«Una guerra contro i palestinesi»
Intervista con il segretario del Fronte democratico per la Liberazione della Palestina (Fdlp), Nayef Hawatmeh
STEFANO CHIARINI
«La guerra all'Iraq è già iniziata. In Palestina i rischi sono altissimi. Contemporaneamente con l'inizio dei bombardamenti all'Iraq, il governo Sharon lancerà la rioccupazione della striscia di Gaza, arresterà tutti i leader dell' intifada e delle forze politiche palestinesi, deporterà dal paese ogni residua presenza dell' Autorità Nazionale Palestinese (Anp) e parte della popolazione, a cominciare dal presidente Yasser Arafat. L'obiettivo è tornare a prima di 10 anni fa, all'amministrazione diretta israeliana di tutti i Territori occupati, completandone la colonizzazione, cancellando definitivamente la Palestina dalla carta geografica». Nayef Hawatmeh, esponente della sinistra palestinese e segretario generale del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (Fdlp) - raggiunto da noi telefonicamente a Damasco -, esprime così tutta la preoccupazione sua e del suo popolo per l'imminenza di una guerra che rischia di destabilizzare l'intero Medioriente e di cancellare qualsiasi possibilità di una soluzione negoziata della crisi e la nascita di uno stato palestinese.
Una preoccupazione che Hawatmeh estende «a tutti i popoli della regione, ed in particolare a tutte le vittime innocenti dell'Iraq, che rischiano di morire in una guerra devastante». «L'amministrazione Bush, - continua l'esponente palestinese - questa volta intende entrare nel cuore di Baghdad e occupare l'Iraq per la sua grande importanza strategica e per avere il controllo totale del petrolio della regione».
Qual è la posizione da voi espressa nei recenti incontri con il governo iracheno?
Nei colloqui dei giorni scorsi, abbiamo chiesto al governo iracheno, di continuare a cooperare con gli ispettori Onu e di perseguire un politica di amicizia e riavvicinamento con gli stati vicini (in particolare Iran, Kuwait, Arabia Saudita). Abbiamo inoltre indicato la necessità di una serie di cambiamenti e riforme democratiche all'interno della società irachena, nel rispetto dei diritti umani.
In questa drammatica vigilia di guerra, le forze palestinesi si stanno incontrando al Cairo per elaborare una nuova strategia politica...
I colloqui che si tengono al Cairo, in Egitto, tra le forze palestinesi, rappresentano un importante passo avanti verso un accordo generale sia sui problemi interni che sulla strategia politica da seguire. L'obiettivo principale di questi incontri è quello di arrivare ad una piattaforma politica largamente maggioritaria, che esprima una nuova linea politica unitaria per sostenere la resistenza popolare palestinese ed affrontare l'occupazione coloniale israeliana. Venerdì 24 gennaio, sono iniziati al Cairo i lavori tra i vari gruppi palestinesi, con la presidenza del compagno Suleiman, membro dell'ufficio politico e capo della delegazione del Fdlp. A questo incontro parteciperanno dodici organizzazioni palestinesi, dieci di esse fanno parte dell'Olp e due sono fuori, Hamas e Jihad islamica. Le forze principali sono: Al Fatah, Hamas, Fdlp, Fplp e Jihad islamica. Tra le priorità dei colloqui, c'è quella, particolarmente urgente, di ripristinare l'unità nazionale tra tutte le forze e i vari partiti palestinesi, attorno ad un nuovo programma politico moderno, sulla base del quale rifondare l'Autorità nazionale palestinese. Tale processo dovrà iniziare con una nuova e condivisa legge elettorale, che permetta di superare i fenomeni di corruzione e di divisione interni. L' Fdlp intende lavorare in primo piano per ripristinare l'unità nazionale palestinese persasi dagli accordi di Oslo ad oggi e quindi chiediamo nuove elezioni parlamentari, libere e democratiche. Dalle quali dovrebbe scaturire un governo di unità nazionale tra tutte le forze politiche, le classi e le ideologie palestinesi, necessario per portare avanti il processo di liberazione nazionale.
Qual è la posizione del Fdlp sulle trattative di pace?
L' Fdlp è stato fin dalla sua nascita una delle componenti principali dell'Olp e della sinistra palestinese. Sin dal 1973 abbiamo portato avanti l'idea di una nuova linea politica dell'Olp per la creazione, nell'ambito del processo di autodeterminazione, di uno stato democratico, in Palestina. Nel 1974, il Consiglio Nazionale Palestinese (Cnp), approvò questa nostra linea politica (la creazione di uno stato palestinese «su qualsiasi parte della Palestina che sarà liberata», alias, i territori occupati ndr.) che diventò così propria di tutta l'Olp. Da allora ci siamo sempre battuti per l'avvio di trattative di pace con Israele.
Il nostro obiettivo è quello di raggiungere un accordo di pace giusto e definitivo sulla base della legalità internazionale e le risoluzioni del consiglio di sicurezza dell'Onu: 242 e 338 e del principio terra in cambio di pace, e di risolvere definitivamente la questione dei profughi e del diritto al ritorno. In altre parole due popoli due stati, cioè fine dell' occupazione e creazione di uno stato Palestinese nei territori occupati del 67, con capitale Gerusalemme est. Un obiettivo questo, che non potrà non essere alla base della nuova politica unitaria che dovrebbe scaturire dai colloqui iniziati al Cairo.
Noi del Fdlp, e il popolo palestinese, chiediamo la ripresa delle trattative di pace giusta e definitiva tra palestinesi ed Israeliani. Sulla base delle risoluzioni delle Nazioni unite: 242, 338, 194 (sul diritto al ritorno per i profughi ndr).
Intifada, lotta di massa, lotta armata e terrorismo, qual è la posizione del Fdlp e della sinistra palestinese?
Il Fdlp crede che l'intifada e la resistenza sono una scelta del popolo palestinese, una lotta di massa che ha avuto inizio dopo 10 anni dagli accordi di pace di Oslo. L'intifada è nata dopo una grande delusione, molte sofferenza e non poche illusioni.
Gli accordi di Oslo che abbiamo criticato a suo tempo, erano accordi temporanei e non si basavano su una soluzione definitiva e giusta, ecco perche sono falliti. Questa situazione ha creato enorme disagi e una grave crisi politico - economico - sociale all'interno della società palestinese, conseguenza diretta della politica di espansione coloniale Israeliana.
Un lungo periodo di umiliazioni e di disperazione, il fallimento totale di ogni speranza di pace giusta, sono alla base di questa seconda intifada. La resistenza palestinese non è stata inventata da questo o quel partito, né si è trattato di una semplice reazione alla provocazione di Sharon sulla spianata delle moschee, con 18 palestinesi uccisi e centinaia di feriti. La resistenza armata è iniziata dopo diversi mesi dall' inizio dell' Intifada ed è stata una scelta di autodifesa contro una lunga e feroce aggressione armata da parte dei coloni integralisti di estrema destra, e contro la violenza dell'esercito israeliano (assedio alle città, liquidazione dei dirigenti palestinesi, arresti di migliaia di civili etc. ) e contro la politica della occupazione e colonizzazione della nostra terra.
Il popolo palestinese sta lottando per la sua autodeterminazione. Come movimento di liberazione, siamo disposti a riprendere le trattative per una pace giusta, ma contemporaneamente, abbiamo il diritto, secondo le convenzioni internazionali, di resistere al nemico e all'occupazione militare illegale della nostra terra. Abbiamo il diritto di resistere con le armi, ricorrendo ad ogni forma di lotta contro gli obiettivi militari e i coloni armati.
Dall'inizio della resistenza armata palestinese, la politica del Fdlp è stata molto attenta, abbiamo chiesto subito non solo ad Hamas e Jihad islamica , ma a tutti i partiti e le forze politiche, di fermare ogni forma di lotta armata contro i civili in Israele. I colloqui in corso al Cairo, vanno in questa direzione, ed essi, probabilmente, sanciranno la cessazione di ogni attacco contro obiettivi civili israeliani.
Ha un messaggio per la sinistra italiana...?
Innanzitutto vorrei salutare la redazione e i compagni del Manifesto, da sempre attenti alla tragedia del popolo palestinese, e attraverso il giornale vorrei lanciare un appello al popolo italiano, alle forze politiche democratiche di sinistra e ai movimenti no-global e contro la guerra da parte di un popolo in lotta, che da oltre 50 anni vive sotto occupazione. Un popolo i cui figli sono ogni giorno sotto il fuoco dei carri armati israeliani. Abbiamo bisogno della vostra voce per gridare al mondo intero il nostro no all'occupazione, no alla guerra, sì alla pace.
(traduzione di Hatem Sanduka)
il manifesto 5 febbraio 2003
http://www.ilmanifesto.it


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