. -Bonnet-Eymard fa un rapido conto: 52+52,8+53,7 fanno 158,5 non 154,9. Testore continua: il pezzo di mg. 144,8 venne trattenuto da Riggi come "riserva".- Ernesto Brunati del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino esamina i rapporti di Riggi e Testore. Nel rapporto di Testore è contenuta una foto del campione della Sindone scattata prima che questo fosse ripulito delle parti dubbie di una lunghezza di cm. 8,1 e larghezza 2,6. Se il peso medio del tessuto della Sindone oramai accertato è di 23 mg/cm2 come può Riggi affermare che il peso della striscia è di 497 mg (per altro Tessiore dice che non è stato pesato) e poi ripulito della parte dubbia la striscia di 7x1 cm pesare 300,0 mg.? se così fosse il tessuto avrebbe avuto un peso medio non di 23 mg/cm2 bensì di quasi il doppio, 42,8 mg/cm2. Bonnet-Eymard deciderà di interrogare i due italiani Riggi e Testore. Intanto però Testore, al quale era stata fatta rilevare l'incongruenza, poco più di un mese dopo il convegno di Parigi aveva dichiarato che -non il campione di mg. 154,9 ma quello di 144,8 era stato diviso in tre parti; e che risultando la terza parte più piccola delle altre due, le venne aggiunto un frammento di mg. 14,1 tolto dal campione di riserva. Riggi contraddice Testore- e due giorni dopo la dichiarazione del collega afferma: -di aver diviso in tre il campione di 154,9 integrandolo con un frammento di mg. 3,6 tolto dal pezzo di 144,8. Secondo questa versione si sarebbero avuti pezzi di 52 - 52,8 - 53,7 mg. con 141 mg. di riserva.- e uno dei tre laboratori avrebbe ricevuto il campione della Sindone diviso in due pezzi. Ma quale laboratorio? E il campione di riserva che fine ha fatto? Incredibile ma vero: il campione di riserva, di proprietà niente meno che della Santa Sede, era rimasto in mano a Riggi, senza che questi autorizzasse questi a trattenerlo. - Tra i pezzi avanzati, definiti di "riserva", e i prelievi che ha fatto al termine dei prelievi ufficiali, lui dice di aver grattato frammenti dalle macchie di sangue per fare gli esami del DNA, Riggi depositato in banca aveva un piccolo tesoro.- afferma Tessiore -Tesoro che dice di essere andato con il Politecnico, non si capisce chi sia il Politecnico fisicamente, personalmente posso immaginare che si tratti di Testore e Gonnella, e averlo consegnato a ricercatori americani, del Nuovo Messico. Questi avrebbero fatto ricerche sul DNA e esami che avrebbero permesso di scoprire la presenza sulla Sindone di un lichene che forma un involucro che comporta un aumento del C14. Mentre per il DNA gli esiti sono stati che quello della Sindone è sicuramente un uomo! mi chiedo se davvero qualcuno abbia mai immaginato che la figura della Sindone fosse quella di una donna?! Esami, comunque, che ufficialmente non sono stati presi in considerazione in quanto la Curia è intervenuta ufficialmente per dichiarare che i campioni non avrebbero dovuto essere in possesso dei privati se qualcuno li ha presi lo ha fatto senza autorizzazione per cui gli esami non sono da ritenere accettabili.- Bonnet-Eymard nel frattempo era partito alla ricerca del campione in due pezzi. Prima tappa il Laboratorio di Tucson. -Il prof. Donahue, capo del Dipartimento di Fisica dell'Università di Tucson, che opera sotto l'egida dell'Università dell'Arizona e della National Science Foundation- racconta Griseri -afferma che gli archivi non annotano se il loro campione era o no diviso in due pezzi. Il totale dei 4 pezzi in cui fu in seguito diviso risulta di 52,36 mg.- Bonnet-Eymard decide -di andarlo a trovare di persona: 19mila chilometri andata e ritorno. Li riceve chiedendo: "Che c'è di falso nelle dimensioni che abbiamo dato?" Fanno notare che esse non concordano con le dichiarazioni di Riggi e Testore. Risponde: <>. Uno dei presenti alla riunione, Jull, interviene: "Può essere stato Riggi a indurre Tite in errore". Ma Donhaue insiste: "No! Tite ha misurato di persona con precisione".- E' interessante sentire quello che dirà in proposito alle misurazioni Tite stesso. -Nessuno ricordava se il campione giunse a Tucson in uno o in due pezzi. Il chimista Toolin interviene nella discussione dicendo a Bonnet all'orecchio e alzando le spalle: "per me era in un solo pezzo". Le conversazioni erano registrate; ma parlò talmente in fretta e sottovoce, che il magnetofono non lo registrò. Un tentativo di farlo ripetere è troncato da Donhaue. A un successivo tentativo risponderà: "Je n'ai pas bien vu".- E' evidente: se a Tucson era toccato il campione più piccolo (52 mg) ed era per questo stato integrato con un frammento doveva averlo ricevuto in due pezzi, se il pezzo era uno solo allora non poteva essere la Sindone. Nel caso, invece, non fosse stato il campione più piccolo nulla impediva che fosse il campione della Sindone prelevato dal Riggi ma le misure non sarebbero più risultate rispondenti a quelle indicate ufficialmente né in una né nell'altra versione. -Fatto notare quale gravità costituiva quella totale assenza di documentazione sulla forma, dimensioni e numero dei pezzi del campione ricevuto, Donhaue intervenne: "Veramente questa è la vostra ultima parola? E' esatto: noi non abbiamo né foto, né registrazioni." In contraddizione con lui il titolare del laboratorio, prof. Damon, assente e raggiunto via telefono a Parigi: "All'apertura del container eravamo presenti Donahue ed io, nessun altro." . Ma Toolin e Jull avevano verbalizzato e firmato che all'apertura del contenitore i sigilli non erano manomessi! si fa notare. "Il campione aveva forma rettangolare, non quadrata. Abbiamo registrato tutto con video, con verbali e foto." afferma Damon.- Un campione, dunque, rettangolare, e le foto e le registrazioni ci sono! Tanto che Griseri racconta che nel giugno del '90 Baima Bollone alla presentazione di un suo libro sulla Sindone avrebbe affermato che -dopo mille istanze ho ottenuto dai ricercatori dell'Arizona la fotografia del frammento del tessuto che, alla prova del carbonio, è risultato di epoca medioevale. L'ho confrontato con le foto del Lino sindonico: ebbene quel brandello non appartiene alla Sindone. E' invece un pezzo del piviale di S.Luigi che quei signori hanno affannosamente cercato proprio perché risale all'epoca (fine '200 inizi '300) che a loro interessava attribuire alla Sindone.- Una denuncia senza mezzi termini che per altro non è né la prima né l'ultima nell'intricata vicenda. Nel '91 la studiosa Flora Farkas esamina le fotografie dei tessuti sottoposti all'esame nei laboratori di Tucson e di Zurigo e dagli stessi messi a disposizione e dichiara che nessuna delle fotografie corrisponde al tessuto della Sindone. -A Zurigo,- continua Griseri -Wolfli, del Politecnico, è più prudente ed astuto dei colleghi di Tucson ed evita le contraddizioni. Circa le dimensioni, 1x7 del campione ammette un errore nel rapporto della rivista "Nature". Aveva concertato le risposte con Tite. Ammette di aver parlato con Tucson e Oxford. L'errore lo giustifica ammettendo che all'atto della stesura del rapporto di "Nature" non hanno preso tempo per verificare con nuove misure, in quanto erano sotto pressione, quello su cui si erano messi d'accordo già nel gennaio '88. Nessuno si sarebbe, secondo lui, accorto dell'errore: né i firmatari del rapporto, né i due italiani che avevano effettuato il prelievo e diedero in seguito misure diverse da quelle ufficiali. Ammette la sua colpa nel non aver chiesto loro: "siete sicuri?". Consente infine di esaminare per un istante la possibilità di una sostituzione di campioni con un sosia della Sindone, ma senza sospetti né per Tite né per il Cardinale. A Oxford, Hall,- titolare del Laboratorio che aveva svolto l'esame -si rifiutò sempre di rispondere di persona agli interrogativi di Bonnet, il quale però riuscì a parlare con l'assistente dello stesso Hall, il dottor Robert Hedges.- Questi afferma di non aver mai visto nulla e comunque di non sapere -dire se il campione era in due pezzi. Ricorda tuttavia che qualcuno parlò di due pezzi.- In quell'istante Tite irrompe improvvisamente nella stanza e con una banale scusa mette fine al colloquio. Di seguito si sarebbe tentata l'inchiesta presso lo stesso Tite -responsabile di tutte le operazioni attinenti le prove del radiocarbonio, dai preliminari alle conclusioni. Accorda una mezz'ora agli inquirenti. Alla domanda se ha misurato di persona le dimensioni dei campioni risponde. "Io non ho misurato niente; osservavo il prelevamento, ma non ho effettuato misura alcuna. Questo 1x7 sono stime approssimative."- Facendogli notare che lui aveva scritto 1x7 e che -"l'approssimazione può portare variazioni di millimetri, non di centimetri", questi rispose: "D'accordo: è un errore; è una cifra approssimativa basata sulla mia memoria. Le cifre di Riggi sono più piccole o più grandi? ebbene, voi prendete quelle!" Afferma che è venuto a Torino solo come semplice testimone. Responsabili e autori del prelievo sono gli italiani. Lui non aveva alcun incarico di prendere misure dei campioni, ma solo di assicurare i rappresentanti dei Laboratori. Si dichiara pronto a correggere ogni dato inesatto riportato dalla rivista "Nature". Ma Hedges aveva sostenuto che Tite era certo in grado di rispondere circa la divisione del campione in due, in quanto fu lui con il cardinale ad appartarsi per fasciare i campioni e chiuderli nei contenitori.- La domanda è diretta: -"Non ha notato che uno dei campioni era diviso in due?" Risponde: "Io non posso ricordarmi"- Né per altro paga l'insistenza: -"C'era il Cardinale e Gonella come interprete" il supervisore scientifico di Ballestrero. Gli viene chiesto se ci fosse anche Riggi. "Non c'era. Entrò forse per chiedere: è tutto in ordine?"- Bonnet fa notare a Tite come non potesse certo sfuggire il particolare di un campione diviso in due. -Risponde stavolta con violenza: "Non posso ricordarmi se l'ho visto. L'ho forse saputo, ma non posso ricordarmi se l'ho visto." E insiste che per lui l'importante è se provenissero dalla Sindone e non come erano divisi, o altri dettagli.- Vedendo la perplessità degli interlocutori, si alzò, s'infilò il mantello e se ne andò urlando "Non v'è dubbio che provenissero dal Sudario: nessun dubbio. Assolutamente nessun dubbio". -Damon dirà al telefono, imbarazzato, "Siamo noi che l'abbiamo diviso in pezzi.". Donahue dirà invece a sua volta che il campione era in due pezzi: uno un terzo dell'altro.- del peso di 14 e 40 mg. per un peso totale di circa 50 mg. -S'è fatto marcia indietro dando ragione a Tite quando Tucson si è allineata alla seconda versione di Testore- e cercando di far coincidere le due versioni. E' così che proliferano le diverse e contrastanti indicazioni di peso e misura. -Una macrofotografia- prodotta dal laboratorio di Tucson -di uno dei quattro sottocampioni (già inviata agli inquirenti senza indicazione del peso, ma con l'indicazione della dimensione: cm 1x0,5) viene proiettata- al simposio di New York dell'aprile del '91 -dimensioni 1,5x0,5, peso 14 mg. Quel peso, non dichiarato prima, non corrisponde ad alcuno dei pesi rilevati sul taccuino del laboratorio di Tucson che erano 13,86 - 12,39 - 14,72 - 11,83 per un totale di mg. 52,80, di nuovo diverso. In quanto all'altezza di cm. 1,5 la dimensione è impossibile e inconcepibile. La dimensione esatta è 1x0,5 che Donahue riportava nel cliché edito nell'89. La nuova versione rivela un evidente sforzo di allinearsi alla seconda Versione di Testore.- Per fare chiarezza e evitare dubbi e polemiche sarebbe bastato veramente poco. Tanto per cominciare la presenza di un notaio che redigesse un verbale al momento del prelievo dei campioni, e successivamente che presenziasse a tutte le operazioni dell'esame, condizione davvero al di sotto della soglia minima in operazioni del genere. Lo svolgimento di tutte le operazioni di prelievo e sigillo dei campioni, e non solo di alcune di esse, sotto l'obiettivo di una telecamera avrebbe significato essere in possesso di quei dati che non avrebbero potuto "entrare" in un verbale notarile. La creazione di un Comitato Scientifico che garantisse la ricerca avrebbe potuto garantire sia i Laboratori che tutto il mondo scientifico e specialmente gli ambienti sindonologici. E infine nella fase di realizzazione delle analisi: tassativamente i laboratori dovevano attenersi ai Protocolli siglati. -Sappiamo per certo che perché il risultato sia valido, non dico sicuro, solo valido, l'oggetto esaminato deve avere alcune caratteristiche.- spiega Tessiore -Primo, l'oggetto non deve essere stato toccato con mano. Non solo la Sindone è stata toccata con mano, pensiamo a tutte le ostensioni, lungo i secoli è stata esposta al pubblico, manipolata dai responsabili di turno che stendevano il telo, baciata dai fedeli, sottoposta a rammendi, ma addirittura Riggi quando ha tagliato il campione non aveva guanti alle mani, si vede nella registrazione televisiva, in compenso dopo il taglio userà poi le pinzette. Secondo, l'oggetto non deve essere stato a contatto con altre sostanze organiche. Ebbene, la Sindone è sempre stata a contatto di altre stoffe, lo è ancora oggi come sappiamo. Terzo, non deve essere a contatto con i fumi. La Sindone per secoli è stata sottoposta ai fumi di ceri e torce. Immaginiamo cosa può essere successo in termini di contaminazione. Ma il grande apporto di carbonio sicuramente lo si deve all'incendio del 1532. Si può ritenere che dal 33 fino al 1532 ci sia stata sostanzialmente una curva discendente del contenuto di carbonio 14, nel 1532 l'incendio per la Sindone è stato una vera e propria iniezione di C14. Io sono convinto che sostanzialmente gli esami sono stati fatti bene ma hanno dato il risultato sbagliato per causa della contaminazione. Il carbonista russo Kouznetsov, ha sottoposto ad un incendio simulato un pezzetto di lino dell'età di Cristo, ed ha ottenuto un ringiovanimento all'esame del C14 di oltre dieci secoli. Fra le altre cause di questo ringiovanimento, ha dimostrato che nella cellulosa del lino ogni gruppo di formula chimica, cioè ogni monomero, possiede un atomo di carbonio normale che facilmente reagisce con composti gassosi del Radiocarbonio: può così avvenire uno scambio isotopico per cui uno dei sei atomi di carbonio può essere sostituito dal C14; analogamente qualche molecola di anidride carbonica contenente radiocarbonio può unirsi alla cellulosa formando il gruppo carbossilico simile a quelli che caratterizzano gli acidi organici. In tal modo basta una minima percentuale di C14 aggiunta al carbonio originario per provocare un apparente ringiovanimento di molti secoli. La Sindone è stata talmente alterata che si potevano far venire fuori tutti i risultati che si volevano, questo lo sapevano i carbonisti. Credo che se prendiamo campioni da altri punti della Sindone può venire fuori anche il 1800.- Tite e i laboratori sapevano perfettamente che la contaminazione rendeva impossibile affermare l'affidabilità dell'esame. -Il significance level rappresenta l'affidabilità degli esiti dell'esame. Ebbene per i campioni di confronto esso fu del 90%, 50%, 30%, mentre per il campione sindonico risultò del 4,017%, valore troppo scarso per essere valido. Per non rilevare l'insufficiente significato, che avrebbe voluto dire invalidare l'esame, Tite deliberatamente arrotondò il significance level a 5%, che rappresenta il minimo accettabile. Una sostituzione di valore ingiustificata ma soprattutto scorretta, inaccettabile scientificamente. Una iniziativa assolutamente personale di Tite, gli altri 21 che hanno sottoscritto la dichiarazione di "Nature" hanno firmato via telefono, nel senso che hanno lasciato libero Tite di mettere i loro nomi in calce ad una dichiarazione che era solo sua. Ancora di più inaccettabile se pensiamo che lo stesso Tite in altre situazioni aveva sostenuto che i valori inferiori a 5 devono assolutamente ritenersi inaccettabili; in questo caso perché non fosse inaccettabile lo ha ingiustificatamente alzato. Stupisce che i nostri professori del Politecnico torinese non si siano accorti di nulla.- Ma da qui a dire che si tratti di imbroglio ce ne corre. -Sarebbe stato troppo facile imbrogliare senza essere scoperti in quanto non c'era nessun controllo.- afferma Tessiore -Piuttosto si è cercato di far credere che l'esame è stato perfetto e che era attendibile quando non è stato né perfetto né si è potuto dire attendibile.- Dunque la malafede è da escludere? -Probabilmente hanno solo sbagliato, hanno voluto datare un oggetto di cui non sapevano nulla con una metodologia che ha portato a conclusioni errate perché la Sindone è un reparto storico particolare che bisogna studiare sapendo e tenendo in considerazione la storia che l'ha preceduta, una storia che dall'anno zero al 1350 circa non sappiamo assolutamente nulla di certo e provato.- dice Nello Balossino. -Mi hanno lasciato molto perplessi i risultati, il modo con cui sono stati presentati, la metodologia adottata. Per esempio la metodologia doveva essere ceca e così non è stato. Perché i reperti sono stati visti e i ricercatori sapevano bene quale campione era della Sindone e quali i campioni di controllo? Penso al taglio del tessuto fatto con forbici un po' strane, al fatto che si tocca tranquillamente il Telo con le mani e poi si fa attenzione a prelevare con la pinzetta un campione in una zona estrema del tessuto sindonico che tutti sanno essere altamente inquinata. Mi hanno lasciato perplesso i risultati prodotti, nella prima versione non quadrava nemmeno la somma delle masse dei campioni sindonici . Non posso dire che ci sia stata o no malafede, ma come ricercatore mi fa abbastanza sorridere che certi errori grossolani siano stati compiuti da una équipe che vantava scienziati di levatura assolutamente internazionale.- -In tanti si, è da escludere la malafede, in qualcuno certamente no, specialmente in chi mi dice che 4 è uguale a 5- dice Tessiore. Un gruppo di docenti di fisica dell'Università di Cagliari Congresso relazionando sulle possibili alterazioni dell'esame ha affermato: "Sono stati infatti segnalati casi di radiodatazioni chiaramente anomale, non tutte previste e non tutte finora spiegate. Anomalie sono state riscontrate nel senso di un aumento del valore della percentuale di 14C nelle piante viventi nelle zone interessate nel recente passato alle prove di brillamento di bombe atomiche. L'esplosione di una bomba atomica lancia infatti nello spazio un'enorme numero di neutroni che interagiscono con i nuclei di azoto atmosferico" generando 14C. "Esistono inoltre validi motivi per ritenere che i nuclei degli atomi di azoto non siano i soli ad essere interessati in reazione di cattura neutronica generatrici di 14C e ciò vale anche per materiali non appartenenti ad organismi viventi." Gli stessi protagonisti del radiocarbonio affermeranno che i risultati dell'esame possono essere stati alterati da una serie di motivi e condizioni sconosciute che risiedono nella formazione dell'immagine sindonica. Riggi, nel '91, in un intervento su di un noto quotidiano nazionale sostiene che "il divario tra la datazione del C 14 e quella tradizionale" sarebbe da attribuire al "processo di formazione dell'immagine impressa sulla Sindone" e "bisognerebbe conoscere il processo di formazione dell'immagine". Su questa linea intervengono Tite e Hedges in persona. Tite il 14 settembre dell'89 scrive una lettera al Professor Gonella per affermare che non considera affatto la Sindone una frode, e riconosce un "possibile aumento del C14 del lino sindonico se ha ricevuto un bombardamento neutronico". Il Direttore del Laboratorio dell'Università di Oxford che ha effettuato le analisi, Robert Hedges, sostiene che "se la Santa Sindone ha ricevuto la scarica di neutroni di cui ha detto la NASA, la datazione al C14 resta invalidata". I laboratori infatti hanno stabilito la data in base alla percentuale di C14 presente sui campioni, certamente né dovevano né potevano tenere conto del trascorso del Telo, soprattutto di quello che ancora non si sa. E il più grosso interrogativo è appunto quello su come si sono formate le impronte, processo che potrebbe essere il reale motivo di alterazione della percentuale di C14 e ringiovanimento del Telo. E' il tedesco Eberhard Lindner, docente di chimica in Karlsruhe, a offrire una tesi che da parte dei molti studiosi che si occupano dello studio della formazione dell'impronta sindonica è stata considerata meritevole di approfondimenti. Secondo Lindner "il più elevato contenuto di C14" che ha ringiovanito la Sindone "deriva da un flusso di neutroni termici durante l'evento della resurrezione." che avrebbe determinato la formazione di C14. "La materia di cui era costituito il cadavere di Gesù Cristo scomparve nel nulla, al contrario di quando Dio creò la materia." e tanto per dimostrane subito la logicità scientifica quanto teologica insieme, richiamandosi niente meno che a San Paolo nella sua lettera ai Corinti, sottolinea come prima della resurrezione il cadavere fosse a tutti gli effetti parte del mondo materiale, corpo di una materia metastabile non adatta per l'eternità, in attesa di essere trasformata (la trasformazione in questo caso è la resurrezione) da "corpo corruttibile" in "incorruttibile", da "corpo materiale" in "corpo spirituale", per usare le parole di San Paolo, per tanto il processo della resurrezione deve essere stato un evento che è cominciato storicamente nel mondo materiale e secondo leggi fisiche e che può aver impresso delle tracce sulla Sindone, che può essere considerata una reliquia fisica. Dunque queste vestigia devono essere rilevabili mediante studi analitici. "All'inizio di questo processo di annichilazione solo i protoni di un ristretto numero di atomi sulla superficie del cadavere scomparvero lasciandosi dietro gli elettroni e i neutroni. Questa teoria può sembrare strana, ma potrebbe essere considerata come una riflessione scientifica-naturale sulla resurrezione di Gesù Cristo. Cosa accadde agli atomi che formavano il cadavere materiale di nostro Signore e quali vestigia potrebbero essere rimaste di questo fatto singolare nel mondo materiale?" l'impronta sindonica e una quantità abnorme di C14. "Durante la resurrezione si è verificato un fatto singolare e quindi non è possibile riprodurre questi effetti, pur essendo possibile collegarli con effetti simili noti. Penso che si possono trovare tre fatti fisici che confermano la mia teoria. Si supponga che i primi due effetti siano causati dagli elettroni restanti, cioè: 1) gli elettroni restanti sono i responsabili dell'immagine del corpo." Un effetto simile sarebbe stato osservato in ricerche con i raggi X "E' ben noto dalle leggi naturali che l'aria attenua fortemente i raggi X di grande lunghezza d'onda e la cellulosa assorbe in pochi micrometri un'alta percentuale di raggi X molli. Tuttavia i raggi X di grande lunghezza d'onda decompongono gli atomi di cellulosa." Questi esperimenti hanno dimostrato "che i raggi X lasciano delle tracce nelle fibre di cellulosa simili all'immagine del corpo nella Sindone. Similmente anche una radiazione elettronica dovrà essere sufficientemente assorbita dall'aria per poter dare un'immagine tridimensionale del corpo; in eguale modo la radiazione elettronica penetra nella cellulosa ma solo ad una piccola profondità, come accade nella Sindone fino ad un massimo di 125 micrometri. A causa della loro carica elettrica i raggi-elettronici devono emergere perpendicolarmente alla superficie del corpo, dando luogo ad una immagine ben focalizzata sulla Sindone, migliore di quella che ci si aspetterebbe con i raggi X. 2) una ulteriore conferma della mia teoria deriverebbe dalle tracce di monete sulle palpebre" afferma "Una radiazione elettronica deve aver caricato elettronicamente le monete che nella loro scarica successiva verso il lino hanno lasciato delle tracce sulla cellulosa." e anche in questo caso Lindner porta a sostegno esperimenti "durante i quali si è potuto dimostrare che le scintille prodotte durante una scarica elettrica possono produrre sulla cellulosa delle tracce simili a quelle che costituiscono l'immagine della Sindone. 3) una terza indicazione per la mia teoria implica un dettaglio molto interessante concernente il flusso di neutroni. Ma prima devo dire qualcosa riguardante i neutroni restanti e suggerire nuove analisi. I neutroni restanti possono aver causato lo spostamento isotopico da C13 a C14, dato che i neutroni termici possono essere catturati dai nuclei degli atomi. La sezione d'urto di cattura del C13 è molto piccola e il contenuto di C13 nel carbonio è solo dell'1,1%. Si può calcolare che il flusso neutronico necessario per ottenere l'aumento del C14 nella Sindone, nel punto analizzato nel 1988, deve essere di 2,2.10/cm al quadrato. Vicino alla sorgente di neutroni, cioè vicino alla superficie del cadavere, il flusso di neutroni deve essere stato più alto che ad una certa distanza da essa. Quindi, lo spostamento isotopico deve essere stato maggiore vicino alla superficie del corpo di quello ai bordi del lino. Un possibile modo di verificare questa teoria potrebbe essere quello di effettuare nuove analisi del C14 del tessuto sindonico vicino all'immagine del corpo, poiché questi punti dovrebbero essere stati attraversati da un flusso neutronico più elevato di quello che ha interessato i punti da cui sono stati prelevati i campioni per le prime analisi al radiocarbonio. Ci si aspetta che il contenuto più elevato di C14 si trovi in corrispondenza del centro dell'immagine della parte dorsale del corpo, dalla quale è molto difficile poter prelevare dei campioni (forse al limite sarebbe possibile sui bordi dei punti che sono stati sostituiti da toppe dopo l'incendio del 1532)." E passando alla terza considerazione che supporterebbe la sua tesi, questa consisterebbe nella consistente variazione (circa 100 anni) dei valori medi della datazione al radiocarbonio espressa dai tre diversi laboratori (poi uniformata in una media globale calcolata sulla base delle tre diverse medie). "I calcoli" dice Lindner mostrano che tali variazioni potrebbero essere previste, dato che i campioni erano situati in diverse posizioni durante il processo di irraggiamento. Penso che questa anomala dispersione delle analisi del 1988 sia significativa e possa essere considerata come una prima (piccola) indicazione dell'esistenza di un flusso di neutroni durante l'evento della resurrezione (2000 anni fa) che ha determinato una falsa (minore) età del materiale sindonico." Quasi sulla stessa linea di Lindner altri studiosi della Sindone e dell'esame al radiocarbonio. Virginio Gagliardi, docente all'Università Cattolica del Sacro Cuore, Policlinico Gemelli di Roma, ha sostenuto che "La formazione dell'immagine dell'Uomo sindonico ci induce ad ammettere l'intervento di una scarica energetica fotolitica di elevatissima intensità, come una esplosione termonucleare. Ciò comporterebbe uno stato di radiazione sui nuclei cellulari del lino sindonico. Non si conosce l'effetto prodotto sugli atomi di un tessuto da una esplosione fotonica e neppure l'intensità e la durata di questa energia radiante." Johann Groob, sacerdote austriaco studioso della Sindone, conferma la necessità di lavorare sulla ricerca del fattore che avrebbe potuto influenzare la radioattività del materiale del panno. "Il metodo del C14 si fonda sulla trasformazione dell'atomo di azoto in atomo di carbonio sotto l'azione dei raggi cosmici. La qualità dell'immagine ha indotto studiosi ricercatori della Sindone a credere ad una azione intensiva e breve di radiazioni." dice. "Non potrebbe essere che l'alto contenuto di C14 sul panno sia dovuto all'azione di radiazioni intense e di breve durata?"

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    Un "lepton" sull'occhio destro











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    La crocifissione
    Le modalità di esecuzione e le cause di morte dell'Uomo della Sindone

    E' il tardo pomeriggio del venerdì prima del sabato di Pasqua a Gerusalemme. Su di una croce sul monte del Golgota è issato il corpo di Gesù Nazareno, Re dei Giudei. Il capolavoro politico, l'omicidio giuridico per un delitto di Stato in realtà tutto religioso, di Israele - il popolo prediletto da Dio - e Roma - il potere civile, lo Stato per eccellenza - insieme, è compiuto. Su Gerusalemme già brilla la sera e insieme le prime lampade che l'usanza ebraica fa accendere all'inizio del sabato. La legge giudaica proibisce di lasciare i cadaveri dei giustiziati esposti al calare della sera, e per quanto la norma non sempre venga rispettata, essendo il giorno successivo un sabato solenne, quello della Pasqua, i giudei, che già si apprestano a mangiare l'agnello pasquale, ottengono che la legge sui condannati almeno oggi venga rispettata. I soldati romani hanno l'ordine di rompere le gambe ai crocifissi, così da affrettarne la morte, e calarli dalla croce. Tanto viene fatto. Ma non a Gesù, il quale, con grande sorpresa dei soldati, è già morto; a lui viene trafitto il costato con una lancia. Ignominia e umiliazione, questa è la morte di croce. L'esecuzione capitale attraverso la crocifissione, adottata inizialmente da sciiti, assiri, medi, babilonesi, giunta a Roma con tutta probabilità attraverso i cartaginesi, divenne ben presto lo strumento preferito dai romani, perché impressionante alla vista degli spettatori e perché capace d'infliggere una lunga e terribile agonia al crocifisso, in particolare quando il condannato era o un ladro, o un nemico, o un vinto, o un ribelle, oppure ancora un servo, insomma una persona che si volesse umiliare e additare alla pubblica derisione e al pubblico ribrezzo. Umiliazione, dunque, e orridità sono i caratteri distintivi della crocifissione. Un palo fisso a terra, un secondo che lo stesso condannato è costretto a trasportare attraverso la città fino al luogo dell'esecuzione, dopo aver subito la flagellazione, un sedile e un appoggio per i piedi: tutta qui è la tragica violenza della croce. Il condannato, già debilitato dalla flagellazione e poi dal trasporto del palo trasversale del patibolo, viene legato oppure inchiodato, mani e piedi, ai legni e issato. Tutto il peso del corpo gravita sulla cassa toracica "appesa agli arti superiori e sul diaframma tirato in basso dal fegato". Pochi minuti e inizia una lenta asfissia. Il condannato allora cerca di sollevarsi, sui piedi, inchiodati, sul poggiapiedi e sul sedile. Uno sforzo immane di qualche minuto e poi di nuovo si deve lasciare andare. L'asfissia però lo attacca nuovamente, ancora lui tenta di sollevarsi. E così per ore fin tanto che l'asfissia non culmina nell'agonia e infine nella morte. Per accelerare la fine, quando, come quel venerdì, c'è bisogno di fare in fretta a scendere i corpi dalle croci, al crocifisso vengono spaccate le gambe così che non possa più sollevarsi. Gesù ha fatto relativamente in fretta a morire, potrebbe non essere morto di asfissia. Il Professor Ugo Wedenissow, dell'Università di Milano, al II Congresso Internazionale di Sindonologia di Torino, nel '78, ha dettagliatamente spiegato come, secondo lui, sarebbe morto Gesù in così poche ore e non di asfissia. L'inizio della fine per Gesù sarebbe iniziata all'incirca 60 ore prima. "Siamo alla sera dell'ultima cena" dice Wedenissow "tutti gli avvenimenti precipitano inesorabilmente verso la drammatica conclusione. Sebbene i fatti siano preconosciuti da Gesù" questo "loro incalzare" lo sottopongono ad "un forte stress" fatto di "ansia trascendente", "coscienza di essere" tradito, "sicurezza di una atroce morte", "sofferenza psichica". E' in questi momenti che probabilmente in Gesù si determina "un lungo spasmo coronarico" che poco dopo, sul monte degli ulivi, al freddo, solo con la sua angoscia, "ha la sua manifestazione di acme". I Vangeli ci riferiscono di Gesù che dice di avere l'anima afflitta fino alla morte, forse ha avuto la sensazione di sentirsi morire, venire meno, certamente ha una sudorazione gravissima, sintomi che appartengono allo "shock primario cardiogeno", insomma Gesù ha un "infarto miocardico". Ma la sua fibra è forte. S'inginocchia a pregare e a riprendersi. Un "tentativo di compenso neuro ormonale favorito dalla posizione orizzontale", sostiene Wedenissow . Gesù di lì a poco in effetti è pronto per essere preso; "attenuati i dolori, compensato il circolo" per quanto si senta debole "ha la sensazione di aver superato la crisi". Iniziano ore concitate. Viene preso. E poi tradito, processato, percosso, umiliato, flagellato, costretto a sopportare pesi e trascinarsi. Wedenissow non ha dubbi sul fatto che psichicamente abbia superato lo shock, ma dal punto di vista fisico il quadro clinico è tragico. "La sindrome ischemica coronarica non può migliorare. Le autodifese si esauriscono", specialmente dopo la flagellazione che ha determinato un ulteriore terribile shock, "riprende ad avvertire i dolori anginoidi e ricade progressivamente in uno shock irreversibile". I soldati, esperti carnefici, si rendono conto dello stato di Gesù, sanno che non riuscirà a portare fino al Golgota il suo patibolo, perciò lungo il tragitto fermano un certo Simone di Cirene, di ritorno dal lavoro dei campi, e gli ordinano di portare la croce di Gesù. Giunti al calvario "come se tutto quanto a cui era stato sottoposto prima non bastasse, l'uomo viene anche crocifisso con la procedura più dolorosa, mediante inchiodamento" ai piedi e ai polsi, il che "non farà che abbreviare la" sua "capacità di resistenza". Comunque per un po' riesce ancora a compiere movimenti, a parlare, forse per un inizio di "asfissia e collasso" ha un tentativo di sollevamento "usando gli unici appoggi a sua disposizione: i chiodi su cui fa leva". E' disidratato, lamenta di avere sete. Ora le sue resistenze "sono allo stremo. In un ennesimo sforzo tendente a risollevare il corpo" mentre la pressione aumenta a ritmo vertiginoso, "un atroce dolore" lo lacera, ancora pronuncia qualche parola ma il suo cuore si sta per spaccare "lancia un urlo e muore." Solo un infarto giustifica questo tipo di morte, mentre parla e urla, spiega Wedenissow, non certo l'asfissia, che non provoca una morte così "acuta", né dà la possibilità al morente di parlare e addirittura gridare fino all'ultimo istante. Di diversa opinione è Pier Luigi Baima Bollone, docente di medicina legale all'Università torinese, tra i massimi sindonologi a livello mondiale, Presidente del Centro Internazionale di Sindonologia di Torino, il quale sostiene: - Si tratta di asfissia meccanica per sospensione su cui è intervenuto un collasso artostatico. Ad un certo punto il cuore non ha più retto. - Giuseppe d'Arimathea, ricco uomo della Giudea, distinto membro del Sinedrio e di nascosto discepolo di Gesù, va da Pilato a chiedere di poter prendere il corpo di Gesù per la sepoltura. Pilato acconsente.

    La deposizione
    Il soudarion e le monete sugli occhi
    Insieme a Giuseppe, in cammino verso il Golgota, c'è Nicodemo, anch'egli membro del Sinedrio divenuto discepolo di Gesù. Giuseppe ha con sé un telo, forse di fabbricazione indiana, Nicodemo una abbondante quantità di mirra e aloe utili per ritardare la putrefazione del cadavere. Camminano veloci lungo la strada esterna alle mura della città, affollata di ebrei che entrano in Gerusalemme per festeggiare la Pasqua. Arrivati al monte del calvario, sotto la croce di Gesù trovano il giovane discepolo del Maestro, Giovanni, la Madre di Gesù, Maria di Cleofa e Maria Maddalena. Non c'è molto tempo, la sera della notte festiva oramai sta per sorgere, la legge ebraica impedisce la sepoltura nei giorni di festa. La preparazione della sepoltura di Gesù sarà inevitabilmente affrettata. Gli uomini staccano Gesù dalla croce. E velocemente si procede alle prime indispensabili cure funerarie. Vengono chiusi gli occhi con due monete, due lepton messi sulle palpebre, chiusa la bocca con una mentoniera, sistemate le membra. Si stende il lenzuolo portato da Giuseppe, lo si cosparge in fretta della mistura di mirra e aloe, vi si pone e sistema il corpo insanguinato di Gesù, si cosparge di aromi la seconda parte del lenzuolo che viene ribaltata sul capo a coprire la parte anteriore del capo stesso e del corpo e rincalzato ai piedi. Nei pressi vi è un orto di proprietà di Giuseppe d'Arimathea e nell'orto un sepolcro che Giuseppe aveva fatto scavare a nuovo per sé stesso. Vista la vicinanza e la necessità di non perdere altro tempo, si decide di trasportare lì il nazareno. Il corpo viene steso sulla pietra sollevata a mo' di panca e con un grosso masso si chiude provvisoriamente l'ingresso del sepolcro, rimandando le definitive operazioni della sepoltura al giorno dopo la Pasqua. Nell'uso ebraico il rito della sepoltura prevedeva che al defunto si chiudessero gli occhi, la bocca, si otturassero gli orifizi (narici, orecchie, ecc...), si lavasse tutto il corpo -fatta eccezione per i deceduti di morte violenta con relativa uscita di sangue, in questo caso infatti il cadavere non si lava per non lavare, insieme al sudiciume, "il sangue dell'anima" recita la norma ebraica- si tagliassero i capelli e i peli in genere, si ungesse di spezie e profumi, si vestisse con una tela bianca in lino, un sudario, e lo si fasciasse. Operazioni lunghe che avrebbero richiesto molto più tempo di quanto ne restasse prima del calare della notte pasquale. Per questo le operazioni per la sepoltura definitiva vengono rimandate tutte al giorno dopo la Pasqua. - Uno degli argomenti che più ha animato il dibattito e lo studio storico e scientifico sulla Sindone è stato senza dubbio quello relativo alla copertura del cadavere - dice don Luigi Fossati, salesiano presso la Casa di San Benigno Canavese, da mezzo secolo tra i più raffinati studiosi della Sindone. - I Sinottici parlano tutti di "sindón", termine tradotto poi in sindone, mentre Giovanni usa due termini, vale a dire "othónia" e "sudárion". Il dibattito deriva da un problema di corretta traduzione dei due termini. Nel secolo scorso, quando scoppiò la polemica sull'autenticità della Sindone, alcuni traduttori della Bibbia detrattori della Sindone, iniziarono a tradurre il termine "othónia" con fasce, e identificare il "sudárion" con un sudario, vale a dire una piccola pezza di tela, quasi un fazzoletto, usato per asciugare il sudore al collo o addirittura arrotolarlo alla fronte, e usato nelle sepolture come mentoniera per tenere chiusa la bocca del cadavere, tutto ciò per sostenere e comprovare una contrapposizione tra i Sinottici e Giovanni e soprattutto che il lenzuolo, la Sindone, "sindón", non esisteva, o comunque non come la Sindone di Torino. Finalmente da qualche decennio a questa parte la maggior parte degli studiosi della Bibbia e degli studiosi della Sindone sono pervenuti ad una traduzione dei tre termini che pare la più fedele all'originale e che scioglie nella maniera più assoluta quelle che sembravano contraddizioni. "Othónia" ha un significato generico che si può tradurre in "panni di lino" che può comprendere vari oggetti di biancheria, dai fazzoletti ai lenzuoli, agli asciugamani, alle bende. Tradurlo, come è stato tradotto anche nell'attuale edizione ufficiale della CEI del Vangelo, in "bende" è evidentemente parziale rispetto al più ampio significato del termine, ed entra in contraddizione rispetto a quella sindone, "sindón", di cui parlano i Sinottici; di più: farebbe pensare, come si è inteso far pensare, che il lenzuolo non sarebbe mai esistito, ci sarebbero state solo una mentoniera e bende che avvolgevano il cadavere. Oggi si tende a identificare gli "othónia" di Giovanni e la "sindón" dei Sinottici con la Sindone come la conosciamo noi, vale a dire con un grande lenzuolo. - L'uso da parte di Giovanni dei due termini, "othónia" e "sudárion" è da attribuire all'abitudine ebraica di definire la parte maggiore e più importante con il nome del tutto ("othónia") e la restante con il nome del particolare, tanto è vero che Giovanni nel resoconto della resurrezione di Lazzaro usa il termine preciso di "keriai" per indicare le bende. Una teoria interessante a questo proposito è quella del francese Padre Levesque, legato al sindonologo Barbet. Questi identifica il "sudárion" di Giovanni con la sindone dei Sinottici e infine con la Sacra Sindone. La teoria di Levasque prende le mossa dalla derivazione del termine "sudárion" dal termine aramaico "soudarâ". Il termine "soudarâ" non indica un piccolo telo, bensì un grandissimo telo in uso in oriente anche oggi che si adatta a svariati usi, può essere arrotolato attorno alla testa a mo' di turbante oppure come un velo enorme messo in testa arriva fino ai piedi e avvolge tutto il corpo. Levesque rileva un parallelismo che nella simbologia propria di Giovanni non è certamente da poco: è appunto in un grande mantello definito "soudarâ" che Ruth la moabita, dalla quale prende il nome uno dei libri dell'Antico Testamento, ascendente del Messia, dorme ai piedi di Booz, quello che sarà il suo secondo sposo e padre di suo figlio, in attesa del mattino che l'avrebbe vista appunto sposa, così Gesù nel suo "soudarâ" soggiorna nella tomba in attesa del mattino della Pasqua di Resurrezione. E un "soudarâ" è quanto indossa Mosè per coprirsi il volto quando, disceso dal monte Sinai dove era stato al cospetto di Yahweh, ritorna tra la sua gente, per nascondere l'abbagliante luminosità del viso, uno splendore che gli proveniva dallo splendore della gloria di Dio stesso, perché la sua gente non poteva sostenere l'alone di gloria che lo circondava. E Gesù non è forse il nuovo Mosè per San Giovanni? "Si può rilevare una zona circolare schiacciata sopra la palpebra destra che può essere giustificata soltanto con l'uso di una monetina per tenere la palpebra chiusa dopo la deposizione della croce" dichiarano, relazionando, al II Congresso Internazionale di Sindonologia di Torino del '78, i risultati di una loro indagine, condotta attraverso l'elaborazione tridimensionale dell'immagine della Sindone, Giovanni Tamburelli e Giovanni Garibotto dell'Università di Torino e dello CSELT-IRI. Moneta "poi probabilmente tolta dopo l'irrigidimento del cadavere e prima della chiusura del sepolcro", per quanto considerata per un verso la fretta e per l'altro verso i tempi del rigor mortis, può darsi che i due lepton non siano stati tolti, ipotesi tanto più fondata se si considera che le tracce della seconda moneta, quella sulla palpebra sinistra, non sono state rilevate esattamente sulla palpebra, bensì sul sopracciglio, forse per il rigonfiamento del cadavere o forse perché scivolata durante il trasporto del cadavere nella tomba. Nel luglio del '96, dopo mesi di ricerche, venne dato l'annuncio ufficiale e immediatamente tutti i giornali del mondo si scatenarono: all'Università di Torino i famosi sindonologi professori Nello Balossino, docente al Dipartimento Informatica, e Pier Luigi Baima Bollone, avevano trovato, attraverso l'elaborazione dell'immagine del volto sindonico a computer, la seconda monetina - circa 14 mm di diametro e 2,3 grammi di peso - quella sul lato sinistro, il che permetteva di datare la Sindone, tra il 29 e il 30 d.C., dimostrando che la Sindone di Torino poteva essere realmente il sudario di Cristo. - Già nel '77 - racconta Nello Balossino - l'ipotesi che l'occhio destro del volto della Sindone recasse la traccia di una moneta era stata avanzata, in occasione di un congresso di studiosi americani, da J.P.Jackson e E.J.Jumper, e di seguito, dal '79 in poi, a lungo e fortemente sostenuta dal gesuita Francis L. Filas, teologo all'Università Loyola di Chicago, il quale affermava di aver identificato, con il supporto del numismatico Michael Marx, una moneta, e precisamente il lepton, sulla palpebra destra, ma ai più allora non parve possibile. - Si oppose che non c'era l'usanza tra i giudei di chiudere gli occhi dei defunti con una moneta (simbolo decisamente pagano) e mettere una moneta romana sul corpo di un giudeo sarebbe stato quasi sacrilego rispetto alle norme ebraiche sulla purezza rituale. Opposizioni, forse, un po' avventate. Intanto, per quanto fosse rara l'usanza di chiudere gli occhi dei defunti con una monetina addirittura pare abbia resistito, pur tiepidamente, fino ai primi anni dell'era cristiana. Lo dimostrerebbero, tra il resto, scavi archeologici nel cimitero comunitario di Gerico, dove vennero trovati teschi (databili i primi verso il 63 a. C. i secondi verso il 6 d.C.) con monetine nelle cavità orbitali, tutte piccole come e più di quelle usate per Gesù. In secondo luogo bisogna immedesimarsi nel farraginoso frangente. Gesù viene deposto dalla croce, con gli occhi aperti. Da una parte c'è la fretta di sistemare provvisoriamente il corpo, dall'altra le leggi ebraiche che impediscono molte delle consuete azioni funerarie, le quali tra il resto precisano che non si può chiudere gli occhi perché ciò comporterebbe l'esercizio di un movimento (il compimento di qualsiasi "azione" è vietata nel giorno festivo), mentre la bocca si sarebbe potuta chiudere a patto che il mento fosse legato non per sollevarlo bensì per impedirgli di abbassarsi. Cosa fanno, dunque, uomini di buon senso comune che hanno fretta di sistemare dignitosamente un caro defunto, e chiudergli occhi e bocca è davvero la soglia minima di pietà, in una situazione del genere? Viene presa la mentoniera e sistemata in modo che la bocca non si apra, ci si fruga, si trovano due monete (i lepton per quanto romani erano monete di uso comune tra i giudei, perfino i sacerdoti del Tempio accettavano le offerte in monete romane) e le si appoggiano sugli occhi -sarebbero state tolte al momento della sepoltura definitiva. - Non sono d'accordo. - sbotta don Fossati - Non penso che i discepoli che avevano pietosamente curato il cadavere del maestro, poi, pur nella fretta, ricorrano ad una usanza non trasmessa dai loro padri, profanando il cadavere. Ma c'è un'altra considerazione da fare. Alcuni studiosi oculisti della Sindone affermano che gli occhi di Gesù erano già chiusi al momento della deposizione dalla croce, sia per il rilassamento muscolare intervenuto con la morte, sia per le varie secrezioni prodotte dai traumi. Comunque poniamo il caso che gli esperti sbaglino e che gli occhi fossero aperti. Davvero per chiuderli può bastare una moneta di circa 14 mm di diametro e di 2,3 grammi di peso appena? - E' una questione controversa ma parrebbe che in certi individui quando subentra il rigor mortis le palpebre, anche se già chiuse dalle secrezioni congiuntivali, tendano a riaprisi, per impedirne la riapertura basterebbero oggetti anche di ridotte dimensioni, come la monetina in oggetto. - Negli anni '70, '80 non si disponeva naturalmente delle apparecchiature fotografiche e informatiche di cui si dispone oggi. - spiega Nello Balossino. - Già gli americani sull'occhio destro avevano notato una presenza un po' strana che si poteva mettere in corrispondenza, dal punto di vista probabilistico, con l'ipotesi di una moneta posta sulla palpebra dell'occhio sinistro. Con l'elaborazione tridimensionale messa a punto dall'équipe guidata da Tamburelli eravamo arrivati a vedere che c'era un qualcosa di strano sulla palpebra destra e l'analisi tridimensionale di questa zona aveva dato luogo ad una immagine che era stata spedita a un gruppo di ricercatori americani. Di primo acchito noi non avevamo visto la traccia di questa moneta. Gli americani dissero che in effetti, secondo loro, c'era una traccia che faceva pensare alla presenza di una moneta, vale a dire tracce della scritta e il bastone di comando o il punto di interrogativo. E qui sorse il problema se potesse essere una moneta con il bastone di comando oppure con il punto interrogativo. Ma perché non c'è la moneta sull'occhio sinistro? Si abbandonò l'idea della presenza della monetina per anni e anni. Ci fu poi una successiva evoluzione e tutta l'attenzione si concentrò sull'occhio destro, finché un giorno io e Baima Bollone, quasi all'unisono, abbiamo detto: io so dov'è la moneta sull'occhio sinistro, anch'io lo so! - Dopo 20 anni ricomincia l'avventura. - Di fatto l'abbiamo sempre cercata nel posto sbagliato, vale a dire sulla palpebra, invece, osservando l'immagine tridimensionale del volto, si vede una protuberanza un pò strana sul sopracciglio sinistro che fa pensare alla presenza di un oggetto e non una protuberanza dovuta alla macchia di sangue che si presenterebbe in una forma non così tondeggiante. Da questi presupposti abbiamo dato il via alla ricerca della probabile presenza della monetina su quell'area . Io non sono un numismatico quindi non potevo immaginare assolutamente quale potesse essere la moneta, prima ho voluto vedere dall'elaborazione dell'immagine cosa si riusciva a ricavare, se c'era una immagine che comunque potesse essere messa in relazione ad una moneta. Abbiamo cercato in quell'area l'impronta di qualcosa che potesse far pensare ad una moneta e dall'analisi dell'immagine emergeva una macchia che aveva una parte centrale e un'altra molto più sottile che si ergeva perpendicolarmente alla prima e poi una specie di scritta laterale. La prima interpretazione fu che questa macchia centrale fosse una traccia di uno scafo di una nave con triremi e un albero. Abbiamo creduto che forse sì, c'era la moneta con una sagoma di nave con remi ma non era quella che noi cercavamo. Si pensò però che poteva anche essere una parte centrale con una protuberanza verso l'alto, che collegammo ad una moneta con all'interno una forma di anfora e con la scritta LIS, sigla che significa anno sedicesimo dell'imperatore Tiberio che corrisponde al 29 d.C. Interpellammo i numismatici Mario Moroni e Cesare Colombo, i quali fornirono la moneta, il lepton, a Baima Bollone e cominciammo a studiare su questo materiale. Abbiamo capito che ci poteva essere questa aderenza tra il lepton e la traccia di moneta trovata sulla Sindone. E in effetti grossi punti di coincidenza ci sono, chiaro che vorrei affinare la metodologia, sfruttando magari nuovi immagini, per vedere se maggiormente riesco a testare il contenuto informativo. Non è facile perché un conto è avere la moneta sulla quale si legge la scritta e tutte le informazioni, altra cosa è andare a fare un lavoro probabilistico. - Ma cosa significa l'aver trovato la moneta sull'occhio sinistro? - Il fatto che ci sia una monetina anche sull'occhio sinistro avvalora il principio che si tratti effettivamente di un uso. Per quale ragione? Per tenere abbassate le palpebre? no, perché le monete pesano troppo poco, sono di piccole dimensioni, non hanno significato in questo senso. - spiega Baima Bollone - Le monete sono chiaramente orientate in maniera che le vedeva chi guardava il volto del cadavere, il che denuncia un uso intenzionale. Lo stupefacente è che queste monete hanno una storia eccezionale: sono monete coniate da Ponzio Pilato che non erano conosciute prima del 1875, questo significa che l'ipotetico falsario della Sindone non poteva non solo averle ma neppure conoscerle e dunque usarle per fabbricare la Sindone a fine del '400 quando il Telo per la prima volta entrò ufficialmente nella storia. Sono monete che ci consentono di datare la Sindone: quella di destra è certamente del 29 d.C., anche se la datazione è complessa perché è sul lato che non si vede, la monetina di sinistra è anch'essa del 29 d.C. e la data è dal lato che si vede per cui la datazione è più semplice. Con questo esame secondo me la Sindone è datata. E' sicuramente dell'anno 30 d.C.

    La risurrezione
    Le donne sono il filo rosso che attraversa la storia terrena di Gesù. "Chi ribalterà la pietra dall'ingresso del sepolcro?" sussurravano fra di loro Maria madre di Giacomo e Maria di Magdala in camminano verso la tomba dove giaceva il corpo di Gesù che devono ripulire e profumare di aromi, secondo l'usanza, a completamento della sepoltura interrotta per il giorno di festa. Attraversano la città vecchia. L'alba sta per spuntare, la si intravede lontana. Finalmente arrivano all'orto cimiteriale di Giuseppe d'Arimathea. Il Golgota è lì, poco lontano, e il ricordo di appena l'altro ieri è davvero troppo straziante. Giunte davanti al sepolcro vedono che la pietra è già stata tolta. La tomba è aperta. Sconvolte corrono da Simon Pietro e da Giovanni "Hanno portato via dal sepolcro il Signore e non sappiamo dove l'abbiano messo" dicono loro. Pietro e Giovanni, sbigottiti, senza neanche chiedere spiegazioni, corrono alla tomba. Dietro di loro le donne. "Correvano tutt'e due insieme," ricorda Giovanni nel suo Vangelo "ma quell'altro discepolo" vale a dire lui, giovane e aitante, "corse più svelto di Pietro e arrivò primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra ma non entrò. Arrivò anche Simon Pietro, che lo seguiva, entrò nella tomba e vide le bende per terra e il sudario ripiegato, in un angolo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto prima al sepolcro, vide e credette", "infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, secondo la quale egli doveva resuscitare dai morti", il Salmo che dice "poiché tu non abbandonerai l'anima mia nel soggiorno dei morti, né permetterai che il tuo servo vegga la corruzione", né le parole di Gesù quando era in vita. Compresero, se non altro intuirono. "Poi i discepoli ritornarono a casa." Ma cosa vedono tanto da comprendere? Probabilmente la sindone ripiegata. Se il corpo di Gesù fosse stato trafugato, come credono le donne, insieme al corpo sarebbero scomparsi anche i teli che lo avvolgevano, perché certamente nessuno avrebbe perso tempo a togliere i panni al cadavere. A quale pro, poi? Completamente inutile. Se invece nel maneggiare il cadavere i panni fossero scivolati -il che sarebbe stato anche possibile, se si considera la provvisorietà di quell'inizio di sepoltura- beh, chi mai avrebbe perso tempo a ripiegare il sudario?! No. Troppo ordine in quella tomba. Un ordine non ricercato, naturale, giusto. O forse, più verosimilmente, quello che Pietro e Giovanni vendono, tanto che li porta a credere, è la Sindone non ripiegata nel senso che attribuiamo noi al termine, bensì stesa, esattamente dove era stato posto il corpo, appiattita e vuota del corpo di Gesù, come una scatola vuota. Vedono, insomma, che Gesù ne è uscito. Credono che Gesù è risorto. - Per credere si deve vedere qualcosa. - dice don Fossati. - Anche in questo caso il problema è quello dell'esatta traduzione. Il termine usato dalle Scritture si traduce giacere, non piegato. Finalmente oggi buona parte degli esegeti sono arrivati a questa traduzione. La sindone chiaramente è rimasta distesa e afflosciata. Se non avessero visto il modo in cui era afflosciato il lenzuolo non avrebbero avuto nulla di particolare in cui credere così come una folgorazione. - Continua Giovanni "Maria invece", cioè mentre Pietro e Giovanni stesso avevano già visto e creduto, e, probabilmente, stravolti se ne vanno, senza parlare, ignorando completamente le donne che erano rimaste all'esterno, "stava fuori, in lacrime, vicino al sepolcro. Piangendo si avvicinò al sepolcro e vide due Angeli vestiti di bianco, seduti l'uno al capo e l'altro ai piedi, dov'era stato posto il corpo di Gesù" Come poteva Maria di Magdala sapere dove stava il capo e dove stavano i piedi di Gesù? Certamente aveva partecipato, l'altro ieri, alla sepoltura, ma nella tomba a sistemare il cadavere erano andati gli uomini, non certo le donne. Maria poteva individuare dove stava la testa e dove i piedi solo se il sudario era steso, o meglio giacente, vuoto, afflosciato, perciò con chiaramente visibili le pieghe che aveva preso nell'aver avvolto il corpo. E' stata definita la teologia della Gloria Divina di Giovanni. Bruno Bonnet-Eymard, religioso francese della Comunità dei Piccoli Fratelli del Sacro Cuore, esegeta, fervente studioso della Sindone, intervenendo a Bologna al II Convegno Nazionale di Sindonologia, nel 1981, sottolinea come questa gloria di Dio si è irraggiata sul volto di Cristo più ancora che al momento della Trasfigurazione, "al momento preciso della sua suprema umiliazione, del suo massimo avvilimento", "è sulla Croce, piantata sul Monte Calvario, che il Cristo, come su un nuovo Sinai, ha fatto apparire la Gloria Divina", "mentre a noi la Passione si presenta come uno stato di disfatta e di umiliazione, la Passione per San Giovanni, che ne era testimone come alla Trasfigurazione, è l'Ora della Gloria, l'Epifania, lo sfavillo della Gloria di Dio sul viso del Cristo." Ecco il soudarâ: "Gesù è il nuovo Mosè, Gesù è salito sul suo Sinai, per la sua Trasfigurazione il Venerdì Santo, al momento della Crocifissione. E qui è stato ricoperto della Gloria di Dio. Ridiscendendo dal Calvario, il Cristo nasconde la sua Gloria per essere compreso, per essere visto dagli uomini nel suo stato umano. E' il momento dell'umiliazione. Come Mosè che si copre il viso, il Cristo è rivestito del sudario, ed è precisato nel Vangelo di San Giovanni che il sudario gli passa sulla testa, gli copre la testa e non soltanto il corpo; la testa è dunque velata. Al momento della Risurrezione, la sua luce, la luce del suo volto, si manifesta (è forse la bruciatura riconoscibile sulla Sacra Sindone di Torino? si chiedono alcuni studiosi) e il Sudario," torinese "che è un negativo della luce del Cristo, è semplicemente il velo trapassato da questa luce e che lascia apparire ai nostri occhi i tratti del Salvatore Glorioso." Per Bonnet-Eymard, dunque, l'origine delle impronte della Sindone è chiara. Non così per la scienza.

  6. #6
    F***ing stubborn
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    Predefinito

    Interessantissimo Thread: appena posso mi stampo tutto e me lo leggo con calma.
    Mi ha sempre appassionato il mistero della Sindone e all'ultima ostensione mi sono recato a Torino per avere la possibilità di vedere il lenzuolo.
    Devo dire che sono rimasto molto colpito. Mi ero in effetti preparato con alcune letture ( mi sono fatto una piccola raccolta di saggi e studi sulla Sindone), ma la visione ( ho avuto fortuna che non vi era in quel momento una marea di gente) del lenzuolo mi ha direi quasi commosso.
    Come la Chiesa Cattolica non dico che sia il lenzuolo nel quale fu sepolto il Cristo, non lo so ne posso saperlo,se uno vuole può crederlo, mi pare che la posizione sia questa,ma riuscire a leggere in effetti a quali tormenti sia stato sottoposto il personaggio ivi raffigurato ( uso il termine raffigurato non nel senso di dipinto o riprodotto, ma direi più nel senso di impresso) da certamente un senso di rispetto, anche di dolore.
    saluti
    echiesa

  7. #7
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    Predefinito Volto Santo di Manoppello

    Vorrei semplicemente invitare i visitatori del Forum ad una lettura comparata di questi interessantissimi tesi con quelli sul Voto Santo di Manoppello. Se apparentemente si complicano, in realtà si illuminano a vicenda: un Volto morto, con gli occhi chiusi, ed un volto con gli occhi aperi, Vivente. Eppure, come ormai è provato - almeno questo con certezza - sono lo stesso Volto.

  8. #8
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    Predefinito qualche considerazione

    Vorrei qui esporre qualche considerazione del tutto personale sull'argomento senza nascondere che tutta la cosiddetta "sindonologia" mi ha sempre suscitato un senso di grande fastidio se non d'irritazione. Non nascondo che l'argomento sia appassionante, non più di quanto lo siano i libri di Peter Kolosimo, letti in momenti di relax prima d'addormentarsi...

    Tutto il "problema sindonico" può essere ridotto a questa semplice domanda:

    La sindone di Torino è o no il sudario che avvolse N.S. Gesù Cristo nel sepolcro?

    Ebbene, poniamoci nel caso più ottimistico in cui tutti gli esami dessero esito favorevole agli "autenticisti" e cioè:

    a) Il test al C14 così come è stato effettuato è truccato, come affermano certi dietrologi, e il telo risale veramente al primo secolo.
    b) I pollini sono della Palestina e risalgono veramente al primo secolo
    c) Il sangue è sangue umano
    d) La cosiddetta moneta di Baima Bollone era veramente in corso ai tempi di Tiberio ed è stata posta sulla salma proprio ai tempi di Tiberio
    e) L'immagine impressa appartiene proprio a Gesù (cosa un tantino difficile da dimostrare dal momento che di Lui non abbiamo ritratti reali, ma ammettiamolo pure).

    Ammesso tutto ciò non sarebbe ancora sufficiente per escludere una falsificazione che invece che nel tredicesimo secolo (come ha dimostrato il C14) sarebbe avvenuta nel primo secolo o giù di lì, perchè no?.
    Il fatto che non si sappia come sia stata riprodotta l'immagine non significa che essa sia d'origine soprannaturale: significa semplicemente che non si sa come sia stata riprodotta, punto e basta. Anche se su questo ho avuto modo di leggere convincenti (anche se un po' troppo prosaiche) spiegazioni.
    Bah! Penso comunque che la questione non sarà mai risolta.
    Il problema è affascinante...e promette ancora grandi business agli scrittori di best-seller e molto audience (e introiti pubblicitari)a trasmissioni come Misteri e Stargate.
    Mi auguro solamente che chi cerca seriamente la Fede non sospenda la ricerca in attesa del responso medico-legale..

    Scusate la mia rozza brutalità

    Luciano
    Luciano

 

 

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