MAURIZIO MURELLI – ORION 220 – GENNAIO 2003
Non v'è giorno che dagli schermi televisivi (supposto dominio incontrastato del Signor Berlusconi) non vi sia esponente dell'Ulivo ed organizzazioni associata che non strilli contro il conflitto d'interessi, una situazione CHE NON HA EGUALI IN NESSUN PAESE DEL MONDO (parola di Rutelli-Fassino).
Dal momento che tutta la Casa delle Libertà ha da tempo abdicato alla difesa degli interessi nazionali e delle relative specificità etico-culturali sacrificate - nei frammenti scampati alla devastazione delle ideologie resistenziali e marxiste che hanno vampirizzato l'Italia a partire dalla caduta del Fascismo - sull'altare dell'imperialismo americano, nessuno può permettersi di controbattere, per esempio, che grazie ad un conclamato interesse dell'amministrazione Bush (a partire da Bush stesso e della sua famiglia) gli USA hanno promosso una guerra in Afghanistan e ne preparano un'altra nel cuore della nazione araba (Iraq).
La famiglia Bush è una famiglia di petrolieri sovente in rapporto d'affari con la famiglia di Osama Bin Laden (l'ex presidente Bush, padre dell'attuale, dopo aver promosso e vinto la guerra in Iraq ha avuto dal Kuwait l'appalto per la ricostruzione dei pozzi e contratti agevolati, e a lui inoltre fa riferimento il CARLYLE GROUP); Bush junior, attuale presidente USA, è legato all'HARKEN, Cheney (vicepresidente) all'HALLIBURTON, Rumsfeld (ministro della guerra) all'OCCIDENTAL, mentre l'attuale consigliere per la sicurezza nazionale Condoleeza Rice continua sostanzialmente a ricoprire il suo ruolo di dirigente della CHEVRON.
Dei tre miliardi di dollari (circa seimila miliardi di vecchie lire) che sono costate alle corporation le elezioni democratiche (così chiamate senz'arrossire anche dai nostri americanofili) presidenziali del team Bush-Gore del 2000, la gran parte è stata messa a disposizione proprio dalle compagnie petrolifere: le quali, avendo pure investito sugli uomini del Pentagono e dei media, hanno reso possibile prima il golpe elettorale contro Gore, poi l'occultamento delle prove che, chiunque abbia organizzato lo schianto contro le Torri gemelle, i servizi americani ne erano al corrente.
La cosa è tanto vera che alla fine del gennaio 2002 la CNN ha affermato : " il presidente Bush in persona ha chiesto al leader della maggioranza del Senato, TOM DASCHLE, di limitare le indagini del Congresso sugli eventi dell'11 settembre, secondo quanto hanno riferito alla CNN fonti dello stesso Congresso e della Casa Bianca. Le fonti dicono che è stato Bush ad iniziare la conversazione (...)chiedendo, al posto della più ampia inchiesta proposta da alcuni deputati e senatori, che solo i servizi d'indagine della Camera e del Senato indagassero sulle possibili carenze delle agenzie federali che potrebbero aver giocato un ruolo nel permettere agli attentati terroristici di avere luogo. La discussione di martedi avveniva dopo un'insolita telefonata del Vicepresidente Dick Cheney che chiedeva la stessa cosa (riportato da Gore Vidal in LE MENZOGNE DELL'IMPERO E ALTRE TRISTI VERITà. PERCHE' LA JUNTA CHENEY-BUSH VUOLE LA GUERRA CON L'IRAQ, Fazi Editore)".
Questo libro, come altri sull'argomento (pensiamo ai vari testi di Chomsky o all'altro sconvolgente scritto di Gore Vidal, LA FINE DELLA LIBERTA', edito sempre da Fazi) ovviamente non vengono recensiti nè dal "Corriere della Sera", nè dall' "Unità" del "fratello maggiore" ed americano HONORIS CAUSA Furio Colombo.
La cosa è facilmente comprensibile leggendo passi come quello che segue.
"(...) i compromessi di Bush junior col Male risalgono, per lo meno, al 1979, quando il suo primo tentativo, fallito, di giocare da titolare nella grande serie A del petrolio texano lo portò a mettersi in affari con un certo James Bath di Houston, un amico di famiglia, che diede a Bush junior 50.000 dollari per una quota del 5 per cento di una società di proprietà di Bush, la ARBUSTO (l'equivalente spagnolo di bush).
In quel periodo, secondo Wayne Madsen ("In These Times" - Institute for Public Affairs, n.25), Bath era il solo rappresentante negli Stati Uniti per gli affari di Salem bin Laden, capofamiglia e fratello (uno dei diciassette) di Osama Bin Laden.
In una dichiarazione resa poco dopo gli attentati dell'11 Settembre, la Casa Bianca ha negato con veemenza l'esistenza di questa connection, insistendo che Bath aveva investito nella ARBUSTO i suoi soldi, e non quelli di Salem Bin Laden.
In dichiarazioni successive, e contraddittorie, Bush ha prima negato di aver mai conosciuto Bath, poi ha ammesso la sua quota azionaria nella ARBUSTO e di essere stato a conoscenza del fatto che Bath rappresentava interessi sauditi (...).
Dopo svariate reincarnazioni, ARBUSTO è riemersa nel 1986 come HARKEN ENERGY CORPORATION.
Un anno dopo, quando la HARKEN si trovò nei guai, lo sceicco saudita Abdullah Taha Baghsh "... Bush junior, come Bush senior, in momenti di difficoltà finanziaria, ha dovuto spesso far ricorso alla benevolenza dei burnus... (è il mantello bianco caratteristico di molte popolazioni arabe, in particolare i sauditi - n.d.r.)
Alle spalle di Bush il giovane c'è Bush il vecchio, con la sua redditizia posizione all'interno della Carlyle Group che possiede quote di almeno 164 società in tutto il mondo, suscitando così l'ammirazione del WALL STREET JOURNAL, quel fedele amico dei ricchi e dei potenti che già il 27 settembre 2001 faceva notare ' Se gli Stati Uniti aumentano il budget destinato alla difesa nel tentativo di bloccare le presunte attività terroristiche di Osama Bin Laden, ci si potrebbe essere un beneficio inaspettato: la famiglia dello stesso Bin Laden (...) il facoltoso clan saudita (...) è uno degli investitori di un fondo creato dal Carlyle Group, una finanziaria di New York con ottime connection, specializzata nella liquidazione di società nel settore della difesa ed in quello aerospaziale. Osama è uno degli oltre 50 figli di Mohammed Bin Laden, che ha creato il giro d'affari della famiglia, del valore di 5 miliardi di dollari'
Il Wall Street Journal avrebbe potuto aggiungere che un altro beneficiario della guerra in Afghanistan doveva essere, come spiegato da "Judicial Watch" (28 settembre 2001), ' George H.W. Bush, il padre del presidente Bush, che attraverso il Carlyle Group, una società di consulenza internazionale, cura gli affari della famiglia Bin Laden in Arabia Saudita.
Bush senior si è incontrato con la famiglia Bin Laden almeno due volte(...) '
Ma la famiglia Bush, a caccia di cariche o ricchezze, ha oramai perso il comune senso del pudore, o meglio - non si può fare a meno di pensarlo - il buon senso. Ci sono prove che stanno bloccando le indagini sui legami tra i Bin Laden e il terrorismo.
L'Agence France Press scrive il 4 novembre 2001 " Gli agenti dell'FBI negli Stati Uniti che stavano investigando su parenti del sospetto terrorista Osama (...) ricevettoro ordini di smettere non appena George W. Bush divenne presidente (...) " ".
Fin qui Gore Vidal nel sopracitato libro (alle pagg. 26-28).
A completare il già fosco quadro vale la pena di sottolineare un altro paio di sorprendenti coincidenze.
Pochi giorni prima dell'11 settembre il mitico eroe afghano Massud, che aveva combattuto l'invasione sovietica senza mai svendere la propria dignità ed indipendenza agli interessi occidentali, viene ucciso a seguito di una complessa azione di killeraggio.
Questo omicidio è stato imputato a Bin Laden ed alla sua organizzazione Al Qaeda.
Tutto può essere a questo mondo, ma a rigor di logica gli unici a trarne vantaggio sono gli Stati Uniti.
Al momento della sua morte le truppe di Massud erano schiacciate a Nord del paese, senza aiuti e sostegno dall'Occidente, e più che sulla difensiva erano sull'orlo del crollo per la forte pressione esercitata dall'esercito talebano.
Che si dovesse attaccare l'Afghanistan gli Usa l'avevano deciso ben prima dell'undici settembre, e gli indizi in tal senso sono numerosi.
Basti a titolo di esempio quanto riportato sempre da Gore Vidal (pagg. 10-13).
"A quanto pare eravamo stati avvisati, e a più riprese: praticamente da un anno ci veniva detto e ridetto che avremmo ricevuto visite poco amichevoli dal cielo, un giorno o l'altro del mese di settembre 2001, ma la Junta Cheney-Bush non ci ha informati, nè protetti, nonostante i segnali di allarme rosso inviati dai presidenti Putin e Mubarak, dal Mossad e anche da certi elementi del nostro malconcio FBI. (George Bush) ha lasciato il popolo americano all'oscuro di un imminente attentato a due delle nostre città, in previsione dell'attacco che gli Stati Uniti avevano già in progetto contro i talebani in Afghanistan.
"The Guardian" (26 settembre 2001) ha scritto che prima dell'11 settembre, nel mese di luglio, un gruppo di rappresentanti delle parti in causa s'incontrò in un hotel di Berlino per ascoltare un ex funzionario del dipartimento di Stato, Lee Coldren, incaricato di trasmettere un messaggio dell'amministrazione Bush 'Gli Stati Uniti si dichiaravano sdegnati con i talebani al punto di prendere in considerazione la possibilità di un'azione militare (...) e ciò che rendeva particolarmente agghiacciante questo avvertimento privato era il fatto di essere accompagnato (...) da dettagli molto precisi su cosa avrebbe fatto Bush per vincere...' ".
Se Massud fosse stato ancora in vita, una volta conquistato l'Afghanistan attraverso l'impiego del suo esercito riarmato ed equipaggiato dagli Usa, non avrebbe potuto non essere il nuovo presidente afghano, dato il suo prestigio e la sua riconosciuta autorità.
Ma Massud, che tra tutti i paesi occidentali aveva nella Francia il suo punto di riferimento, non avrebbe sbragato davanti agli interessi della UNOCAL (la società statunitense interessata alla costruzione dell'oleodotto dal Turkmenistan al Pakistan attraverso l'Afghanistan, da Krasnovodosk sul Mar Caspio a Karachi sulla costa dell'Oceano Indiano) e nella cui società ha suoi interessi economici - ma guarda un pò - l'attuale presidente "democratico" Karzai, impiantato a Kabul dagli USA e ora sostenuto da un bellicoso esercito occidentale (forze armate italiane comprese).
Altra coincidenza è la svolta impressa ad Israele nella guerra di sterminio contro il popolo palestinese, derubato della gran parte delle sue terre e segregato in quelle poche rimaste.
Senza l'undici settembre l'attuale strategia e politica israeliana sarebbe stata giudicata inaccettabile dalla gran parte dell'Occidente, e soprattutto in Europa.
Ma dato che l'immaginario collettivo delle masse occidentali non distingue tra arabi, islam e questione palestinese, in considerazione anche del fatto che in Palestina la tattica del soldato suicida (indebitamente chiamato kamikaze) è prassi, l'associazione con gli attentatori dell'undici settembre è automatica e quindi la gran parte della popolazione occidentale trova lecito tutto ciò che viene perpetrato contro i palestinesi grazie anche alla tecnologia USA, e trova abominevole l'autodifesa attraverso il martirio.
S'insiste molto sulle morti civili israeliane, come se quelle palestinesi (cinque volte superiori dall'inizio della seconda INTIFADA) fossero perdite militari.
La differenza è che i civili palestinesi vanno contro i civili israeliani, mentre contro i civili palestinesi ci va l'esercito, al quale dovrebbe essere consentito di sbagliare una volta ogni mille nello scambiare un bambino od un semplice civile con un terrorista e non "sbagliare" nove volte su dieci.
Infine, la coincidenza dell'Iraq inserita nell'ASSE DEL MALE.
Nessuno riesce a fornire la prova che l'Iraq ha queste famose armi di distruzione di massa (a differenza degli Usa, per esempio, che non solo è provato che le possieda, ma le ha anche più volte usate a sproposito e per aggredire, non certo per difendersi), ma di provato c'è invece che dei 150 contratti per lo sfruttamento petrolifero nessuno è stato firmato con gli USA.
Di provato c'è che le compagnie petrolifere sponsor dell'attuale amministrazione si sono lamentate di questo fatto per loro inaccettabile.
Di provato c'è che la Casa Bianca vuole imporre sull'Iraq (vinta la guerra) un protettorato di almeno due anni per ristabilire la "democrazia".
Di provato c'è che la Corea del Nord (evidentemente etero-diretta dalla Cina, che non solo deve ancora regolare il conto della propria ambasciata belgradese bombardata dagli Usa, ma che non gradisce affatto la politica americana contro l'Iraq) possiede armi di distruzione di massa ma non ha petrolio, che invece gli USA dovrebbero fornire in cambio della non proliferazione nucleare e contro la quale gli USA ben si guardano dall'adottare la stessa protervia usata contro l'Iraq.
Dunque, mentre da noi si farfuglia di conflitti d'interessi che riguardano il Sig. Berlusconi e si nega l'esistenza nel mondo democratico di analoghe situazioni, non solo si mente spudoratamente (i conflitti d'interesse del Signor Bush e di tutta la sua amministrazione sono talmente eclatanti che bisogna solo essere in conclamata malafede per negarli), ma si è oggettivamente complici di una strategia politica espansionistica tanto criminale quanto subdola.
Ed è subdola in quanto riesce a camuffare la propria arroganza e vera finalità dietro una cortina filosofica ed ideologica falsa (democrazia-bene-libertà) che purtroppo (purtroppo per i destini del mondo e dell'umanità) conta eserciti di affiliati spesso rintronati dalla propaganda, ma altrettanto spesso in cosciente malafede.
Oggi come oggi quest'allucinante situazione rischia seriamente d'introdurci ad una terza e catastrofica guerra mondiale.
Per avere una riprova della demenziale sponda offerta al progetto imperialista statunitense da parte dei nostri "maitres-a-penser" è sufficiente aprire e leggere, giorno per giorno, i quotidiani.
Oggi, mentre sto scrivendo quest'editoriale, è il 12 gennaio, è l'editoriale del "Corriere della Sera" è a firma dell'ineffabile Angelo Panebianco, il quale scrive (e veramente ci crede) che: "Essendo gli Stati Uniti una democrazia più trasparente di quelle europee, sono di dominio pubblico, ad esempio, le disposizioni dell'amministrazione Bush ai servizi segreti in materia di LICENZA DI UCCIDERE".
In generale l'articolo verte sulla questione della lotta al terrorismo con la solita capziosità puritana e senza mai, dico mai, affrontare le ragioni per cui il terrorismo esiste.
Il terrorismo, secondo la definizione politicamente corretta, è il Male che aggredisce il Bene.
Però si evita sempre di ragionare attorno al fatto che il terrorismo compare quando "le forze del Bene" attraverso l'Alta Finanza, le banche, la politica economica dell'FMI, l'industria chimica ed inquinante, lo sfruttamento delle risorse allocate oltre i propri confini, i cannoni ed i bombardieri vanno ad infittire la soffocante ragnatela che avviluppa nazioni e popoli.
Così al bombardamento dell'Alta Finanza (con annessi e connessi) e a quello dei caccia USA-NATO si risponde con il tritolo e i kamikaze.
In generale l'articolo verte sulla questione della lotta al terrorismo con la solita capziosità puritana e senza mai, dico mai, affrontare le ragioni per cui il terrorismo esiste.
Il terrorismo, secondo la definizione politicamente corretta, è il Male che aggredisce il Bene.
Però si evita sempre di ragionare attorno al fatto che il terrorismo compare quando "le forze del Bene" attraverso l'Alta Finanza, le banche, la politica economica dell'FMI, l'industria chimica ed inquinante, lo sfruttamento delle risorse allocate oltre i propri confini, i cannoni ed i bombardieri vanno ad infittire la soffocante ragnatela che avviluppa nazioni e popoli.
Così al bombardamento dell'Alta Finanza (con annessi e connessi) e a quello dei caccia USA-NATO si risponde con il tritolo e i KAMIKAZE.
Ovviamente la stampa che noi reputiamo essere libera e democratica c'insegna che i primi sono moralmente ed eticamente nel giusto e nel bene, mentre i secondi sguazzano nel male e nell'errore.
E i Panebianco vengono a raccontarci la storiella della "trasparenza democratica".
Ovviamente Panebianco e i suoi consimili amano molto scrivere e citari, ma a partire dal momento in cui hanno fatto carriera nei media diventano molto selettivi in fatto di letture.
Eppure basterebbe leggere gli stessi articoli del "Corriere della Sera", non in prima pagina ma a pag.35 di tre giorni prima della pubblicazione del pistolotto del nostro opinionista.
Panebianco (e con lui tutti gli zii d'America tipo Riotta, Mieli, Ferrara, Lerner, etc.) avrebbe potuto leggere :" Cosa rimprovera al New Yorker?" "Di marciare allo stesso ritmo del New York Times e degli altri grandi media americani che non criticano il governo per paura che questo si vendichi bloccando il loro accesso alle fonti ed alle notizie. I Mass Media, oggi, sono in mano ad un gruppo ristretto di proprietari estremamente facoltosi i cui interessi non collimano affatto con quelli dei comuni mortali in un Paese dove il divario tra ricchi e poveri è ormai incolmabile. In questo contesto, qualsiasi critica al regime viene automaticamente bollata come anti-patriottica ed anti-americana. I nostri media scelgono d'ignorare notizie che nel resto del pianeta ricevono ampio risalto, se non fosse per Internet, anche la mia visione del mondo sarebbe estremamente ristretta".
A parlare in questo modo in un'intervista di Alessandra Farkas non è Gino Strada o un fanatico assertore del complotto demoplutocraticogiudaicomassonico; è il noto disegnatore Art Spiegelman, da noi famoso per MAUS, la saga dei topini ebrei sterminati dai feroci gatti nazisti, per cui ovviamente ha vinto il premio Pulitzer (come Spielberg e Benigni, grazie al medesimo canovaccio l'Oscar cinematografico: sarebbe stato troppo facile vincere premi con la storia di una famiglia tedesca sterminata ad Amburgo dai bombardamenti angloamericani!).
Se però è difficile capire i meriti di Panebianco e su cosa si basa il suo supposto prestigio agli occhi di chi decide l'assegnazione di editoriali al "Corriere della Sera", dato il contenuto sempre banale e stucchevole dei suoi interventi, quelli di altri editorialisti - quelli sì veri zii d'America - è fin troppo facile intuirli.
Mi riferisco ai vari Galli della Loggia, Franco Venturini, Piero Ostellino, Gianni Riotta e soprattutto il "tranquillizzante", onnipresente e tuttologo Paolo Mieli.
In forza al quotidiano nazionale percepito dall'opinione pubblica come il più equilibrato ed indipendente tra tutti i quotidiani nazionali, praticano una sottile campagna di disinformate e perniciosa propaganda filo-americana ben camuffata da un falso buon senso.
PER ESEMPIO
Paolo Mieli evita accuratamente (come pure Giuliano Ferrara) di declinare la propria appartenenza alla comunità dei "fratelli maggiori" (il primo per parte di padre, il secondo per parte di madre accomunato in questo alla consorte), tant'è che di questo fatto nessuno o quasi dei rispettivi lettori è a conoscenza.
Va da sè che tale appartenenza non è sinonimo di malvagità, criminalità, inferiorità o quant'altro.
Personalmente vanto la conoscenza che rasenta l'amicizia (e in un caso pure il cameratismo) di un paio di persone stimatissime ed eticamente rigorose del cui rapporto con me vado fiero.
Ma si converrà che quando ad una trasmissione condotta da Giuliano Ferrara e Gad Lerner, in cui si discute di America-Israele-Palestina-Iraq, ci sono in studio oltre ai due conduttori menzionati anche il Signor Paolo Mieli e in collegamento da Tel Aviv Fiammetta Nirenstein e Luca Barbareschi (stessa appartenza), il telespettatore viene ingannato non certo da quanto sostengono Lerner, Nirenstein o Barbareschi (che si sono dichiarati per quel che sono e quindi è facile desumerne la posizione partigiana filo-israeliana e per conseguenza filo-americana), ma proprio da Ferrara e più ancora da Mieli.
Il primo, almeno, si dichiara apertamente fazioso; il secondo, invece, tenta sempre di accreditarsi come equilibrato, democraticamente riflessivo ed equidistante.
Basta dunque prendere un qualsiasi articolo di Mieli in cui tratta di Medio Oriente ed America per capire, alla luce di quanto sopra detto, non dico la sua malafede ma la sua sicura partigianeria.
PER ESEMPIO
Risposta ad una lettera nell'apposita rubrica del "Corriere" dell'undici gennaio:"Non starò qui a ricordare che se in Iraq sono morte centinaia di persone è esclusivamente perchè Saddam ha investito le ricchezze del suo Paese in armi (...) Mi sarebbe sufficiente che Strada fosse tenuto la prossima volta ad indicare le differenze specifiche tra "sanzioni cattive" - cioè l'embargo che uccide la gente per bene e rafforza il despota - e quelle "buone" che invece risparmiano la gente ed indeboliscono il tiranno.
Se Strada saprà spiegarci come si fanno le "buone sanzioni" (presumo che il tutto non si riduca a dire si all'embargo contro le dittature di destra e non a quello contro le altre) credo che (...) l'intera comunità nazionale gli sarà grata.
E, forse, anche il resto dell'umanità".
Ho scelto di proposito, tra le tante, questa risposta proprio perchè appare tanto mite ed innocente, per di più riferita com'è ad un argomento "collaterale" rispetto alla questione America-Israele-Palestina-Iraq.
Dove avviene la disinformazione e la manipolazione?
Intanto nell'omettere che in Iraq, prima della guerra contro l'Iran alla quale è stato spinto (e pesantemente sostenuto dagli Usa), Saddam aveva assicurato al suo Paese un tenore di vita elevatissimo.
Le sue università godevano di alto prestigio internazionale, la scolarizzazione laica era vicina al 100% e la mortalità infantile era praticamente inesistente.
Il martirio del popolo iracheno comincia con le sanzioni.
Di più.
Un'alta percentuale del ricavato della vendita del petrolio autorizzato dall'ONU (petrolio contro beni umanitari) viene trattenuta alla fonte per pagare l'aviazione angloamericana che bombarda in spregio al diritto internazionale il popolo iracheno.
Cioè il petrolio iracheno serve a pagare i bombardamenti occidentali del popolo iracheno.
Questa è l'unica ragione per cui è stato consentito all'Iraq di vendere un pò del suo petrolio e non certo per resipiscenza umanitaria degli angloamericani.
Secondo: un embargo umanitario, caro Signor Mieli, è quello, per esempio, che proibisce d'importare medicinali pediatrici, incubatrici, pezzi di ricambio per sale operatorie e autoambulanze, ma interdice l'importazione di materiale bellico effettivo e magari tutto ciò che può andare sotto la voce beni di lusso.
Penso che il Dr. Strada, se ha tempo da perdere, gli risponderà alla stessa maniera.
Questo tipo d'interventi di Mieli & C. è uno stillicidio continuo che lascia le sue sedimentazioni.
Per rendersene conto è sufficiente seguire i dibattiti sulle piccole TV commerciali a cui il pubblico può accedere telefonicamente con una certa facilità.
Agli sventurati ospiti che sono sulla linea di Gino Strada ma che sono magari meno documentati, il telespettatore-telefono-munito obietterà esattamente questi argomenti spesso in modo grossolano, raffazzonato ed iroso, determinando poi le premesse di degenerazioni sul tipo di quelle viste alla TV di Padova tra le due primedonne Adel Smith e Pelanda, con la coda della sceneggiata alla TV veronese tra Smith e gli esuberanti ragazzi di Forza Nuova (anche se, ad onor del vero, l'incidente di Verona ha le sue principali radici in ben altro terreno, come non mancherò di dire più sotto).
Più sofisticato il lavorio di Ernesto Galli della Loggia (ennesimo "fratello maggiore" operativo al Corrierone).
Lui lavora ai fianche e, se possibile, è ancora più sottile di Mieli, meno diretto, apparentemente quasi filosofico.
PER ESEMPIO:
Cosa in Italia (non solo in Italia, ma soprattutto in Italia) ha molto peso specifico sul fronte che si oppone alla guerra contro l'Iraq?
Cosa taglia le gambe agli zii d'America a cui piacerebbe tanto accusare il movimento pacifista oltre che di schizzofrenia utopica anche di anti-americanismo veterocomunista? Semplice.
La posizione della Chiesa.
Il fatto che la Chiesa sia allineata con Strada e Bertinotti fa fumare dalle orecchie Ferrara e gli umorali come lui.
Mieli, che punta alla presidenza della RAI, sa benissimo che il consenso dei cattolici è fondamentale e quindi non può permettersi di prender posizione contro la Chiesa.
Ernesto Galli della Loggia non ha di queste aspettative, quindi tocca a lui.
Con due editoriali a distanza ravvicinata, uno il 7 gennaio e uno proprio questa mattina (il 13 gennaio), che ho letto al momento di riprendere il mio scritto, Galli della Loggia accusa la Chiesa di tenere due atteggiamenti diversi rispetto alla questione della pace.
La Chiesa tace sulla Cecenia, su Timor Est e su altre guerre in corso anche là dove è in gioco il destino della Cristianità, argomenta il nostro.
La Chiesa invocherebbe la pace solo per l'Iraq e per quei birbanti di palestinesi.
Per certi versi è pure vero, ma è anche vero che mentre la questione cecena è tutta interna alla Russia e quella di Timor Est all'Indonesia, la questione irachena non è una questione interna degli Usa, ma corrisponde ad una politica espansionista, anzi imperialistica.
Non è cosa di poco conto, tanto più se si tiene conto del fatto che a partire dalla fine dell'800 la conquista USA (contrariamente a quella sovietica e anche "islamica") si dimostra irreversibile.
E se a seguito degli eserciti invasori di antica memoria arrivavano mignotte e saltimbanchi, a seguito di quelle statunitensi arrivano una cultura, una visione del mondo, uno stile di vita, una "giustizia sociale" e via elencando che sono antitetiche rispetto alla morale, all'etica (in una parola all'evangelizzazione) della Chiesa.
La supposizione fatta da Galli della Loggia invece è ovviamente più prosaica: "Credo che si preferisca lasciare andare le cose come vanno per due ragioni (...) o perchè specie da parte dei vertici della gerarchia non si vuole inasprire un contenzioso già abbastanza aspro (...), ovvero perchè si è consapevoli del fatto che nell'ambiente italiano il tema della "pace" è sentito tradizionalmente come un tema ' di sinistra ' ".
Insomma le armate USA schierate in difesa del Bene e della democrazia hanno da noi una poderosa quinta colonna, fatta sì di tanti scalmanati fan dell'Occidente TOUT-COURT, ma anche e soprattutto di paludati e tranquillizzanti intellettuali che appaiono veramente come persone dabbene, equilibrate e dotate di tanto, tanto, ma veramente tanto buon senso.
Ma gli zii d'America hanno anche qualche nipotino, meno attrezzato intellettualmente, che nei diversi comparti ideologici dello schieramento politico ha innestato una preoccupante regressione ed involuzione.
E' una situazione molto pericolosa e sulla quale l'indulgenza politico-culturale può pagare solo a brevissimo termine.
Stare zitti, non intervenire - argomentando quanto meno nel tentativo di creare un confronto culturale - significa, nell'immediato, non alienarsi contatti e rapporti con alcuni individui o ambienti che potrebbero essere aggregati dentro circuiti del pensare e dell'agire un pò meno grezzi e un pò più coscienti del volto e della natura del vero nemico oggettivo.
Intervenire significa, invece, rischiare d'incrinare rapporti basati sull'esile contatto offerto dalla supposta identica Area d'appartenenza, vanificando così il lavoro (paziente e non sempre facile) di alcuni di noi, che nell'efficacia di questi rapporti molto credono e molto investono.
Ma non intervenire significa anche sperperare un enorme capitale accumulato nel tempo con la perseveranza ed il rigore, cosa che ci fa diventare punto di riferimento autorevole per chi è molto interessato al mondo delle Idee e poco a quello delle ideologie, essendo quest'ultime vere e proprie maschere mortuarie delle idee.
PER ESEMPIO
Quanto accaduto tra i militanti di Forza Nuova ed Adel Smith negli studi televisivi di Televero-na.
I telegiornali hanno sparato la notizia in apertura dandole molto rilievo e i giornali vi hanno dedicato pagine intere per più giorni.
Eppure, nella sostanza, non si tratta altro che di un episodio analogo a molti altri che hanno visto per protagonisti gli autonomi.
Uno scontro finito a cazzotti che però (a differenza di quanto accade di solito agli autonomi, come ad esempio il brutale pestaggio in P.le Loreto contro alcuni neofascisti colpevoli di aver deposto dei fiori o ad alcuni banchetti della Lega Nord) è costato il carcere a sei giovani con pesantissime accuse e l'apertura di procedimenti giudiziari da parte della Procura di Verona, che avrà molto probabilmente esiti nefasti.
Non entro dunque nel merito dell'episodio in sè, non soltanto perchè effettivamente insignificante e gonfiato per meri e prosaici scopi di propaganda contrapposta dalle fazioni in campo, ma anche perchè episodi del genere si verificano a migliaia tutte le settimane tanto negli stadi che nelle discoteche e, per quanto stigmatizzati, non hanno le ripercussioni che ha avuto quello di cui sopra: come se scazzottarsi per tifo, per ECSTASY o per le grazie della pupa di turno fosse molto diverso che lo scazzottarsi per idee religiose o ideologiche più o meno discutibili, più o meno condivisibili.
Quello che qui interessa considerare sono il substrato culturale e la strategia sottesa, non certo il metodo di Lotta o l'eticità dell'impresa.
Se anche in quello studio televisivo si fossero scambiati colpi di mazzi di fiori o il famigerato "gesto dell'ombrello", adesso non verrebbe comunque la necessità della critica e dell'analisi della situazione di fatto.
Intanto, sullo sfondo ci sono almeno cinque ineludibili questioni:
1. La necessità di criminalizzazione dell'Islam e dell'islamico. A questa operazione necessaria per reggere lo scontro planetario a cui anela l'amministrazione Bush partecipano volentieri molti media e tanta parte della manovalanza partitica, soprattutto della Casa delle Libertà, sia con deputati, consiglieri ed assessori regionali, comunali e provinciali spesso ospiti nelle TV locali dove, dall'alto della loro abissale ignoranza in fatto di storia delle religioni (ma non solo), dicono cose di una mostruosità incredibile. A quelle esternazioni fa poi seguito un tremendo cortocircuito con i telespettatori che hanno la possibilità di partecipare in diretta al dibattito, che a queste bestialità ne aggiungono tante altre, orecchiate qua e là e spesso mal digerite grazie al contributo degli zii d'America di cui sopra.Ciliegina sulla torta, la totale incompetenza dei conduttori, i quali ne sanno ancor meno e spesso lo dichiarano. C'è poi il giochetto dell'AUDIENCE, per cui il rimestare nel letame diventa premiante.
2. La questione immigrazione-invasione che è degenerata.In connessione con il punto di cui sopra il problema immigrazione-invasione viene recepito solo come direttamente collegato alla questione islamica.Della massiccia immigrazione albanese, cinese, filippina, est-europea, sud-americana (quest'ultima ha raggiunto proporzioni enormi) ormai non se ne parla più.
3. L'immaginario collettivo a seguito della propaganda pro-Usa in versione imperialista non distingue più tra immigrazione,islam e terrorismo.Per le stesse ragioni non c'è più distinzione tra il luogo geografico "Occidente" e il suo contenuto.Se una parte di questo contenuto (stati, culture, religioni, società...) è impazzito ci si deve schierare comunque in suo favore in quanto ci contiene tutti (anche quelli che non sono impazziti).
4. La vertigine del nichilismo che l'Occidente cristiano ha generato porta molti a ritenere che la via di salvezza stia nel ritornare all'affidarsi a chi tale catastrofe ha oggettivamente covato (se non proprio generato): cioè il Cristianesimo.
5. Davanti al vitalismo della religione islamica (moschee sempre più piene, chiese sempre più vuote) si ritiene di chiamare in causa la supposta tradizione europea e nazionale: il Cattolicesimo.La religione, dunque, non tanto in quanto atto di fede realmente vissuta, ma come àncora di salvezza per dare identità ad un'anima che non c'è più (nichilismo), a fronte di popoli largamente vitali in cui la centralità della fede islamica è fondamentale.Così, molti estimatori della battaglia di Lepanto, in realtà sono spesso degli atei camuffati che non sanno proprio a cosa aggrapparsi e che quindi mentono e barano sapendo di mentire e di barare.Con questo sfondo, ai media non pare vero di poter dare spazio a personaggi urticanti.Se avessimo messo a tavolino il prototipo del truzzo leghista per fargli disegnare il mussulmano ideale da additare al pubblico ludibrio, probabilmente sarebbe risultato molto somigliante ad Adel Smith. Non tanto per le cose che dice (ben poca roba è farina del suo sacco), ma per come lo dice e per la priorità che dà agli argomenti.Non è, come si crede, un provocatore, un mestatore o peggio ancora un tragicatore.Nell'ambiente islamico loschi figuri non mancano, basti pensare a tipi come un certo Palazzi di Roma, a cui non per niente e non per caso viene concesso ampio spazio da giornali come "La Padania", "Libero" o "Il Giornale".In questi casi, accreditandosi come autorevoli mussulmani che presiedono scalcagnate organizzazioni, i veri provocatori alla Palazzi agiscono sotterraneamente manipolando nell'ombra e accusando altri mussulmani di essere terroristi o amici di terroristi.Ovviamente da noi la figura del "pentito" o del "buono" tra i lupi (il "buon" comunista, il "buon" fascista, la "buona" prostituta, il ladro "buono", etc) ha sempre un forte ascendente, e chi se ne ammanta viene subito arruolato come esperto e credibile accusatore. Perchè "sa" le cose dal di dentro.In realtà quel che dà aria alla loro bocca e guida il loro braccio quando scrivono è il RESSENTIMENT di nietzschiana memoria, è la gelosia, l'invidia, l'arrivismo e l'egocentrismo.Questi sono i veri provocatori, che sono quel che sono a prescindere dal conduttore televisivo in cerca di AUDIENCE e che dà spazio alle risse con Adel Smith.Che ovviamente buca il video esattamente come lo bucano Platinette o il Mago Otelma.Il punto è che là dove non sono preda "ideologica" di astuti marpioni, le tre religioni monoteistiche (ebraismo,islam e cristianesimo in tutte le loro declinazioni) non vengono travisate e quindi hanno effettivamente un ampio bacino collettore comune.Intanto hanno in Abramo e il suo Dio (poi diversamente interpretato), un identico originarsi. Sul piano della sacralità sono “esclusive” (non esiste altro Dio che il loro e altra Via al divino che la loro) ed infine (per quel che qui c’interessa) sono “religioni del deserto”. Va da sé che ci sono anche un sacco di marcate differenze con conseguenti effetti diversi sul piano della Storia. L’esclusivismo (diciamo pure la matrice razzista) ha condotto il Giudaismo, all’interno del mondo dominato dalla visione monoteistica, a scontri terrificanti. L’Islam ha fatto grande la Nazione Araba, mentre il Cristianesimo è diventato grande grazie a Roma ed ha offerto al “paganesimo” (che ha in pratica dato fondamento sacrale, simbolico e mitico al miglior cattolicesimo) di assolvere alla funzione tradizionale di trasmettere in forma “sottile” l’originaria religiosità Indoeuropea. Ma il cattolicesimo – e questo è il punto fondamentale – è la conseguenza dell’incontro tra due visioni del mondo antitetiche, che non sono mai riuscite a fondersi perché sostanzialmente incompatibili. E quindi, dopo il periodo aureo in cui l’influenza “pagana” (vale a dire la religiosità, veicolo di sapienza primordiale, di segno Indoeuropeo) ha dato lustro e splendore al cristianesimo romano, è emersa prepotente (ed ai giorni nostri è totalizzante) l’anima giudaica domata ed imbrigliata dentro la Chiesa per quasi duemila anni. Quel che oggi la Chiesa offre ha ben poco da spartire con l’anima originaria europea o anche, più semplicemente, “nazionale”. Quello a cui montano la guardia e tanto invocano i neocattolici, e in genere le organizzazioni politiche che vogliono essere accidentalmente confessionali, altro non è che una CRISALIDE VUOTA. Partendo da lì né si torna verso l’oltrepassata Età dell’Oro, né si va verso alcuna Rifondazione. Semplicemente si partecipa oggettivamente allo stesso gioco che tanto appassiona gli zii d’America e i loro nipotini. D’altra parte, come potrebbe essere diversamente quando lo stesso Mons. Lustiger, imprescindibile arbitro della dottrina della Chiesa sentenzia:
“Così chi voglia decifrare la caratteristica centrale dell’Unità Europea, può dire che l’Europa, nella sua Unità, è comprensibile in ragione della sua nascita, del suo parto ad opera del Cristianesimo che resta organicamente legato al giudaismo ed agli universalismi secolari”(in NOUS AVANS RENDEZ-VOUS AVEC L’EUROPE, Mame 1991, pag.143).
Peccato per lui che di fatto l’Europa, con Roma, fosse già tale prima che Gesù venisse al mondo; Europa che aveva come caratteristica centrale un’essenza religiosa che non contemplava deserti e aveva ben altra visione dell’Uomo e del Mondo. E con ogni probabilità la Vera Europa ritroverà se stessa dopo che le tre figlie di Abramo avranno risolto la propria fondamentale contraddizione in un’apocalittica catarsi. Ma al di là del ragionare sui massimi sistemi e sulle ciclicità dei tempi e della storia, chi oggi pensa di partecipare a lotte di matrice religiosa con divise o costumi politici dentro un ring predisposto dagli zii d’America non fa altro che riproporre un “déjà-vu” ai tempi del pericolo comunista e quindi degli opposti estremismi. Chi vuole camminare su questo sentiero è liberissimo di farlo: ma sarebbe bene che avesse chiare fin da ora le proprie responsabilità, e quando le tragedie cominceranno a compiersi non accampi scuse.
“Pre-vedere” non è da tutti (anche se chi vuol essere Guida dovrebbe vantare in buona dose tale capacità): ma ignorare quanto già accaduto ad opera del regista di allora, che è padre di quello attuale, questo è gravissimo.




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