Omissioni e strumentalità della giornata della memoria
Editoriale del 27 gennaio
Da tre anni, il 27 gennaio viene celebrata in Italia la Giornata della Memoria
che commemora e ricorda la liberazione degli internati dai campi di
concentramento nazisti nel 1945.
Il terreno della memoria è un campo di battaglia decisivo per trarre lezione
dagli orrori del passato e impedirli nel futuro. Ma quello della memoria non è
un terreno oggettivo, viene spesso reso innocuo dalla retorica o piegato alle
esigenze politiche del presente.
A nessuno sfugge l’uso strumentale e parziale che viene fatto della pagina
nera dei campi di concentramento nazisti, della persecuzione e del massacro dei
cittadini ebrei in Europa, di quello che viene ricordato come l’Olocausto.
Forse il nesso sarà casuale, ma l’introduzione della giornata della memoria
coincide con i tre anni dell’escalation della repressione israeliana contro la
popolazione palestinese. Non solo, i settori filo-israeliani della società e
della politica, approfittano senza alcuna remora di questa data per una
operazione di sostegno acritico alla politica israeliana. Ne è un esempio il
linciaggio politico organizzato da Gad Lerner e dalla comunità ebraica milanese
contro Asor Rosa e il suo recente libro sulla guerra. Ne è un esempio l’articolo
del presidente della Comunità ebraica di Pisa che chiede al comune toscano di
tagliare i fondi ad una associazione culturale di sinistra colpevole di
sostenere il boicottaggio contro l’economia di guerra israeliana.
Entrambi hanno strumentalizzato apertamente la giornata della memoria per fini
politici e per attaccare intellettuali o associazioni progressiste che hanno
criticato la politica del governo israeliano.
Infine ma non per importanza. Una giornata della memoria in Italia già esiste
ed è il 25 aprile che celebra la liberazione di tutti e non solo di qualcuno dal
nazifascismo. Perché si è voluto rompere questo momento unitario nella memoria
storica comune di tutta la popolazione creando, ancora una volta, una
differenziazione?
In conclusione vorremmo aggiungere una domanda che molti – spesso ironicamente
– si sono posti: se nella scena finale del film “La vita è bella” fosse comparso
un carro armato sovietico piuttosto che uno americano – come è avvenuto
realmente nella storia – Roberto Benigni e il suo film avrebbero avuto il premio
Oscar?
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