REFERENDUM DI FAMIGLIA CRISTIANA
LA GUERRA, LA PACE
Usare le armi per ristabilire la pace, o la pace come unica arma per un mondo più giusto? Faccia a faccia Galli della Loggia e Monticone.
«Gli Stati Uniti d’America stanno combattendo una guerra di portata mondiale contro i terroristi. Per sconfiggere questa minaccia dobbiamo usare ogni arma del nostro arsenale»
«Giorni cruciali ci stanno davanti. Ma noi accettiamo le sfide e il peso della leadership, perché agiamo per la causa della libertà e questa causa vincerà»
«Spero che Saddam si disarmi volontariamente, desidero la pace. Ma in nome della pace, se Saddam non disarmerà, gli Stati Uniti e gli amici della pace lo disarmeranno»
GEORGE W. BUSH
«La guerra non è mai una fatalità; essa è sempre una sconfitta dell’umanità»
«E che dire delle minacce di una guerra che potrebbe abbattersi sulle popolazioni dell’Irak, già estenuate da più di 12 anni di embargo? Mai la guerra può essere considerata un mezzo come un altro, da utilizzare per regolare i contenziosi fra le nazioni»
«Come ricordano la Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e il Diritto internazionale, non si può far ricorso alla guerra, anche se si tratta di assicurare il bene comune, se non come estrema possibilità e nel rispetto di ben rigorose condizioni, né vanno trascurate le conseguenze che essa comporta per le popolazioni civili »
GIOVANNI PAOLO II
Ernesto Galli della Loggia insegna Storia contemporanea all’Università di Perugia e scrive editoriali per il Corriere della Sera.
Professore, Bush usa ogni giorno toni molto duri contro Saddam. Come si giustifica questo linguaggio?
«Si spiega in vari modi. Primo: il tipo di comunicazione politica del presidente degli Stati Uniti è diverso da quello di noi europei e da quello che regna da secoli nelle stanze della Segreteria di Stato vaticana. Quello di Bush è un linguaggio tagliato soprattutto per l’uomo della strada. Secondo: Bush intende portare il Paese alla guerra e questo può farlo soltanto parlando fuori dei denti. Terzo: un linguaggio duro può essere il più efficace per costringere Saddam a adottare certi comportamenti».
Il consenso attorno agli Stati Uniti dopo l’11 settembre si è già dissolto?
«Sì, era un consenso emotivo nato da uno shock, non era un consenso politico. Anche da questo si esprime la pochezza politica dell’opinione pubblica occidentale: non sa che pesci pigliare perché ne può prendere uno solo. Infatti l’Europa, priva di una forza militare propria, può solo volere la pace. È un comportamento obbligato. I leader europei fingono di decidere per la pace, ma solo perché non hanno i mezzi per fare la guerra. E se la fanno, possono essere solo i vassalli degli Usa».
Quanto conta la parola del Papa per Bush e gli americani?
«Credo si dia per scontato che il Papa è contro la guerra e nella società americana non vedo un gran peso dei cattolici, le cui gerarchie sono indebolite dallo scandalo della pedofilia. Inoltre gli americani sanno bene che se la guerra sarà rapida, ci si dimenticherà presto delle obiezioni. Se sarà lunga, le preoccupazioni saranno ben altre».
E il mondo cattolico come recepisce le parole del Papa?
«Il Papa ha un magistero universale. Parla di pace e guerra con la "P" e la "G" maiuscole, ma poi ci sono le varie responsabilità di chi traduce in gesti concreti le sue parole. Questi gesti talvolta li vedo subalterni all’agenda politica della Cnn o del New York Times, oppure alla pressione della sinistra sociale. Ci si mobilita contro gli Usa, ma si ignorano altre tragedie mondiali come i milioni di morti delle guerre africane. Eppure lì ci sono i missionari in prima linea».
Il pacifismo cattolico è unilaterale?
«Credo che si stia facendo sentire solo una parte del mondo cattolico. Esiste una parte silenziosa che, pur d’accordo con l’appello del Papa alla pace, non condivide il significato politico che queste parole finiscono per avere in queste settimane. Vorrei sapere se i pellegrini di Loreto e Pompei la pensano come padre Zanotelli. Ma loro non hanno voce».
Roberto Zichittella
LA SCHEDA DEL NOSTRO REFERENDUM
Il presidente americano George W. Bush è pronto alla guerra contro l’Irak; il Papa continua a pronunciarsi in favore della pace. Da che parte stai, col Papa o con Bush? È certamente provocatorio il referendum che Famiglia Cristiana propone ai suoi lettori, ma dietro la domanda un po’ brutale c’è tutta la sostanza dei grandi temi etici.
Per votare basta seguire le indicazioni riportate sulla scheda al centro del giornale, che indica il numero verde da chiamare (visto l’altissimo afflusso di telefonate della volta scorsa, le linee sono state aumentate), insieme all’indirizzo del nostro sito Internet (www.famigliacristiana.it) sul quale è possibile votare e lasciare i propri commenti nell’apposito forum.
Si può votare fino a domenica 2 febbraio. Sul prossimo numero della rivista pubblicheremo i risultati del referendum, quelli di un sondaggio condotto dall’Abacus e un’approfondita inchiesta.




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