Arrestati 28 pachistani: "E' terrorismo"
Ventotto immigrati arrestati dai carabinieri di Napoli con l' accusa di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. Avevano armi, esplosivi e mappe della città. Il blitz in una casa di Forcella.
NAPOLI - Una "base" dove nascondevano esplosivi, mappe della città, documenti. Ancora un volta l'Italia è al centro delle indagini sul terrorismo in Europa. Ventotto immigrati pachistani, la maggior parte clandestini, sono stati arrestati dai carabinieri del Comando provinciale di Napoli con l' accusa di associazione per delinquere finalizzata al terrorismo internazionale. Sull' indagine vige uno stretto riserbo. A quanto si è appreso, i carabinieri si sarebbero imbattuti in una cellula del terrorismo islamico nel corso di una normale operazione finalizzata al controllo del territorio.
I carabinieri hanno scopertouna vera e propria centrale carica di armi, documenti, volantini. Materiale prezioso tutto da decrittare. E poi: piantine della città, con indicazioni che fanno ipotizzare possibili obiettivi di attentati, sono state sequestrate ieri dai carabinieri - la conferma si è avuta oggi da ambienti investigativi - nell'appartamento del centro storico dove gli immigrati sono stati arrestati. Il ritrovamento è stato fatto dai militari in una abitazione al civico 7 di Vico Pace, nel rione Forcella. Si tratta di un'abitazione costituita da piu' appartamenti collegati tra di loro.
La scoperta sarebbe stata fatta dai carabinieri nel corso di una operazione contro l'immigrazione clandestina. Tra il materiale sequestrato, figurano anche diversi documenti in lingua araba che devono ora essere tradotti per accertare il contenuto. Gli investigatori stanno anche valutando l'ipotesi di eventuali collegamenti della cellula terroristica con ambienti della criminalità organizzata, soprattutto in considerazione
del fatto che il ritrovamento è avvenuto in una zona di Napoli dove c'è una forte presenza di esponenti della camorra.
I militari hanno trovato elementi finora imprecisati che dimostrerebbero l' appartenenza ad una organizzazione terroristica. Gli sviluppi delle indagini saranno coordinati dal procuratore aggiunto Franco Roberti e dai sostituti della sezione antiterrorismo della Procura partenopea Giuseppe Narducci e Sergio Zeuli. Ma sorge la prima difficoltà: non si trovano gli interpreti. Ieri, dopo una segreta giornata di lavoro, vertice in Prefettura nel quale si parla quasi esclusivamente dell'eccezionale blitz.
Intanto, a Torino si nasconderebbe, da almeno due anni, una cellula di Al Qaeda. Su questa cellula sta indagando la Digos torinese che ha appena trasmesso un rapporto ala magistratura.
(31 GENNAIO 2003, ORE 7.15, aggiornato alle ore 10:00)
Ma forse l'esplosivo serviva per rammendare e riscaldare i calzini ai poveri immigrati![]()
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