Da "Avvenire" del 2 febbraio 2003

Da Bologna, S. Giorgio in Poggiale

Musei senza rimpatrio
L'hanno firmata importanti direttori di musei del mondo: è una dichiarazione sui «musei universali» che dice no al «rimpatrio» di opere trafugate negli ultimi secoli. Ma a questa levata di scudi verso i paesi vittime dei trafugamenti è seguito un coro di obiezioni: calma, dicono altre parti in causa, non bisogna fare di ogni erba un fascio, ma il rifiuto radicale di ogni ragione delle vittime non va. Puzza di malafede: ciò che è mio è mio, ciò che era tuo è mio. Del resto, non fu neppure sempre bottino di guerra (vedi certe missioni antropologiche coloniali), spesso fu invece l'espressione di una pretesa superiorità culturale e razziale che oggi stona. Che sia giunto il momento di dimostrare che siamo la migliore tra le tante possibili civiltà?

Pictura magistra vitae è una rassegna che si inserisce perfettamente nel rinnovato interesse per la pittura, interesse assai più spiccato all'estero che in Italia, paese che ha una tale paura di apparire arretrato, da inseguire sempre le ultime mode, salvo quando queste si servono di strumenti - come la pittura, appunto - passibili di passatismo. Così, per poter parlare di pittura senza paura di apparire troppo tradizionalisti, bisogna mettere in campo valori assoluti e assodati, magari cercando di accomunarli sotto un concetto, un'idea che giustifichi ulteriormente l'«imbarazzante» presenza della pittura. Vittoria Coen, curatrice della mostra (introdotta in catalogo anche da un testo di Philippe Daverio) ha fatto entrambe le cose, raccogliendo una quarantina di grandi e importanti quadri dagli anni Settanta a oggi, di una dozzina di artisti, equamente divisi tra americani - Eric Fischl, James Brown, David Salle, Ross Bleckner, Alex Katz, Donald Baechler, Philip Taaffe - e italiani - Francesco Clemente, Sandro Chia, Aldo Mondino, Salvo - con la solitaria presenza del mitteleuropeo Milan Kunc. Il sottotitolo della mostra (che ha anche il pregio di presentare le acquisizioni d'arte contemporanea della Fondazione Cassa di Risparmio di Bologna, una delle poche istituzioni bancarie che si preoccupa del contemporaneo) recita I nuovi simboli della pittura, e su questo c'è da discutere, non tanto perché questa pittura manchi di simboli, ma perché questi sono tutt'altro che nuovi. Oggetto, natura morta, figura, ritratto, immagini della tradizione (per gli italiani, di solito) o della tradizione del nuovo (per gli americani), interni metropolitani o esterni esotici appartengono al grande repertorio della pittura, e per farceli accettare non c'è bisogno di dichiararli «nuovi», pena il ricadere nel «trappolone» del passatismo congenito alla pittura. A meno che i «nuovi simboli» non si debbano trovare nella pittura, ma nei pittori presentati, nel loro modo di interpretare il sistema dell'arte. Ma allora non c'entra l'arte, c'entra la strategia.

Pictura
magistra vitae
Fino al 6 marzo