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    Predefinito Internazionale Socialista

    Cari amici del forum, oggi ho lavorato tutto il giorno all'organizzazione del Consiglio Mondiale dell'Internazionale Socialista, che si terrà a Roma domani e dopodomani 20 e 21 gennaio 2003...

    Spero domani di riuscire a ottenere qualche documento su quello che si discuterà nei prossimi due giorni...magari ne discutiamo un po'...

  2. #2
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    Al tg3 delle 19 hanno intervistato Fassino e Crespo, in questa occasione si dovrebbe parlare sopratutto di guerra all' Iraq e dei rapporti con il Forum Sociale Mondiale.

  3. #3
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    Abbiamo parlato di guerra in Irak, ma più che altro della posizione che dobbiamo tenere se l'ONU dà il consenso all'attacco.

    Abbiamo parlato di Porto Alegre, del Forum Sociale Mondiale, e di come dobbiamo assolutamente andarci...

    Abbiamo anche parlato di riflesso del rapporto con i movimenti, e abbiamo detto che non possiamo farli egemonizzare dall'estrema sinistra...

    Abbiamo parlato della questione in Medio Oriente...

    Oggi l'Internazionale Socialista ha finito il suo Consiglio Mondiale...

    Ho raccolto un po' di materiale e ho l'indirizzo del sito dove sono scaricabili tutti gli interventi... Vorrei già stasera aprire alcuni thread...

  4. #4
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    Questo è l'indirizzo del sito dedicato al Consiglio Mondiale dell'Internazionale Socialista

    http://www.cis-roma2003.it/

    Non ci sono gli interventi tenuti al Consiglio ma gli articoli, credo di aver capito, che sono apparsi sullo speciale dell'Unità due giorni fa...

  5. #5
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    Dal sito dei ds www.dsonline.it

    L'intervento di Piero Fassino al Consiglio dell'Internazionale Socialista

    20 Gennaio 2003
    Fassino: "Evitare la guerra, governare la globalizzazione, una nuova frontiera per i socialisti".
    Intervento di Piero Fassino Segretario Nazionale dei Democratici di Sinistra
    Consiglio dell’Internazionale Socialista Roma, 20 – 21 gennaio 2003


    Care compagne, cari compagni,

    Innanzitutto un caloroso benvenuto a tutti voi, e agli oltre cento partiti socialisti e socialdemocratici che rappresentate. La vostra presenza onora il mio Paese e il mio partito, che sono particolarmente felici di poter offrire ospitalità ad una platea così qualificata, numerosa e diversificata di esponenti politici socialisti e progressisti.
    E’ la terza volta che il Consiglio generale dell’Internazionale Socialista si riunisce in Italia dopo le precedenti riunioni dell’ ’89 e del ’97.

    Oggi questa nostra riunione è tanto più importante perché si colloca in un momento particolarmente delicato.
    Venti di guerra spirano sul mondo e noi tutti avvertiamo la responsabilità di impedire un nuovo conflitto armato. Il nostro non è un divieto etico invalicabile all’uso della forza, anche se rispettiamo profondamente chi sente questo vincolo. Quando è servito ad impedire tragedie più grandi, e si è rivelato l’unico mezzo possibile, non abbiamo esitato a condividere il ricorso a mezzi estremi deciso dalle Nazioni Unite e sulla base di principi di legalità internazionale.

    Ma oggi occorre essere consapevoli degli esiti catastrofici che potrebbero scaturire da una nuova guerra nel Golfo Persico: si aggraverebbe ancor di più il confitto in Medio Oriente; nei paesi islamici crescerebbe ulteriormente quel sentimento antioccidentale di cui si alimentano il fondamentalismo e l’integralismo; il mondo sarebbe ancor di più esposto al rischio di attentati terroristici difficili da prevenire.
    Insomma: il rischio è che all’indomani di una nuova guerra il mondo si trovi a essere ancor più insicuro di oggi.
    Per questo noi non ci rassegniamo: la guerra non è inevitabile, anche perché la Risoluzione 1441 non prevede alcuno automatismo nell’eventuale ricorso all’uso della forza.
    Anzi, da questa nostra riunione noi ribadiamo l’impegno a sostenere tutte le iniziative dell’ONU perché le ispezioni in Irak siano libere e vere, utilizzando tutto il tempo necessario; perché ogni armamento vietato venga distrutto; perché Baghdad applichi le Risoluzioni delle Nazioni Unite e così alla crisi irakena si dia soluzione politica e si eviti una nuova guerra.
    E al tempo stesso sentiamo la responsabilità di moltiplicare ogni azione di sostegno alle forze democratiche dell’Irak perché il nostro impegno per evitare la guerra sarà tanto più credibile e forte, se si accompagnerà ad un’azione che consenta di affermare anche a Baghdad democrazia e libertà.

    Così come sentiamo la responsabilità di una forte iniziativa per spezzare la spirale di violenza e terrorismo che da anni insanguina il Medio Oriente. “Due Stati per due popoli”: nessuna altra pace è possibile. Solo riconoscendo sicurezza a Israele e uno Stato indipendente ai palestinesi ci sarà pace, convivenza e stabilità in quella regione. E per questo noi socialisti vogliamo lavorare per dare seguito alla Dichiarazione israelo-palestinese, sottoscritta proprio alla precedente riunione di Casablanca dell’Internazionale Socialista, che indica i punti su cui riprendere dialogo e negoziato.

    Questa nostra riunione si svolge alla vigilia di due importanti appuntamenti internazionale: la Conferenza economica di Davos e il Forum mondiale di Porto Alegre, dove si discuterà di globalizzazione e delle sue dinamiche.
    Noi sentiamo la responsabilità di dare alla globalizzazione una guida che renda il mondo più giusto e più libero.
    Oggi nessuna questione – dalla tutela dell’ambiente all’immigrazione, dal lavoro alla comunicazione, dalle politiche economiche alla pace – può essere affrontata soltanto con politiche nazionali e soltanto entro confini di un singolo Stato.

    Tuttavia la globalizzazione non è “neutra”. Essa, così come qualsiasi processo sociale, assume carattere e contenuti, che possono essere ben diversi, a seconda dei valori che la ispirano, delle forze che la guidano, delle finalità che si perseguono.

    La globalizzazione può offrire gigantesche opportunità e consentire di superare le grandissime ingiustizie che ancora oggi affliggono il mondo in primo luogo la fame, le malattie endemiche, il sottosviluppo, il degrado ambientale, le discriminazioni razziali e di sesso, le ineguaglianze sociali e culturali.
    Al tempo stesso la globalizzazione comporta grandi rischi. L’economia globale si è sottratta alla protezione e al condizionamento degli Stati nazionali e si è autonomizzata. Senza però che la politica e le sue istituzioni siano in grado di guidare o anche soltanto di accompagnare questo processo, senza che esista un governo mondiale, responsabile davanti ai cittadini di ogni paese, che possa sovraintendervi come si fece a livello nazionale.

    Decisivo, perciò, è chi dirige la globalizzazione, per che cosa e come.
    Questo lo può fare solo la politica, perché il mercato non l’ha mai fatto spontaneamente. Esistono infatti – come ci ha ricordato ancora recentemente il premio Nobel Joseph Stiglitz – politiche che promuovono la crescita, ma hanno scarso effetto sulla povertà; esistono politiche che promuovono la crescita, ma di fatto aumentano la povertà; e esistono infine politiche che favoriscono la crescita e allo stesso tempo riducono la povertà. Una politica più forte può aiutarci a scegliere bene.

    Per questo servono un pensiero politico globale, delle strategie globali e degli attori politici globali. Di qui, la nuova attualità, che assume l’Internazionale Socialista chiamata a dare ai valori e agli ideali del socialismo democratico un profilo e un modo di realizzarsi che parlino al mondo intero.
    Questo ruolo l’Internazionale Socialista sarà tanto più capace di esercitarlo in quanto vengano riformati e rafforzati poteri, competenze, funzioni delle istituzioni internazionali, in primo luogo delle Nazioni Unite, che debbono essere dotate di risorse, strumenti e responsabilità adeguate. Ma debbono essere riformate anche altre organizzazioni sovranazionali, dall’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) all’Organizzazione internazionale del lavoro (OIT), dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) fino al Fondo Monetario Internazionale ed alla Banca Mondiale.

    La più evidente contraddizione politica della globalizzazione, è infatti, un pianeta che è globale in tutto: produzione, scambi, comunicazioni, circolazione degli uomini, ma non è affatto globale nella sovranità, perché il mondo di oggi continua a essere retto dagli Stati nazionali e dal primato delle loro sovranità.

    In questo senso l’apporto dell’Internazionale Socialista è prezioso. Nel forzare i confini nazionali che ancora imprigionano la politica concependo la dimensione globale come adatta non solo per un confronto politico, un dialogo fecondo e la proposizione di soluzioni innovative, ma sempre più come una dimensione di azione politica, di decisione e di organizzazione di una battaglia e di un movimento che vada oltre i confini nazionali. Immaginando anche una articolazione dei suoi partiti su base non più solo esclusivamente nazionale.

    Del resto, la necessità di un governo mondiale della globalizzazione è oramai di fronte agli occhi di tutti dopo l’11 settembre 2001: siamo una comunità globale anche perché la stabilità di ogni Stato e la sicurezza di ogni suo abitante sono legate da un filo comune. In un mondo interdipendente i conflitti non risolti e le contraddizioni non sanate divengono assai facilmente il brodo di coltura per terrorismi, fanatismi e violenze di ogni genere. Lavorare per un mondo pacifico e sicuro significa bonificare le paludi dell’odio, affrontare i mali che affliggono l’umanità, cercare soluzioni politiche negoziali ai conflitti.

    L’unilateralismo costituisce un rischio e una contraddizione in un mondo complesso come quello contemporaneo, nel quale devono poter convivere diverse religioni, diverse culture, diversi credi. Solo il multilateralismo può costituire una armonica risposta all’altezza del terzo millennio. Solo il multilateralismo è in grado di riconoscere ad ogni Paese pari dignità e uguali opportunità. Solo il multilateralismo può consentire di costruire un nuovo ordine mondiale in cui nessuna nazione si senta oppressa o marginalizzata.

    La storia ci ha insegnato che questi principi non si impongono con la forza. Essi si promuovono “civilizzando” la globalizzazione, affermando in ogni Paese e in ogni società – quale che sia la sua lingua, la sua religione, la sua cultura – diritti individuali e collettivi.
    Vogliamo un mondo nel quale invece di chiedersi “che cosa è il bene “, ci si chieda cosa dobbiamo fare perché nessuna persona sia lasciata sola, cosa dobbiamo fare perché ognuno possa guardare alla propria vita con fiducia.
    Qui c’è la nuova frontiera dell’internazionalismo.

    Nel ‘900 la sinistra con le sue lotte, è riuscita a “civilizzare” il capitalismo nazionale. Lo ha fatto conquistando, in ogni Paese, suffragio universale, diritti e Stato sociale.
    Oggi, in questo nuovo secolo, l’obiettivo deve essere “civilizzare la globalizzazione”, lottando perché siano globali non solo la produzione, gli scambi, la comunicazione, ma siano globali anche la pace, la democrazia, i diritti, le opportunità di vita, la sicurezza di ciascuno e del mondo.

    Per costruire questo mondo più giusto e più libero è nato oltre 150 anni fa il socialismo; per questo mondo noi dell’Internazionale Socialista continuiamo oggi a batterci, perché ogni uomo, ogni donna del pianeta veda riconosciuti i propri diritti e le proprie speranze.

    Sfido chiunque a dire che questo intervento non è di sinistra.

  6. #6
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    Visto che siamo in tema, posto direttamente dal sito dell'Avanti l'intervento di Enrico Boselli al Congresso dell'Internazionale

    Enrico Boselli
    Presidente nazionale dello SDI

    Salutiamo con grandi aspettative la riunione del Consiglio generale della nostra Internazionale.
    I socialisti, assieme a tutte le formazioni riformiste, accolgono a Roma i rappresentanti di milioni di uomini e di donne, delle loro speranze, dei loro bisogni. Nutriamo grandi aspettative perché la nostra riunione si tiene in un momento di grande tensione nel Mediterraneo e in Medio Oriente. La ragione e il buon senso si scontrano con il muro del fanatismo e della violenza. Il nuovo secolo si è aperto con la tragedia delle Twin Towers. Da allora nulla è come prima. La lotta al terrorismo è all’ordine del giorno. Lo spirito, che deve animare questo impegno essenziale, deve essere la ricerca di una convivenza pacifica tra tutti coloro che vivono sul nostro pianeta. Contrastare la fame e la povertà, tutelare la salute ambientale, promuovere uno sviluppo equo e giusto tra il Nord e il Sud del mondo costituiscono da sempre i nostri obiettivi.
    In primo luogo, ci preoccupa il collasso del processo di pace tra israeliani e palestinesi. Nella drammaticità della situazione attuale, niente ha ancora smentito le buone ragioni che, da Oslo in poi, hanno giustificato la ricerca della pace tra i due popoli, quella "pace dei coraggiosi" che è oggi più che mai urgente e indispensabile. Quel processo di pace, che l'Internazionale aveva concretamente contribuito ad avviare, deve riprendere al più presto: nel quadro dell'Internazionale sono raccolte oggi tutte le forze più illuminate dei due popoli, che più che affrontarsi in guerra, della guerra sono entrambi vittime.
    Al nostro presidente Guterres va dato atto di aver rafforzato l’unità della nostra Internazionale. Ora, anche grazie a questo lavoro che è stato fatto, l’Internazionale socialista può fare un salto di qualità.
    L’Internazionale deve valorizzare il lavoro politico su scala continentale, come una forma di attività che ci può consentire di intervenire in modo più immediato e puntuale, senza perdere ma anzi arricchendo il carattere mondiale della nostra associazione. Esempio di questo modo di lavorare è costituito dall’opera del Pse, che ha saputo dare attraverso i suoi leader e il suo gruppo parlamentare, guidato da Baron Crespo, un contributo essenziale alla costruzione dell’Unione Europea e al suo allargamento.
    Nella Convenzione europea, grazie a Giuliano Amato, i socialisti stanno svolgendo un ruolo di grande rilievo. In Europa, come nel mondo, diviene essenziale la convergenza tra tutti i riformisti e tutti i riformismi - socialista, cristiano e ambientalista - per fronteggiare meglio le forze conservatrici. Il Presidente, della Commissione europea, Romano Prodi, che è il leader storico dell'Ulivo italiano, rappresenta un punto di riferimento per tutti i riformisti italiani.
    Sin dagli anni ‘80, peraltro, i socialisti italiani avevano suggerito una riflessione sul futuro dell'Internazionale, con accenti non diversi da quelli proposti, più recentemente, dalla "Terza Via" del laburismo inglese: fare dell’Internazionale l’associazione di tutti i riformisti e di tutti i socialdemocratici.
    Sempre più l’Internazionale deve cercare di rafforzare il cordone di solidarietà e di convergenza politica che lega su scala planetaria tutti i riformisti. Con i Democratici americani, sotto l’impulso del presidente Clinton, si è creato un rapporto con le socialdemocrazie, che deve essere portato avanti e sviluppato.
    L’Internazionale deve poter esercitare ovunque il proprio ruolo e portare ovunque il suo messaggio. Lo deve fare nei Paesi dove più radicata è stata la socialdemocrazia ma anche in quelli in cui il riformismo ha preso o può prendere altre strade. Penso alla Russia, dove ancora vi sono gravi problemi di libertà aperti e, domani, alla Cina dove prima o poi, la democrazia dovrà avere il sopravvento sul dispotismo.
    Il Rapporto Brandt, che per primo pose all'ordine del giorno dell'agenda internazionale il divario Nord-Sud, e il Rapporto Brundtland che ha avanzato prospettive più che attuali per uno "sviluppo sostenibile", sono tra gli esempi più alti del contributo socialista al modo con cui l'economia e le scienze sociali guardano al mondo. I leader socialisti italiani hanno dato all’Internazionale un contributo di rilievo, dall’impegno di Giuseppe Saragat per la rifondazione dell’Internazionale fino a Bettino Craxi con la sua importante relazione all'Onu nel 1990 sul debito dei Paesi poveri.
    Le Nazioni Unite sono il nostro inequivocabile punto di riferimento sul tema della sicurezza e della pace. Qualsiasi intervento politico e militare, che sia rivolto a garantire la sicurezza, non può essere deciso unilateralmente neppure dalla più grande potenza del mondo, ma deve essere sancito dall’ONU. Oggi vale per l’Iraq, nei cui confronti speriamo che si giunga ad una soluzione pacifica, ma deve valere per ogni altro paese del mondo.
    I socialisti hanno fissato nella loro agenda la discussione sulla globalizzazione, che fa riferimento a una geografia simbolica: "tra Porto Alegre e Davos". La globalizzazione sociale, culturale ed economica pone ancora oggi all'ordine del giorno i principi e i valori per i quali hanno lottato i nostri antenati. Chi se non l’Internazionale socialista può alzare la voce per difendere l’umanità offesa e ferita, dall’Arabia Saudita alla Cina, da Guantanamo all’Afganistan, da Israele alla Palestina?
    Per noi Socialisti Democratici Italiani, che siamo eredi dell'esperienza storica del Psdi che del Psi, che vogliamo continuare a far vivere la nostra grande tradizione storica e che siamo orgogliosi di far parte della grande famiglia dell’Internazionale socialista, è davvero importante dare a tutti voi il più cordiale saluto di benvenuto.

  7. #7
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    M l' Avanti non è in mano a Fi?

  8. #8
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    No, l'Avanti è il giornale di partito dello SDI.

  9. #9
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    Originally posted by Red River
    No, l'Avanti è il giornale di partito dello SDI.
    Sei sicuro?

    Ma l'avainti non è stato strappato al nuovo psi da qualche tranfugo passato a Forza Italia?

    Io ho letto su repubblica che adesso anche Berlusconi vi collabora... (da Matteotti a Berlusconi..... )

  10. #10
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    L' Avanti era del Nuovo Psi di Bobo Craxi mi pare , adesso Fabrizio Cicchitto di Fi c' ha messo le mani sopra.

 

 
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