Sicilia: l'industria affonda
INCHIESTA. Cgil, Cisl e Uil compatti per lo sciopero di domani in Sicilia. Dove nell'industria rischiano il posto 15mila lavoratori. Dall'Imesi di Palermo all'StM di Catania ecco la mappa del lavoro che traballa
di Marco Benanti
CATANIA – Sono circa quindicimila i posti di lavoro a rischio in Sicilia nell’industria. Per questo domani sarà sciopero in tutto il comparto. Un’astensione unitaria quella di Cgil, Cisl e Uil, di nuovo insieme dopo la rottura del fronte sindacale lo scorso anno. I lavoratori sfileranno per le vie di Palermo per sollecitare il governo regionale a darsi un progetto per l’industria e a modificare la legge finanziaria regionale, che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, non si pone il problema delle risorse per lo sviluppo. Parla di “degrado e di una sorta di desertificazione produttiva in Sicilia” il segretario regionale della Cisl, Paolo Mezzio. Anche perché la crisi industriale siciliana non riguarda solo la Fiat di Termini Imerese, la cui riapertura sliterrà rispetto alla data prevista del 10 febbraio, ma un’ampia serie di realtà produttive sparse per tutta l’Isola. Ecco dove si rischia sul serio il lavoro.
LA CHIMICA DI MATTEI È SOLO UN RICORDO. Nel cinquantesimo anniversario della nascita dell’Eni (10 febbraio 1953), si vivono atmosfere diverse nell’area di Caltanissetta e di Siracusa, dove a partire dagli anni Cinquanta cominciò l’avventura dell’ente di Stato e dell’allora presidente Enrico Mattei. Nella prima area, infatti, l’Assindustria sottolinea i rischi per i previsti 4.300 posti di lavoro nel settore manifatturiero e i sindacati si attendeno entro dieci-quindici giorni la riapertura dell’impianto di cloro-soda dell’Enichem. La base occupazionale, comunque, è in calo da anni: al Petrolchimico di Gela (produzione soprattutto di benzina e gasoli), lavoravano, escludendo l’indotto, 3.500 persone nel periodo 1994-1995; oggi ne sono rimasti 1.800 circa, per la chiusura negli anni Novanta di almeno cinque impianti.
Sono infatti in corso operazioni di “scorporo” da parte di Eni, secondo una strategia che lascia intravedere scenari oscuri. Nell’area di Siracusa, che ospita il più grande polo petrolchimico d’Europa con tre raffinerie (Erg, Agip ed Esso) e 4.000 lavoratori impiegati nel complesso, si vive ancora il “day-after” della recente inchiesta della magistratura sul mancato smaltimento dei rifiuti tossici. Paolo Zappulla, segretario dei chimici della Cgil, sottolinea due aspetti: quello della ripresa degli impianti, che interessano nel complesso circa 800 lavoratori e più in generale il futuro della chimica in Sicilia. “La nostra proposta -ha spiegato - è quella di coniugare lavoro e rispetto dell’ambiente, ricorrendo al ciclo delle celle a membrana, una nuova tecnologia ecocompatibile”. Anche il segretario regionale della Uil, Claudio Barone avanza proposte: “Chiediamo un tavolo di confronto per la chimica in Sicilia”
GIÀ LICENZIATI, GIÀ IN MOBILITÀ. Rischiano il posto anche cinquanta dipendenti della “Sipem”, tubificio che opera nella zona di Enna, nell’area a più alta disoccupazione (in media oltre il 35%) in Sicilia. L’azienda ha già messo in mobilità 70 dipendenti per mancanza di commesse e gli altri 50 hanno occupato, la scorsa settimana, la stazione in località Dittaino. Sono stati, invece, già licenziati i 30 lavoratori della "Ibla spa” di Ragusa, azienda di detersivi.
SI VENDE: TUTTI A CASA. Si sono mobilitati, per chiedere certezze sul futuro aziendale, anche i 164 lavoratori della “Imesi”, impresa di materiale ferroviario, di Carini, vicino Palermo. L’azienda è di proprietà di Ansaldo-Breda-Finmeccanica, cioè è sotto controllo pubblico. La crisi del settore l’ha messa, però, in gravi difficoltà, come già accaduto alla “Keller”, già acquisita da Piero Mancini, imprenditore di settore di Arezzo. Il 20 febbraio diventerà esecutivo un compromesso già firmato dal nuovo acquirente, proprio la “Keller Elettromeccanica”. I sindacati e il presidente della Regione Totò Cuffaro sono contrari alla vendita.
TRABALLA L’ETNA VALLEY. Timori anche nell’Etna Valley, il sito dell’high-tech di Catania. A rischio sono 1.500 nuovi posti di lavoro del “Modulo 6” della multinazionale italo-francese St-Microelectronics, che da sola dà lavoro a 4.000 persone nel catanese. Dopo le dichiarazioni dell’amministratore delegato Pasquale Pistorio, che ha ventilato l’ipotesi di un trasferimento dell’investimento a Singapore se il governo non manterrà le promesse sul credito d’imposta, i sindacati hanno lanciato l’allarme. “Quando viene in discussione persino lo sviluppo di una struttura come la StM per la mancanza di garanzie già concordate – ha detto Carmelo Diliberto, segretario regionale della Cgil - vuole dire che è in discussione un modello”. Per il direttore di Assindustria di Catania, Alfio Vinci “le preoccupazioni di Pistorio sul credito d’imposta sono quelle di tutti gli imprenditori del Meridione”. A rischio, nel catanese anche un terzo dei circa 400 occupati del settore telefonico (Itel-Fielte, Sirti, Tecnosistemi, Intelit, Fatme). Per loro sono già scattate le procedure di mobilità. Contano ancora i danni causati dalla cenere dell’Etna, gli imprenditori del settore di prima trasformazione dei prodotti agricoli. L’Arsecao, l’Associazione Regionale Siciliana Esportatori e Commercianti di Agrumi e Prodotti Ortofrutticoli, aderente all’Assindustria, si è rivolta al governo, lamentando una riduzione del fatturato del 60%. “La Sicilia ormai è ex terra di agrumi” sostengono gli imprenditori del settore.
APPALTI, LEGALITÀ E LAVORO NERO. Lavoro significa anche lotta all’illegalità. Al centro dell’attenzione dei sindacati anche gli appalti. “Si vuole tornare indietro – osserva Salvatore Leotta, segretario provinciale della Cisl di Catania - avanzano emendamenti alla legge in vigore che potrebbero svuotarla. Le organizzazioni sindacali non ci stanno” Intanto, però, restano alti i tassi di “lavoro nero”. L’ultimo rapporto dell’Assessorato regionale al lavoro, ispettorato e carabinieri, che ha preso in esame i primi sei mesi del 2002, ha fornito numeri allarmanti: in 1310 aziende controllate sono state riscontrate 2898 violazioni. Record di “nero” a Trapani, con 1230 lavoratori e 1654 aziende “irregolari”.
(6 FEBBRAIO 2003, ORE 13)




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