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Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    Rosso è bello
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    Predefinito In ricordo dei morti di Cavalese

    Cinque anni fa un aereo militare americano che volava troppo basso ha tranciato il cavo della funivia di Cavalese provocando 20 morti.
    Giustizia non è stata fatta.

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  2. #2
    Asteroids
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    C'è stato lo scambio con la Baraldini e gli americani hanno giudicato a casa loro i militari responsabli di quanto accaduto, non so poi come è andata a finire la vicenda giudiziaria.

  3. #3
    Rosso è bello
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    Dall'archivio di La Repubblica, 16 marzo 1999.

    La corte marziale Usa archivia la strage della funivia. E
    ora si cercano le eventuali responsabilità italiane

    Cermis, nessun colpevole
    assolto anche il navigatore


    di P. DEL RE e P. FEDRIZZI

    --------------------------------------------------------------------------------
    Un altro colpo di spugna sulla strage del Cermis. Non ci sono colpevoli. Ma emergono responsabilità italiane sull'autorizzazione per il volo del Prowler. La giustizia militare americana ha deciso di non processare Joseph Schweitzer, il navigatore dell'aereo che tranciò i cavi della funivia. Schweitzer, lo ha dichiarato ieri sera il suo avvocato, non sarà processato per omicidio colposo plurimo e omicidio per negligenza.
    Nessun processo, dunque, anche se per lui la corte marziale era stata fissata giovedì prossimo a Camp Lejeune, nel North Carolina, nella stessa aula dove il 4 marzo scorso fu assolto il pilota Richard Ashby. Contro il navigatore dell' aereo assassino rimangono in piedi solo le accuse di ostruzione alla giustizia e condotta indegna per un ufficiale, per aver rimosso e distrutto un video girato durante il volo.

    L'altra novità riguarda l'aeronautica militare italiana che autorizzò il volo del Prowler sul Cermis. Il 2 febbraio 1998, il giorno precedente alla tragedia della funivia, costata la vita ai venti occupanti della cabina, le forze militari americane di stanza ad Aviano sottoposero al comando italiano della base la lista con una decina di voli. Questa comprendeva anche il Prowler del capitano Ashby e del navigatore Schweitzer. La richiesta di autorizzazione è in possesso della procura militare di Padova che da tempo ha aperto un fascicolo per accertare le eventuali responsabilità italiane nella strage della val di Fiemme. Il documento - che ancora oggi è considerato segreto militare - smentisce in modo clamoroso l'ipotesi che i militari italiani siano stati tratti in errore dai marines americani con uno scambio all'ultimo momento del tipo di aereo che doveva decollare da Aviano.

    Secondo gli accordi Nato, gli unici aerei da guerra autorizzati al volo di addestramento a bassa quota, sempre però rispettando i limiti dei 2000 piedi (700 metri) dal suolo, erano gli F-16. Il Prowler, pilotato dal capitano Ashby, venne però inserito nella lista dagli americani, successivamente vistata dal comando italiano di Aviano, che a sua volta lo comunicò al centro di controllo di Martinafranca. Nessuno, evidentemente, rilevò la violazione e così all'indomani il Prowler spiccò il volo verso la valle di Fiemme.
    I marines compilarono a macchina la lista dei voli da autorizzare: complessivamente venne chiesto il permesso per oltre dieci voli.
    L'elenco degli aerei comprendeva solo F-16, ad eccezione del Prowler. Il jet affidato al capitano Ashby figura al quarto posto dell'elenco. Precise furono le indicazioni fornite dai marines. Dopo la sigla "Assign", compare il codice dello squadrone (VMAQ-2) e la sigla del Prowler (EA6B). Le informazioni riportavano anche l'ora (13.30z, ovvero le 14.30) del decollo. Il documento contiene un'unica correzione, riferita al numero del volo (cambiato da AV036 ad AV047), effettuato da un capitano di Aviano (F., l'iniziale del cognome) e vistata da un collega (M. B. G. le iniziali). Un semplice controllo avrebbe potuto rilevare la difformità della richiesta in base agli accordi Nato. Lo squadrone VMAQ-2 infatti è composto unicamente da aerei Prowler e correttamente gli americani fecero seguire la sigla dell'aereo (EA6B). Di fronte all'"errore" americano toccava ai comandi italiani bloccare la procedura di autorizzazione, che invece venne accordata dal comando di Aviano e accettata dal centro di controllo di Martinafranca.

    Questo non fu il solo caso. I magistrati della Procura di Trento, Francantonio Granero e Bruno Giardina, rilevarono nel corso dell'inchiesta altri sei casi di autorizzazioni rilasciate in contrasto con gli accordi Nato nei mesi che precedettero la strage del Cermis.
    L'Aeronautica militare italiana, proprio per limitare l'inquinamento e i rumori provocati dai numerosi velivoli da guerra statunitensi che, per le operazioni Nato sulla Bosnia, venivano trasferiti nella base di Aviano, avrebbe inviato nel 1997 un telegramma ai comandi dell'Alleanza atlantica di Bruxelles e Napoli, oltre che al comando della base Ataf di Vicenza. La comunicazione limitava i voli a bassa quota su territorio italiano - che comunque avrebbero dovuto rispettare il limite dei duemila piedi - "solo ai velivoli del trentunesimo stormo Usa di base ad Aviano", quindi agli F-16. Il telegramma proibiva il volo di addestramento agli aerei "in transito", come era appunto il Prowler della Marina Usa.
    La richiesta di rinvio a giudizio dei pm Granero e Giardina sottolineava la responsabilità nella catena di comando del trentunesimo stormo Marines, ma anche le responsabilità delle autorità militari italiane, cui spettava il controllo sulle attività aeree americane. I magistrati denunciarono il clima di "tendenziale soggezione rispetto alle condotte dei militari Usa", reso ancora più evidente dalla "consapevolezza della frequenza delle violazioni alla disciplina di volo, commesse dai piloti degli squadroni americani, stanziali o rischierati". Negli atti delle inchieste delle procure di Trento e Padova sono riportate "le numerose segnalazioni, spesso seguite da indagini per individuare i colpevoli, ma quasi sempre concluse senza alcun provvedimento né italiano né americano".



    Dall'archivio di La Repubblica, 24 marzo 1999.


    Il provvedimento varato dal Senato. A sbloccare l'iter
    della legge, è stato il precipitare della crisi in Kosovo

    Dagli Usa 70 miliardi
    per le vittime del Cermis




    --------------------------------------------------------------------------------
    WASHINGTON - Il Senato americano ha approvato lo stanziamento di 40 milioni di dollari, in lire circa 70 miliardi, a favore delle famiglie delle venti persone morte nella tragedia del Cermis. Il provvedimento rientra in un pacchetto di misure finanziarie, per complessivi 2,2 miliardi di dollari, che contempla anche fondi di assistenza ai paesi dell'America Centrale devastati, pochi mesi fa, dall'uragano Mitch. Il via libera è stato votato dall'aula, ma adesso William Cohen, ministro della Difesa, ha novanta giorni di tempo per decidere se effettivamente elargire o meno il denaro.

    A sbloccare l'iter del risarcimento, che fino a lunedì sembrava destinato a dover rimanere in anticamera per almeno un altro mese, è stato, paradossalmente, il precipitare della crisi in Kosovo. In origine, infatti, i repubblicani intendevano inserire nel pacchetto norme per vietare all'amministrazione di elargire fondi per missioni militari nei Balcani, senza la preventiva autorizzazione del Congresso. I parlamentari hanno però deciso di varare una mozione unitaria di sostegno a Bill Clinton per i raid anti-serbi, e così le norme restrittive collegate al Kosovo sono state stralciate, eliminando gli ostacoli agli stanziamenti.

    Meno di tre settimane fa, la corte marziale di Camp Lejeune, in North Carolina, ha assolto dalle accuse di omicidio involontario il capitano Richard Ashby, pilota del jet-killer che tranciò i cavi della funivia a Cavalese, facendo precipitare nel vuoto i passeggeri; per il co-pilota, capitano Joseph Schweitzer, i giudici militari statunitensi hanno deciso di non andare nemmeno al dibattimento.

    Dopo questa doppia beffa giudiziaria, adesso arrivano almeno i fondi, per le famiglie delle vittime. "La legge", ha spiegato il senatore democratico Charles Robb, che ne è stato il promotore principale, "permetterà agli Stati Uniti di farsi carico senza alcuna ambiguità delle responsabilità nella vicenda, manterrà alto l'onore delle loro forze armate sia in patria sia all'estero, e darà un primo contributo per alleviarte le sofferenze di chi ha perso i propri cari". Ora la palla passa alla Camera dei Rappresentanti, che dovrebbe pronunciarsi in giornata.



    Dall'archivio di La Repubblica, 14 maggio 1999.


    Bocciata la legge che stanziava 70 miliardi
    per le vittime della tragedia

    Cermis: Congresso Usa
    nega risarcimento




    --------------------------------------------------------------------------------
    WASHINGTON - Oltre al danno la beffa. L'ennesima, dopo l'assoluzione del pilota e i sei mesi di condanna al marine, ma solo per aver distrutto le prove. Il congresso americano ha bocciato la legge per i risarcimenti alle famiglie delle vittime del Cermis.

    Il Senato americano aveva approvato lo stanziamento di 40 milioni di dollari, in lire circa 70 miliardi, a favore delle famiglie delle venti persone morte nella tragedia del Cermis. Il provvedimento rientrava in un pacchetto di misure finanziarie, per complessivi 2,2 miliardi di dollari, che contempla anche fondi di assistenza ai paesi dell'America Centrale devastati, pochi mesi fa, dall'uragano Mitch. Il via libera era stato votato dall'aula, ma William Cohen, ministro della Difesa, ha avuto novanta giorni di tempo per decidere se effettivamente elargire o meno il denaro.

    E oggi una commissione congiunta tra camera e senato ha lasciato cadere l'emendamento che era stato inserito in una legge per le forze armate in Europa. La legge, così come è stata votata dalla camera, prevede una spesa di 475 milioni di dollari per migliorie alle basi militari americane in Europa, ma nemmeno una lira per le famiglie delle vittime del Cermis.

    L'ennesima beffa dunque, che segue di pochi giorni il verdetto dell'ultimo processo per la tragedia del Cermis: il pilota dei marines Richard Ashby è stato espulso dalle forze armate, come era accaduto ad aprile al suo co-pilota Joseph Schweitzer, e condannato anche a sei mesi di carcere (senza condizionale) per ostruzione alla giustizia e associazione a delinquere. È stata la prima volta, da quando nel febbraio 1998 il Prowler tranciò i cavi della funivia di Cavalese, che la giustizia militare americana ha aperto le porte di una prigione. Sei mesi sono sembrati troppo pochi alle famiglie delle venti vittime del disastro, ma la condanna si riferiva solo a un reato collaterale, la distruzione di un videotape, non all'accusa più grave di omicidio plurimo, per la quale Ashby fu assolto a gennaio tra le grida indignate del governo italiano e di avvocati americani.

    Il motivo di quella assoluzione? La procura militare non fu in grado per scarsa abilità o calcolo diabolico di dimostrare le responsabilità del pilota nel volare troppo basso e troppo veloce. Ai magistrati, naturalmente, sarebbe stato di grande utilità il videotape girato poco prima dell'urto. Ashby e gli altri tre marines avevano portato a bordo una videocamera per filmare la bellezza delle Alpi e la "prodezza" del volo. Ma Ashby fece sparire il nastro di nascosto dalla cabina, dopo il ritorno alla base di Aviano. Lo diede al co-pilota chiedendogli di distruggerla ("Se la vedranno, ci mangeranno vivi"). E soprattutto non ne parlò agli inquirenti. Con il risultato che l'esistenza della cassetta emerse solo dopo l'avvio del processo per omicidio.

    Le accuse di ostruzione della giustizia e occultamento di prove furono rimandate al processo-bis dei giorni scorsi. Secondo molti giuristi, se del video si fosse potuto parlare durante la fase iniziale, sarebbe stato più difficile, forse impossibile, convincere i giurati ad assolvere Ashby. Il pilota ha sempre sostenuto di aver sottratto e fatto distruggere il video per paura: "Non volevamo che fosse mandato in onda dalla televisione italiana", disse. Ha anche ammesso che era stata una cosa sciocca, anche perché, a suo dire, non conteneva immagini compromettenti. Ma i giurati, questa volta, hanno agito con più severità, decidendo per i sei mesi di carcere. Ashby è rimasto in silenzio, senza tradire emozione. Uscendo dall'aula del tribunale di Camp Lejeune, nel mezzo della grande base dei marines nella Carolina del nord, non ha voluto fare commenti. Oltre alla detenzione e alla radiazione, sarà anche privato dello stipendio per i mesi di prigione. Ricorrerà in appello, soprattutto per provare ad evitare la galera.

  4. #4
    Orazio Coclite
    Ospite

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    Originally posted by Asteroids
    C'è stato lo scambio con la Baraldini e gli americani hanno giudicato a casa loro i militari responsabli di quanto accaduto, non so poi come è andata a finire la vicenda giudiziaria.
    Indovina un pò come è andata a finire, tu che sei filo-americano?

    Il ritorno in Italia della Baraldini è stato un atto sacrosanto che da tempo l'immonda bestia a stelle e striscie doveva compiere, come la mettiamo invece coi nostri morti italiani la cui memoria ancora grida vendetta? Silenzio su tutti i fronti, ci sono due stati al mondo ai cui rappresentanti tutto è concesso, ed i cui crimini vengono ogni volta passati sotto silenzio... E noi, invece di opporci alla guerra imperialista americana, preferiamo la posizione servile e sottomessa di quelli abituati, sempre e comunque, a far la voce grossa solamente con chi è più debole di noi.

    Un'Italia di pagliacci governata da una rappresentanza di pagliacci. Bravi, bravi...

  5. #5
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    lo scambio cermis baraldini è una cagate propagandistica di fonte leghista.
    che cazzo avrebbe potuto fare il nostro governo nei confronti degli americani? una protesta formale? esigere un processo? e come ,di grazia?

 

 

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