L’incontro, a Washington, tra Berlusconi e Bush finirà su blob. Vedere, nell’occasione, il presidente del Consiglio italiano, così sorridente in un momento così drammatico per l’umanità, fa venir voglia di affidarlo alle cure dell’ex pm, Di Pietro (io a quello lo sfascio).
Va bene che ha uno spirito goliardico, valga per tutti la foto ricordo durante la riunione del Consiglio europeo, in cui il nostro premier fece le corna, come normalmente si fa da scolaretti. Ma a tutto c’è un limite.
Qui si tratta di andare a bombardare un Paese, provocando migliaia di vittime innocenti, senza che ci siano prove inconfutabili. E lui se la ride!
Meriterebbe, davvero, di finire nelle mani rudi del molisano Di Pietro.
Una guerra voluta dagli americani, in crisi economica, per piazzare i propri artigli nel Vicino Oriente. Oltre a mettere le mani sul petrolio iracheno, gli atlantici vogliono schiacciare definitivamente ogni possibilità di riunificazione del mondo arabo, contro i giudei. Piazzando i marines a Baghdad, Bush vuole garantire in modo assoluto la sicurezza di Israele, a mo’ di cane da guardia.
Ma, veniamo alle polemiche esplose, in seguito alla diffusione di quel documento sottoscritto da Berlusconi e da Blair, ed altri sei paesi dell’Ue.
Le critiche che gli sono piovute addosso se le merita tutte. Fassino, segretario della Quercia, ha chiosato “trovo francamente grave che l’Italia abbia concorso a sottoscrivere un documento che rappresenta una lesione ed una spaccatura di quella unità dell’Europa che, invece, è una delle condizioni per dare alla crisi irachena una soluzione politica e non militare”.
Pensate un po’, ci tocca pure dire che Fassino ha ragione, quando poi proprio in occasione dell’attacco alla Jugoslavia, l’allora governo D’Alema senza il mandato dell’Onu, partecipò al bombardamento del popolo serbo. Si dovrebbero nascondere, per la vergogna.
Il fragile Fassino, sottolinea lo sgarbo della banda degli otto “la decisione dell’Italia di firmare un documento che vede presenti solo una parte di Paesi europei, è tanto più grave perché quella dichiarazione è stata fatta senza che la presidente di turno dell’Ue, la Grecia, ne fosse a conoscenza.
Dobbiamo dirlo. L’offesa all’Europa è stata davvero grave. Il Cavaliere, apponendo la sua firma a un documento del genere, si è totalmente dichiarato contro l’Ue, schierandosi dalla parte degli atlantici. La sua credibilità è andata in fumo.
Il segretario del Botteghino, ha gioco facile nel suo j’accuse contro il premier “dal momento che, subito dopo la Grecia saremo noi i presidenti di turno, io voglio sapere se Berlusconi riterrà normale quando toccherà a noi”, che gli altri Paesi europei sottoscrivano documenti senza informare la presidenza di turno.
L’evanescente leader dei post-comunisti, conclude con un appello “bisogna battersi per evitare la guerra”. Sì, come fecero loro per la guerra del Kosovo.
Lasciamo Fassino cuocere nella brodaglia dell’ipocrisia, e passiamo alle dichiarazioni degli altri leader politici e sindacali.
Pezzotta, l’Orso della Cisl, pone l’accento sulle “divisioni sorte nei principali paesi europei”. Avremmo preferito che -prosegue il segretario della Cisl- l’Italia avesse un ruolo teso ad unire, più che a sommarsi alle divisioni giù presenti in Europa.
La solidarietà, agli Usa, degli otto firmatari di quel documento, una vera e propria pugnalata all’unità dell’Ue, ha scosso anche l’Orso della Cisl “noi vogliamo la pace e vorremmo che l’Europa ne fosse, nel mondo, artefice unito, attivo ed efficace”.
L’Europa che -ha concluso Pezzotta- noi vogliamo e che chiediamo anche come membro della Ces alla convenzione, è un’Europa che contribuisca allo sviluppo, alla giustizia sociale e alla pace.
Chiaramente, anche la Cgil, per bocca della segretaria confederale Titti Di Salvo, ha colto la palla in balzo per dare una stilettata alla credibilità del premier “la scelta del governo italiano di sostenere con altri 7 Paesi europei un documento di solidarietà con le scelte dell’amministrazione americana sul futuro conflitto con l’Iraq, a prescindere, è un atto molto grave per più ragioni.
Intanto -continua la Di Salvo- il pronunciamento del presidente del Consiglio prescinde dalla volontà del Parlamento italiano, che sarà coinvolto ex-post a scelte già assunte.
La Cgil ribadisce la propria contrarietà alla guerra contro l’Iraq, senza se e senza ma, l’adesione alla manifestazione del 15 febbraio e la propria scelta convinta per un’Europa fondata su una Costituzione che, rendendo esigibili diritti sociali uniformi, scelga in mondo inequivocabile un modello di sviluppo sostenibile fondato sulla pace, la coesione sociale e i diritti.
Dulcis in fundo, chiudiamo la carrellata di critiche con l’ipocrita Cossutta “un regime dittatoriale, un tiranno non si abbatte con la guerra che, oltretutto, rischia di moltiplicare per mille il terrorismo internazionale”.
Una delegazione, composta da 33 europarlamentari, capitanata da Cossutta, è in procinto di partire per Baghdad. La delegazione, domenica prossima, volerà verso la capitale irachena, e oltre ad incontrare le vaie organizzazioni legate all’Onu, dovrebbe essere ricevuta dal numero 2 iracheno Tarek Aziz.
Cossutta, con un piede sul volo per Baghdad, manifesta tutta la sua ipocrisia “solidarietà con il popolo iracheno ma anche la netta condanna politica del regime guidato da Saddam Hussein contro il quale abbiamo sempre combattuto al contrario di molti che in passato lo hanno favorito ed ora parlano di guerra”.
Anche all’Armando, orfano di Stalin, la memoria gioca un brutto scherzo. La guerra del Kosovo, guidata dagli Usa e appoggiata dal governo D’Alema, di cui il partito di Cossutta, il Pdci, era parte integrante, non è altro che la fotocopia della imminente guerra all’Iraq. Anche lì c’era un “tiranno”, Milosevic, e Cossutta, a parole dichiarava la sua contrarietà verso quell’infame attacco, gridando di essere pronto a ritirare la fiducia al governo D’Alema, mentre nei fatti lo sostenne.
Un comunista doc come Cossutta, allora fu insieme agli imperialisti yankee.
Oggi vuol dare lezioni di pacifismo. Speriamo che il vice premier Aziz, memore del precedente di Cossutta, lo metta alla porta.




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