Continua l'eroica battaglia di Forza Italia contro la Magistratura Italiana.
Schifani, Pecorella e La Loggia lanciano simultaneamente il loro attacco concentrico dopo avere letto su questo forum le originali analisi di Pieffebi.
Bravo muderatùr, li hai convinti. Potenza della razionalità.
Anche l'avvocato di Berlusconi Pecorella me lo hai convinto, così come l'ex dipendente ex prete Brancher condannato per aver pagato tangenti per conto Fininvest ora mi dice che è vittima di un complotto (dopo aver patteggiato affermando che le tangenti le pagava all'oscuro di Berlusconi, omertà premiata con seggio sicuro in Veneto)
Non vi fermerete. Non vi ferneranno.
Alla fine telefonata in diretta di Berlusconi e tutti in piedi, dipendenti e avvocati, a cantare l'inno E FORZA ITALIAAAAAA.
Fate proprio schifo, lo sapete, vero, pollisti?
Corriere della Sera, 10.2.2003
Accuse anche da Pecorella e La Loggia: magistrati reazionari, servono manager nei tribunali. I Verdi: spudorati. L’Anm: da noi sempre proposte concrete
Forza Italia, requisitoria contro le toghe
Schifani attacca Scalfaro: ha reso il Csm un organo politico. Il premier: la sinistra punta su manovre giudiziarie e di piazza
DAL NOSTRO INVIATO
MODENA - La magistratura? «Reazionaria». «Iperpoliticizzata». «Scarsamente produttiva». Casta «privilegiata», collaterale alla sinistra e protetta da una sorta di «impunità». Un raro concentrato di inefficienze e parzialità. Che trova il suo apice nel Csm, trasformatosi negli anni da organo di autogoverno dei magistrati ad «organo politico, una sorta di terza Camera che entra a gamba tesa nei confronti del potere legislativo». Ma adesso basta, «con o senza il sostegno dell’opposizione», le riforme della giustizia «si faranno»: separazione delle funzioni di pm e giudice (ma chissà che non si possa anche arrivare a separare le carriere), revisione del meccanismo che regola le promozioni in base all’anzianità e poi una nuova organizzazione dell’attività giudiziaria, affidando «a figure manageriali» il compito di ridisegnare il lavoro degli uffici, i cui standard produttivi sono spesso «inferiori alla media».
Forza Italia, dopo aver dedicato la prima giornata degli «Stati Generali» in corso a Modena al tormentone delle amministrative in Friuli, sfodera le unghie, scalda la platea, trasformando due ore di dibattito in un processo (senza contraddittorio) alla giustizia e ai suoi attori. Apre le danze Gaetano Pecorella, presidente della commissione Giustizia, nonché avvocato di Berlusconi: «Se mettessimo in carcere tutti i giudici che hanno condannato degli innocenti, rischieremmo di avere i tribunali deserti...». Perché tutto ruota, aggiunge, attorno ad una domanda: «Chi giudica i giudici?». La risposta arriva a tambur battente dal ministro Enrico La Loggia, seduto al suo fianco: «Nei fatti nessuno. E allora mi chiedo: ma se il Csm, in tutti questi anni, avesse stigmatizzato o radiato almeno una volta un magistrato reo di aver sbagliato, non avrebbe guadagnato in credibilità?».
Ma tocca a Renato Schifani, capogruppo azzurro in Senato, lanciare quello che lui stesso definisce «un macigno nello stagno». Se il Csm, tuona, è diventato «un organo politico», ciò è stato reso possibile «dall’azione di alcuni presidenti della Repubblica, e mi sto riferendo al passato, che hanno avallato la tracimazione dei poteri nella sfera della politica». Nomi? «Non mi riferisco certo a Ciampi». E neanche a Cossiga, «che ebbe il coraggio di far ritirare un ordine del giorno che aveva carattere politico...». Resta Oscar Luigi Scalfaro. Rincara la dose Aldo Brancher, sottosegretario alle Riforme: «L’obiettivo dei giudici è abbattere Berlusconi». Frena Roberto Formigoni, presidente della Lombardia: «Atteggiamenti estremistici ci sono, ma da parte di un numero limitato di magistrati. Eppoi, ora che qualche "resistente" è andato in pensione (il riferimento è a Borrelli, ndr. ), forse la tensione calerà...».
Avanti allora con le riforme. «E non ci fermeranno - ancora Schifani - le infondate accuse di voler minare l’indipendenza della magistratura o di voler sottoporre i pm all’esecutivo». Il problema però, lo blocca Pecorella, «è che questi giudici svolgono una funzione reazionaria, l’unica loro risposta è sempre no, perché solo opponendosi alle riforme possono mantenere quei privilegi senza responsabilità che ha consentito alla sinistra di andare al potere». Ma cambierà: «Ci vogliono manager - aggiunge l’avvocato - che riorganizzino il lavoro dei tribunali, non è possibile che al pomeriggio non si trovi mai nessuno in ufficio...».
Il suggello lo pone Berlusconi, in diretta telefonica: «Non temete, andremo avanti perché questa sinistra non ha rinunciato a manovre giudiziarie e a manifestazioni di piazza per ottenere ciò che non ha ottenuto nelle urne». Arrivano le prime reazioni.
Il verde Pecoraro Scanio chiede le dimissioni di Pecorella dalla presidenza della commissione Giustizia: «Frasi spudorate, guardi agli inquisiti di casa propria». Piero Martello, vicepresidente di Anm, rifiuta il ruolo di «Signor No»: «Abbiamo avanzato proposte concrete». A Modena sono tutti in piedi, a cantare l’inno degli azzurri.
Francesco Alberti




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