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    Patrie dal Friul
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    Predefinito Furlanate. Mese per mese

    Gennaio






    Il tempo scorre inesorabile ricordando:


    "San Bastin ( 20/1) cun la vile in man"
    "Sant' Agns ( 21/1),oris ds"
    "San Vincnz ( 22/1 ), gran crire"
    "San Vincenz gran fredre, San Laurinz ( 10/08 ) grand cialdre, l'un e l'altri pc al dure"
    "San Pauli Scr (25/1 ) , dal unvir no sin fr"

    per arrivare all'ultimo giorno di zenr, dedicato a San Giovanni Bosco.

    "Frs sveisi: 'o vs durmt un an!"








    Ma lis canis non capivano cosa volessero dire mamma e pap con queste parole terrificanti poich ricordavano la " Bella addormentata nel bosco ". Tutto nelle camere ,era come la sera prima e, fortunatamente, quella brutta stregaccia con il fuso, non era mai stata vista. Il bacio dei genitori , che bussde dal prin dal n, era migliore e veramente rassicurante rispetto a quella del Principe azzurro che svegliava la Principessa da un sonno di cento anni.
    Ritornata alla realt, la mulare iniziava a rivivere quelle tradizioni che si sarebbero ripetute, sempre con il massimo rispetto, dal primo all'ultimo giorno dell'anno, an dopo an
    E cos lis scvis erano il primo attrezzo usato il prn di zenr , per scopare da casa tutto ci che era sporco e legato all'anno precedente Gennaio non iniziava solo con questo gesto propiziatorio, ma anche compiendo quelle attivit o ci che si desiderava si concretizzasse nel corso dell'anno che stava iniziando.
    Non si ricordano veglioni o grandi festeggiamenti. Si era vegliato alla buona, nel tepore delle stalle mentre lis canais, per dormireun anno, erano " al teatro Puccini, tra coltri e cuscini" Obbligatorio era qui l'uso dal talin , lingua dai studis che dava, come in questo caso, maggior rilevanza alle espressioni popolari.
    I zovns, invece, avevano vegliato in allegria nella stalla pi in voga ed ospitale.
    Le stalle, infatti, si possono paragonare durante i fil, oltre che a luoghi di incontro, agli attuali canali televisivi. Accanto 'e stale dai Tresemns, ambita da coloro che volevano sentire la storie di barbe Piri ch'al veve fate la ure dal 15-18, c'era quella in cui si parlava di altre esperienze di vita con chi era stato a f madns e planlis in tes Gjermnis o in Russie, o ch'al veve cirt fortune in tes Amrichis. L di Agnl invece, si andava per parlare di horror ( murs che tornvin, striamns ) e in quella dal Moro, specializzata in petz, per avere le ultime notizie
    Duts lis stlis, per, allo scoccar della mezzanotte annunciata dal campanile, si unificavano in un brindisi augurale con un tai di merican,, clintn o di chel bon!
    Subito dopo l'inizio di quell'anno che, per forza di cose, sarebbe dovuto essere migliore del precedente, i zvins andavano in sops. E cos, di casa in casa, raccoglievano qualche piccolo dono ( frutta o un carantn), gridando:
    " Sops, sops! Cculis e lops! Dit o no dit, in Parads lit!. Se non veniva dato loro nulla, urlavano sdegnati:" Dit o no dit, a cia-dal- diul!"
    " Bon an, bon d e bon an" o " Vu un an in salt", erano gli auguri di cui i bambini non capivano il significato, ma che si era usi fare a tutti soprattutto nel pomeriggio, quando lis canis si recavano dai parenti par i lr sips. Con i carantns ( 5 centesimi) o, per i pi fortunati, lis palnchis ( 10 centesimi ), si compravano carbulis, stracheganssis e un pc di zcar di Gurizze, ven - a -d quel zcar di urdi che sostituiva le attuali caramelle.






    "Prin da l'an, frt di cin!"




    Questa era la realt, in quei tempi dagli inverni molto rigidi.
    Dopo la " questua" dai parenti, lis canis tornavano a casa violacee dal freddo. Cercavano subito sollievo mettendo i piedi vicino al fuoco o nel forno dello spolrt aggravando cos, quelle critris in tes gimbis che avevano sia i maschietti cun lis braghessis simpri curtis, sia le femmine cun lis cialzis che rivavin fin al 'zenoli.
    Prima di cena, quando si dava fondo agli avanzi del pranzo semplice ma preparato in gran quantit per propiziarsi un futuro di abbondanza, si giocava a Tombola o al Gioco dell'Oca con la speranza di vincere e di sentirsi importanti ed orgogliosi in che prme d da l'an!
    Le giornate volavano e cos le vacanze scolastiche. Era gi lontano il magico Natale che aveva lasciato il testimone al primo giorno dell'anno nuovo, corredato da buone intenzioni e di speranze che si volevano convalidate dai fuochi epifanici.
    Eccoci, in un batter d'occhio, all'Epifania.
    Sei gennaio: giorno esaltante e triste allo stesso tempo. La strega buona che, come i re Magi messi nell'immancabile presepio accanto al Bambinello, portava s i doni volando sulla sua scopa magica, ma anche tanta tristezza:


    "L'Epifane, dtis lis fistis 'e purte ve"




    Sei gennaio: benedizione dell'acqua e del sale. Tutti in chiesa, quindi, nel pomeriggio dell'Epifania con fiaschi, gamelns o altri contenitori.
    Si prestava molta attenzione e devozione nel portare a casa quel liquido sacro che sarebbe servito tutto l'anno alla purificazione, propiziazione ed alla benedizione . Appena le prime ombre della notte, finalmente, coprivano le cose, ecco esplodere, qua e l, i bagliori dai pignari che erano stati benedetti con l'acqua da poco consacrata. Fuochi magici ed affascinanti per i bambini, speranza di auspici positivi in cui cullarsi, per gli adulti: tanta voglia di un futuro migliore affidato esclusivamente a pronostici di fumo!


    "Se il fum al va a sorli jevt, cipe il sac e va al mercjt; se il fum al va a sorli a mont, cipe il sac e va pal mont!"




    Il pignarl era anche sacro simbolo di fertilit perch le sue ceneri avrebbero disinfettato e concimato il terreno delle colture primaverili.
    L'acqua santa, oltre ad aspergere il fal epifanico era data da bere agli animali ammalati e sant' Antonio Abate era chiamato in queste occasioni, a fare da intercessore con Dio per il buon esito del rito della prevenzione e della loro guarigione.
    L'immancabile benedizione che la madre faceva alla figlia o al figlio prima che lasciasse la casa per dire s in chiesa, avveniva con uno spruzzo, sempre fatto con il segno della croce, di quell'acqua resa sacra nel giorno in cui i re Magi erano arrivati dal Salvatore.
    Ecco nuovamente l'acqua purificatrice usata dal plevn per benedire le case nel periodo pasquale ed i campi per le Rogazioni o dai contadini par nngisi a protezione delle parti del corpo che erano pi esposte ai morsi di animali velenosi in genere.

    Quello che pi mi ha lasciato segno nella memoria, per, era l'uso di
    quell'acqua sacra per bagnare le labbra dei moribondi o per benedirne, da morti, i corpi che venivano sempre vegliati in casa.
    Il contenitore del sacro liquido, rigorosamente posto ai piedi del letto di morte, conteneva quale aspersorio, un ramo di quell'ulivo benedetto la Domenica delle Palme.
    L'acqua santa era sempre presente in ogni abitazione, al capo del letto nelle acquasantiere che, di solito, consistevano in un angioletto che sorreggeva il bssul.
    Ogni mattina e ogni sera, in ogni momento di preghiera, si mettevano le dita tal bssul e si faceva il segno della Croce.
    Ricordo che a casa di mia nonna, ma anche a casa mia, l'acqua santa e l'ulivo benedetto si conservavano con deferente sacralit in un posto privilegiato, il "mobile bene" della sala o al sicuro, in camera di mamma e pap perch, come abbiamo visto:" la virtt da l'aghe de Pifane 'e passe sit mrs" o "la benedizin de ghe sante 'e passe sit muris".
    Oltre all'acqua, nel pomeriggio dell'Epifania, il sacerdote benediva anche i bambini ed il sale che conservava e a dava sapore alle cose rappresentando, quindi l'intelligenza. " Avere sale in zucca" deriva, forse, dal fatto che esso veniva messo nelle zucche svuotate e ben seccate, che fungevano da contenitore e, non averne
    Il sale benedetto serviva a proteggere le persone, gli animali ed era un mezzo per scacciare il malocchio e tener lontano le streghe
    Sei gennaio: ultimo giorno delle vacanze natalizie. Il secondo trimestre, ahim, sta per iniziare par lis canis che si consolano pensando al Carnevale che, in sordina, sta arrivando
    Il tempo scorre e si arriva al 17 del mese, in cui la Chiesa onora sant' Antonio Abate protettore, come gi ricordato, degli animali.
    Accompagnato dal 'zagt che teneva in mano il secchiello di acqua santa il plevn affondava con maestria l'aspersorio con cui, solennemente, avrebbe benedetto gli animali domestici portati lungo le vie, nei vicoli o messi dietro i cancelli o le androne.
    I bambini si sentivano importanti protagonisti tal puart a bened il lr neml: il ljar, il canarin , il git o il Bobi.
    Questo santo era detto sant'Antoni dal purct.
    I fabbricieri parrocchiali, per arrotondare il magro quartese ( quarantesima parte dei cereali che veniva data alla chiesa per la cura delle anime e per mantenere il plevn e il capelln ), facevano allevare a spese della comunit del paese o del borgo, un maiale "dedicato" al santo. Il purct che non aveva alcun padrone, girava libero per le strade, entrava nei cortili e nelle androne dove, in posti fissi, trovava il lip in cui c'erano lis lavadris ( acqua non saponata, usata per lavare la massare e che conteneva anche i rimasugli del cibo ), qualche patata, foglie di verza e un pun di smule.
    Qualche mese prima di purcitlu, il maiale veniva " accoppiato" ad un lattonzolo, il purctut che, imparando " usi e costumi", sarebbe divenuto il futuro purct di sant' Antni. Non si mai sentito che avessero rubato, anche se la grande miseria avrebbe giustificato tale atto, quel maiale che cercava il cibo di casa in casa Da qui il modo di dire: "Chel frt al atr dut al d- oppure- al torson come il purct di sant' Antni".


    Numerosi i proverbi legati a questo santo cos importante per la societ non solo contadina:




    "Sant Antni l' cie dal parn 'e scomenze a pogni"
    "A sant' Antni di zenr, un' ore bielaul"
    "A sant'Antni, il frt al va in demni"
    "Sant' Antni de barbe blncie, se nol plf la nf no mncie"
    "Sant'Antni e sant Andre, il pes al va in sfre"

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  2. #2
    Patrie dal Friul
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    Predefinito Febbraio

    " Fevrart pis di dut,
    ma al 28 ds
    e in-t-un momnt al fr dai ps.
    Fevrart, trist e brut! "






    I contadini non si fidavano, infatti, n di febbraio ne di marzo la cui variabilit era cos marcata da renderli inaffidabili per iniziare il ciclo delle semine legato allora, indissolubilmente, alle stagioni ed alla loro meteorologia. Se il gelo lo permetteva, si lavorava il terreno e si preparavano i mucchi di ledn di spndi: i mussulns.
    Il ledn, cio il letto degli animali della stalla mescolato ai loro escrementi, doveva essere ben madr e, quindi, ben fermentato e senza fibre vegetali. La terra, cos, poteva essere concimata in modo ottimale e, appena fosse andata in amr pi avanti nel tempo, quando non ci sarebbero state pi gelate, era gi bella e pronta per le semine.
    L'ultimo giorno di Carnevale, nonostante tutto, era tradizione seminare i cesarns e poi, con la luna favorevole, qualcuno "seminava" l'i e la zevle. I pi temerari tentavano anche cui savrs che, secondo una credenza, stanno cinquanta giorni a nascere.
    A protezione da eventuali avversit atmosferiche, si copriva il seminato cun il strn di formnt o cun la mangiadre.
    Oltre al ledn, in questo periodo si distribuiva sul terreno il cmut, orine degli animali ricche di azoto, ora sostituiti dai sali di urea. La concimazione del terreno avveniva, come del resto in estate, per mezzo di diffusori quali la grne trasversale al carro e i cui fori permettevano la distribuzione uniforme del liquido.
    Il primo canto del cuculo e del merlo, era un altro segno che preannunciava l'avvio del lavoro dei terreni.
    I contadini, depositari delle tradizioni che venivano trasmesse da una generazione all'altra, riassumevano il secondo mese dell' anno, cos:


    " S' al tone di fevrr, 'o varn un altri unvir"
    " Ai di di fevrr, tante nf ch' al clr"
    " In fevrr il sorli l' avr"
    " In fevrr il sorli al va par ogni agr"
    " Fevrr al la fire terzne"
    " Se fevrr al nas ml, di sigr al mr ben"
    " Fevrr: une d ben e une ml"
    " Fevrr, fevrr, curt s, ma amr"
    " La nf di fevrr 'e jemple il granr"
    " Fevrr cilt, viarte frde"
    " Fevrr cence crire, marz si vist di verdre"



    Grande importanza nell'economia familiare non solo dei contadini, erano gli animali da cortile e la loro ripresa a"produrre" dopo la stasi invernale, veniva ricordata cos:




    " Pal d di San Bls ( 3/2 ) ogni polezze 'a fs "
    " A Sant' Antni ( 17/ 1 ) l'ocie dal parn scomenze a pogni
    e a San Valantn ( 14/2 ) che dal puarn "



    Lis massris per accelerare la ripresa del pogni i s, nutrivano lis bstis cul pastn in cui aggiungevano, come erba magica, ci che trovavano des urts. Il pastn era cotto all'aperto in un grande pentolone, il cialdern. Si preparava, cos, nelle giornate pi fredde, un pasto caldo che ritemprasse e nutrisse maggiormente gli animali di bassa corte. Ed ecco bollire e ribollire con la crusca e foglie di vrzis, caps e broci, gli scarti delle patate o quelle pi piccoline che i bambini rubavano per mangiarsele calde. Poi, tra i vapori che salivano intensi nell'aria pungente, una mano faceva cadere qualche striminzita ortica. Quello per noi frus, era il pentolone delle favole in cui si aggiungeva l'ultimo ingrediente, quello pi importante per la pozione magia! A volte pensavamo, per, che pi che per magia, le galline fossero " stimolate " a pogni a causa del fastidio provocato nella pancia da quelle pungenti ortiche. Ancor oggi non conosco la vera motivazione di questa usanza e, forse, non lo sapevano nemmeno le nostre massris.
    Tal gialinr non mancava mai il gallo e cos le uova, quasi sempre fecondate, erano pronte ad essere covate, pi avanti nella stagione, des clcis.
    Febbraio non era solo questo: era anche il mese dal Carnavl e le contrade ed i paesi erano pervasi da quell' "odore" di abbondanza e di " grassa " felicit di cui si poteva godere a quei tempi.
    Numerose e varie le tradizioni friulane legate a questo periodo di "sregolatezze". La trasgressione era anche per il cibo e cos l'ultimo luned di Carnevale, detto il Carnavl des femnis , vedeva lis massris, abbandonati i soliti mistrs, impegnate a preparare crosti, fritlis, spis e tutto ci che si poteva fare con il grasso, l'onnipresente san.
    Il marted, ma soprattutto la jibe grasse , era una giornata indimenticabile anche per l'allegria portata dai carri addobbati alla meglio.
    Su uno di essi troneggiava ( almeno dalle nostre parti), ben in carne, con il volto allegro e rubicondo Bocl, che si abbandonava a parodiare e a lanciar strali contro i sorestns locali. Per il suo amore dal bon mangi ma soprattutto par il s amr pal vin, questo personaggio ricordava il Bacco della mitologia greco- romana, ma in realt rappresentava l'amore che i Friulani hanno per il buon vino.

    Il lirn e la fisarmniche erano le regine nelle osterie o in quelle case ospitali dove si podvin f qutri salz e gildi in ligre fino alla mezzanotte quando:




    " Cuss Carnevl lu saludn, plns e passz, cul fi grande ligre,
    balant, ciantant, fasnt le malefn: evive il carnavl c' al lt vie!"

    ed ancora :"Carnevl al va, comnze la Carsima, bisgne pre!"




    Qui, come d'incanto, comparivano le aringhe, simbolo della Quaresima incombente e, quindi, dei tempi magri.
    Il Carnevale era stato vissuto al meglio possibile poich, secondo la credenza popolare, doveva essere allegro e gioioso per favorire il futuro ciclo agrario. Per questo motivo, probabilmente, i balli e le manifestazioni di gioia erano tollerate anche dalla Chiesa.
    Numerosi sono i proverbi tramandati per segnare, anche in questo breve mese, la cadenza del tempo.
    Cos febbraio inizia con la Candelora ( 2/2 ) festa che ricorre al quarantesimo giorno della nascita di Ges e, quindi, della purificazione della Madonna. Per ricordare questo rito che si usava fare con tutte le donne 40 giorni dopo il parto, si benediscono ancora le candele che danno luce e che un tempo si appendevano in capo al letto, vicino al bssul dell'acqua santa. Si accendevano per preservarsi dalle malattie, durante i parti difficili, per dare l'ultima luce ai moribondi o, semplicemente, per propiziarsi qualcosa.




    " A la Madne Ciandelre s' al nl 'o sin fr,
    s' al clr a miez unvir"
    " A la Madone cerele, il frt al va in carile"



    Nella Venezia Giulia, invece, dicevano cos:




    "Se la vien col sol e il vento de l'inverno semo drento,
    se la vien con piva e bora, de l'inverno semo fora"




    Per san Biagio ( 3/2 ) che protegge dai mali alla gola, ci si sottopone ancora alla benedizione per mezzo di due candele accese e poste ad X davanti al collo. Ma questo santo ricordava che:


    "A San Bls il frt al scssie il ns"
    "San Bls, se al cite glazze la disfs e se non cite an fs"



    Il cinque del mese Sant' Agata era venerata da tutte le donne per essere protette dai mali al seno e sant'Apollonia ( 9/2 ) che proteggeva dal mal di denti, metereologicamente faceva dire:


    " A Sante Polnie il frt al va in Slavnie"



    I bachi da seta, cos importanti nella nostra economia sino a pochi anni fa, avevano la loro protettrice in Santa Fosca, ricordata il 13 febbraio.
    San Valentino ( dal latino valere, cio star bene) fu decapitato a Roma, secondo la tradizione, il 14 febbraio del 268 d.C. E' taumaturgo per la peste e, soprattutto, per l'epilessia , ml dal assidnt .
    Ancor oggi, nella tradizionale sagra di Borgo Pracchiuso in Udine, lo si ricorda con il pane benedetto a forma di 8, colz, con le sacre chiavi che si mettevano al collo o in mano al malato durante le crisi quando, per chiedere aiuto al santo, si accendevano anche le lunghe, filiformi candeline benedette. Attualmente il martire considerato protettore degli innamorati poich nel giorno in cui mor, secondo una credenza diffusa sin dal Medio Evo, gli uccelli iniziano a nidificare. Le chiavi simbolo del santo in quanto servono ad aprire il Paradiso diventano per gli innamorati, il mezzo simbolico per aprirsi reciprocamente il cuore.
    La fama di Valentino da sempre diffusissima, ha fatto "fiorire" numerosi proverbi legati sia alla meteorologia, sia alle attivit dai vons:


    " A San Valantn, al cinte l'oduln"
    " San Valentn al fs la malefn"
    " A San Valantn s'inglzze la re cun dut il muln"
    " San Valentn al glzze il curisn"
    " Se al svnte a San Valentn, 40 ds a n l' fn"
    " A San Valantn al ns il jeurn"
    " A San Valentn il vacir al distde il lumn"
    " A San Valantn 'a fs l'f l'cie dal puarn,
    a San Antni di zenr che dal avr"



    Il 24 del mese la festa di San Mattia ed anche questa giornata aveva i suoi riferimenti metereologici:




    "San Mate s' al ciate glazze le pre vie
    e se n la cite le fs vign "
    "San Mate cun la manarte, se al cite glazze la frzze dte"



    Cos fevrart era arrivato agli sgoccioli per lasciare il passo all'altro mese, quello pazzerello non prima per, del possn ( post- coenam ) di fine mese in cui le donne festeggiando la fine dal fil che fin da novembre ogni sera, aveva riunito tutti nel calduccio delle stalle, consegnavano ufficialmente il testimone del lavoro agli uomini: stava arrivando la viarte.

  3. #3
    Patrie dal Friul
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    Il ms di mar di une volte

    (Mar)



    Pai fruts dal Fril di une volte, cuanche l'emigrazion e jere, magari cuss no, une dolorse dibisugne, il ms di novembar al jere il ms plui biel da l'an parvie ch'a tornavin in famee i paris e i fradis plui grancj. Il plui brut al jere invezit il ms di mar, cuant che ur tocjave torn a part. E dut al zovave a la maluserie; lis ultimis borascjadis de vernade, il vnt di tramontane, la ploe frede e a voltis sunsurse, la glesie cu lis ss severis funzions di Cuaresime, la seriett de parintt e sore il dut des maris cul lr vs sut e i vi ros parvie dal vi.

    Eh, s! Par ducj in famee, ma in particolr pai fruts, chs vot zornadis denant de partence di paris e fradis, e des tantis tris che ur vignin dar, fintremai a la prime letare che rivave dal forest, a jerin une vere Cuaresime fate di cidinr, di obedience, di comants che no ametevin replichis, di gusts sclagns e prontts cun pcje creance.

    Ta chs zornadis, soresere, cuanche dute la famee si cjatave insiemit in cjase atrvie dal fogolr o dal spolerts, si fevelave pc, e scuasit cun tun fl di vs. I discors a jerin simpri chei. Si fevelave de partence, de vals, dal via, dal lavr, de promesse di scrivi a cjase apene rivts. Di f sav dut: cemt ch'al jere il lavr, la int foreste, il mangj, il durm, la pae, cemt ch'al tratave il paron

    Di biel di buinore la zornade de partence ducj i fruts a jerin in cusine par salud paris e fradis e par auguraur bon via e buine furtune, po cjamade la vals tal gei s'inviavisi viers la stazion dal tren.




    ----------------------------------------------------------------------------

    Il mese di marzo di un tempo



    Per i bambini del Friuli di un tempo, quando l'emigrazione era, purtroppo, una dolorosa necessit, il mese di novembre era il mese pi bello dell'anno parch ritornavano in famiglia i padri ed i fratelli maggiori. Il pi brutto era invece il mese di marzo, quando dovevano ripartire. E tutto sembrava concorrere alla tristezza; le ultime burrasche dell'inverno, il vento di tramontana, la pioggia fredda e a volte rumorosa, la chiesa con le sue severe funzioni della Quaresima, la seriosit dei parenti e principalmente delle madri con i loro visi asciutti e gli occhi arrossati dal pianto.

    Eh, s! Per tutti in famiglia, ma in modo particolare per i bambini, quelle otto giornate che precedevano la partenza di padri e fratelli, e delle tante altre che seguivano, fino alla prima lettera che sarebbe giunta dai luoghi dell'emigrazione, erano una vera Quaresima fatta di silenzi, di obbedienza, di comandi che non ammettevano repliche, di pranzi frugali preparati quasi controvoglia.

    In quelle giornate, la sera, quando tutta la famiglia si ritrovava assieme in casa accanto al focolare o alla stufa a legna, si parlava poco, e quasi con un filo di voce. I discorsi erano sempre quelli. Si parlava della partenza, delle valigie, del viaggio, del lavoro, della promessa di scrivere a casa appena giunti a destinazione. Di far sapere tutto: com'era il lavoro, la gente straniera, il vitto, il luogo dove si dormiva, la paga, come si era trattati dal datore di lavoro

    Di primo mattino la giornata della partenza tutti i bambini erano in cucina per salutare i padri ed i fratelli e per augurare loro buon viaggio e buona fortuna, poi caricata la valigia nel cesto ci si avviava verso la stazione del treno.

 

 

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