Visto dal vaticanista
HOSKINS CREDIBILE
MA QUANTI SVARIONI
La sottolineatura più importante si legge nei titoli che scorrono all’inizio de Il Papa buono: “Liberamente ispirato alla vita di Angelo Roncalli”. Ecco, in quell’avverbio, “liberamente”, è già condensato il perché di molte scelte altrimenti non spiegabili. Autori, sceneggiatori e regista hanno voluto toccare le corde del cuore e ci sono riusciti. Il Papa buono è un film commovente, Bob Hoskins è bravissimo e nel suo complesso il risultato finale vede vincere la più curata produzione Mediaset rispetto all’analogo soggetto trasmesso dalla Rai l’anno scorso. L’attore inglese si è immedesimato nella parte ed è stato truccato così bene che in certe inquadrature sembra il vero Papa Giovanni. Va però aggiunto che, se questa seconda fiction racconta meglio alcuni aspetti dell’umanità del pontefice bergamasco, dal punto di vista della cronologia degli avvenimenti e della realtà storica appare ancora meno accurata di quella targata Rai, nonostante la collaborazione di Marco Roncalli (studioso rigorosissimo, giornalista e pronipote del Papa) che per stessa ammissione di Ricky Tognazzi non sempre è stato ascoltato e che infatti non firma il film.
Nella storia vengono inseriti alcuni personaggi inventati, come il vecchio compagno di studi di Roncalli diventato potente cardinale conservatore, che passa tutto il suo tempo ad osteggiare anche subdolamente il Papa prima per poi redimersi quando quest’ultimo muore.Tutti i cardinali della curia romana fanno una pessima figura: appaiono infidi, cattivi, nemici del Pontefice “rivoluzionario”, sempre impegnati nel contraddirlo, nel cercare di fermarlo.Quando Giovanni XXIII decide di convocare il Concilio, i porporati sono disperati. Ora, se è verissimo che sconcerto ci fu, è altrettanto vero che a un Concilio si pensava fin dai tempi di Pio XI e se n’era riparlato anche ai tempi si Papa Pacelli. E un porporato, curiale fino al midollo, il cardinale Domenico Tardini, Segretario di Stato, appena ricevuta da Giovanni la notizia, come ci racconta lo stesso Pontefice nella sua agenda, aveva commentato: “E’ un’idea luminosa e santa. Viene proprio dal Cielo”.
Si possono concedere licenze poetiche, come le bandiere rosse per lo sciopero di Ranica, appoggiato dal vescovo di Bergamo Radini Tedeschi e dal suo giovane segretario Roncalli (in realtà fu uno sciopero “bianco”), o come le scene commoventi (mai avvenute) che ritraggono il delegato apostolico mentre si reca personalmente all’interno di una nave carica di bambini ebrei per salvarli dalla morte. A questo proposito, però, non tutti sanno che Roncalli, di fronte alla possibilità di salvare gruppi di ebrei facendoli salpare verso la Palestina, aveva scritto alla Segreteria di Stato (rapporto n. 4344, datato 4 settembre 1943) manifestando “un’incertezza nello spirito”: temeva infatti che il far convogliare gli israeliti in Terra Santa potesse apparire come una tacita approvazione della nascita dello Stato ebraico. Chi diede al futuro “Papa buono” il via libera per il salvataggio fu la Segreteria di Stato di Pio XII, quel Pacelli oggi considerato da molta pubblicistica un “Papa cattivo” e persino “antisemita”.
Ma lo svarione più macroscopico e del tutto evitabile, riguarda la riforma della liturgia e il passaggio dal latino alle lingue nazionali. Roncalli viene dipinto come un accanito sostenitore dell’abbandono del latino, al punto di intervenire di persona in una discussione conciliare per sostenere questa tesi contro i soliti cattivissimi cardinali curiali. Ebbene, non soltanto Roncalli non mutò una virgola dell’antica liturgia, ma alla vigilia del Concilio firmò solennemente una Costituzione apostolica, la Veterum sapientia, con la quale stabiliva che il latino doveva rimanere la lingua perenne della liturgia della Chiesa.
Vera novità di questa fiction è, infine, l’alto imprimatur che ha ricevuto: l’anteprima è stata proiettata al seminario di Bergamo, alla presenza di numerosi prelati, tra i quali anche il vescovo ausiliare Lino Belotti, che durante la conferenza stampa ha elogiato senza riserve l’opera. “Benedicendo” di fatto la caricatura della Curia vaticana paragonabile a un nido si serpi: cosa non si fa per rendere buonissimo “il Papa buono”.
Andrea Tornielli
Il Giornale del 25 gennaio 2003




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