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    SENATORE di POL
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    Predefinito Per una seria svolta riformatrice liberale

    E' assolutamente indispensabile ed urgente.

    dal quotidiano LiberalDemocratico...

    " il Giornale del 07/07/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    Spesa record per le pensioni d'invalidità
    I dati dell'Istat: nel 2002 è cresciuta del 25 per cento rispetto all'anno precedente

    --------------------------------------------------------------------------------

    La spesa pubblica per lo Stato sociale continua ad aumentare: dal 1999 al 2002 il welfare è costato il 17,7% in più, con forti incrementi nei settori dell'assistenza e della sanità, e arrivando a sfiorare in totale i 300 miliardi di giuro (per l'esattezza, 293 miliardi e 300 milioni di euro). Quasi due terzi di questa cifra sono impegnati per le pensioni. L'incremento della spesa pensionfstica è stato, nel periodo considerato, pari al 13,3%, pur restando invariato rispetto alla crescita del prodotto lordo. Sono molte le cifre interessanti che vengono da un rapporto dell'Istat sul quadriennio' 99-2002. Era queste, la crescita boom della spesa per le pensioni di invalidità civile nel 2002, con un 25% in più rispetto all'anno precedente. Se nel triennio fra il '99 e il 2001 per gli assegni d'invalidità si spendevano fra i 7,4 milioni e i 7,7 miliardi di giuro, l'anno passato l'onere per le casse dello Stato è arrivato a 9,7 miliardi di giuro.
    Si spiega così, fra l'altro, la richiesta del ministro del Welfare Roberto Maroni di un'operazione di verifica sui trattamenti d'invalidità. Nel primo trimestre del 2003 sono state accolte 14.798 domande di pensione d'invalidità, oltre 1'8% in meno rispetto alle 16.104 domande dei primi tre mesi del 2002. All'inizio dell'anno scorso, gli assegni d'invalidità erano circa 1 milione e mezzo, concentrati nel Centro-Sud (913mila circa contro 550mila circa al Nord); mentre le pensioni d'anzianità sono concentrate al Nord (1.778.000 su un totale di 2.558.000 circa).
    Ma come si spiega l'incremento di spesa per le invalidità? Per l'esperto di previdenza Giuliano Cazzola "una società assistita come quella italiana trova sempre vie d'uscita quando altre strade s'interrompono". Ed è anche possibile, aggiunge, che nel Mezzogiorno i controlli della Pubblica amministrazione per la concessione delle invalidità siano un po' meno severi. "Nella posizione di Maroni - commenta Cazzola - vedo un po' d'accanimento, tuttavia un'operazione di verifica e di pulizia si può fare certamente".
    Un secondo dato interessante dell'Istat riguardala spesa pensionistica. Se è vero che, in assoluto, è cresciuta nel quadriennio del 13,3%, è anche vero che in rapporto al Pil l'incidenza della spesa per pensioni è rimasta stabile: era il 14,3% nel '99, ed è rimasta al 14,3% nel 2002. Anche queste cifre hanno una spiegazione. Si tratto di dati attesi perché in questi anni stanno andando a riposo i lavoratori nati subito dopo la fine della guerra, una generazione povera" come la definisce Cazzola, che va a percepire pensioni basse. Del tutto diversa sarà la situazione degli anni prossimi, quando andrà a riposo la generazione del baby boom, ovvero i nati fra la seconda metà degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta. "Oggi vediamo una gobbina in giù nella spesa previdenziale, ma presto avremo una gobbona in su, con la spesa che ritornerà a partire velocissima", dice ancora Cazzola. Nel 2002, la spesa pensionistica è stata pari a 180 miliardi e 100 milioni di euro, con un incremento di 21 miliardi rispetto al 1999.Tornando alle cifre dell'Istat, non sfugge il forte incremento della spesa per l'assistenza (+ 33,6%) e per la sanità (+ 31,3%). La sanità nel 2002 ha inciso per il 5,85% del prodotto lordo, impegnando 73,6 miliardi di euro, contro 115,06% di quattro anni prima. La spesa per i farmaci è rimasta ferma fra 112001 e 112002, grazie agli interventi governativi, ma rispetto al '99 ha sul Sito un'impennata del 59%. Quanto all'assistenza ospedaliera - prima grande voce di spesa del settore sanitario - è giunta nel 2002 a 33 miliardi di euro, con un aumento del 24,8% rispetto al 1999.
    La crescita delle spese per assistenza e sanità è tutta legata, evidentemente, all'invecchiamento medio della popolazione italiana. Si tratta di una tendenza destinata ad aumentare negli anni prossimi, tanto che nel 2050 si prevede un'età media crescita di quattro cinque anni. E ciò avrà una forte ripercussione anche sulla spesa per le pensioni, a meno che non si intervenga sui limiti della vita lavorativa. A questo mira il governo nel progetto sulle pensioni che è stato inserito nel programma del semestre di presidenza dell'Ue.
    "

    Saluti liberali

  2. #2
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    dal Corriere della Sera


    " Corriere della Sera del 07/07/2003


    --------------------------------------------------------------------------------

    Riforme e cabina di regia. Compromesso nel governo
    Fini coordinatore delle politiche economiche e accelerazione sulla giustizia. Intesa raggiunta sull'"interesse nazionale", il pacchetto-devolution va riscritto
    Maurizio Natta - Roberto Zuccolini
    --------------------------------------------------------------------------------

    Roma - L'obiettivo massimo è rilanciare la maggioranza. Quello minimo è instaurare una tregua che permetta al governo di superare il semestre europeo senza quelle tensioni che hanno caratterizzato nelle scorse settimane la Casa delle Libertà. Non a caso il "documento", che ha come titolo "Agenda di governo", indica che il programma riguarda il semestre luglio-dicembre 2003, cioè i mesi della presidenza italiana dell'Unione, anche se fissa alcune linee che lo superano. t stato proposto direttamente da Silvio Berlusconi e dovrà essere sottoscritto dai segretari dei partiti della maggioranza. Il testo ruota attorno a due punti definiti essenziali: "assetto e priorità politiche" e "riforme".
    Con il primo viene creato il Consiglio di coalizione, vale a dire la "cabina di regia" che verrà guidata da Gianfranco Fini e che dovrebbe essere composta da un ministro per ogni partito della coalizione. Il vicepremier avrà il compito di sovraintendere il "coordinamento e l'integrazione delle politiche sociali, produttive ed economiche". Ed è evidente che si tratta di un passaggio delicato perché Fini assumerà un ruolo "pesante" che dovrà confrontarsi con quello già assunto dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Basti pensare che il documento affida allo stesso Consiglio la prossima legge finanziaria, già dalla sua preparazione, e fissa per il Dpef, promesso entro metà luglio, alcuni contenuti decisi collegialmente.
    Prima di tutto, il "rilancio dell'economia", non solo con "gli investimenti pubblici", ma anche con la ricerca, e il dialogo sociale per raggiungere gli obiettivi fissati dal Patto per l'Italia. Poi si passa ad alcune indicazioni che sono frutto delle pressioni esercitate nei giorni scorsi dai singoli partiti della coalizione. Come, ad esempio, i "maggiori investimenti" nella sicurezza (richiesti soprattutto da An) e contro l'immigrazione clandestina (voluti dalla Lega). Un conténuto "difficile" del documento è'senza dubbio quello che riguarda "la riforma del sistema previdenziale", vale a dire le pensioni, data le resistenza della Lega. Si parla comunque anche di sostegno alla famiglia e alla sanità pubblica (richieste avanzate sia dal Carroccio sia dall'Udc). Ma la riforma delle Authorithy e la tutela del pluralismo dell'informazione "a garanzia del consumatore e del risparmiatore" è un altro nodo cruciale perché potrebbe aprire la strada ad una nuova querelle con la Banca d'Italia sugli organismi di controllo delle banche. Si parla, inoltre, della riforma della scuola (cavallo di battaglia dei centristi) e della realizzazione delle Grandi opere (da sempre sponsorizzate da Forza Italia). Ma un fondamentale banco di prova per il governo è costituito soprattutto dal secondo dei due punti "essenziali" del documento, vale a dire quello che riguarda le riforme. Perché l'obiettivo del governo è quello di non procedere più per capitoli, bensì di presentare un unico pacchetto di modifiche costituzionali che riguardano il Senato delle Regioni, la Consulta federale, la devoluzione e il rafforzamento della forma di governo, vale a dire il premierato, che potrebbe essere accompagnato dai sistema elettorale proporzionale. Un compromesso tra la Lega e Udc-An ha permesso di trasferire la garanzia dell'"interesse nazionale" dal capitolo della devoluzione a quello che riguarda il Senato delle Regioni. Ma l'incognita più grande è legata soprattutto ai tempi: dato che si dovrà redarre un nuovo testo (e mettere da parte quello vecchio sulla devolution di Bossi, che già è all'esame del Parlamento) sarà molto difficile giungere all'approvazione di tutto il pacchetto entro la fine della legislatura.
    Infine, si promette la presentazione e la votazione della riforma che riguarda "l'ordinamento giudiziario e del codice di procedura penale per garantire il giusto processo e la certezza della pena". Cioè, il vecchio pacchetto sulla giustizia rimasto bloccato per dare la precedenza ad altre leggi come la Cirami sul legittimo sospetto e il lodo sulla sospensione dei processi per le più alte cariche dello Stato. Lo stesso Berlusconi ha precisato che la prossima settimana la questione sarà sul tavolo del ministro della Giustizia, Roberto Castelli, il quale "ha già in mente l'istituzione di una commissione ad hoc".
    "

    Vedremo .....



    Saluti liberali

  3. #3
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    lo stato sociale in italia non è mai esistito, non c'è nemmeno il sussidio di disoccupazione....

    le spese aumentano per inefficenza, i fascisti italiani hanno naturalmente interpretato stato sociale non come assistenza ma come "magna-magna"

    l'unica riforma sarebbe una pedata nel sedere all'attuale classe politica.

  4. #4
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    C'è del vero in quello che dici. Lo Stato Sociale italiano è stato fortemente distorto..........e se non c'è il sussidio di disoccupazione come altrove....è perchè c'è stata una cassa integrazione.....folle, voluta da talune grandi imprese e dai sindacati. Un neo-corporativismo che in effetti ha seguitato, sotto altre bandiere, e grazie al consociativismo politico, quello inaugurato in epoca fascista.

    Saluti liberali

  5. #5
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    In origine postato da Pieffebi
    C'è del vero in quello che dici. Lo Stato Sociale italiano è stato fortemente distorto..........e se non c'è il sussidio di disoccupazione come altrove....è perchè c'è stata una cassa integrazione.....folle, voluta da talune grandi imprese e dai sindacati. Un neo-corporativismo che in effetti ha seguitato, sotto altre bandiere, e grazie al consociativismo politico, quello inaugurato in epoca fascista.

    Saluti liberali

    Ad ulteriore sostegno dell'argomento, riporto un commento apparso stamattina su Repubblica (http://www.repubblica.it/online/econ...riva/riva.html)



    IL COMMENTO
    La riforma
    difficile
    di MASSIMO RIVA


    In tutta l'Europa benessere e progressi della medicina hanno fatto sì che la soglia di sopravvivenza dei suoi cittadini sia in lenta e costante crescita. In questa cornice l'Italia, grazie anche a un tasso di natalità particolarmente basso, è già il Paese più vecchio vale a dire col maggior numero di anziani dell'intero continente.

    Ciò comporta che un po' dappertutto, ma segnatamente qui da noi, il sistema pensionistico debba prendere le misure con un'evoluzione demografica tecnicamente insostenibile rispetto alle regole vigenti, pensate sulla base di prospettive socio-economiche oramai obsolete. È vero che negli anni Novanta, dapprima con la riforma Dini e poi con i ritocchi del governo Prodi, si sono già fatti importanti interventi in materia.

    Ma la speranza di aver così rimesso in equilibrio la spesa previdenziale almeno per due o tre lustri sta già facendo amari conti con una realtà economica generale di bassa o bassissima crescita, non più capace di avvalorare le proiezioni finanziarie di appena qualche anno fa.

    Dunque, occorre fare di più. È una triste e drammatica verità che, del resto, gli esperti del dicastero del Welfare avevano già messo in evidenza in un rapporto inviato al Parlamento l'estate scorsa dal ministro Maroni, quello stesso che oggi sembra più resistere insieme o per conto del suo leader Bossi a un'ipotesi di nuova riforma.

    "Il mantenimento di un rapporto stabile tra spesa pensionistica e Prodotto interno lordo - diceva il passaggio cruciale di quel rapporto -richiede una crescita media reale di quest'ultimo intorno al 2,2 per cento per tutto il prossimo decennio". Ebbene per il 2002 si sa come sono andate le cose: il Pil non è aumentato neppure di mezzo punto percentuale. Quanto al 2003 le stime più accreditate indicano una crescita comunque inferiore al punto, mentre anche i più ottimisti sull'anno venturo si guardano bene dall'immaginare che si possa superare il due per cento.

    In altre parole, il rapporto fra spesa pensionistica e Pil sta continuando a deteriorarsi con effetti pesanti sui saldi di un bilancio pubblico già precario su più versanti.

    A nessun governo piace dover mettere mano a interventi sulle pensioni perché si tratta di una questione socialmente - quindi anche elettoralmente - assai sensibile. Ne sa qualcosa per primo Silvio Berlusconi che nel 1994, sull'onda delle manifestazioni di protesta dei sindacati, fu sfrattato da Palazzo Chigi da quello stesso Umberto Bossi che ora, sempre sul tema pensioni, tiene in ostaggio la nuova maggioranza di centrodestra. Forse oggi il leader leghista farà conoscere le sue intenzioni in materia. Immaginarsi, tuttavia, che anche stavolta Bossi possa spingersi fino alla rottura della coalizione di governo al momento non ha senso.

    Ciò che alla Lega importa in questa partita è la difesa di un ben individuato blocco socio-elettorale: quello degli aspiranti alle pensioni d'anzianità ovvero a quei trattamenti anticipati che - caso unico in Europa - hanno fatto dell'Italia un paese dove si sono moltiplicati i pensionati cinquantenni. Le ragioni di questo interesse leghista stanno in poche ed eloquenti cifre: il 27 per cento delle pensioni d'anzianità si trova in Lombardia, oltre il 13 in Piemonte, circa l'11 nel Veneto. Insomma, più della metà di questi trattamenti di maggior favore è collocata proprio nelle regioni dove Bossi e soci ricavano il grosso dei loro consensi elettorali.

    Che, si badi bene, non riguardano solo i percettori delle pensioni d'anzianità, ma anche la non piccola platea di padroni o padroncini che hanno fatto copioso ricorso a questo istituto per eliminare manodopera senza troppi problemi.

    Il fatto è che questo nodo delle pensioni anticipate non costituisce solo la più vistosa anomalia italiana in Europa, ma è anche il punto di partenza decisivo per poter raggiungere l'obiettivo di fondo ineludibile di una qualunque riforma che punti davvero a rimettere in equilibrio la spesa pensionistica: l'innalzamento dell'età pensionabile, quella effettiva - s'intende - non quella proclamata per la forma e poi aggirata con mille artifizi. Se non è prevedibile che Bossi possa aprire una crisi di governo come nel '94, è però anche altamente improbabile che la Lega possa fare concessioni reali su questo nodo. Tanto più perché potrà fare gioco di sponda sui sindacati, che sono già sul piede di guerra e minacciano di ritrovarsi di nuovo uniti e compatti contro qualunque ipotesi di riforma vera del sistema previdenziale.

    Una volta ancora le ragioni le ragioni dell'economia e quelle della politica sembrano destinate a non incontrarsi. Le prime dicono che un intervento sulle regole del regime pensionistico - a cominciare dall'innalzamento reale dell'età di quiescenza - è necessario. Le seconde indicano che dalla maggioranza berlusconiana potrà venire soltanto un simulacro di riforma, tanto per far vedere d'aver fatto qualcosa lasciando irrisolti i nodi di fondo. Nel frattempo il paese invecchia...con quel che segue.

    (7 luglio 2003)

  6. #6
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    Berlusconi non ha le palle per fare la riforma delle pensioni, e non farà niente, rimandando come al solito i problemi (degli altri. I suoi li affronta subito senza farsi condizionare da girotondi e opposizioni)

    Prodi con una maggioranza di 100 seggi l'avrebbe già fatta nel primo anno di governo, la riforma.

  7. #7
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    In origine postato da brunik
    Berlusconi non ha le palle per fare la riforma delle pensioni
    Prodi con una maggioranza di 100 seggi l'avrebbe già fatta nel primo anno di governo, la riforma.

  8. #8
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    In origine postato da brunik
    Berlusconi non ha le palle per fare la riforma delle pensioni, e non farà niente, rimandando come al solito i problemi (degli altri. I suoi li affronta subito senza farsi condizionare da girotondi e opposizioni)

    Prodi con una maggioranza di 100 seggi l'avrebbe già fatta nel primo anno di governo, la riforma.

    a sì? una vera riforma? e con il voto favorevole del Correntone, dei CoSSuttiani, dei Verdi e anche dei rifondaroli?
    Pensa che è caduto sulle 35 ore.......che a confronto sono una ridicolaggine da dilettanti....
    Mi sà ma tu vivi all'estero e parli per sentito dire, leggendo solo La Repubblica e il CorSera.
    Shalom!!!

  9. #9
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    dal quotidiano di Confindustria

    "
    Il Sole 24 ore del 08/07/2003


    --------------------------------------------------------------------------------
    Il presidente della Confindustria: rimandare può portare a un black-out sociale - «Bene la collegialità sull'economia»

    D'Amato: riforma entro luglio o sarà tardi

    --------------------------------------------------------------------------------

    MILANO La riforma delle pensioni s'ha da fare. Anzi, è inelubile e va affrontata in tempi strettissimi. Il presidente di Confindustria, Antonio D'Amato, indica anche il termine: il mese di luglio. "A dicembre - spiega - sarebbe troppo tardi. A quel punto il semestre di presidenza italiana dell'Unione europea sarebbe bello che archiviato e non ci sarebbero più spazi per risolvere un problema che riguarda, più in generale, molti altri Paesi europei". Con la differenza, fa capire, che l'Italia se la passa ancora peggio dei partner europei. È dunque inutile - secondo il presidente di Confindustria - "che i sindacati minaccino uno sciopero generale preventivo". Il messaggio, chiaro, è all'indirizzo di Cgil, Cisl e Uil che minacciano uno sciopero "a scatola chiusa", prima ancora di aver visto le carte. D'Amato parla di pensioni in due incontri milanesi, in mattinata all'assemblea dell'Anie, l'associazione dell'industria elettronica ed elettrotecnica, ribadendo nel pomeriggio, con analogo registro, gli stessi concetti davanti all'assise annuale di un altro tassello importante di Confindustria, l'Anima, l'Associazione che raggruppa le aziende del settore della meccanica varia e affine. D'Amato ha premesso "di non avere suggerimenti da dare con dichiarazioni sulla stampa", perchè sul tema delle pensioni "è giusto che le parti sociali si incontrino analizzando attentamente i rispettivi punti di vista".
    Niente teatrini e anticipazioni "terroristiche" basate sul nulla, dunque, buoni soltanto a creare confusione e disorientamento anche tra le persone interessate ad andare in pensione, ad esempio. Resta la sostanza del problema. "Non fare la riforma delle pensioni o farla senza chiudere un percorso e aprirne un altro vorrebbe dire - ha aggiunto D'Amato - commettere un errore straordinario. Si farebbe una non scelta che potrebbe portare a un black-out sociale". L'Italia, ma anche l'Europa, non può più concedersi livelli di Welfare possibili in un passato anche recente. "Al contrario, la riforma delle pensioni è stata caricata di una fortissima simbologia politica che l'ha fatta diventare un tabù. Alcuni ancora credono che una riforma delle pensioni possa far saltare la legislatura. lo non credo che sia così". "Non affrontare la riforma vorrebbe dire, invece, compromettere le generazioni future rischiando proprio il black-out sociale, esattamente come la scelta contraria al nucleare, una non scelta fatta negli anni Ottanta, ha portato al black out energetico".Il presidente di Confindustria ha parlato della trattativa con le parti sociali come di "un confronto giusto": "Ma è inutile - ha aggiunto - minacciare lo sciopero prima ancora che si discuta. Non si potra mai fare una riforma sociale accontentando tutti". La riforma non deve essere frenata, ma accelerata, perché non fare la riforma adesso "sarebbe un grosso errore". Dal Governo è arrivato l'appoggio "di principio" del sottosegretario al Welfare, Maurizio Sacconi, anch'egli presente all'assemblea dell'Anima, che tuttavia si è limitato a escludere opinioni personali sul tema e a dire che "siamo in attesa decisioni politiche". Tornano in scena le cifre già snocciolate da D'Amato sulla percentuale di pensionati a carico della popolazione in attività. Anche secondo Sacconi "gli "attivi" in Italia già sostengono un carico troppo oneroso che con il passare degli anni rischia di diventare addirittura insostenibile". "L'Italia è il Paese con il più basso tasso di occupazione registrato in Europa, 55,7% e sapete perchè? - ha detto - perchè siamo anche un Paese con un bassissimo tasso di occupazione femminile e degli over 55, di quella forza lavoro non più appetibile. Prolungare la permanenza sul lavoro è una strada obbligata". "Chiediamo uno sforzo anche a voi industriali - ha aggiunto Sacconi rivolto alla platea degli imprenditori - sappiamo bene che i pensionamenti anticipati sono stati utilizzati in passato come mezzo per affrontare periodi di crisi o anche soltanto per sbrogliare il nodo del costo del lavoro. Bene, tutto ciò d'ora in poi non sarà più possibile, anche nell'interesse delle aziende".
    "

    Saluti liberali

  10. #10
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    In origine postato da Pieffebi
    a sì? una vera riforma? e con il voto favorevole del Correntone, dei CoSSuttiani, dei Verdi e anche dei rifondaroli?
    Pensa che è caduto sulle 35 ore.......che a confronto sono una ridicolaggine da dilettanti....
    Mi sà ma tu vivi all'estero e parli per sentito dire, leggendo solo La Repubblica e il CorSera.
    Shalom!!!

    La storia non si fa con i "se", per cui non possiamo sapere "che cosa sarebbe successo se....".

    Tuttavia, ricordo che, a proposito di coraggio, con il voto favorevole del Correntone, dei Cossuttiani, dei Verdi e dei rifondaroli siamo entrati in Europa a forza di stangate nelle leggi finanziarie, con una maggioranza ben più debole di quella attuale (almeno stando ai numeri). E ci siamo entrati contro il parere dell'attuale maggioranza.

    Sulle pensioni ci sono due problemi:

    - chi sarebbe danneggiato dall'eventuale riforma ovviamente si oppone (forse a torto, l'età pensionabile nel resto d'Europa è più alta che da noi); é importante discutere la questione con i sindacati e le imprese, prima di sottoporla al Parlamento;

    - inoltre esiste una necessità di quadratura dei conti pubblici per l'anno prossimo, che spiega l'alacrità del Ministro del Tesoro nell'elaborare una proposta di riforma.
    A tale proposito non dimentichiamo che le misure "una tantum" varate quest'anno (ad esempio il condono fiscale), difficilmente saranno ripetibili l'anno prossimo. Infatti, dal Ministero del Tesoro (articolo sul Corriere o Repubblica) trapela l'intenzione di varare un condono edilizio (l'ennesimo!), per rimediare un po' di soldini.

 

 
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