Parole profetiche, pronunciate nel 1937
Partendo dal presupposto che ''le civiltà moderne sono divoratrici dello spazio, le civiltà tradizionali divoratrici del tempo'', Evola continua
''le prime - le civiltà moderne - sono vertiginose per la loro febbre di moto e di conquista spaziale, generatrice di ogni mezzo atto a ridurre ogni distanza, ad abbreviare ogni intervallo, a tentare di contrarre in una sensazione di simultaneità e di ubiquità tutto quel che è sparso nella moltitudine dei luoghi. Orgasmo di un bisogno di possesso, angoscia oscura di fronte a tutto ciò che è distaccato, isolato, lontano; impulso a diffondersi, circolare, e raccogliersi in ogni cosa e ogni luogo -fuor che in sé stessi. La tecnica e la scienza, incitate da questo impulso, a loro volta lo accrescono e lo moltiplicano: scambi, comunicazioni, espressi, radio, standardizzazione, metropolitismo, internazionalismo, spirito americano, spirito 'moderno'. Rapidamente la rete si completa, si fortifica, si perfeziona tecnicamente. Lo spazio terrestre non ha quasi più misteri. Le vie del suolo, dell'acqua e dell'aria sono dischiuse. L'azione si porta fulmineamente per ogni dove. Tumulto confuso di mille voci che a poco a poco si compongono in un ritmo uniforme, monocromo, impersonale. Dinamismo, mito dell'espansione illimitata''
Julius Evola, ''Civiltà del tempo e civiltà dello spazio'', in Id., ''I testi del Corriere Padano'', Ar, 2002, p. 253.


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