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    Question Alfred Schuler - Dell' essenza della città eterna

    Alfred Schuler

    Dell' essenza della città eterna

    Ad Alfred Schuler, "ultimus paganorum", figura centrale con Klages e George dell'ultima, selvaggia fioritura del pensiero tedesco nella Monaco del primo anteguerra, George dedicò ("ingenio Alf. Scolari") la sua PORTA NIGRA, violentissimo attacco poetico contro la Zivilisation. Alla sua memoria, democraticamente oscurata dopo la seconda guerra mondiale, è dedicata questa traduzione delle sue celebri conferenze, incentrate su Roma antica, che avvinsero Rilke.

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    Predefinito Rif: Alfred Schuler - Dell' essenza della città eterna

    Cosa ne pensate di questa eccentrica figura di Deutsch-Romer (l'umlaut non c'è nella mia tastiera) ,personalmente non ho ancora avuto il piacere di leggere queste sue conferenze,sò comunque che a cavallo tra la metà dell 800 e la sua fine la Germania fù invasa da una vera esplosione pagana,sia in termini romantici che in altri settori relativi all'arte pura, mi viene in mente Il mai troppo lodato Arnold Bocklin.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Alfred Schuler - Dell' essenza della città eterna

    Alfred Schuler, la vita aperta
    di Tommaso Tuppini

    Alfred Schuler nasceva a Magonza nel 1865. La sua fama tra i posteri è legata più al circolo delle frequentazioni illustri che non al ricordo della sua opera. Amico di Stefan George, di Ludwig Klages, della protofemminista nobildonna-etera Franziska zu Reventlow, Schuler era uno dei tanti intellettuali irrequieti che abitavano a Schwabing, il quartiere bohémien di Monaco all’inizio secolo, così descritto da Roderich Huch:

    Schwabing era davvero la colorata culla del disastro del mondo; proprio i Cosmici raccolti attorno a Klages e Schuler ed i Nichilisti attorno a Lenin [all’epoca un abitante di Schwabing] sono un buon esempio per due vie verso il rinnovamento della vita su due presupposti divergenti, i quali tuttavia si incontravano su di un punto: la volontà di annientare l’ordine borghese e materialistico di ieri 1.

    Schuler viene poi generalmente ricordato per essere stato colui che, nel corso di una conferenza pubblica del dopoguerra, avrebbe per primo aperto al giovane Hitler i significati religiosi e spirituali della croce gammata, ma le ricerche storiche di Ludwig von Pigenot hanno dimostrato che Schuler ed Hitler non si sono mai incontrati. Sicuramente tra gli uditori di Schuler (il quale, abbandonati gli studi di diritto, non intraprese mai alcuna carriera accademica e visse solo del sostegno materno, nonché dei pochi proventi delle conferenze che teneva per la Germania) ci fu invece Rainer M. Rilke che di lui così scrive alla principessa Thurn und Taxis:

    Si immagini che un uomo, a partire da una comprensione intuitiva dell’antica Roma imperiale, cominciasse ad esporre un’illustrazione del mondo che rappresentava i morti come i veri e propri essenti, il regno dei morti come un unico essere inaudito, la nostra breve frazione di vita come una specie di eccezione a tutto ciò. […] Io ho potuto udire solo l’ultima delle tre conferenze ed ho ricevuto, in un certo modo, solo l’eco dei suoi concetti, mi muovevo comunque pieno di presentimento verso un tutto che in questo spirito da noi distrattosi sembrava ergersi con una singolare perfezione 2.

    Le conferenze di cui scrive Rilke formano un ciclo che Schuler ripeté spesso negli anni ’10 su invito dell’amico medico Gustav W. Freytag e di sua moglie Elsa Bruckmann (la sostenitrice, nonché editrice delle ricerche pionieristiche di Norbert von Hellingrath su Hölderlin). “Dell’essenza della città eterna” è il titolo del ciclo che Schuler tenne nel 1917/18 e gli appunti preparatori per l’esposizione hanno costituito la base per il lavoro di ricostruzione portato avanti da Klages, il quale riuscì per la prima volta nel 1940 a pubblicare postuma una raccolta di testi dell’amico3 che in vita non aveva dato alle stampe praticamente nulla. Il perno concettuale intorno a cui ruota il ciclo è quello di offenes Leben, ovvero di “vita aperta”. La “vita aperta” è una nozione di non immediata comprensione che, nel procedere delle conferenze, perde lentamente la sua connotazione storicamente definita. La “città eterna”, costruita conformemente ai precetti della “vita aperta”, di cui dice il titolo, smarrisce a poco a poco i tratti della Roma imperiale con cui Schuler sembra talvolta volerla identificare per assumere invece la fisionomia di una condizione esperienziale la quale, se si dà in modo di volta in volta definito, possiede una sua eideticità transtoricamente refrattaria a lasciarsi incapsulare in un cosmo istituzionalmente definito. Meglio: la “vita aperta” sta tanto dentro, quanto fuori dalla storia poiché essa è, in qualche modo, l’inizio della storia, l’inizio dell’esperienza. L’esperienza comincia nella condizione di passività che si produce nella vicinanza a ciò che talvolta Schuler, nel corso della prima conferenza, chiama il leuchtender Magnet, che molto liberamente, ma forse in modo non scorretto, potremmo tradurre con “seduzione dell’aura”4 . Ciò che caratterizza essenzialmente la condizione iniziale di vicinanza alla Leuchte, o aura seduttiva, è la condizione dell’eguaglianza. L’eguaglianza è lo scambio mutuo tra i termini esperienziali che circolano, senza riuscire a disporsi gerarchicamente, intorno al luogo seduttivo, attraente, dell’origine. Il commercio tra i membri della comunità della vita aperta è appunto segnato dallo scambio ininterrotto e vorticoso della Leuchte, che così non abita in nessun luogo preciso, e continua a passare di mano in mano. Il fenomeno della vita aperta trova certo dei precipitati simbolici particolarmente perspicui in alcune istituzioni della Roma imperiale, come la caena, la lotta fra gladiatori, le terme, e numerosi altri su cui Schuler si diffonde ampiamente nel corso delle conferenze, ma esso coincide, più in generale, con l’irrompere imprevisto di ogni plötzlicher Einfall, con ogni “improvviso accidente”, capace di sollecitare all’azione. Il circolo e la vibrazione sono le due nozioni con le quali Schuler si propone di illustrare la conformazione della “vita aperta”. La vita aperta è là dove ciascuno è capace di assumere su di sé e far circolare il momento iniziale dello Einfall, l’evento accidentale, là dove nessuno si appropria dell’inizio, ma ne rende partecipe la comunità, là dove l’inizio non viene idolatrato e cosificato, ma viene fatto scambiare e circolare, viene fatto vibrare. Il circolo si spezza, la vibrazione si appiattisce fino a sparire e la vita aperta smette di essere tale con l’insorgere di due istituzioni: la famiglia e la proprietà privata. La cacciata dal “paradiso” dello scambio, dice Schuler, è successiva all’intimazione Er soll Herr sein, "Ch’egli sia il signore", pronunciata da Dio, con cui il maschile ed il femminile assurgono a principi separati. L’istituzione della vita famigliare segna l’inizio della vera e propria Atomisierung der Menschheit, sparpagliamento dell’umanità, ed essa troverà il proprio ultimo rafforzamento nella Kastenbildung, soprattutto con l’individuazione di una casta sacerdotale e della nobiltà. Se “al tempo dell’origine”, ossia alla “vita aperta”, “è estranea ogni idea di proprietà”5 , l’istituzione della famiglia e la divisione della comunità in caste significano invece l’istituzione della proprietà, e per ciò stesso la distruzione del circolo: lo scambio cessa di essere ininterrotto, si arresta, patisce delle pause. Qualcuno, adesso, non prende per trasmettere, là dove acquisizione e trasmissione sono due momenti che si confondono l’uno con l’altro (secondo un decorso che ci è stato reso consueto dalla divulgazione del precetto zen: prendere per lasciare, ma, senza dover cambiare di fuso orario, si potrebbe anche pensare alla Marescialla di Hoffmanstahl: “… bisogna essere leggeri, con leggero cuore e leggera mano fermare e prendere, fermare e lasciare. Chi così non è, la vita e Dio li punisce, e Dio non ha pietà di loro…”), arresta invece semplicemente il giro della Leuchte per prenderla in custodia come proprietà: è il padre o il nobile o il prete. Egli agisce in base a ciò che Schuler chiama occupierender Wille der maennlichen Potenz, la volontà di possesso della potenza maschile, la quale produce la distinzione tra uomini e donne, signori e servi, proprietari e diseredati, chi possiede il principio e chi lo riceve in seconda istanza ovvero, metafisicamente, la decisione tra principio e conseguenza, senso proprio e senso improprio. Si può misurare facilmente, anche dopo una ricognizione così veloce soltanto della prima conferenza delle cinque che compongono il ciclo, la distanza che separa Schuler dai filosofi e scrittori rezionari coevi con i quali sembra fin troppo facile confonderlo. La passione di un Evola o di un Guénon per quelle forme di civiltà orientali o romano-imperiali per cui anche Schuler si interessò è caratterizzata da un’assunzione improblematica tanto della proprietà privata che della distinzione gerarchica, là dove la divisione in caste viene resa oggetto di un’apologetica del tutto acritica e genealogicamente inconsapevole. Il senso ultimo delle conferenze schuleriane non è (al di là delle esplicite allusioni alle forme di conoscenza misterica e delle carnevalate da iniziati che spesso si concedevano i Kosmiker di Schwabing) religioso-iniziatico (come dice Schuler: nella vita aperta, là dove la vita stessa è re-ligione, circolazione della Leuchte, non c’è alcuna religione), ma politico: si tratta di produrre una comprensione adeguata dell’uguaglianza. Nella vita aperta, dice Schuler nell’inverno del 1917,

    poiché ognuno è il tutto, anche il sentimento della solidarietà è qualcosa di ovvio comprendendo la parola nel suo modo corretto l’uguaglianza. I fenomeni di fratellanza delle antiche razze sono stati conservati soltanto dall’unico popolo naturale del presente, i Russi, i quali proprio adesso stanno cercando di far saltare in aria i vincoli ed i castelli di carta dell’evoluzione […] È il grande giorno di festa della vita e dove c’è festa, sagra, felicità, lì anche la vita aperta è vicina6.

    Alfred Schuler moriva a Monaco del 1923 per un cancro all’intestino.




    1. Cit. in F. Wegener, Alfred Schuler, der letzte deutsche Katharer. Gnosis, Nationalsozialismus und mystische Blutleuchte, KFVR, Gladbeck 2003, 11.
    2. Rainer Maria Rilke und Marie von Thurn und Taxis. Briefwechsel, Insel, Zürich, I, 409.
    3. A. Schuler, Fragmente und Vorträge aus dem Nachlass, Barth, Leipzig 1940. Esiste una traduzione italiana a cura di Umberto Colla delle pp. 159-268 di questo volume: Dell’essenza della città eterna, Morra, Napoli 1989. Il materiale pubblicato postumo da Klages è confluito insieme ad altri appunti e scritti inediti nella più recente pubblicazione a cura di Baal Müller: A. Schuler, Cosmogonische Augen. Gesammelte Schriften, Igel, Paderborn 1997.
    4. L’allusione a Benjamin è appropriata. Benjamin fu lettore di Klages e conoscitore del pensiero di Schuler, a cui egli rinvia occasionalmente nelle lettere. Schuler usava indifferentemente i termini Leuchte o Aura.
    5. Schuler, Cosmogonische Augen, 223.
    6. Ibidem.

    SECRETUM

  4. #4
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    Predefinito Rif: Alfred Schuler - Dell' essenza della città eterna

    La rivista "La cittadella" lo ha omaggiato con un piccolo speciale nel numero 29,c'è anche una recensione di Evola al testo Schuleriano abbastanza negativa,ma si sà,Evola era troppo uranico-spaziale.

 

 

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