Ciampi: "Il federalismo non spacchi il Paese"
Dalla Sicilia, il Capo dello Stato plaude al dibattito in corso sulle riforme ("Da esse dipende il nostro futuro"), ma pone paletti alla devolution: "Non tollereremo che vi siano due Italie, una in serie A e una in B".
ROMA - Premierato forte, presidenzialismo, semipresidenzialismo alla francese, cancellierato. Mentre maggioranza e opposizione si confrontano sulla necessità di una intesa che consenta il varo delle riforme istituzionali, e mentre si affastellano proposte di ogni genere e ingrediente, il Presidente della Repubblica mostra di gradire molto il dibattito in corso. Ma su un punto vuole essere chiaro e sgombrare il campo fin d'ora da possibili fraintendimenti: il federalismo è cosa buona e giusta, ma il Quirinale impedirà che la devoluzione sia utilizzata come grimaldello per dividere l'Italia fra serie A e serie B.
Carlo Azeglio Ciampi parla forte e chiaro nella seconda giornata della sua visita in Sicilia. Pochi minuti prima, il presidente della Regione siciliana, Totò Cuffaro, gli ha indicato lo statuto dell'autonomia insulare come un esempio da seguire, come un modello da proporre alle forze politiche impegnate in una dura discussione, in un aperto scontro, sulla devolution. Ciampi non si tira indietro, e proprio sulle riforme effettua un forte rilancio.
Sbaglia chi dipinge un Presidente che segue preoccupato il dibattito sul futuro assetto istituzionale del Paese. No, anzi, Ciampi è ben felice che questa discussione si sia incardinata nella sedi politiche perché, dice, proprio sulle riforme si gioca il futuro nostro e dell'Italia.
"Le riforme meritano di essere poste sempre più al centro dell'attenzione pubblica e del dibattito politico, più di quanto già non lo siano. Sono in gioco decisioni da cui dipende in misura rilevante il nostro futuro'', dice Ciampi.
Quindi ben venga il dibattito, purché resti incanalato nei binari corretti. Cosa che, evidentemente, Ciampi non riscontra nei modi con cui si affronta il tema del federalismo e della devolution. Il Quirinale è da sempre fautore di una responsabilizzazione delle regioni, difensore della loro autonomia impositiva, del loro coinvolgimento - fin da quando era ministro del Tesoro - nella realizzazione del Patto di stabilità interna. Ma dare maggiore autonomia alle regioni non significa dimenticare che il federalismo deve essere sempre "solidale".
''Non possiamo tollerare, non intendiamo tollerare che vi sia una Italia di serie A e un'Italia condannata alla serie B - dice Ciampi replicando ad alcune suggestioni di stampo leghista - Posso assicurarvi che di ciò sono convinti anche i cittadini delle regioni a più alto livello di reddito del nostro paese''. Occorre insomma che la devolution non si traduca in uno squilibrio perenne e drammatico fra regioni ricche e regioni povere. E ricorda che argine a questo pericolo sarà la scelta "fatta dal nostro Paese, di realizzare l'ambizioso progetto di un nuovo federalismo solidale".
"E' evidente - aggiunge Ciampi - che l'interesse generale del Paese non consente che siano ignorate le maggiori esigenze delle regioni meno favorite, non consente che di ciò non si tenga conto nella allocazione del volume degli investimenti di tipo strutturale: nella scuola, nella formazione a livello superiore, nelle vie di comunicazione, nella cura della salute, nell'impegno posto dalle istituzioni preposte al mantenimento dell'ordine pubblico e del rispetto della legge".
Lombardia, Nord Est, Piemonte, in generale le regioni-locomotiva del Paese sono insofferenti delle debolezza del Mezzogiorno? Questa volta è l'economista Ciampi ad ammonire che di troppa crescita si può anche morire: "A volte lo stesso successo rischia di diventare soffocante: attenua gli stimoli istintivi all'innovazione, soffre della ristrettezza di spazi, della carenza di manodopera, dell'inadeguatezza di infrastrutture sempre in ritardo sulle esigenze di società in forte crescita". Insomma, il Sud può essere una grande risorsa anche per il Nord. L'Italia "ha i mezzi, perché siamo uno dei paesi del mondo a più alto reddito, per accelerare i processi di convergenza verso l'alto di tutte le regioni d'Italia". Ma questo - conclude il Capo dello Stato - richiede una ferma volontà di collaborazione fra lo Stato centrale e le Regioni, come fra regioni diverse del Nord, del Centro e del Sud".
Ciampi non pare neppure preoccupato di alcune "eccessive asprezze del dibattito politico". Esse possono, "forse offuscare, ma non cancellare quella che è l'unità sostanziale e la realtà operosa dell'Italia democratica all'alba del nuovo secolo". Un'Italia unita, davvero unita, ribadisce Ciampi, "forse più di quanto sia mai stata in passato: unita nel linguaggio, nei modelli culturali, nella definizione dei valori fondanti di una moderna democrazia, di riconoscersi nei principali momenti di scelta della nostra storia dal risorgimento fino alla nascita della democrazia repubblicana".
(12 FEBBRAIO 2003; ORE 124), ultimo aggiornamento orer 13:41)




4), ultimo aggiornamento orer 13:41)
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) apartitica, superpartes, superstar si "INCAZZA'' e si permette di dire: "Non tollereremo che vi siano due itaglie, una di serie A e una i serie B"? Solo ora si permette di dirlo?
