da la stampa del 31/1/2003
31/1/2003
CITTA´ DEL VATICANO
La Santa Sede non esclude di giocare una carta straordinaria se dovesse diventare reale e imminente la possibilità della guerra contro l´Iraq. Lo ha preannunciato ieri l´arcivescovo Jean Louis Tauran, ai margini di un convegno sui trent´anni di vita dell´Avsi, i volontari per lo sviluppo. Si tratterebbe di un gesto simbolico di notevole rilievo, ancora allo studio. L´ipotesi più probabile allo stato dei fatti sarebbe la partenza per Baghdad di un inviato del Pontefice, una missione papale. «Penso che nei prossimi giorni qualcosa di concreto potrebbe avvenire - ha detto monsignor Tauran -. Ma per ora non c'è nulla». A chi gli chiede se sarà lui a preparare la valigia per l'Iraq, l'arcivescovo francese si schermisce con un sorriso: «Non sarà per me. Io non partirò. Ma è una possibilità, non ancora un progetto. Per ora stiamo solo pensando». Il «Ministro degli Esteri» di Papa Wojtyla è stato più dettagliato sui rapporti Farnesina-Vaticano in questi giorni di tensione e attesa. La Santa Sede - ha lasciato capire - condivide sostanzialmente la posizione espressa dall´Italia, e anche la missione in corso del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi prima a Londra e oggi Washington viene seguita con attenzione e speranza dall'altra riva del Tevere. «L'Italia ha una posizione molto ragionevole che noi condividiamo. Abbiamo un dialogo permamente molto proficuo - ha affermato - e molte coincidenze sui temi di politica internazionale». In particolare, sul viaggio a Londra e negli Usa del Presidente del Consiglio Tauran ha detto: «Speriamo in una missione che permetta agli uni e agli altri di riflettere bene. Sulla posta in gioco e sulle conseguenze di una eventuale azione militare». Le preoccupazioni vaticane riguardano l´Europa: «Sarebbe meglio un´Europa unita. Siamo preoccupati. Ma le nostre speranze non cessano sul fatto che queste divisioni possano ricomporsi per evitare il pericolo di un conflitto»; e sulle conseguenze della guerra eventuale è stato esplicito e lapidario: «Conseguenze devastanti». Soprattutto se si tiene conto di un fattore a lungo termine: «L'impatto che produrrebbe sul mondo islamico. Mi ricordo le parole che mi disse tempo fa il Segretario delle Lega Araba, il ministro degli Esteri egiziano Amru Moussa: "Se ci sarà questa guerra si apriranno le porte dell'inferno". Io credo che ogni parola sulla sua bocca debba essere soppesata. L'esacerbazione degli estremismi e l'abolizione di ogni idea d'intesa nel Medio Oriente sarebbero le due conseguenze più terribili». Le ricadute umanitarie poi sarebbero terribili. Una guerra preventiva, ha ricordato l´arcivescovo Tauran, non rientra affatto nei canoni della guerra giusta, nemmeno se questa venisse autorizzata da un voto dell'Onu. Troppo gravi sarebbero le conseguenze umanitarie. Il Vaticano non ha dubbi su come considerare un eventuale attacco contro Baghdad. Dal punto di vista del diritto, dal momento che l´ordinamento delle Nazioni Unite prevede questo tipo di operazioni, la legalità sarebbe salva; «Tuttavia non bisogna dimenticare che la legalità è una cosa e le conseguenze morali e umanitarie un'altra». Secondo l'arcivescovo francese, uno dei principali collaboratori del Papa, occorre fare di tutto per evitare l'ipotesi. «Non bisogna mai, mai, arrendersi all'inevitabilità di una guerra».
Marco Tosatti




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