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    Predefinito Di leggi ad personam la sinistra ne ha approvate tante, e a proprio favore

    da "Il Foglio"

    Roma. Indecenza, vergogna, scandalo. L’opposizione dà fondo ai sinonimi per bollare la legge Cirami che, ribadiscono giuristi come Giuliano Vassalli e Giovanni Conso, interviene a colmare una lacuna creata nell’ordinamento, in materia di rimessione dei processi in caso di legittimo sospetto sull’imparzialità del giudice. Tra tutte le accuse, una è martellante: la Cirami non sarebbe misura valida per tutti i cittadini chiamati in giudizio, bensì legge ad personam, tagliata sulle esigenze processuali di Silvio Berlusconi e Cesare Previti. Argomento che richiama virtuosamente quel “non debbasi conoscere i nomi di coloro ai quali le leggi si applicano”, affermato da Silvio Spaventa nel suo famoso “La giustizia nell’amministrazione”. Senonché la storia di ogni ordinamento è fitta di provvedimenti assunti invece con un criterio diverso. Non si tratta di rifarsi alle leges de imperio a esclusivo beneficio di un solo e particolare soggetto, come la lex Manilia che nel 66 a.c. Cicerone difese da pretore in Curia per estendere le prerogative di Pompeo. Democrazia pretende che i provvedimenti siano erga omnes, non ad usum delphini. Ma che negli erga omnes ricadano anche soggetti di cui si conosce nome e cognome, ciò non è motivo di scandalo. Non lo è stato neanche per l’Ulivo quando era maggioranza ieri e opposizione l’altroieri. Tre anni fa su Micromega fu Marco Travaglio a eternare un Oscar Luigi Scalfaro ministro dell’Interno del governo Craxi che a Montecitorio, alle perorazioni di un deputato-avvocato per una modifica del codice di procedura penale, lo interruppe dicendo: “Avvocato abbia pazienza, mi dica che processo vuole sistemare, così magari ci mettiamo d’accordo...”. Né mancano esempi di provvedimenti concreti, proprio in materia giudiziaria. A cominciare dalla cosiddetta “legge Valpreda”, promossa dal secondo governo Andreotti e approvata col sostegno delle sinistre nel dicembre ’72 dopo che un vasto movimento d’opinione si era mobilitato in favore dell’anarchico della Ghisolfa recentemente scomparso, ma allora da 3 anni in carcere per la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969. La legge disponeva per la prima volta la concessione della libertà provvisoria a imputati di reati anche gravissimi, a mandato di cattura obbligatorio e con massimali di pena previsti sino all’ergastolo. Da quella legge prese il via la battaglia garantista per il contenimento della custodia cautelare. E Diliberto rinviò di sei mesi Ma Valpreda era vittima di errore giudiziario, si dirà. Già, ma dovrà attendere il 1987 per vederselo riconoscere. C’è chi spera che analogamente costituisca un precedente fausto la cosiddetta “legge Sofri”, approvata in maniera bipartisan da Polo e Ulivo l’11 novembre 1998. Disponeva che, in caso di revisione del processo disposta dalla Corte di Cassazione, essa potesse avvenire in una Corte d’Appello diversa da quella cui apparteneva il giudice di merito, se coinvolto nell’indagine preliminare o nella sentenza di condanna. Ma Sofri non ha mai inteso sottrarsi ad alcun processo, si dirà. Verissimo, ma con quella legge Ulivo e Polo concordavano proprio su circostanze ricadenti nella oggi famigerata “sottrazione al giudice naturale”. Ed era proprio la Corte d’Appello di Milano ad aver respinto l’istanza di revisione. Se poi il problema è Tangentopoli, l’Ulivo promosse e approvò nell’estate ’97, ministro di Giustizia Giovanni Maria Flick, l’abrogazione dal codice penale dell’abuso d’ufficio non patrimoniale: la legge “Abruzzo-Piemonte”, visto che proscioglieva gli assessori di quelle Regioni imputati di lottizzare Usl e spartirsi fondi comunitari. E la “legge Sisde” grazie alla quale, nella stessa votazione, dimezzando pene e termini di prescrizione per l’abuso d’ufficio patrimoniale, furono sgravati tutti coloro che all’indagine non avevano potuto opporre il reciso “Non ci sto!” a reti unificate? Tante anche per l’Ulivo, le leggi ad personam. Ma una sola aiuta a capire quale sia per l’Ulivo quella buona: il decreto legge con cui il ministro Oliviero Diliberto rinviò di 6 mesi l’incompatibilità nella funzione di Giudice per l’udienza preliminare, chiamato a decidere se archiviare un’inchiesta o rinviare a giudizio, di un medesimo Giudice delle indagini preliminari, se nel corso di queste avesse disposto custodie cautelari. L’incompatibilità doveva entrare in vigore il 2 giugno ’99, ma il governo D’Alema la “spostò” al gennaio successivo. Guarda caso era il Gip Alessandro Rossato di Milano, proprio quello del processo Imi Sir, che sarebbe divenuto incompatibile e non avrebbe potuto decidere come Gup il rinvio a giudizio, che venne nel novembre. E’ la “legge Rossato” a piacere all’Ulivo: le leggi ad hoc vanno bene solo se tutelano i propri sodali o colpiscono gli avversari.

  2. #2
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    Predefinito

    Una cosa è certa:
    non sarà più possibile
    * fare l'andirivieni tra parlamento e tribunale
    * depistare le indagini a proprio favore
    * fare il cronista TV
    * impedire al semplice cittadino di manifestare la propria ira dinazi a manifesti condizionamenti
    * ...
    * il resto lo lascio immaginare a voi

    Negli altri paesi europei e soprattutto negli USA
    il minimo sospetto non solo procura la sospesione
    della causa, ma anche l'invio a giudizio del magistrato stesso.

    Noi dobbiamo avere fiducia nella magistratura
    pulita, netta e limpida sotto ogni aspetto.
    Era una lacuna evidente.


    Saluti
    Giorgio

  3. #3
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    Predefinito

    da il quotidiano liberaldemocratico "il Giornale" :

    " il Giornale del 02/08/2002


    --------------------------------------------------------------------------------

    Legittima certezza
    Mario Cervi
    --------------------------------------------------------------------------------

    Questo è un momento torbido della vita pubblica italiana: e la Sinistra vorrebbe farci credere che lo sia perché il «legittimo sospetto» attaccherà, come un virus m efico, il processo Imi-Sir, dìstruggendolo. Cominciamo col dire che questa tesi è contraria alla verità. Quando fosse chiesto dalle difese il trasferimento del processo ad altra sede esso non si interromperebbe: e spetterebbe alla Cassazione di stabilire, prima della sentenza, se le condizioni di «legittimo sospetto» esistano o no. Nessuna competenza viene sottratta alla magistratura, cui è demandata ogni decisione. So che all'ala militante e antigovernativa delle toghe la Cassazione non è granché simpatica, preferiscono la Procura di Milano: ma non si può avere tutto nella vita .
    Comunque l'opposizione, e i girotondini scatenati, e gli intellettuali angosciati identificano nella sorte di un processo di tribunale - e sia pure un processo nel quale è coinvolto, in maniera marginale e secondo me Piuttosto pretestuosa, Silvio Berlusconi - i destini d'Italia. Con clango~ re d'ottoni e rullo di tamburi si appellano ai cittadini, suonano l'allarme, risfoderano patriottismi di maniera insieme a slogan resistenziali e rivoluzionari. Tale è la loro collaudata capacità nell'inscenare queste recite dell'indignazione comandata che parecchi, anche non affiliati alla sinistra, forse ci cascano: e quasi si fanno convincere che il ricorso a una tutela legale - sempre esistita nei Codici italiani per lo svolgimento d'un processo rappresenterà a Milano, e per estensione a Roma, un oltraggio alla giustizia, alla democrazia, ai diritti dell'uomo, magari perfino al vangelo.
    Non per le sorti d'un processo il momento è torbido, ma perché assistiamo al degrado dello scontro politico e al tentativo di screditare le istituzioni e di rivendicare la priorità della piazza sul Parlamento. Siamo al punto che una condanna del presidente del Consiglio sembra non ad alcuni mentecatti, ma ai parlamentari dell'opposizione un positivo traguardo politico, da festeggiare - se fosse raggiunto stappando lo champagne . Siamo arrivati al punto che un compito signore come Marcello Pera è preso a male parole, la volontà della maggioranza è consìderata un sopruso, e una legge debitamente discussa e approvata diventa un insulto non certo al Parlamento, ma al professor «Pancho» Pardi e a Nanni Moretti . Il che basta per considerare quella legge un qualcosa di simile ai diktat hitleriani. Lo spettacolo ispira, cito Ferruccio de Bortoli, una sensazione sgradevole, ed è un eufemismo. Sensazione sgradevole e spettacolo squallido, tale è la sproporzione tra gli strilli e l'oggetto della contesa.
    E' accaduto più volte in passato che la piazza fosse mobilitata contro il Parlamento (ed era di regola una piazza di sinistra). Nel 1949 un, corteo tumultuante alla cui testa erano i deputati del Pci si avviò verso Montecitorio per impedire che fosse approvata l'adesione al Patto Atlantico. La celere che presidiava il Palazzo intervenne, qualche parlamentare fu un po' malmenato. Una deputata varcò l'ingresso di Montecitorio e visto Andreotti gli urlò: «Va' fuori che picchiano i deputati». «Se fuori picchiano i deputati io sto dentro», pare sia stata la serafica risposta . Vecchi tempi. Nei quali almeno l'oggetto del contendere era epocale, si trattava dì scelte storiche per il Paese. Dentro o fuori dalla Nato, un dilemma di prima grandezza.
    Ma se il dilemma è «legittimo sospetto o non legittimo sospetto?» e se per esso - scusate la ripetizione - si arriva a una delegittimazione reciproca di maggioranza e opposizione, se inoltre la sinistra si sforza di coinvolgere Ciampi, davvero c'è di che essere sconfortati. Il processo di Milano - dove l'atteggiamento di alcuni ambienti giudiziari verso gli imputati eccellenti può essere definito come si preferisce, tranne che come sereno - resterà dov'è o cambierà sede, vedremo. Né il restare a Milano né l'andare altrove spianterà la Repubblica: che invece risente gravemente dei veleni riversati in questi giorni sulla vicenda. Se ne è accorto Massimo D'Alema, un antipatico intelligente la cui statura politica è stata ai miei occhi enormemente accresciuta dall'avversione che i girotondini gli riserbano. D'Alema ha riconosciuto il pericolo, per l'opposizione, di abbandonarsi a un «giacobinismo sfrenato» , ma successivamente, forse pentito, ha dovuto concedere egli stesso qualcosa a questo giacobinismo . Anche la sua smentita, però, finiva implicitamente per attestare l'esistenza, nella sinistra parlamentare e di piazza, d'una deriva estremista. Nei sogni di questi profeti della catastrofe non è un'Italia governata bene, non è nemmeno una rivincita sul centrodestra alle prossime elezioni. Nei loro sogni è la fine politica, possibilmente infamante, di Berlusconi. E questo non è un legittimo sospetto, è una certezza.
    "

    Cordiali saluti.

  4. #4
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    Ho il legittimo sospetto che gli articoli di cui sopra siano stati scritti da dipendenti di Berlusconi allo scopo retribuiti.

    Non riuscite proprio a trovarmi qualche articolo meno fazioso sulla stampa di tutto il mondo?

    Al mondo dicono tutti che è una vergogna, poi fate voi.


    Noi abbiamo invece la legittima certezza che sei un agit prop che riflette poco su quello che dice, ed è solo per quello che non prova quel profondo imbarazzo che altrimenti dovrebbe provare ogni volta che si imbatte in se stesso.
    Salutami Visco

  5. #5
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    I giornalisti possono essere faziosi, ma i fatti no. E quelli citati sono fatti a meno che non vengano smentiti.

  6. #6
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    ...ah perfetto...dunque:
    Santor e' "fazioso" ma riporta fatti che invece non sono faziosi...
    sara' per questo che in Rai Berlusconi non lo vuole?
    Antonio

  7. #7
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    Originally posted by Lepanto
    I giornalisti possono essere faziosi, ma i fatti no. E quelli citati sono fatti a meno che non vengano smentiti.
    I moralisti senza morale non sono alla ricerca di fatti, non sono per il loro faticoso accertamento. Sono solamente alla ricerca di quegli elementi che possono corrobare i loro pregiudizi, sui quali si fonda la loro falsa convinzione di essere i rappresentanti del Bene in lotta contro il Male.
    Come diceva lo Zarathustra di Nietzsche : "Guardatevi dai buoni e dai giusti, sono sempre l'inizio della fine!".

    Saluti liberali

  8. #8
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    Predefinito Certo che le argomentazioni...

    ....messe in campo dal duo tony-brunik mettono veramente in difficoltà l'interlocutore.

    saluti

  9. #9
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    Predefinito

    Originally posted by Pieffebi



    Come diceva lo Zarathustra di Nietzsche : "Guardatevi dai buoni e dai giusti, sono sempre l'inizio della fine!".

    Saluti liberali

    persona buona e giusta

  10. #10
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    No persona prescelta dal Popolo Sovrano di questa Nazione per essere da lui governata per almeno cinque anni a decorrere dal maggio 2001.

    Saluti liberali

 

 
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