ZENIT - Hollywood scopre la religioneHollywood scopre la religione
Nuovi film diretti al pubblico cristiano
HOLLYWOOD, California (USA), sabato, 12 novembre 2005 (
ZENIT.org).- Hollywood ha scoperto un nuovo pubblico: i cristiani. Il 9 dicembre sarà proiettata la prima di “The Chronicles of Narnia: The Lion, the Witch and the Wardrobe”, un film basato sul libro di
C.S. Lewis dal medesimo titolo.
Il mercato dei prodotti mediatici di stampo religioso è sempre esistito. Ma il successo del film di Mel Gibson “La Passione di Cristo” ha attirato l’attenzione di molte persone di Hollywood per le potenzialità commerciali che finora avevano disdegnato.
L’idea di fare un film, o una serie di film, basati sulla serie di Narnia esisteva a Hollywood da più di un decennio. Il quotidiano
Globe and Mail di Toronto ha riferito l’8 settembre scorso che la Disney aveva dato il via libera al progetto una settimana dopo il lancio di “The Passion” nel febbraio del 2004.
Il mese di settembre ne è uscito un’altro che è stato accolto favorevolmente da alcuni gruppi cristiani. Si tratta del film “L’esorcismo di Emily Rose”. Anche ad esso il disco verde era stato dato quella stessa settimana successiva alla prima di “The Passion”, secondo il
Globe and Mail. La regia del film è di Scott Derrickson, un noto cristiano praticante.
Derrickson sostiene che la religione e la spiritualità siano state eccessivamente ignorate dai mezzi di comunicazione. Egli ha detto di voler fare un film che verta su alcune questioni essenziali come l’esistenza della dimensione spirituale, di Dio e del demonio.
L’impegno ha dato luogo ad un grande successo commerciale. Secondo il sito Internet di Box Office Mojo, al 6 novembre “L’esorcismo di Emily Rose” aveva incassato 75 milioni di dollari (64 milioni di euro) dalla vendita dei biglietti negli Stati Uniti, e altri 7,6 milioni (6,5 milioni di euro) negli altri Paesi. I costi di produzione sono stati stimati a 19 milioni di dollari (16,3 milioni di euro).
I film di Narnia sono un progetto assai più costoso. La rivista
Newsweek del 7 novembre ne ha stimato i costi a circa 150 milioni di dollari, che saranno cofinanziati dalla Disney e dalla Walden Media. Altre stime arrivano anche fino a 200 milioni di dollari. Se il film avrà un ritorno economico positivo, la serie dei sette episodi sarà destinata a fare il suo corso a Hollywood.
La Walden Media, di proprietà del miliardiario di Denver, Phil Anschutz, ha già predisposto un programma di 15 anni per creare una linea di prodotti sul tema di “Le cronache di Narnia”, secondo la rivista
Business Week del 7 novembre. La Disney, il cui comparto cinematografico ha perso 300 milioni di dollari la scorsa estate, si è rivolto a Motive Marketing, la società che ha trasformato “La Passione di Cristo” in un vero successo, per organizzare delle proiezioni di “Narnia” presso le chiese. La Disney ha anche concluso accordi con alcune grandi imprese per la copertura dei costi pubblicitari.
Marketing cristiano
La Disney ha cercato di far leva sul pubblico cristiano nel suo recente film “The Greatest Game Ever Played”, uscito il 30 settembre scorso. È interessante notare che la Disney lo ha indirizzato agli ambienti religiosi anche se il film, basato sulla vittoria di Francis Ouimet negli Open svoltisi negli Stati Uniti nel 1913, non è espressamente di carattere religioso, secondo quanto riportato dall’
Associated Press il 22 settembre.
“I suoi temi riguardano la famiglia, il non abbandonare i propri sogni, il coraggio”, ha affermato Dennis Rice, responsabile della promozione per la Walt Disney Studios. “Sono virtù pienamente laiche, ma possono ben essere considerate anche come virtù cristiane”.
Un marketing indirizzato in questo modo viene intrapreso solo se una casa produttrice prevede di avere un ritorno di 25 o 50 milioni di dollari (20 o 40 milioni di euro) in più nelle vendite dei biglietti e di vendere magari altri 5 milioni di DVD, secondo l’articolo dell’
Associated Press. Da parte loro, le chiese hanno riconosciuto che denunciare il contenuto violento o sessuale dei film sortisce scarsi effetti, secondo l’articolo. Le chiese stanno invece adesso indirizzando i propri aderenti a sfruttare il loro potere di consumatori, per sostenere quei film che riflettono i loro valori.
Un altro esempio recente è quello della commedia familiare “The Things About My Folks”. I membri delle chiese, delle sinagoghe e dei centri ebraici sono stati invitati a più di 30 proiezioni effettuate nelle città degli Stati Uniti.
La 20th Century Fox, distributore del film “The Passion” ha di recente lanciato un sito Internet per promuovere i film cristiani e quelli basati sulla famiglia, direttamente ad un pubblico religioso. Il sito comprende un
link alle tematiche religiose che rimanda ad un elenco di diversi film e comprende alcune guide che suggeriscono la lettura di determinati brani della Bibbia, utili per essere discussi in relazione ad alcune scene dei film.
Anche la serie di romanzi “Left Behind”, basati sui temi apocalittici e sulla seconda venuta di Gesù, sono ora in procinto di essere trasformati in film. Il terzo film della serie “World at War”, è stato inaugurato il 21 ottobre. Delle 3.200 proiezioni della prima, nessuna si è svolta nei cinema commerciali, secondo il
Washington Post dello stesso giorno. I due film precedenti non sono stati un successo commerciale, e pertanto la Sony Pictures Entertainment si è rivolta alle chiese.
La crescita delle chiese che sono diventate “megachiese” rende questa strategia possibile, ha affermato il
Post. Molte di queste chiese, che spesso sono evangeliche, vantano qualità audio di livello professionale e sistemi di proiezione su grande schermo, oltre a librerie e negozi per articoli da regalo.
Marketing cristiano
Anche la televisione si sta aprendo al mercato cristiano. Non uno ma due reti televisive americane, la ABC e la CBS, hanno avuto la medesima idea di produrre una miniserie sul Papa Giovanni Paolo II, secondo quanto riportato dal
New York Times il 28 settembre.
Questo ha dato vita a ciò che
Variety.com ha definito il 1° novembre come la “guerra papale delle reti”. La ABC ha programmato il suo lungometraggio di due ore dal titolo “Have No Fear: The Life of John Paul II” per il 1° dicembre. Mentre il 4 e il 7 dicembre, la CBS manderà in onda il suo “Pope John Paul II”, della durata complessiva di quattro ore, che - secondo queste notizie - dovrebbe essere visto in anteprima, il 17 novembre, dallo stesso Papa Benedetto XVI.
Intanto, in Italia, RAI 1 ha mandato in onda il 24 e 25 ottobre una serie a due puntate su San Pietro, prodotta dalla Lux Vide, che ha collaborato anche nella produzione della serie della CBS su Giovanni Paolo II. La versione televisiva della vita di San Pietro è stata mostrata in anteprima ai vescovi riuniti a Roma per il recente sinodo, secondo l’
Avvenire del 20 ottobre. Il film ha riscosso commenti favorevoli da diversi prelati che hanno assistito alla sua proiezione.
Una reazione meno favorevole è giunta da alcuni gruppi musulmani estremisti, a causa del fatto che l’attore egiziano Omar Sharif, che ha fatto la parte di San Pietro, è cristiano di nascita ma convertito all’Islam negli anni ’50. Secondo un articolo del quotidiano inglese
Guardian del 31 ottobre, un forum di Internet che sarebbe stato utilizzato in passato da al-Qaida, recava una minaccia di morte per Sharif, per la parte da lui svolta nel film.
Sharif, 73 anni, ha detto al riguardo: “Aver svolto la parte di Pietro è stato così importante per me che ancora adesso mi è difficile parlarne. Sarà anche difficile per me d’ora in poi svolgere qualsiasi altro ruolo”.
Poema epico
Se i mezzi di comunicazione dominanti proseguiranno o meno nella loro apertura al pubblico cristiano, dipenderà in parte dal ritorno economico dei film e dei programmi previsti per il prossimo futuro. Ma in ogni caso, la produzione di altri film è già in programma.
La 20th Century Fox, ad esempio, ha annunciato la realizzazione di un film basato sul poema epico di John Milton “Il Paradiso perduto”, secondo quanto riportato dal
Guardian il 26 ottobre. Il produttore Vincent Newman, ha promesso di mantenere il copione fedele al testo originale del 1667.
Fare un film su “ciò che può essere considerato come il più grande poema epico della letteratura inglese è un’impresa ardua”, ha osservato il
Guardian. Ma la storia della ribellione di Satana, della sua espulsione dal paradiso e del suo successivo ruolo nella caduta dell’uomo, potrà essere sicuramente una fonte abbondante a cui attingere per i contenuti di un film.