Leggo e riporto dal sito de "Il Nuovo"
di Alceste
Santini
Referendum di Famiglia cristiana ai suoi lettori
"Siete con il Papa o a favore della guerra?"
Il mondo cattolico aborrisce un conflitto inutile
E attacca Bush: "Dio non è neutrale, è contrario"
Ha assunto il significato di una sfida la domanda che il settimanale Famiglia cristiana ha posto ai suoi lettori come un "referendum" nel numero giovedì in edicola: "Con il Papa o con Bush?". Un interrogativo che fa discutere ed inquieta nel momento in cui il presidente statunitense, con il suo discorso sullo Stato dell'Unione rivolto ai militari ed alla nazione, li ha chiamati a prepararsi alla guerra contro l'Iraq, anche senza l'Onu e con gli alleati divisi, a cominciare da quelli europei.
Con in copertina il Papa e Bush, visti di spalle per far rimarcare le posizioni profondamente diverse sulla guerra, la direzione del settimanale cattolico scrive, nell'editoriale, che "quella domanda che non avremmo voluto fare", sta ad indicare l'eccezionalità dell'iniziativa spiegando che "in tempi normali o anche solo diversi sarebbe improponibile". Ma ora ritiene che sia "indispensabile avere il coraggio di affrontarla" e chiama la base cattolica, ma anche i non cattolici, a pronunciarsi.
E proprio martedì Giovanni Paolo II, rivolgendosi ai membri del Comitato per il dialogo tra la Chiesa cattolica e le antiche Chiese d'Oriente, ha detto: "Preghiamo insieme perché il Medio Oriente sia preservato dalle minacce di guerra e da ulteriori violenze". E, in linea con il Papa, il Consiglio permanente dei vescovi italiani ha ribadito che "i valori della pace devono essere affermati con ogni sforzo".
Intanto, la Caritas, Pax Christi, l'Azione cattolica hanno aperto, con il consenso dei vescovi, in tutte le diocesi italiane un dibattito sui problemi della pace e della guerra.
E', in questo clima di fibrillazione in campo cattolico, che la direzione di Famiglia cristiana contesta a Bush di aver affermato, nel reagire agli attacchi terroristici dell'11 settembre, che "in questo conflitto Dio non è neutrale" come se volesse averlo dalla sua parte. Mentre - osserva - Dio non può essere piegato al "principio della nuova guerra santa" secondo la logica perversa "chi non è con noi è contro di noi".
Anzi, il settimanale invita gli Stati Uniti a ricordare, piuttosto, che "dopo la seconda guerra mondiale sono intervenuti in Corea, in Indocina, in Vietnam, nella Repubblica dominicana, hanno aiutato il regime dell'Indonesia nella lotta contro l'opposizione e, dal 1975, nella campagna per sottomettere Timor Est; hanno invaso Panama, hanno fatto la guerra del Golfo del 1991 ed hanno fatto numerosi interventi in America centrale e del Sud...". Insomma, un attacco frontale alle guerre americane, mentre tutti, dopo la caduta delle ideologie, avrebbero dovuto e dovrebbero operare insieme per costruire una convivenza pacifica.
E' proprio questa la grande questione che il vecchio Papa Wojtyla ha riproposto con il messaggio di Capodanno indirizzato ai capi di Stato e di governo e con il suo discorso al Corpo diplomatico del 13 scorso, quando ha affermato che "la guerra non è una fatalità" perché "dipende da tutti noi costruire la pace". Il Papa, per questi interventi, ha ricevuto apprezzamenti da Kofi Annan come da molti altri Paesi europei ed extraeuropei, ma la diplomazia statunitense, ormai presa dalla preparazione della guerra, è stata piuttosto fredda con la Santa Sede. Forse perché la stessa Chiesa cattolica americana, nella linea del Papa, è stata assai critica, con un documento, sulla guerra di Bush, il quale è irritato perché queste prese di posizione stanno facendo calare i consensi per l'operazione bellica.
Di questo disagio, per la guerra all'Iraq che allontanerà ulteriormente la soluzione del conflitto israeliano-palestinese, si è fatto portavoce padre Pasquale Borgomeo, direttore generale della Radio Vaticana, con una nota critica severa verso gli Stati Uniti. Rileva che se gli europei sono "ipercritici nei confronti degli Stati Uniti e parlano talvolta di egemonia e di impero è perché vogliono scongiurare il pericolo che la leadership americana sia tentata di fondarsi sulla potenza economica, tecnologica e militare piuttosto su valori condivisi". E osserva che "un barlume di speranza" viene dai "quindici dell'Unione" con la loro posizione comune sull'Iraq. Ma solo le prossime settimane ci diranno fino a che punto "questo atteggiamento avrà un suo coerente sviluppo".
(29 GENNAIO 2003, ORE 90)
Quale è la vostra posizione di cattolici al proposito di questa guerra e circa la guerra in generale?




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