MIP

È clamoroso.

È ormai cosa confermata, in modo scientifico, inconfutabile.

Il mitico MIP, il famoso Massachussets Institute of Psychiatry, la deep psychiatry, ha completato e confermato le sue ricerche, ovviamente in collaborazione con i massimi esperti mondiali di psicologia umana applicata, ovviamente anche con l’ausilio dei migliori economisti – eccetto i premi Nobel, i quali notoriamente di Economia non capiscono una cacca, tranne quella delle tasche dei loro baroni -, e con il supporto di numerosi altri specialisti, orbene il MIP ha confermato che il più importante fattore economico, fra i cosiddetti “Factors of production”, ancor prima della “terra”, del “lavoro” e del “capitale”, ebbene … guess what, no puedes figurarte nada de nada, imagine un peu, Scheisse das ist sehr klar oder nicht? … c’è il

LINGUAGGIO

Sissignore e Sissignori!

In primissima istanza v’è il linguaggio!

Fantastico, no? Ovvio, no?

Senza un qualsiasi razionale, comprensibile e condiviso NATURALE linguaggio, come potrebbero mai gli umani agenti (eccetto quelli di commercio alla borsa di New York) svolgere una qualsiasi utile attività economica suscettibile d’interessare non solo i diretti fattori della produzione ma anche i coltivatori della coldiretti e di tutti i loro associati?

Semplice, no?

Se fossi coltivatore di favoloso radicchio trevigiano ma mi recassi al locale mercato cittadino offrendo, come fanno al diggìunno (TG1) maddudinno, “ziniora, vole gombrare un ghilo di guezdo vavolozo radigghio drevijano?”, le mie probabilità di successo sarebbero praticamente nulle (tranne che all’interno del vescovado).

Come mai?

Non necessariamente per ragioni squisitamente tecnologiche ed economiche, giacché il radicchio trevigiano, di per sé, magari potrebbe proprio essere di sublime qualità. Non si sa mai.

L’ostacolo sarebbe probabilmente d’altra natura.

Infatti la cliente, o il cliente, tranne nei casi d’inevitabile perversione localista post comunista, tenderebbe ad essere piuttosto restìa o restìo a considerare, non dico l’acquisto a prezzo giusto, ma nemmeno a giusto sottoprezzo, ma nemmeno a considerare un semplice baratto in natura privata, o di qualsiasi altra naturale parte privata, con l’offerente ancorché adiacente ad una favolosa bancarella di frutta, verdura e carote neoliberiste.

Ma, attenzione …

Non per motivi di cieco egoismo!

Semplicemente perché, in tal caso, ed è un caso v’assicuro molto frequente, sarebbe impossibile fare incontrare la domanda con l’offerta, o l’offerta con la domanda.

Ripeto, non per ragioni economiche, bensì per banalissimi motivi linguistici.

Ecco perché il MIP (bastava pensarci) ha pienamente ragione (altro che Platone, Aristotele, Ford, Jung, Adler, Keynes, Hayek, Popper, Darendhorf, Adel Smith e Ronaldez!)

Il primissimo, importantissimo fattore della produzione, di qualsiasi produzione, anche quelle fuori serie, è il

LINGUAGGIO

Altro che capitale! È il linguaggio ad essere il fattore assolutamente positivo e decisivo, nonostante tutte le fesserie che le malelingue pseudo scientifiche hanno voluto propinarci nei secoli passati, presenti e futuri!

Fra tutti i possibili ed immaginabili fattori della produzione, è proprio il linguaggio ad assumere ed offrire il massimo valore aggiunto.

Da ciò consegue un nuovo paradigma, un teorema, un postulato (beh, facciamo un corollario) d’immensa portata filosofica, socioeconomica e geopolitica:

Il linguaggio NATURALE è la più importante componente economica del PIL della propria contrada, del proprio paese, del proprio stato, della propria nazione.

E anche quella delle altre nazioni, nonostante tutto ciò che, al contrario, le “grandi” istituzioni monetarie e finanziarie planetarie, dominate da chi sappiamo chi, cercano di rifilarci a destra e a manca, sotto e sopra, di giorno, di notte da tutte le parti.

Il che equivale ad affermare, cosa oramai irrefutabile, che cedere o abbandonare parte del proprio linguaggio NATURALE, equivale a cedere parte della ricchezza socio ECONOMICA della propria contrada.

La cuale cosa ecuivale anche a costatare che, se per cualsiasi motivo, si lascia snaturare, deformare o distruggere il proprio linguaggio NATURALE, non si farà altro che cedere o distruggere parte della ricchezza della propria contrada.

Non solo della ricchezza culturale.

Occhio, ostrega. Anche della propria ricchezza economica, sia quella guadagnata con il proprio sudor di fronte, ma anche cuella sudata su altri fronti.

Dinnanzi a cuesto secolare, fantastico lavoro scientifico mi chiedo: con tutte le sublimi menti europee, dovevamo proprio farci fregare questa incredibile scoperta dal MIP?

Sarà per la prossima volta.

Ma non è finita lì, con le implicazioni di natura psicoeconomica.

E questo è forse l’aspetto assolutamente RIVOLUZIONARIO della scoperta scientifica del MIP.

Sissignore e Sissignori!

Il linguaggio usato da ogni popolo RIVELA anche la sua stessa propensione e desiderio d’essere popolo libero, autonomo, indipendente, dignitoso, forte, coraggioso, imbattibile.

Sorpresi?

Un pochino, nevvero?

Non solo.

Quando nel proprio naturale linguaggio si lascia passare un certo numero di barbarismi, bisogna cominciare a preoccuparsi del proprio PIL.

Peggio ancora. Quando il numero di anglicismi supera il numero di generici barbarismi, di cui il linguaggio è correntemente impregnato, allora la situazione non è solo grave, è pericolosa.

Cedere il proprio linguaggio NATURALE significa quindi cedere e fare un enorme regalo, non solo culturale ma anche e soprattutto ECONOMICO, ai possessori del linguaggio concorrente.

Non solo, ma ANCOR PEGGIO (è ancora il MIP a sostenerlo).

Quando l’occasionale uso di anglicismi non è dovuto a banale desiderio di far sfoggio d’inesistente erudizione; quando il costante uso di anglicismi è adottato, suffragato, esemplificato da “personaggi istituzionali”, come fanno a roma-padrona e in tutto il centro-sudditalia; quando il costante uso di anglicismi è incoraggiato da ministri, giornalisti, scafisti; quando l’uso di anglicismi è divulgato dai cazzmedia e dai loro editorialisti pseudobuonisti; quando l’uso di anglicismi coincide con le proprie, profonde aspirazioni personali, allora …

… è la profonda psiche che si manifesta, esplicitando certe inquietanti caratteristiche del proprio DNA …

Manifesta che cosa?

L’insopprimibile desiderio d’essere assolutamente asserviti a qualche straniero padrone, non importa quale, purché straniero …

Ecco perché, la prossima volta, voterò per Le Penne.

Nonostante tutti i loro limiti, per quanto napoleonidi giacobini, i Francesi hanno almeno cercato di difendere la loro lingua …

H.V.B.