BRESCIA, 5 febbraio 2003 - Non si è ripreso il posto, ma si è ripreso il Brescia. Titolare o riserva, in fondo, poco importa: in questo momento Igli Tare è l'idolo dei tifosi bresciani. Invocato quanto i campioni Baggio Guardiola, amato come Filippini. Perché Tare ha saputo conquistare la gente sbagliando e rimediando, sempre e comunque a testa alta, senza parole. Ha cancellato con i fatti lo sputo di Verona, l'incidente estivo, le polemiche e i veleni del calciomercato. Ha portato pazienza ed è stato premiato.
"Il gol di Tare è stato il motivo di maggiore gioia a Piacenza - confessa Carletto Mazzone -. Io l'avevo criticato molto nei mesi scorsi, ma ho apprezzato l'intelligenza con cui ha reagito nei momenti-no. Igli è stato bravissimo a mantenere la calma nel periodo in cui ogni giorno sembrava già venduto a una squadra diversa. E' un giocatore migliorato sotto ogni punto di vista. Sono contento per lui, merita le soddisfazioni che sta avendo. E' un punto di forza di questo Brescia".
Sei gol, quattro rigori procurati, un lavoro costante al servizio della squadra: così Tare si è ripreso il Brescia dopo due stagioni altalenanti. "La cosa che mi ha dato più fastidio è essere stato sempre in vendita per mesi - ammette il centravanti albanese -. Io però non ho scaricato la colpa su nessuno: se la società voleva cedermi, qualche problema doveva pur esserci. Mi sono guardato dentro per capire, per migliorare. Sono dimagrito, ho lavorato tanto per diventare quello che sono: il vero Tare, quello che finalmente si è visto a Piacenza. Sono bravo di testa ma so usare anche i piedi, ora ho uno splendido rapporto con Mazzone, con i compagni va alla grande e i tifosi mi dedicano cori e applausi. Ero disposto a partire per il bene della società, sarei andato a Palermo come a Modena, ma sono felice di essere rimasto. Mi auguro di rimanere il più a lungo possibile. Quest'anno possiamo toglierci grandi soddisfazioni. La sfida con il Chievo è importantissima: se vinciamo, la strada si farà in discesa. Dobbiamo provarci".




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