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Se un magistrato sbaglia troppo va trasferito
di Massimo Fini

La Corte d'appello di Genova ha condannato il ministero dell'Economia a pagare quattro milioni di euro a Daniele Barillà, un ex imprenditore che, condannato in via definitiva, ha fatto sette anni di carcere ingiustamente perché un processo di revisione ne ha in seguito accertata l'innocenza.
Si tratta di una sentenza innovativa e coraggiosa (presidente della Corte Angelo Sanza), perché riconosce non solo i danni materiali ed economici della ingiusta detenzione ma quelli, assai più devastanti, esistenziali. Anche se, naturalmente, nessuna cifra, per quanto cospicua come questa, potrà mai risarcire i sette anni di vita perduti da Barillà che oltre ad essere stato privato della libertà, durante la detenzione è stata lasciato dalla fidanzata, ha visto la madre ammalarsi di depressione e il padre morire di crepacuore.
Di fronte a fatti del genere la gente si chiede però perché questi errori non siano pagati dai magistrati. E' una domanda che viene spontanea. Ma la risposta è che questo, a meno che non ci sia dolo o colpa grave del magistrato, nel quale caso ne risponde penalmente e, per via civile, anche economicamente, non è possibile. Non tanto perché in questo caso tutta la faccenda ha origine da un clamoroso errore dei carabinieri del Ros (uno scambio di automobile) su cui si sono poi fondati anche quelli dei magistrati, Pubblici ministeri, giudici di primo grado, d'appello e di Cassazione, ma perché l'errore giudiziario è fisiologico: sta, come ogni altro tipo di errore, nella limitatezza della natura umana. Come Schumacher può sbagliare a volte una partenza così anche il migliore e il più attento dei magistrati può sbagliare e, di fatto, sbaglia. Quindi chi se la sentirebbe più di fare il magistrato se sapesse che per i propri errori commessi in buona fede, cioè senza dolo o colpa grave, deve far fronte a risarcimenti che finirebbero per azzerarne lo stipendio. Nessuno lavora per niente.
La via è un'altra ed è stata adombrata, anche se in malo modo, dal ministro Castelli. Bisognerebbe istituire uno screening dei provvedimenti giudiziari, con particolare attenzione a quelli che privano il cittadino della libertà. Se un magistrato sbaglia troppo, cioè oltre una percentuale ritenuta fisiologica, deve essere messo nella condizione di non nuocere e quindi spostato a incarichi di minor responsabilità o, nei casi più gravi, rimosso perché vada a fare un mestiere meno delicato. Così come Schumacher se sbagliasse tutte le partenze, verrebbe retrocesso a collaudatore o rimandato a zappar la terra.