Giornate di preparazione per il prossimo attacco all’Iraq. Nonostante il Consiglio di Sicurezza non si sia ancora pronunciato, ormai siamo di fronte ad un conto alla rovescia.
È attesa per oggi la “clamorosa” relazione di Colin Powell che dovrebbe provare la detenzione irachena di armi proibite e dare il via libera delle Nazioni Unite all’aggressione angloamericana, e nel frattempo sono state avviate le procedure di rimpatrio degli occidentali presenti a Baghdad e nelle zone limitrofe. Gli Stati Uniti hanno addirittura organizzato voli gratuiti per i propri connazionali che volessero, anzi, a cui è consigliato far ritorno in patria. Certi evidentemente che “l’asso nella manica” sfoderato dal loro segretario di Stato fungerà da scintilla per innescare il nuovo conflitto nel Golfo.
A riprova di ciò sono giunte le rivelazioni dell’ex ambasciatore iracheno Mohamed al-Jabiri, il quale ha dichiarato di aver avuto colloqui con Washington per discutere sul successore di Saddam Hussein. Secondo il diplomatico gli Usa avrebbero già contattato Ahmed Chalabi, capo dell’opposizione a Baghdad, per rappresentare la guida del Paese nei primi tre mesi della fase post-Saddam.
Al-Jabiri sostiene inoltre di aver avuto conferma di ciò dallo stesso Chalabi per telefono, il quale avrebbe ribadito che “assumerà l’incarico con la benedizione della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato”.
La conferma dei piani americani arriva anche da Londra.
Secondo la Bbc, infatti, alti ufficiali dell’esercito inglese, avrebbero avuto ordini di prepararsi ad un’occupazione di tre anni dopo lo scoppio della guerra.
Tra gli alti gradi delle Forze armate britanniche vi sarebbe, dunque, la convinzione che le conseguenze di una guerra in Iraq sarebbero molto più difficili da gestire del conflitto stesso. Non è un caso, infatti, che la Gran Bretagna abbia già inviato in Iraq un quarto del suo esercito nel Golfo, forse per evitare che gli States “riservino” per sé l’attacco, con la prospettiva di lasciare agli alleati il compito più oneroso e meno glorioso di mantenere il nuovo ordine costituito.
Secondo la stessa fonte, caduto Saddam Hussein, il Paese potrebbe essere diviso in due settori, uno dei quali sarebbe assegnato ai militari britannici.
Dal canto suo, l’Iraq, ormai certo di subire l’attacco americano sta provvedendo alla propria strategia di difesa. La risposta irachena alla pioggia di bombe statunitensi dovrebbe essere la guerra casa per casa. Un conflitto combattuto sul campo, da uomini e donne, kamikaze, disposti a sacrificarsi per la propria Nazione. Un tipo di combattimento che temono molto gli americani, i quali hanno più volte dimostrato nel corso degli anni (vedi Vietnam) di essere in grado di gestire soltanto guerre dall’alto, guerre delle tecnologie militari, dei grandi dispositivi bellici, dei giganti contro i vari Golia.
A riferire dei piani che Baghdad il generale Tawfik al Yassiri. “Gli americani combatteranno contro i fantasmi, troveranno molto difficile riuscire a sapere dov’è il nemico. Quelli che scommettono che Saddam sarà sconfitto rapidamente si sbagliano.”




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