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Discussione: Parmigianino: l'alchimia come arte

  1. #11
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    In Origine Postato da pcosta
    Questo bellissimo dipinto rappresenta una giovane donna elegante, graziosa, grandi occhi neri pieni di curiosità e malizia, vestita in maniera originale, come difficilmente si ritrova nelle altre tele del Cinquecento.
    Dalla spalla pende uno di quegli zibellini che furono per quasi tutto il secolo l'ornamento di gran voga e che la moda voleva si rendessero ancora più preziosi ornandone la testa con musetto e baffi d'oro e di argento lavorati, con pietre preziose al posto degli occhi; alle orecchie porta due orecchini pendenti di perle.

    E' Antea, bellissima e ricercatissima "cortigiana" della Roma rinascimentale.

    Il Parmigianino, racconta il Vasari, venutogli il desiderio di veder Roma, per le opere di Raffaello e di Michelangelo, giunse nell'Urbe ed ottenne l'ingresso in Vaticano. Subito gli arrise la fortuna: e dipinse quadri sacri e profani, Madonne e cortigiane, cardinali ed uomini d'arme.
    Sono anni nei quali miete successi e non solamente nel campo delle arti, ma anche in quello, ugualmente a lui gradito, dell’amore, e conosce l'Antea, allora all'apogeo del suo splendore, la ritrae, e ne diviene, con molta probabilità, l'amante.
    E infatti questo ritratto (secondo me incantevole) è stato inventariato per decenni e decenni come “L’innamorata del Parmigianino”.

    Mi risulta però che l’identificazione della giovane donna con la bella Antea non sia del tutto certa. Ad alcuni studiosi, infatti, sembra improbabile (e perché mai poi?) che il Parmigianino abbia ritratto una cortigiana con un viso così spirituale e così nobile, quasi fragile, e ritengono più verosimile che si tratti di un quadro su commissione, forse l’omaggio di un aristocratico a una donna della propria famiglia. Inoltre, gioielli e accessori indossati da Antea (rubini, perle e pelliccia) pare siano tipici delle spose aristocratiche.

    Comunque sia, anche (e forse soprattutto) da questo ritratto traspare quel sottile, intrigante mistero che circonda tutte le figure del Parmigianino: “lineamenti nobili, mani affusolate che fioriscono sui polsi sottili, vesti sontuose e quell’inafferrabilità dello sguardo che va dal modello allo spettatore, che invano si chiede chi sei, cosa nascondi?

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  2. #12
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    Copia dal Parmigianino: Presunto Ritratto dell'Antea
    (Rocca di Fontanellato)

    Nel 1867, il conte Luigi Sanvitale scrisse a Giuseppe Fiorelli, allora direttore del Museo di Napoli, che le sembianze dell'Antea ricordavano molto quelle di Pellegrina Rossi di San Secondo, ritratta in un altro quadro del Parmigianino, conservato nella rocca di Fontanellato, forse copia e non originale: in esso la donna, oltre alla rassomiglianza evidente, porta un paio di orecchini identici a quelli dell'Antea.
    Il conte di Sanvitale non spiegò mai cosa lo inducesse a ritenere che il ritratto di Fontanellato rappresentasse Pellegrina Rossi, ma il suo dubbio si instillò tra gli storici d'arte dando la stura a infinite discussioni sulla giovinezza, eleganza e aristocraticità del ritratto di Napoli, caratteristiche non associabili ("e perché mai poi?") a una "cortigiana".

    Ma se diamo credito a Pietro l'Aretino che nel suo "Ragionamento sulla vita e la genealogia di tutte le cortigiane di Roma" riporta le caratteristiche delle cortigiane come l'Antea, troveremo che la "Nanna" manderebbe sua figlia a far la cortigiana a soli sedici anni; poi ammonisce le cortigiane a recarsi dai gentiluomini non da civette, ma "gentilemente" e per lo sguardo consiglia "affiggi umilmente i tuoi occhi nei suoi o va con gli occhi fissi a terra".
    Poi - come riportato nel post precedente - va messa in conto l'educazione musicale e letteraria che doveva avere l'etéra rinascimentale; per non dire di come l'amore possa trasfigurare l'immagine se a dipingerla è un pittore geniale e innamorato.

    Più facile pensare che il quadro di Fontanellato ritragga un'Antea un po' più matura e non una aristocratica contessa.
    E che il pittore l'abbia portato da Roma invenduto o perché legato a ricordi personali.
    La tradizione, l'Aretino e la psicologia direbbero che è l'Antea; io propongo di mandare Silvia a Fontanellato e a Napoli e poi vedere cosa ne dice l'intuito femminile...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 31-01-14 alle 23:35

  3. #13
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    Senza andare fino a Napoli (però a Fontanellato ci sono stata), direi che si tratta proprio di Antea. Ma non c’è bisogno di scomodare l'intuito femminile (anche perché il mio è praticamente inesistente): diciamo che l’ipotesi romantica è sempre affascinante ed è quella che mi piace di più.

  4. #14
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    Sarà che ha l'aria di uno che si è venduto l'anima per l'Elisir alchemico di eterna giovinezza; o perché ci sono infilate dentro due Silvie; fatto sta che questo articoletto trovato in rete, ce lo vedo bene in questo thread...




    Parmigianino
    Autoritratto allo specchio convesso, 1524
    olio su tavola emisferica, diamentro 24,4 cm,
    Kunsthistorisches Museum, Vienna


    Un passaporto per Roma

    di Silvia Bottinelli su http://www.exibart.com/

    Il virtuosistico autoritratto dipinto dal Parmigianino a Parma, nel 1524, doveva funzionare da promo pubblicitario alla corte del papa Clemente VII. Fu proprio nel '24, infatti, che Francesco si recò nella città eterna accompagnato dallo zio Ilario, in cerca di fortuna e commissioni.
    Aveva con sé un'opera che parlava. Non solo per il topos dell'ut pictura poesis, ma anche per la raffinatezza linguistica con cui era orchestrato.
    Vasari rimase estasiato dall'Autoritratto allo specchio convesso, tanto da spendere sul Mazzola parole degne di Raffaello. Anzi, proprio le stesse. "Graziosissima grazia", "vaghezza de' colori", "leggiadria di fare svelte e graziose tutte le figure". Sono i termini che Giorgio Vasari attribuisce ai "cinque aggiunti", nel proemio alla Terza Età, quella del massimo livello dell'arte. Parmigianino si pone come un nuovo Raffaello, altrettanto "grazioso" ma più "licenzioso". Così voleva presentarsi e così venne percepito dai contemporanei. Non a caso, l'autoritratto del 1524 svela fattezze efebiche e una pettinatura a caschetto decisamente raffaellesche. Gli esperimenti tecnici tentati dal Mazzola con lo specchio convesso, su cui la critica ha insistito in passato ("lo stile alchemico ", Fagiolo dell'Arco, 1970), lasciano spazio per nuove osservazioni. La convessità dello specchio ingrandisce le cose ai margini dell'immagine, ma mantiene intatte le proporzioni di quelle al centro.
    La selettività con cui l'artista sceglie cosa deformare è indicativa: la mano sinistra si affusola elegantemente, allungandosi ai bordi del tondo; il volto invece è perfettamente proporzionato e risponde alle esigenze della "regola".
    La misura classica di Raffaello è mimata e allo stesso tempo stravolta. Il volto "di angelo" tanto lodato da Vasari rimane intatto ed il virtuosismo trova spazio a latere. Il dipinto si inserisce a pennello nella tradizione del compianto Sanzio, cercando però angoli di messa in discussione. La raffinatezza formale con cui Parmigianino si dondola precariamente tra "regola" e "licenza" è da manuale del Manierismo e ritorna con i colli allungati delle sue Madonne.
    Francesco Mazzola fu apprezzatissimo nella Roma clementina, dove si era creato un clima aritistico che giocava sugli stessi cavalli di battaglia.
    L'Autoritratto allo specchio convesso passò dalle mani più illustri. Dal papa in persona allo spregiudicato Pietro Aretino; da lui a Valerio ed Elio Belli, fino a raggiungere la collezione di Alessandro Vittoria, allievo del Sansovino (1560). Fu proprio lo scultore veneziano a lasciarlo in eredità all'imperatore Rodolfo II e a destinarlo inconsapevolmente alla custodia del Kunsthistorisches Museum di Vienna, dove confluì nel 1938.
    Nel 2002, Sylvia Ferino Pagden, curatrice della sezione di pittura italiana e del Rinascimento del museo austriaco, ne ha riportato l'eco in patria, parlando dell'autoritratto al celebre e celebrato convegno internazionale di Parma su "Parmigianino ed il Manierismo europeo".
    La figura di Mazzola non perde la sua attualità. Continua ad affascinarci, con le sue instancabili esplorazioni ed i suoi esperimenti.
    Ci guarda fisso negli occhi dall'ambiente distorto del suo studio e ci invita ad entrare nel suo spazio.

    bibliografia essenziale
    AA.VV, Parmigianino e il Manierismo europeo, atti del convegno, Parma, 2002
    L. DOLCE, Dialogo della pittura intitolato L’Aretino, (1557), in Dolce’s “Aretino” and Venitian Art Theory of the Cinquecento, a cura di M. ROSKILL, NY, 1968
    M. FAGIOLO DELL’ARCO, Il Parmigianino, un saggio sull’ermetismo del Cinquecento, Roma, 1970
    A. PINELLI, La bella Maniera, Torino, 1993
    M. VACCARO, Parmigianino. Dipinti, Torino, 2002
    G. VASARI, Le vite de' piú eccellenti pittori scultori e architettori, (1968), a cura di G.MILANESI, Firenze, 1865-79
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 31-01-14 alle 23:37

  5. #15
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    In Origine Postato da pcosta
    Vasari rimase estasiato dall'Autoritratto allo specchio convesso, tanto da spendere sul Mazzola parole degne di Raffaello. Anzi, proprio le stesse. "Graziosissima grazia", "vaghezza de' colori", "leggiadria di fare svelte e graziose tutte le figure".
    "… Oltra ciò, per investigare le sottigliezze dell'arte, si mise un giorno a ritrarre se stesso, guardandosi in uno specchio da barbieri, di que' mezzo tondi. Nel che fare, vedendo quelle bizzarrie che fa la ritondità dello specchio, nel girare che fanno le travi de' palchi, che torcono e le porte e tutti gl'edifizi che sfuggono stranamente, gli venne voglia di contrafare per suo capriccio ogni cosa. Laonde fatta fare una palla di legno al tornio, e quella divisa per farla mezza tonda e di grandezza simile allo specchio, in quella si mise con grande arte a contrafare tutto quello che vedeva nello specchio e particolarmente se stesso tanto simile al naturale, che non si potrebbe stimare, né credere. E perché tutte le cose che s'appressano allo specchio crescono, e quelle che si allontanano diminuiscono, vi fece una mano che disegnava un poco grande, come mostrava lo specchio, tanto bella che pareva verissima; e perché Francesco era di bellissima aria et aveva il volto e l'aspetto grazioso molto e più tosto d'angelo che d'uomo, pareva la sua effigie in quella palla una cosa divina..."

    (Giorgio Vasari da "Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti" (e precisamente dalla pregiatissima edizione in mio possesso: I Mammut , Grandi tascabili economici Newton – pag.780)


    Parmigianino aveva solo ventun anni quando dipinse questo autoritratto, eseguito per essere esibito come una sorta di biglietto da visita ad eventuali committenti. Forse però non si tratta di una semplice esercitazione accademica, di un "pezzo di bravura" (come è stato definito), bensì del tentativo di trovare una strada che conducesse “fuori dalle secche del classicismo”. E così, l’Autoritratto allo specchio è diventato un po’ il simbolo dello sperimentalismo del Parmigianino ed è considerato una piccola (24,5 cm. di diametro), grande opera meravigliosamente innovativa.


    Sarà che ha l'aria di uno che si è venduto l'anima per l'Elisir alchemico di eterna giovinezza; o perché ci sono infilate dentro due Silvie; fatto sta che questo articoletto trovato in rete, ce lo vedo bene in questo thread...
    In questo forum il nome Silvia sta diventando una specie di incubo..

  6. #16
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    In Origine Postato da Silvia
    [B
    (Giorgio Vasari da Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti (e precisamente dalla pregiatissima edizione in mio possesso: I Mammut , Grandi tascabili economici Newton – pag.780)


    [/B]

    Una delle collane più imbarazzanti dell'editoria italiana.

  7. #17
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    Io ho tutto Dante in formato Mammut

  8. #18
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    Io non so a quali vette di lusso bibliofilo assurga la collana dei Mammut, però ai miei tempi, esisteva - e per fortuna - la più spartana ed economica collana libresca che abbia mai avuto modo di frequentare: la BUR (nella versione anni '60, non la attuale)

    Ecco come si presentava la Trilogia di Edipo di Sofocle, acquistata per ben 210 lire in quanto "volume triplo", ai tempi del ginnasio.



    e questi i prezzi di copertina; al Remainders si trovavano anche a metà prezzo...

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 31-01-14 alle 23:38

  9. #19
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    Predefinito A proposito di Antea...

    A proposito di Antea, scrive pcosta: ”… Sopraggiunto, nel 1527 il sacco di Roma ad opera delle armi imperiali, il Parmigianino dovette lasciare l'Urbe e forse continuò a dipingerla in seguito nei volti di donne e madonne…”

    Ancora a proposito di Antea, scrive Sgarbi (pcosta mi perdoni l’ardito accostamento… ): ”… con questa grazia misurata, con questo incedere solenne e grave, ma con un’espressione come di bambina spaurita e, probabilmente, amata da Parmigianino tanto che con questa stessa malinconia, con questa stessa concentrazione, la ritroviamo nella "Madonna dal collo lungo" (Uffizi) che è il capolavoro del pittore, eseguito nella seconda metà degli anni Trenta, non molto lontano dal momento della morte, nel 1535-36, forse ’39, tanto da rimanere incompiuta…”


    La somiglianza è in effetti impressionante. Così ho "indagato" e ho scoperto ("scoperto" nel senso che non lo sapevo) che già nel 1950 Sidney Freedberg aveva osservato la perfetta corrispondenza tra i due volti, acconciatura compresa. Naturalmente le fortissime affinità inducono a credere che si tratti dello stesso personaggio, che qualcuno ha identificato con una donna della famiglia Tagliaferri Baiardi, committente della pala conservata agli Uffizi. Altri invece non escludono che si tratti di una delle figlie di Paola Gonzaga e Galeazzo Sanvitale.

    A me, invece, piace sempre di più credere che Antea sia semplicemente… Antea.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 31-01-14 alle 23:39

  10. #20
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    ... “Nessun maggior dolore
    che ricordarsi del tempo felice
    nella miseria" ...


    Eh si, Silvia ha proprio ragione.
    Balza all'occhio subito, guardando la "Madonna dal collo lungo" che il ritratto - diciamo pure - di Antea, pare quasi aggiunto a forza in un insieme compositivo che certamente non lo richiederebbe.
    Questa impressione è ancor più rafforzata dal confronto con i disegni preparatori del dipinto, dove la figura di Antea manca del tutto.


    Come non pensare allora, che nei frenetici momenti prima della morte, il Parmigianino abbia voluto rendere un ultimo omaggio al più grande amore della sua vita: quell'Antea che ancora si portava nel cuore da Roma.
    E così pur di aggiungere l'immagine dell'amata alla "Madonna dal collo lungo" consumò le ultime disperate ore della sua vita terrena nel dipingerlo, lasciandolo a noi incompiuto il dipinto della "Madonna dal collo lungo".
    Incompiuto forse per noi, ma per lui, Francesco Mazzola detto il Parmigianino, il quadro era invece già finito appena dato l'ultimo tocco di colore all'incarnato della maliconica fanciulla che gli ricordava il tempo felice dell'amore.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 31-01-14 alle 23:40

 

 
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