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  1. #1
    Asteroids
    Ospite

    Predefinito Ma perché è importante fare memoria?

    Chi dimentica la storia è condannato a riviverla!”, ha scritto il poeta Satyana ai cancelli di Auschwitz. Anche la memoria della Shoah rischia di disperdersi nel vento, e non solo perché sono trascorsi alcuni decenni. Il 27 gennaio 1945 furono abbattuti i cancelli del lager più noto, quello di Auschwitz. Per quel giorno il Parlamento italiano ha istituito con un’apposita legge (la n. 211 del 20.07.2000, per l’esattezza) il “giorno della memoria”. Ma perché fare memoria dell’Olocausto e delle vittime del nazismo?

    Il valore
    della memoria

    Non c’è dubbio che i protagonisti conservarono indelebile la memoria di quanto avevano vissuto, sperimentato, patito.
    “Mai dimenticherò quella notte - scrive Elie Wiesel in “La notte” - la prima notte del campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte, e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che consumarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto questo, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai”.
    “Mai dimenticherò”, diventa, per Wiesel, un ritornello martellante. Ma per chi non ha vissuto quelle cose? Per noi? Come condividere quella memoria?
    La memoria è una preziosa eredità di Israele, per tutti. “Per il mondo ebraico - afferma Paolo De Benedetti, che ne è un profondo conoscitore - la memoria è come la famiglia. E’ il mio essere. E’ il mio collegamento con la storia, con gli altri, con Dio. Senza la memoria io non sono. Ed è sempre una memoria raccontata” (L’intervista a P. De Benedetti è pubblicata su “Evangelizzare”, gennaio 2003).

    La memoria
    comandamento

    La memoria non consente solo di rivivere delle emozioni. Va iscritta in un orizzonte etico. Infatti, è la condizione che ci è data per mantenere la fedeltà ad un impegno, per onorare una parola che abbiamo dato a Dio stesso. La “rivelazione” divina - osserva Abraham Heschel in “Dio alla ricerca dell’uomo” - è legata ad eventi ormai lontani, circoscritti nel tempo e nello spazio. “Se la rivelazione dura un istante, l’accettazione continua”, aggiunge lo scrittore giudeo-americano. Il ricordo di quanto Dio ha fatto configura, allora, un impegno: di accettare quell’inizio, farlo proprio, rendendolo attuale. Ecco perché la memoria diventa comandamento: “Ricordatevi per sempre del suo patto” (1 Cron 16,5). Sarà allora un caso che, nel nostro tempo, la scomparsa della memoria, in una civiltà centrata sul presente, vada di pari passo con l’attenuarsi di certi impegni di ordine morale? Ha senso ancora mantenere degli impegni, per tutta la vita?

    La memoria
    della Shoah

    Custodire la memoria della Shoah? Anche questo è un impegno etico. E’ la memoria di un’umanità violentata, di cui s’era programmata la cancellazione. Gli Ebrei erano destinati ad essere spogliati, seviziati, uccisi, destinati ai lager e ai forni crematori, per il semplice fatto di essere nati tali, senza alcun’altra colpa. Qui la memoria serve a mantenere viva una protesta, contro quanto di disumano permane nel mondo, e a stimolarci ad una necessaria vigilanza. Altre mattanze sono state consumate, nel silenzio, dopo Auschwitz, in altre regioni del mondo (dalla Siberia, all’America Latina, alla Cambogia...).
    Vi sono diversi modi - è ovvio - di custodire una memoria. Un revanscismo rancoroso e vendicativo, che non chiude mai con il passato, non è l’unico esito possibile. Custodire la memoria serve ad apprenderne la lezione. Giova ricordarlo in questi giorni, in cui si celebra ad Ivrea il gemellaggio con il centro palestinese di Beit-Ommar, e la questione ebraico-palestinese è più attuale e più drammaticamente intricata che mai.
    Il giorno della liberazione dal lager, racconta ancora Elie Wiesel, “il nostro primo gesto di uomini liberi fu di gettarci sulle vettovaglie. Non pensavamo che a questo: né alla vendetta, né ai parenti... Ed anche quando non avemmo più fame, non ci fu nessuno che pensò alla vendetta. Il giorno dopo, qualche giovanotto corse a Weimar a raccogliere patate e vestiti, e qualche ragazza, ma di vendetta nessuna traccia”. Che sia un suggerimento valido anche per il dopo?

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  2. #2
    Asteroids
    Ospite

    Predefinito Ferrara dinventerà la capitale della memoria della shoa

    Dalla Camera sì al Museo


    «Grazie a questo progetto Ferrara diventerà la capitale della memoria della Shoah. Un segnale importante per un Paese, come l'Italia, che in fatto di persecuzioni e deportazioni ha molto da farsi personare». Così il parlamentare ferrarese Dario Franceschini, tra i promotori dell'idea di creare nella nostra città un Museo della Shoah, commentava ieri l'approvazione unanime del progetto da parte della commissione Cultura della Camera in sede legislativa. La legge prevede l'istituzione di un museo nazionale per «conservare nella memoria della nazione le drammatiche vicende delle persecuzioni razziali e dell' olocausto»; il museo si avvarrà della collaborazione del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea. Nei giorni scorsi la commissione Bilancio della Camera ha individuato i fondi per finanziare la legge: 15 milioni di euro per la realizzazione del museo e un milione all'anno per il suo funzionamento. Il museo, oltre a raccogliere testimonianze sulla Shoah e la deportazione degli ebrei italiani, promuoverà convegni sulla pace tra popoli e organizzerà l'assegnazione di premi a opere e personalità che abbiano contribuito a mantenere viva la memoria dell'olocausto.

  3. #3
    vicepres Destra cricetale
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    può essere importante fare memoria, almeno dal punto di vista del rispetto verso i morti. Però attenzione perché mi sembra che la memoria cominci ad essere paralizzante.

    Quando sento dire al nostro (purtroppo) premier che bisonga essere amici degli Usa "perché hanno fatto tanto per noi: pensate alla sconda guerra mondiale" (poi berlusconi ha poi aggiunto anche per salvarci gli americani hanno speso "un sacco di soldi".... ) forse sarebbe il caso di iniziare a dimenticare, almeno un po'

  4. #4
    email non funzionante
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    non solo non condivido, ma non comprendo nemmeno questa "memoria" selettiva che IN ITALIA, dove i deportati e uccisi di religione ebraica furono poche migliania, di fronte alle centinaia di migliaia di italiani cattolici massacrati dai bombardamenti, le pulizie etniche slave e le violenze dei combattimenti. Se poi andiamo indietro nel tempo, solo nella prima guerra mondiale morirono 700.000 italiani, di cui forse 50.000 civili...
    Ogni nazione deve custodire la PROPRIA memoria, non quella degli altri. Israele fa bene a commemorare l'olocausto, e forse anche la Germania, paese responsabile di quello o la Polonia, dove avvenne materialmente. Ma l'Italia?
    Commemorando morti di altra nazionalità o la piccola minoranza di morti italiani di religione ebraica, si fa un torto enorme a tutti gli italiani vittime delle guerre del XX secolo.

    saluti

  5. #5
    Asteroids
    Ospite

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    Testimonianza di un sopravissuto italiano, Piero Terracina.


    "Io, deportato ad Auschwitz."


    --------------------------------------------------------------------------------

    Il racconto di Piero Terracina, ebreo, ex deportato del lager di Auschwitz - Birkenau.

    Si è svolto il 27 Febbraio 2002 presso la sala conferenze di corso Garibaldi, a Palazzo Magnani, Reggio Emilia, l'incontro con uno dei pochi sopravvissuti ancora in vita, del campo di sterminio nazista di Auschwitz - Birkenau. Piero Terracina nasce nel novembre 1928 a Roma e a 15 anni viene deportato, per motivi razziali con tutta la famiglia. Piero Terracina vive a Roma, dove ha svolto l'attività di dirigente d'azienda, ma si è dedicato anche alla testimonianza dell'atroce esperienza che ha vissuto.

    Piero ha raccontato davanti un pubblico silenzioso, la sua memoria di Auschwitz.

    L'incontro era organizzato dall'ISTORECO (www.istoreco.re.it), Istituto per la Storia della Resistenza e la società Contemporanea di Reggio Emilia ed era incluso negli incontri del programma "Viaggi della Memoria ad Auschwitz". All'incontro era presente anche Matthias Durchfeld del omonimo istituto.

    Riportiamo alcuni brani del suo intervento:

    "Auschwitz. Perché ricordarlo? Perché fu progettato per sterminare con cinica intelligenza ed efficienza.
    10.000 persone al giorno venivano uccise e date alle fiamme. Ad Auschwitz secondo alcune stime morirono circa 1.500.000 di ebrei, 1.000.000 di prigionieri politici, oltre agli zingari, gli omosessuali, ed i testimoni di Geova.

    Era una fila interminabile, uomini donne e tanti bambini che venivano inviati ogni giorno alle camere a Gas. Vi rendete conto di cosa significa vivere in quelle condizioni? Giorno e notte uscivano fumo e fiamme dai forni crematori.. con scintille ben visibili. Era una fila interminabile di uomini di tutte le regioni d'Europa.. che erano figli, sorelle, padri, madri, tutti con una propria vita, tutti che dovevano ugualmente morire.

    Auschwitz era il posto dove chi sopravviveva, veniva privato di ogni diritto. Non poteva avere ricordi, anche il ricordo dei familiari, il senso della famiglia veniva schiacciato dall'esigenza di sopravvivere."

    Questo Terracina non se le è mai perdonato. Questo sentimento accomuna tutti quelli che hanno fatto ritorno. Quando è arrivato è arrivato con la sua famiglia di 8 persone. Sono tutti morti ad Auschwitz.

    "Ad Auschwitz il prigioniero non aveva nome, gli internati non erano contati come persone ma come pezzi. Ai prigionieri veniva tolto ogni dignità. Di quelli usciti dal campo vivi, pochissimi sono riusciti a sopravvivere, e a tornare ad essere persone degne di essere chiamate tali.

    L'efficiente macchina bellica tedesca, non sprecava nulla. Anche dopo la morte tutto veniva usato e riciclato , la pelle, i capelli, dei prigionieri...

    Auschwitz non è solo colpa della Germania. Anche altri governi furono carnefici di questo male. Il governo francese dopo l'armistizio ha consegnato tanti ebrei ai nazisti. Eppure in altri paesi come la Danimarca questo non è successo. Il Re si oppose alla deportazione. Si mise anche lui la stella che contrassegnava gli ebrei, fece pressioni sul popolo e questo blocco la deportazione degli ebrei danesi.

    Perché questo in Italia non accadde? Anche in Bulgaria.. [un governo fascista che aveva adottato la politica sulla razza adottata dal governo fascista italiano], gli ebrei furono salvati dallo sterminio. Perché questo in Italia non accadde?

    SE QUALCUNO CHE POTEVA SI FOSSE OPPOSTO, NON CI SAREBBE STATE NESSUNA DEPORTAZIONE.

    In Italia gli ebrei sono presenti da circa 2300 anni. Eppure questa civiltà fu negata. Agli ebrei era vietato non solo l'avere ma anche essere."

    Piero racconta: "Ero un ragazzo felice, l'ultimo di una famiglia di otto persone, protetto dall'affetto di tutti. Tre giorni prima avevo compiuto 10 anni. il 15 novembre come tutti gli altri giorni entrai in classe e mi diressi verso il mio banco ed ebbi la sensazione che i miei compagni mi osservassero in modo insolito. L'insegnante fece l'appello ma non chiamò il mio nome; soltanto alla fine mi disse che dovevo uscire e alla mia domanda: 'Perché? Cosa ho fatto?' Mi rispose : 'Perché sei ebreo.
    Mi sentii smarrito, provavo rabbia e mi rendevo conto che stavo subendo una terribile ingiustizia. Ero stato educato all' amore per lo studio e mia madre non tralasciava occasione per ricordarmi che riuscire nello studio era il mezzo per riuscire nella vita e pensai subito alle sue parole. Andai con il pensiero al mio futuro e mi vedevo costretto a dover svolgere i lavori più umili per vivere. E poi gli amici. Erano tutti lì in quella classe. Avrei potuto averli ancora come amici? No, non fu possibile. Non è mai arrivata una telefonata di un genitore per avere notizie. Tutti spariti. Ci sarà pure stato qualcuno che non era fascista, eppure nessuno ha mai mostrato indignazione per quello che stava accadendo ma neppure solidarietà. Evidentemente era una cosa che non riguardava la gente,ma riguardava gli altri e gli altri eravamo noi Ebrei.

    Passai subito alla scuola ebraica che era stata organizzata in tutta fretta per accogliere quel gran numero di ragazzi cacciati dalle scuole di ogni ordine e grado (anche non governativa, recitava la legge). Non fu certo difficile formare un corpo insegnante molto valido per il fatto che tutti i docenti ebrei dalle elementari all'università avevano dovuto abbandonare anch'essi la scuole pubbliche e si erano improvvisamente trovati senza lavoro.

    Il primo anno, in quinta elementare, fu un anno di transizione. Molti disagi anche per la mancanza di spazi adeguati. Nacquero però subito tra i correligionari, che in precedenza non avevo mai frequentato tranne i miei cugini, delle nuove amicizie e alcune delle mie amicizie di oggi sono ancora quelle nate allora. Poi l'anno successivo le medie, in quella che era certamente una scuola diversa, non solo per la capacità che gli insegnanti dimostravano nella disciplina che erano chiamati ad insegnare, ma anche per la loro qualità di educatori. Alcuni conoscevano le nostre famiglie e se lo ritenevano necessario ci seguivano anche al di fuori della scuola. Ho un ricordo molto bello dei miei insegnanti e in particolare del preside, il professor Cimino, un giovane professore non ebreo che era stato nominato dal Ministero. Entrava spesso nelle classi e ci incitava a studiare perché, diceva, voi e soltanto voi dovete e potete dimostrare che, malgrado quello che vogliono far credere non siete inferiori agli altri giovani della vostra età e queste parole erano per noi uno stimolo molto importante.

    Ma quella scuola funzionò soltanto fino all'anno scolastico 1942/44. Poi con l' 8 settembre e l'occupazione tedesca ci fu il precipitare degli eventi: la fuga dalle nostre case braccati dai fascisti, la consegna, me e i miei familiari insieme a migliaia di nostri correligionari, ai loro alleati tedeschi per essere portati a morire per gas nei lager dell'est e per essere dati alle fiamme nei forni crematori. Fummo traditi per 5000 lire a persona da un ragazzo fascista che tra l'altro corteggiava mia sorella. 8 persone totale 40.000 lire. A quei tempi era una bella cifra. Vennero 7 SS in pieno assetto di guerra, urlando cose incomprensibili. Eravamo tutti insieme per festeggiare la pasqua ebraica.

    Fummo portati a Fossoli, e poi ad Auschwitz. "Visitando il campo di Fossoli questa mattina, [Ndr. il museo di Carpi , nella piazza centrale. L'ex- campo di Fossoli è nella periferia di Carpi.] Piero è rimasto sorpreso vedendo fra i 15.000 nomi incisi nelle pareti della "sala dei nomi" del museo a caso, per primo il nome della sua mamma. Questa cosa l'ha molto colpito.

    Non possiamo raccontare tutto quello che ha raccontato ma la cosa più grave per lui e per tutti e l'indifferenza che ha visto negli altri, i che non fecero caso a questi treni merce riempiti all' inverosimile, dove uomini donne e bambini furono rinchiusi sette giorni, senz'acqua in mezzo ai loro escrementi. Nelle stazioni nessuno che li degnasse di un solo sguardo, anche distratto.Tutto nella indifferenza.. Nessuno fece nulla.

    Piero ad un certo punto si ferma. Dice: "non vi racconto le altre sofferenze perché secondo me, esiste un limite alla credibilità dell'orrore".

    Dopo l'incontro Piero risponde a microfoni aperti ad alcune domande:

    Dopo un esperienza come questa come è stato il suo ritorno alla vita?

    Quando siamo stati liberati, pesavo 38 chili. Io camminavo, ma erano tanti quelli che non si tenevano in piedi. Dopo un po' li crollai, dopo fui portato dai russi in un ospedale militare. In seguiti fui portato nell''ospedale di Leopoli. Li..ripresi a piangere e presi coscienza di quello che era stato perpetrato da persone normali ai nostri danni.

    Dopo qualche tempo fui mandato in un sanatorio nel mar Nero. Li ho ripreso ad avere amicizie, lì sono nati alcuni affetti come quell' infermiera che mi ha curato. Sono rientrato in Italia dopo un anno. Fu in Unione Sovietica che ripresi a vivere ..ricordo ancora oggi la mia prima partita a pallone...

    Arrivato in Italia mi sono sentito solo con il peso della solitudine. Amici ebrei mi hanno offerto un lavoro, allora non sapevo fare nulla, ma ne avevo bisogno, alcuni cugini scampati mi hanno offerto il sostegno. Quello che è stato determinante per il mio recupero sono stati gli amici, che mi hanno fatto sentire un ragazzo come loro. Uno che è stato ad Auschwitz non può più essere una persona normale. Ho ripreso a lavorare, questo mi ha fatto fare dei progressi.

    Pensando a me stesso.. le gioie le apprezzo di più degli altri. I dolori li accetto..ma non accetto ancora la perdita della mia intera famiglia ad Auschwitz.

    Cosa pensa degli storici revisionisti, cioè chi nega l'olocausto?

    Ne conosco diversi, comunque io li definirei pseudo-storici. Io sono la prova che l'Olocausto è successo. Sulla storia della deportazione degli ebrei italiani dal '43 al '45 verso i campi di sterminio, un contributo risolutivo è rappresentato dal "Libro della memoria" di Liliana Picciotto Fargion, frutto di una ricerca decennale, rigorosa e sistematica documentazione dedicata agli ebrei italiani sterminati nei campi nazisti; ha il grande merito di aver restituito un volto ed una storia ad ognuna delle migliaia di vittime. I deportati ebrei dall'Italia tra il '43 e il '45 furono 8566 oltre un numero imprecisato di ebrei stranieri o italiani che non erano iscritti alle comunità ebraiche che portano il totale a ben oltre 9000.

    Vivevano in Europa 9.000.000 di ebrei, dopo la guerra ce ne erano 3.000.000. Dove sono andati gli altri?

    Cosa pensa delle altre minoranze perseguitate?

    Li metto tutti al stesso piano. Il popolo zingaro è un popolo di grande cultura, che che se ne dica. Oggi è vero alcuni di loro si sono dati al furto. Siamo stati noi a fare scomparire i loro mestieri. Il creare recipienti di rame era il lavoro degli zingari. Gli abbiamo sempre perseguitati . In questi giorni è stato data la cattedra a Trieste a Santino Spinelli di lingua e cultura zingara. Se gli diamo la possibilità di emergere non c'è nessuna razza, non c'e' la razza inferiore o razza superiore. Diamogli il tempo e la possibilità. Ho visitato un campo zingari a Roma ed ho avuto l'impressione di essere tornato ad Auschwitz. Non cerchiamo di emarginarli ancora.

    Ad Auschwitz ho visto morire 9000 zingari in una notte. Famiglie che vivevano insieme nel campo affianco al mio separati da fili spinati elettrificati,[ per loro non era stata decisa la soluzione finale], loro avevano tutti i capelli, cantavano, c'era gioia nel loro campo, ..eppure è bastata una notte.. e dopo il silenzio.. tutto il loro blocco era stato evacuato. Quella notte in 9000 erano stati mandati nelle camere a gas. Per fare spazio ad altri prigionieri... Ogni giorno non sapevi se saresti stato tu il prossimo...Funzionava così ad Auschwitz.

    Qual'era il rapporto tra la chiesa cattolica, il clero in generale riguardo all'olocausto ? Alcuni sostengono che la chiesa poteva avere un ruolo in primo piano nel limitare i morti, altri sostengono invece che la chiesa cattolica fece tutto quello che poteva fare. Lei che ha vissuto questi anni cosa ne pensa?

    Quando io e la mia famiglia era braccata dai nazisti, abbiamo chiesto rifugio bussando a diverse porte. Abbiamo trovato un convento cattolico, che ci avrebbe ospitato. Ma voleva una retta. Non se ne fece niente per motivi famigliari. La nostra famiglia era di 8 persone. Era difficile andare avanti in quel periodo. Non potevamo svolgere nessun lavoro.

    Alcuni persone buone ci ospitarono, ricordo un custode di un palazzo che ci fece dormire nelle cantine e ospitò alcuni miei famigliari anziani.


    Gli ebrei di Roma furono portati nel collegio militare, e prima di essere deportati, rimasero lì due lunghi giorni.
    Se il pontefice Papa Pio XII, fosse uscito e fosse andato davanti al collegio militare (distante 200 metri) , e avesse allargato le braccia come fece in altre occasioni, e avesse detto qualcosa sul salvare quelle persone, [come invece fu fatto dal re della Danimarca o dal governo fascista Bulgaro]..lui non avrebbe subito nulla e almeno 1008 persone sarebbero state salve.
    [ Tra le 1008 che furono prelevati, ci fu anche un bambino nato la notte prima. Fu uno dei tanti bambini senza nome che morì ad Auschwitz.] Di queste 1008 persone che partirono per Auschwitz ..tornarono vivi in sedici.

    La storia dice che Kappler fece partire il convoglio dei deportati romani due giorni dopo aver comunicato ad Himmler che non c'era stata nessuna reazione. NESSUNA REAZIONE.

    La storia ci dice che in Germania prima dell' eccidio degli ebrei, si voleva fare una prova tecnica di sterminio contro i 70.000 handicappati. Questo sterminio fu fermato grazie all'intervento della chiesa Luterana e cattolica. Questo intervento non ci fu quando si parlò dell'eccidio degli ebrei. Questo è un dato significativo.

    Ha conosciuto dei deportati Testimoni di Geova ad Auschwitz? [Domanda fatta a microfoni spenti dopo l'incontro]

    No. So che due italiani testimoni di Geova furono uccisi nei campi di concentramento. Sicuramente nel campo c'erano dei testimoni tedeschi, ma io non ho avuto l'occasione di conoscerli.


    --------------------------------------------------------------------------------

    Per altre informazioni su Piero Terracina visita:

    http://www.nostreradici.it/Terracina_Melis.htm

    http://www.ossimoro.it/terracina.htm

    http://members.tripod.com/~futuromemoria/terracina.htm

  6. #6
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Asteroids
    Testimonianza di un sopravissuto italiano, Piero Terracina.


    "Io, deportato ad Auschwitz."


    --------------------------------------------------------------------------------

    Il racconto di Piero Terracina, ebreo, ex deportato del lager di Auschwitz - Birkenau.

    Si è svolto il 27 Febbraio 2002 presso la sala conferenze di corso Garibaldi, a Palazzo Magnani, Reggio Emilia, l'incontro con uno dei pochi sopravvissuti ancora in vita, del campo di sterminio nazista di Auschwitz - Birkenau. Piero Terracina nasce nel novembre 1928 a Roma e a 15 anni viene deportato, per motivi razziali con tutta la famiglia. Piero Terracina vive a Roma, dove ha svolto l'attività di dirigente d'azienda, ma si è dedicato anche alla testimonianza dell'atroce esperienza che ha vissuto.

    Piero ha raccontato davanti un pubblico silenzioso, la sua memoria di Auschwitz.

    L'incontro era organizzato dall'ISTORECO (www.istoreco.re.it), Istituto per la Storia della Resistenza e la società Contemporanea di Reggio Emilia ed era incluso negli incontri del programma "Viaggi della Memoria ad Auschwitz". All'incontro era presente anche Matthias Durchfeld del omonimo istituto.

    Riportiamo alcuni brani del suo intervento:

    "Auschwitz. Perché ricordarlo? Perché fu progettato per sterminare con cinica intelligenza ed efficienza.
    10.000 persone al giorno venivano uccise e date alle fiamme. Ad Auschwitz secondo alcune stime morirono circa 1.500.000 di ebrei, 1.000.000 di prigionieri politici, oltre agli zingari, gli omosessuali, ed i testimoni di Geova.

    RE: RICOVERATELOOOO!!! 10.000 PERSONE GASATE E INCENERITE IN UN SOLO GIORNO è ROBA DA FANTASCIENZA TECNOLOGICA. SECONDO IL TIZIO IN QUESTIONE AD AUSCHWITZ SAREBBERO MORTE PIù DI 2.500.000 PERSONE. PRESSAC, IL MAGGIOR CONOSCITORE NON-REVISIONISTA DI AUSCHWITZ, PARLA DI 650.000-710.000 MORTI COMPLESSIVI

    Era una fila interminabile, uomini donne e tanti bambini che venivano inviati ogni giorno alle camere a Gas. Vi rendete conto di cosa significa vivere in quelle condizioni? Giorno e notte uscivano fumo e fiamme dai forni crematori.. con scintille ben visibili. Era una fila interminabile di uomini di tutte le regioni d'Europa.. che erano figli, sorelle, padri, madri, tutti con una propria vita, tutti che dovevano ugualmente morire.

    RE: RICOVERATELOOOO!!



  7. #7
    vicepres Destra cricetale
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    Predefinito

    Originally posted by Felix
    non solo non condivido, ma non comprendo nemmeno questa "memoria" selettiva che IN ITALIA, dove i deportati e uccisi di religione ebraica furono poche migliania, di fronte alle centinaia di migliaia di italiani cattolici massacrati dai bombardamenti, le pulizie etniche slave e le violenze dei combattimenti. Se poi andiamo indietro nel tempo, solo nella prima guerra mondiale morirono 700.000 italiani, di cui forse 50.000 civili...
    Ogni nazione deve custodire la PROPRIA memoria, non quella degli altri. Israele fa bene a commemorare l'olocausto, e forse anche la Germania, paese responsabile di quello o la Polonia, dove avvenne materialmente. Ma l'Italia?
    Commemorando morti di altra nazionalità o la piccola minoranza di morti italiani di religione ebraica, si fa un torto enorme a tutti gli italiani vittime delle guerre del XX secolo.

    saluti

    Innanzitutto c'è da considerare che gli ebrei italiani sono stati nostri concittadini bellamente regalati dal governo italiano ai loro macellai.Esiste quindi una particolarità nel loro destino, rispetto a chi è morto sotto i bombardamenti. Anche qualora non sia esistita la cd "Shoah", di sicuro è esistita la deportazione, la riduzione in schiavitù, le vessazioni, la sottoalimentazione, il confino nei ghetti. Roba sufficiente per vergognarsi.

    In secondo luogo la memoria è già selettiva: non mi risulta che in Italia si ricordino Dresda, Nagasaki, Coventry...esattamente come in Germania o Ungheria non si conosce neanche di nome Marzabotto

  8. #8
    email non funzionante
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    caro enrique, lo so bene che la memoria è per forza di cose selettiva, dato che non possiamo davvero ricordare TUTTO l'accaduto. Ma c'è modo e modo di selezionare. E non mi pare accettabile quello di prendere una piccola minoranza etnoreligiosa e farne il simbolo delle tragedie del secolo appena trascorso.
    Gli ebrei italiani erano italiani, OK. Furono consegnati a stranieri per essere uccisi, OK. Furono uccisi in modo barbaro, OK (tralasciando per il momento la questione revisionista).
    Ma resta il fatto che furono una PICCOLA MINORANZA nelle tragedie vissute dal popolo italiano.
    La shoah fu una tragedia colossale? OK, ma si svolse principalmente in Polonia, e coinvolse i popoli tedesco ed ebraico. Che c'entra allora con l'Italia? Come tu dici, la memoria seleziona anche e soprattutto in base all'appartenenza nazionale. Per i giapponesi è fondamentale e sacrosanto commemorare lo sterminio atomico di Hiroshima-Nagasaki, per gli italiani no.
    Abbiamo tanti, tantissimi morti italiani da commemorare. Vediamo di non fare discriminazioni ingiuste, e diamo spazio a tutti quanti nell'ambito della riflessione/memoria sul secolo delle ideologie e degli sterminii di massa.

    saluti

  9. #9
    Asteroids
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    La miglior risposta alla domanda di Felix è stata rilasciata da Gianfranco Fini, sono le leggi razziali la vera vergogna del fascismo e che ci condannano come cooresponsabili della Shoà . Noi giustamente piangiamo i nostri morti ma abbiamo il dovere morale di ricordare la tragedia che ci ha visti responsabili al pari dei nazisti perchè mai più si ripetano gli errori del passato, la storia deve essere maestra di vita.




    "Gli italiani hanno la responsabilità per quanto accaduto dopo il 1938, dopo che le leggi razziali furono approvate". Per il leader di Alleanza Nazionale questa responabilità degli italiani è scritta nella storia, e quindi ecco "la responsabilità di rilasciare dichiarazioni e chiedere perdono".



    "E' qualcosa che devo fare - aggiunge il vicepremier -, perché come italiano, a nome degli italiani, devo accettare questa responsabilità". E dunque nell'intervista ad Heraatz Fini aggiunge che ha intenzione di "chiedere perdono al popolo ebraico" durante la visita che spera di fare a Gerusalemme.

  10. #10
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    Sì, teoricamente avreste ragione. Ma bisogna considerare alcune cosette, prima di adeguarci acriticamente a ciò che vuole il potere.
    E cioè:

    1) Non è ancora stato appurato in cosa consistette veramente la "Soluzione Finale del problema ebraico" voluta dal regime nazionalsocialista e, in parte, da quelli nazionalisti e fascisti. Onde per cui non si può decretare meritevole di memoria istituzionalizzata un evento che non si conosce ancora bene.

    2) Se una tale memoria istituzionalizzata selettiva serve (come serve) non soltanto il fine di evitare future stragi e comportamenti disumani, ma anche fini politici e lobbistici - talvolta all'opposto delle belle parole proclamate - allora la cosa non ci deve stare più bene. O la cosa è veramente disinteressata, oppure, se non lo è, si scelga una memoria disinteressata, un ricordo super partes e non partigiano. Infatti:

    3) non c'è motivo per cui debba venire operata una tale "sineddoche" mortuaria (i morti ebraici per tutti i morti). Non vedo quale sarebbe la difficoltà di ricordare anche i morti armeni, tutsi, hutu, cristiani, infoibati, vittime del furore rosso, giacobino, etc. E accanto ai nostri politici in lacrime dovrebbe comparire non solo il rabbino, ma anche il pope, il sacerdote cattolico, armeno, etc.
    Dove starebbe la difficoltà?

 

 
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