Nel golpe a cassette unificate di ieri 29 gennaio 2003, il Cav. Banana non soltanto ha realizzato la più riuscita imitazione di Ceausescu (grazie anche alla prodigiosa ricrescita dei capelli. Che fosse questo il vero miracolo?). Non soltanto ha smentito i fresconi che dopo la sentenza della Cassazione urlacchiavano giulivi: “Visto? In Italia non c’è un regime!”. Ma ha riversato su qualche milione di elettor…ehm, cittadin…ehm, telespettatori l’ennesima vagonata di FROTTOLE.
1) “ In una democrazia liberale i giudici non fanno resistenza, resistenza, resistenza a chi è stato scelto dagli elettori per governare”.
Borrelli dixit: “ (invito)…la collettività a resistere, resistere, resistere ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo estremo baluardo della questione morale.”
NESSUN riferimento al governo.
2) “In una democrazia liberale la magistratura liberale non si giudica da se e non si autoassolve in ogni sede disciplinare, penale e civile così come avviene oggi in Italia.”
In Italia i giudici non si autoassolvono; tant’è che a Milano, assieme al Banana e al Cesarone, vengono processati tre giudici romani, a suo tempo arrestati dai loro colleghi. I giudici arrestati negli ultimi dieci anni in Italia sono decine. I parlamentari arrestati, ZERO.
3) “In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari, gli eletti dal popolo, perché la consuetudine e le leggi di immunità e garanzia lo mettono al riparo dal rischio della persecuzione politica per via giudiziaria. Succede così nel mondo ma non nel nostro Paese.”
Nelle due culle della democrazia liberale, Inghilterra e USA, non c’è immunità per chi governa. Negli USA un presidente fu processato in pieno mandato. In Francia c’è una consuetudine che sospende i processi a carico del Capo dello Stato (NON del governo) fino al termine del mandato. E il numero dei mandati è limitato a DUE. Come in Italia. Il modello indicato dal Banana non esiste in nessun Paese liberale. Esiste forse in Iraq.
4) “Le correnti politicizzate della magistratura, giusto 10 anni fa, imposero a un Parlamento intimidito e condizionato, un cambiamento della Costituzione del 1948 che ha messo nelle loro mani il potere di decidere al posto degli elettori.”
Tant’è che LUI, da allora, è per la seconda volta al governo. Chi abbia imposto poi, nel 1993, di abolire l’immunità parlamentare, il Banana dovrebbe farselo raccontare dai suoi attuali ministri Fini, Gasparri, Bossi, Maroni e Castelli. Oppure da Casini, relatore della legge che la abrogò.
5) “Nel 1994 il governo fu messo platealmente sotto accusa attraverso il suo leader in un procedimento iniziato a Napoli mentre presiedeva una Convenzione delle Nazioni Unite e sfociato, poi, per assoluta mancanza di fondatezza, in una clamorosa assoluzione molti anni dopo.”
Il famoso (famigerato?) invito a comparire per la corruzione delle Fiamme Gialle non fu notificato a Napoli, ma a Roma. Il Banana, condannato in primo grado e PRESCRITTO in appello, fu assolto in CASSAZIONE per INSUFFICIENZA DI PROVE, ma furono condannati due manager Fininvest per la “ PREDISPOSIZIONE della Fininvest a corrompere la Guardia di Finanza.”
6) “Dal momento della mia discesa in campo nell’attività politica, contro di me e contro i dirigenti del gruppo sono stati avviati 87 procedimenti penali…sono state effettuate 470 visite della Polizia giudiziaria. Una incredibile persecuzione giudiziaria...Ho la certezza limpida, orgogliosa e serena di non aver commesso reati.”
Come ha stabilito la sentenza del Tribunale di Brescia (il migliore al mondo), le inchieste sul Banana “avevano preceduto e NON seguito la sua decisione di scendere in campo”. Quanto ai reati, sentenze definitive hanno accertato che il Banana ha reso falsa testimonianza al Tribunale di Verona sulla P2, pagato 10 miliardi in nero per un calciatore e versato una maxitangente da 21 miliardi a Craxi. Una mazzetta LIMPIDA, ORGOGLIOSA E SERENA.




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