Anarcoinsurrezionalisti, assolto Camenish


La sentenza della la Corte d'assise d'appello di Roma: ergastolo a Francesco Porcu e 95 anni di reclusione in totale per altri sette dei 46 imputati. C'è anche Marco Camenisch, simbolo degli ecoterroristi dell'Abetone


ROMA - Nell'aula bunker di Rebibbia, la Corte d'assise d'appello di Roma, ha deciso: ergastolo a Francesco Porcu, 95 anni di reclusione, in totale, per altre sette persone nel processo di appello a 46 imputati accusati di far parte
dell'Organizzazione rivoluzionaria anarchica insurrezionalista. Mentre in aula si legge la decisione, in alcune città italiane si organizzano presidi.

La corte ha condannato Francesco Porcu anche all'isolamento diurno per 18 mesi, Garagin Gregorian e Rose Ann Scrocco (latitante) a 30 anni, Angela Maria Lo Vecchio a 15, Orlando Campo a 10, Alfredo Maria Bonanno a 6 anni e 2 mila euro di multa, Giuseppe Martino e Lorenzo Ricci a 2 anni e alla multa di 2 mila euro. Tutti gli altri imputati sono stati assolti. C'era anche il nome di Marco Camenisch, nella lista, balzato agli onori delle cronache anche per gli ultimi attentati rivendicati dagli ecoterroristi all'ovovia dell'Abetone e al ripetitore Rai di Bergamo.

In carcere a Plaeffikon, vicino Zurigo, dopo nove anni di cella in Italia, Camenisch ha 51 anni. Per la sua libertà si batte tutto il movimento anarchico. Simbolo della lotta contro "un sistema mai sazio fatto di patriarcato, militarismo, industrialesimo e capitalismo", Camenisch è figlio di una guardia di frontiera del Canton dei Grigioni. Il primo arresto, nel '79, quando tentò di sabotare la centrale nucleare Sarelli di Bag Ragaz. La sentenza lo condanna a dieci anni. Ma riesce a evadere dal carcere. Solo che per quella fuga che ridiede la libertà anche ad altri cinque detenuti, perse la vita una guardia. E i sospetti caddero sull'anarchico "dal cuore d'oro". Latitante, si rifugia a Carrara, in Toscana. Chi lo ha conosciuto lo descrive con un bravo vicino di casa, dispoosto a spaccare la legna se ce n'è bisogno o ad aiutare le vecchiette a fare la spesa. Nel 1989 rientra a casa, a Brusio. Viene uccisa una guardia di confine e lo accusano anche di questo. Due anni di latitanza in Italia, poi l'arresto a Massa, dopo un conflitto a fuoco in cui rimangono feriti un carabiniere e lui. Condannato a 12 anni, viene estradato in Svizzera e finisce nel carcere zurighese.

Restava l'accusa di Roma, nel processo d'appello contro gli anarcoinsurrezionalisti. In primo grado la prima corte d'assise aveva inflitto un ergastolo e varie decine di anni di reclusione nei confronti di 13 persone, altri 40 imputati erano stati assolti con formula piena. Il 31 maggio del 2000 nei confronti di 46 di queste 53 persone è stato presentato appello.

Il sostituto procuratore generale Antonio Marini ha ipotizzato per il gruppo dell'organizzazione ritenuto storico, 27 persone, i reati di banda armata e associazione sovversiva. Il gruppo, di cui farebbero parte Marco Camenisch, Francesco Porcu, Gregorian Garagin, è accusato dei reati più gravi; tutti gli altri, invece, sarebbero ritenuti dei semplici portatori d'acqua. Il pg ha chiesto complessivamente la condanna a 4 ergastoli e a 270 anni di reclusione. Gli imputati sono accusati di aver compiuto rapine e sequestri di persona allo scopo di autofinanziarsi. Tre almeno i sequestri di persona individuati, quelli di Ricca, Perrini e Silocchi. Secondo l'accusa il gruppo risponderebbe ad una saldatura tra anarchici e irredentisti sardi.

Mentre a Roma si decideva la sorte degli imputati, a Milano un centinaio di persone si sono trovate davanti alla sede del consolato svizzero. Molte le bandiere con la 'A' simbolo dell'anarchia; nel volantino distribuito davanti al consolato, si chiede la libertà per Marco ''e per tutti'' e una ''lotta per una società liberata da profitto, inquinamento e galere''. Molti anche gli striscioni: ''Gli ecoattentati sono le fabbriche chimiche, i disastri ambientali le ovovie dell' opulenza'', ''I vostri attentati sono le galere'', ''No al 41 bis, all'isolamento, alla tortura''.

Stesso copione anche a Firenze dove gli anarchici hanno manifestato davanti alla Procura. Sono una trentina di persone in tutto e non vogliono commentare la decisione della corte. Chiedono, però, con grida e con striscioni, "Libertà per Marco".