da "La Stampa"
«È roba da sagrestia di parroci fascisti, anti-americani e anti-sionisti». Francesco Cossiga usa parole molto forti per criticare il referendum proposto da Famiglia Cristiana ai suoi lettori, «con il Papa o con Bush?», sulla guerra all'Iraq. «Non si può scegliere così - dice il presidente emerito della Repubblica - in materie più che delicate, drammatiche e tragiche. Una domanda del genere non è solo inopportuna, ma neanche lecita». E passa poi a spiegare la sua opinione «di cattolico liberale» sulla legittimità della guerra, distinguendo tra la posizione di Usa e Gran Bretagna, dell'Italia e del singolo cattolico. Se l'Iraq possiede armi di distruzione di massa - è il ragionamento di Cossiga - o è in grado di costruirle in tempi rapidi, Washington e Londra «hanno non solo il diritto, ma anche il dovere di compiere un'azione di difesa preventiva, dopo aver esperito in buona fede e fino in fondo ogni tentativo diplomatico per una soluzione non bellica». Quanto all'Italia, Cossiga dice «no alla partecipazione a un'intervento unilaterale di Bush e Blair» perché «non conforme alla Costituzione né agli interessi politici esterni e interni del Paese». D'altra parte, aggiunge, «un Paese diviso al suo interno per motivi politici e religiosi, come è l'Italia, non può compiere azioni che richiedono grande unità nazionale». Se invece ci sarà un via libera all'operazione da una nuova risoluzione dell'Onu, «è probabile che io voti a favore», afferma ancora il senatore a vita. Infine, la posizione del «Cossiga cattolico». «Se il Papa - spiega - non come capo dello Stato della Città del Vaticano, ma nella sua qualità di Pastore Universale, maestro di religione e di morale, condannerà la guerra, io, comunque la pensi dal punto di vista politico e pur con grande sofferenza da cattolico liberale, gli obbedirò, ma non certo per le frivole e stupide argomentazioni di Famiglia Cristiana». Il giornale dei paolini - come si capisce fin troppo bene - è l'obiettivo polemico di Cossiga. «È proprio vero - afferma a proposito del referendum - che l'integralismo cattolico si sposa sempre con l'utopia e con il pacifismo oltranzista, entrambi serviti in passato ad appoggiare il fascismo e a tollerare il nazismo, e che, almeno in Italia, sono sempre stati intrisi di antistatalismo e di senso anti-nazionalitario. E a chi, se non a persone che non hanno il senso della distinzione tra politica e religione, tra Stato e Chiesa ed esponenti «islamici», in un problema tremendo quale quello della guerra e della pace, sarebbe potuto venire in mente, se non ai «fratelli» di Famiglia Cristiana (dico fratelli perché siamo tutti cristiani e quindi «fratelli in Cristo», non certo amici, perché l'amicizia è un fatto umano che implica comunanza di opinioni sociali, politiche e culturali, valori che mi accorgo di non avere certo in comune con loro), di porre il problema: «Pace o guerra», nei termini di scelte fra il Papa e Bush?». L'ex capo dello Stato - infine - ricorda di aver già votato contro l'invio degli alpini in Afghanistan («io, Francesco Cossiga con la k - dove K sta per l'Amerika imperialista, usato con disprezzo nei miei confronti quando accanto all'Amerika imperialista era la Santa Sede»), perché il problema era stato posto dal governo in modo «incompleto e scorretto». Mentre «i cosiddetti "popolari italiani", i figli di mamma di Famiglia Cristiana hanno votato a favore». E chiude sottolineando come il problema della guerra, in generale e in particolare contro l'Iraq, «mi angoscia da cittadino e da uomo cattolico».
r. i.




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