29.01.2003
In una democrazia liberale, mi consenta
di Mario Fava
Risposta a caldissimo, anzi, a incandescente, al berlusconico perepeperepepè sulla democrazia liberale, in singolare coincidenza con la decisione delle Sezioni Unite della Cassazione sul trasferimento dei processi in cui il medesimo è imputato
On. Presidente,
in una democrazia liberale un cittadino che possegga tre reti televisive a copertura nazionale non esisterebbe.
In una democrazia liberale, ove tale patologia pur si riscontrasse, mai quel cittadino potrebbe possedere anche giornali a tiratura nazionale.
In una democrazia liberale, se un tale obbrobrio si manifestasse, giammai l'obbrobroforo potrebbe candidarsi alla Presidenza del Consiglio.
Se in aggiunta codesto iperuranico prodigio fosse:
indagato per corruzione di giudici;
indagato per falso in bilancio;
stato iscritto ad un'oscura loggia massonica segreta;
condannato (poi amnistiato) per falsa testimonianza relativamente alla sua iscrizione alla loggia massonica di cui sopra (1990, corte d'appello di Venezia);
condannato in primo grado a 2 anni e 4 mesi (poi prescritto in appello) per finanziamento illecito (21 miliardi a Craxi);
condannato a 2 anni e 9 mesi per tre su quattro tangenti alla Guardia di Finanza; prescritto, e assolto con formula dubitativa per la quarta;
condannato a 1 anno e 4 mesi per irregolarità nell'acquisto della Medusa Cinematografica (10 miliardi di buco nei bilanci), poi prescritto.
un po' assolto e un po' prescritto per irregolarità nell'acquisto di terreni attorno alla sua villa di Macherio;
indagato e archiviato da varie procure relativamente a varie ipotesi di reato (dalla corruzione al concorso in strage, procure di Milano, Palermo, Caltanissetta e Firenze);
indagato in Spagna per frode fiscale (100 miliardi) e violazione delle leggi antitrust (in una democrazia liberale esistono leggi con nomi esotici, sa?);
premuroso ospite (nel senso che ha ospitato) di un capomafia per circa un anno e mezzo;
circondato da plurinquisiti e condannati (uno di questi attualmente sotto processo a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa);
ben lontano dall'immaginare l'eventualità della rinuncia a detta prescrizione (facoltà prevista, nelle democrazie liberali);
in una democrazia liberale, on. Presidente, costui non potrebbe candidarsi a ricoprire cariche pubbliche;
in una democrazia liberale, ove costui riuscisse tuttavia a profittare dell'ignavia, dell'ignoranza e della collusione altrui, riuscendo a candidarsi, verrebbe automaticamente destituito di ogni dignità dalla stampa, che in una democrazia liberale sarebbe libera, accorta e ingorda di fronte a un boccone informativo così ghiotto.
In una democrazia liberale, nessuno potrebbe detergersi l'ano con l'idea di democrazia liberale.
Mario Fava
da www.ilbarbieredellasera.com




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